RM (BTS) si racconta a Fashion Neurosis: leadership, arte e identità

Simona
By Simona
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Questa è la traduzione dell’intervista a RM, leader dei BTS, ospite di Fashion Neurosis, il podcast firmato dalla stilista britannica Bella Freud per il circuito Vox Media.

Nel suo podcast, Bella invita personaggi del mondo dell’arte, della musica, della moda, del cinema e della letteratura a “stendersi sul lettino” per esplorare il legame tra stile e identità.
Sebbene la moda venga spesso liquidata come una questione superficiale, nel programma diventa
una chiave di lettura per per far emergere paure, fragilità e il modo in cui scegliamo di mostrarci al mondo.

In questa conversazione, l’abbigliamento è solo il punto di partenza. Parlare di Prada o del colpo di fulmine giovanile per il nero di Rick Owens diventa per RM l’occasione per aprirsi su temi molto più intimi e complessi.
Tra queste pagine lo si sente riflettere sul peso della leadership e sulla solitudine che a volte comporta guidare una delle band più grandi del pianeta. Ma c’è spazio anche per l’arte visiva, la letteratura, da Hermann Hesse ai grandi classici, la pressione dei social media e la difficoltà di tutelare la propria vita privata quando si vive costantemente sotto i riflettori.

Leggendo le sue parole emerge con chiarezza la sua natura, quella di un artista profondo, curioso e profondamente umano, sempre in cerca di un equilibrio tra chi è sul palco e chi è nella vita di tutti i giorni.

Nel tradurlo ho cercato di mantenere intatta proprio questa voce, per restituire in italiano tutta la sua spontaneità, la sua umiltà e quella sfumatura filosofica che rende il suo modo di esprimersi così unico.

L’intervista completa

Cosa indossi oggi?

Bella: Benvenuto a Fashion Neurosis, RM.

RM: Grazie per avermi invitato. È un piacere essere qui. È davvero bello e confortevole.

Bella: Puoi raccontarmi cosa indossi oggi e perché hai scelto proprio questi abiti?

RM: Questo è un pezzo della nuova collezione di Prada. È uno dei miei brand preferiti e, ovviamente, adoro Raf Simons.
A essere sincero, ultimamente mi affido molto al mio stylist, che è anche un caro amico. Un saluto a Kim!
È stato lui a consigliarmi questa camicia: di solito amo questi toni tenui, sbiaditi, come se fossero stati tinti con elementi naturali.
Con addosso questi colori mi sento molto a mio agio, molto me stesso.
E credo sia fondamentale: a volte i vestiti hanno il potere di liberarti dalla consapevolezza di te stesso.

Umiltà e successo

Bella: Sei il leader dei BTS, una delle band più grandi di tutti i tempi. Avete venduto oltre 40 milioni di album e siete l’unica band, dopo i Beatles, ad aver conquistato tre album al primo posto in un solo anno.
Eppure possiedi un’umiltà che normalmente non associamo alla musica pop. Mi chiedevo perché per te sia così importante.

RM: Non ho mai desiderato diventare così grande.
Ho sempre voluto avere un’influenza, perché quando diventi un artista o una persona influente, a volte desideri raggiungere più persone possibili.
Ma quando ti trovi nel pieno dell’industria pop, è facilissimo lasciarsi travolgere da tutto questo e iniziare a sentire di dover accontentare tutti.
Devi farlo scalando le classifiche, sei nel mainstream, quindi pensi di dover misurare il tuo valore e il tuo impatto solo attraverso i numeri e cose simili.

Ma… perché ho scelto questa cosa?
[ride] No, forse non l’ho scelta davvero. Qualcuno me l’ha data.

E se c’è una ragione, penso che tutto debba comunque partire da un altro punto. Non dal tentativo di dare qualcosa alle persone, ma da ciò che sei in quel momento, da quello che stai vivendo nella tua vita reale e dalle influenze e dalle ispirazioni che ricevi dalla vita stessa.
Penso che sia tutta una questione di equilibrio.

Bella: Mhm…

RM: Oggi mi trovo al centro dell’industria pop, quindi devo sforzarmi di prendere le distanze dai numeri e dalla corsa al successo, cercando invece di riavvicinarmi alla natura e a tutto ciò che non ha nulla a che fare con un’epoca così frenetica.

Bella: Così puoi rimanere connesso a ciò che ti ispira.

RM: Sì. Perché per un ragazzo, ho 31 anni, tra l’altro, non è affatto facile non farsi travolgere da tutti questi shorts, reels e video brevi.
Mi mettono un’ansia tremenda e continuano a farmi sentire come se dovessi pubblicare qualcosa ogni singolo giorno, in ogni momento.
Sento di dover lasciare il segno, ma poi tutto scompare a una velocità assurda.
Ed è proprio questo che mi spaventa di più, queste onde di contenuti che arrivano così in fretta.

L’infanzia e lo stile della famiglia


Bella: È davvero un mantello pesante quello che indossi. La moda era importante nella tua famiglia? C’era qualcuno il cui stile ti ha influenzato?

