Seoulful Konfessions: JYLEE

Elisa
By Elisa
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Qualche volta succede, ed è meraviglioso. Qualche volta, alcuni giorni, ti svegli che sei Persona A, e vai a dormire che sei Persona B. Qualche mese fa mi è capitato uno di quei giorni. Lui sponsorizzava la sua musica su Instagram e io, da diligente esploratrice musicale, ho cliccato. La prima in assoluto, il ricordo è ancora nitidissimo, è stata lei. Levitate: la mia personale, preziosa chiave di ingresso nell’arte e nella mente di JYLEE.

Da quel giorno è iniziato un viaggio di curiosità e scoperta, che culmina – ma non termina – qui, oggi, con queste domande alle quali lui, gentile e disponibile oltremodo nonostante in momento pre-release (ONCE IN A LIFE è uscita venerdì scorso), ha acconsentito a rispondere per noi. 

Senza ulteriori indugi, ecco a voi JYLEE.

Koreami: Ciao! Ci parli un po’ di te?
Mi chiamo JYLEE, sono un’artista e musicista che vive nello spazio tra suono ed emozione. Sono coreano-americano e le mie origini giocano un ruolo fondamentale nel modo in cui creo. La musica e l’arte sono sempre stati il mio strumento per decifrare il mondo – trasformare le emozioni in qualcosa di tangibile. Il mio sound è un mix di influenze elettroniche, R&B e alternative, arricchite da trame classiche. Amo costruire atmosfere immersive, sia attraverso la musica, le immagini o la narrazione.

Koreami: Sei un’artista poliedrico – musicista talentuoso e straordinario artista visivo. Quale delle due discipline è arrivata prima nella tua vita e come si influenzano reciprocamente?
Arte e musica sono state le mie prime lingue. Disegnavo con pastelli e carboncino e suonavo il piano molto prima di saper esprimere a parole ciò che provavo. Le due discipline si influenzano costantemente: quando scrivo un brano, spesso visualizzo le immagini mentre produco la traccia. Quando creo opere visive, l’atmosfera musicale determina colori, texture e movimento. Si nutrono l’una dell’altra in un dialogo che rende il mio lavoro completo.

Artwork di JyLee (Instagram)

Koreami: Come descriveresti la tua musica? C’è un concetto, una parola o un’immagine che ti viene in mente quando ci pensi?
I miei fan dicono che la mia musica sembra un viaggio notturno attraverso strade illuminate al neon, a metà tra un sogno e un ricordo. È stata definita cinematografica, emotiva e profondamente personale, spesso incentrata su temi come resilienza, desiderio e trasformazione. Se dovessi riassumerla in una parola, sceglierei “catartica“. Le mie canzoni sono una liberazione – che sia dolore, nostalgia o euforia, voglio che gli ascoltatori provino qualcosa di viscerale.

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Il brano che meglio rappresenta questa visione? Probabilmente ONCE IN A LIFE (la sua ultima release, NdR): ipnotico, emotivo e stratificato, un equilibrio tra vulnerabilità e seduzione.

Koreami: Il tuo sito descrive la musica come “un mix catartico di introspezione, resilienza ed emozioni strazianti”. Quali sono i momenti più difficili e più belli nella creazione di un brano?
La sfida sta nel tradurre emozioni crude in qualcosa di tangibile. A volte ho un sentimento forte o un’immagine vivida nella mente, ma serve tempo per trovare le parole giuste, le melodie e le texture che la rendano reale. Posso perdermi nei dettagli, rincorrendo un suono o un modo di cantare una parola che rispecchi esattamente ciò che provo.

Il momento più magico arriva quando tutto si incastra – quando testo, produzione ed emozione si allineano e realizzo: “ecco esattamente ciò che volevo dire”. Quell’attimo ripaga ogni sforzo.

Koreami: Parlaci delle tue ispirazioni. La tua musica fonde generi – è perché deriva dall’ascolto di artisti diversi? Da chi ti senti maggiormente influenzato?
Non mi sono mai legato a un singolo genere perché amo musica estremamente variegata. Traggo ispirazione da artisti come James Blake, The Weeknd, FKA twigs, Tame Impala, Flume, Chopin e Mike Dean – tutti pionieri nel superare confini. Mi affascina chi crea atmosfere anziché semplici canzoni, artisti che ti fanno sentire come se entrassi nel loro mondo.

Oltre alla musica, sono influenzata dal cinema e dall’arte visiva: registi come Wong Kar-wai e Denis Villeneuve, i dipinti di Rembrandt, l’architettura di Tadao Ando. Il modo in cui luce, movimento e spazio interagiscono ispira il mio approccio al sound design e alla composizione.

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Koreami: Immaginiamo le tue radici coreane abbiano un ruolo. Incorpori nella tua arte elementi della musica tradizionale coreana? Ci sono artisti coreani che ti ispirano?
Sì, sono coreano-americano e sebbene non utilizzi sempre elementi tradizionali diretti, credo che il cuore emotivo della mia musica sia profondamente influenzato dal mio retaggio. La cultura coreana – musica, cinema, arte – porta con sé un forte senso di Han (한, complessa sofferenza esistenziale), con cui mi identifico molto.

Tra gli artisti coreani, mi ispirano Crush, DPR Live, DEAN e Glen Check: hanno tutti la capacità di fondere generi creando qualcosa di unico.

Koreami: Ascoltiamo la tua musica da mesi e abbiamo delle tracce preferite. Koreana ama Top Speed e Levitate. Simodreams adora In The Night e Make Up. Puoi condividere qualche aneddoto su questi brani?

Grazie di cuore, significa molto per me!
🖤 In The Night nasce da riflessione e desiderio. Parla della distanza tra due persone e di come possa intensificare la passione. L’ho scritta a Tokyo e completata a Los Angeles: quel divario geografico ha plasmato l’atmosfera del brano.
🖤 Make Up è stato un tourbillon emotivo durante la scrittura – al punto da coinvolgere la talentuosa co-autrice Antoinette Gentempo per ordinare i pensieri. Parla del sapere che qualcuno pensa a te, pur stando con un altra persona.
🖤 Levitate ha avuto un processo creativo opposto: è nato in uno stato di pura ispirazione. La produzione e le melodie del ritornello sono emerse durante le prove con la mia band dal vivo.
Ogni brano racchiude un frammento della mia essenza, e ne pubblicherò molti altri quest’anno. Grazie infinite per l’ascolto.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net