di Kim Seong-kon
Febbraio 2024
traduzione di Koreana
Un video sulla Corea del Sud caricato da un famoso autore americano, Mark Manson (lo trovate qui, NdT), ultimamente ha fatto molto parlare di sé. Nel video, intitolato “Ho viaggiato nel Paese più depresso del mondo”, Manson si pone una domanda: “Come mai un Paese dinamico e vivace, che influenza il mondo con tecnologie avanzate, K-pop e K-drama, soffre del più alto tasso di suicidi, alcolismo, ansia e depressione al mondo?”.
Nel suo interessante video, Manson sostiene che la miscela unica di confucianesimo e capitalismo della Corea è in gran parte responsabile dei tassi incredibilmente alti di malattie mentali che affliggono il Paese. Anche il sistema educativo coreano è in gran parte responsabile di questi malesseri sociali, perché favorisce la mentalità del “tutto o niente” in un’atmosfera altamente competitiva.
In effetti, il sistema educativo coreano contribuisce a diffondere questo atteggiamento di “bianco o nero”, anche se inavvertitamente.
Le osservazioni degli stranieri sono sempre affascinanti e illuminanti, perché in qualità di persone esterne possono notare ciò che un interno non può notare. In qualità di insider, posso solo aggiungere alcune cose che possono rendere più convincenti e solide le perspicaci percezioni di Manson.
Per esempio, è vero che in Corea dilagano il formalismo e il materialismo, e questi due attributi negativi derivano sicuramente dal confucianesimo e dal capitalismo.
Tuttavia, sebbene la Corea del Sud sia sicuramente un Paese capitalista, non è più una “società confuciana” di per sé. In effetti, nella società coreana è difficile trovare le tradizionali virtù confuciane, come la moderazione, la virtuosità o il rispetto per gli anziani. Inoltre, nessun coreano sembra essere interessato al confucianesimo o a leggere libri di inspirazione confuciana al giorno d’oggi. Il popolo coreano vive solo delle vestigia dell’obsoleto confucianesimo dell’antica epoca Joseon. Ma questa nostalgia non equivale all’influenza dominante di una tradizione culturale.
Potremmo pensare che la “cultura della vergogna” confuciana abbia qualcosa a che fare con l’ansia, la depressione, l’alcolismo e il suicidio in Corea. A rigore, però, non è tanto la “vergogna” quanto il “perdere la faccia”, il complesso di inferiorità chiamato “yeolpok”, che descrive la disperazione e l’aggressività che derivano dal confronto con gli altri, a spingere il popolo coreano verso queste patologie sociali.
I coreani tendono a paragonarsi agli altri che sono migliori di loro e questo li porta a deprimersi e a sentirsi frustrati. Le forti pressioni e le eccessive aspettative da parte della famiglia o della comunità sono un altro motivo di ansia e depressione per i coreani. Agli occhi di molti coreani, quindi, “come mi vedono gli altri” è più importante di “come mi vedo io”.
Anche “ubriacarsi” in Corea è diverso dal concetto occidentale di alcolismo. Tradizionalmente, ai coreani piace bere, ma non solo occasionalmente, bensì fino a svenire. Di conseguenza, agli occhi degli occidentali potrebbero esserci molti alcolisti nella società coreana. Tuttavia, l’alcolismo non è un problema sociale in Corea perché i coreani non attribuiscono lo stesso stigma all’ubriachezza. Inoltre, ai coreani piace bere anche quando non sono depressi o frustrati. Sotto l’effetto dell’alcol, i coreani amano chiacchierare, cantare e ballare.
Il canto e il ballo sono stati a lungo un passatempo nazionale in Corea, insieme al bere. In effetti, il popolo coreano ha uno straordinario senso ritmico del canto e della danza. Sicuramente questo DNA unicamente coreano ha contribuito alla nascita e alla realizzazione del K-pop di oggi. Oltre allo spirito di competizione e alla formazione precoce, quindi, l’amore dei coreani per il canto e la danza è sicuramente un fattore cruciale per il successo del K-pop.
Ai coreani piace anche “giocare”. Quando non lavoriamo, “giochiamo”, non “riposiamo”. Ecco perché chiamiamo le vacanze e i fine settimana “giorni di gioco”, non “giorni di riposo”. Tradizionalmente, ai coreani piace riunirsi per giocare o guardare una partita insieme. Per quanto riguarda i giochi al computer, i coreani preferiscono i giochi su Internet che li mettono in contatto con altri giocatori online piuttosto che i videogiochi solitari. Queste caratteristiche del popolo coreano spiegano perché è noto che eccelle nei giochi per computer e perché ci sono così tanti café attrezzati con PC per il gaming in Corea.
Come sottolinea giustamente Manson, la società coreana è piena di contraddizioni. È una società orientata al gruppo, eppure le persone sono sole, ansiose e depresse. Ha dei tratti tradizionalmente confuciani, eppure le persone scelgono il “benessere finanziario” come chiave della felicità. È probabile che i coreani scelgano anche il “bell’aspetto” come altro requisito per la felicità. La Corea del Sud è famosa per gli interventi di chirurgia estetica e per creare ed esportare i migliori prodotti di bellezza. L’ossessione dei coreani per l’aspetto fisico spesso imbarazza gli stranieri. Anche in un talk show televisivo, una clip del video sopra menzionato, qualcuno fa riferimento all’aspetto fisico degli altri in pubblico. Ciò in tutti gli paesi sarebbe considerato inappropriato, scomodo, un tabù.
È imbarazzante e persino deplorevole che nella nostra società manchino le nobili cause della felicità. La rapida industrializzazione della Corea del Sud deve aver causato una sorta di disumanizzazione. Tuttavia, come ritiene Manson, la “resilienza” unica della Corea del Sud ci permetterà sicuramente di superare le nostre malattie sociali e di riportare l’umanità nella nostra società.
[L’autore Kim Seong-kon è professore emerito di inglese alla Seoul National University e visiting scholar al Dartmouth College]
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