RM: Mio padre voleva diventare un fumettista. Non so come si dica esattamente in inglese. Voleva disegnare fumetti, ma all’epoca in Corea eravamo molto poveri e non avevamo praticamente nulla.
Così mia nonna gli impedì di fare ciò che desiderava davvero.
Mia madre invece era un’insegnante.
Penso che mio padre avesse dentro di sé un certo desiderio, quasi una sorta di bisogno, di fare qualcosa di diverso dagli studi, dal lavoro e da tutte quelle cose.
Per questo è sempre stato molto comprensivo nei confronti di ciò che cercavo di fare io, cioè la musica.

Bella: Sì.

RM: Mia madre, invece, cercava sempre di darmi stabilità e mi diceva di non osare troppo, di rimanere nella zona di comfort.
Io ero un po’ come il pendolo di un orologio che oscillava avanti e indietro tra mio padre e mia madre.
[ride]
Credo di aver imparato l’equilibrio proprio da loro. Sono stati dei genitori davvero fantastici per me.

La sindrome di Stendhal


Bella: Hai descritto di aver sperimentato la sindrome di Stendhal, quella sensazione di essere sopraffatti dall’intensità di alcune opere d’arte che si osservano.
Ti è mai capitato di avere reazioni così intense ed estreme davanti alla moda?

RM: Ricordo ancora la prima volta che vidi gli abiti di Rick Owens.

Bella: Sì.

RM: Anche lui è stato ospite a Fashion Neurosis. Lo so perché ho guardato la puntata!
C’era un suo negozio a Seoul, ma adesso ha chiuso, forse a causa del Covid.
Ricordo che nel 2014 o 2015 non avevo soldi, non potevo permettermi un solo capo di Rick.
Ma ho ancora impresso il momento in cui sono entrato per la prima volta in quel negozio a Seoul.
C’era una sua grande scultura.
E poi tutto quel suo mondo fatto di oscurità, onde nere, quelle silhouette così eleganti… Credo sia stata la prima volta in cui ho provato una sorta di sindrome di Stendhal davanti a dei vestiti.
Lì ho capito per la prima volta come il nero potesse avere così tante sfumature.
Sono rimasto sconvolto.
[ride]

Bella: È una descrizione bellissima, perché lui è davvero così evocativo. Tutto quello che fa è provocatorio, ma anche molto emozionante.

RM: Adoro ancora i suoi vestiti e, naturalmente, le sue parole. Una delle mie citazioni preferite da Fashion Neurosis è quella diventata virale, in cui diceva più o meno che per chi non si interessa di moda, beh, la moda semplicemente non è una priorità e può persino sembrare… un’esagerazione!
[ride]

Bella: Lo so. È fantastico. Sono così felice che ti sia piaciuta. È stato il mio primo ospite.

RM: Sì.

Bella: È stato un po’ il mio talismano. È bello che ritorni nella nostra conversazione.

RM: È incredibile.

Nascondere o rivelare la propria identità attraverso i vestiti


Bella:
Sei sotto i riflettori fin da giovanissimo. Quanto della tua identità nascondi o riveli attraverso ciò che indossi?

RM: Descriverei la mia vita come quella di un agente sotto copertura. È come essere un ladro di notte e un poliziotto di giorno.
Credo di aver fatto fatica ad accettarlo per molto tempo.
Quando avevo vent’anni pensavo di dover avere un’identità ben definita, tratto distintivo, e di dover essere descritto attraverso un’unica caratteristica.
Ma con il passare del tempo ho capito che l’essere umano, e la sua stessa identità, è qualcosa di estremamente complesso. È un insieme di contraddizioni e dualità.
Sto ancora lottando con tutte queste contraddizioni: quanto dovrei mostrare di me agli altri e al pubblico? E quanto dovrei invece proteggere della mia vita privata?
Sto ancora cercando di capire cosa mostrare e cosa tenere per me.

Bella: Sì.

RM: Ma penso che il modo migliore per rivelare le cose più autentiche di sé sia attraverso l’arte. Per me, questo mezzo è la musica.
Cerco di prendere i miei aspetti negativi, i demoni che voglio tirare fuori, e di trasformarli in musica.

La letteratura

Bella: Immagino sia anche questo ciò in cui le persone riescono davvero a rispecchiarsi, perché non esiste una persona completamente pura. È rassicurante sentirlo raccontare attraverso la musica.

RM: Sì. È incredibile come, quando guardiamo i grandi artisti, la loro storia personale riesca a diventare universale.
Penso che questa sia la vera bellezza dell’arte. Che si tratti di un pittore, uno scultore, uno stilista, un architetto, un romanziere o un musicista, vediamo le loro vicende personali e il modo in cui hanno affrontato le prove e le difficoltà della vita.
Ma noi assistiamo soltanto al risultato finale, la loro opera finita, il frutto di tutto ciò che hanno elaborato dentro di sé.
E penso che sia qualcosa di bellissimo da osservare.
È sempre stato ciò che ho desiderato essere.

Bella: E lo sei.

RM: Ci provo.

Bella: Sembra che la differenza fondamentale sia proprio questa, continuare a provarci.
È ciò che ci spinge ad andare avanti. Hai sempre dimostrato di essere una persona molto riflessiva e citi moltissime influenze letterarie, da autori come George Orwell e Murakami fino a Carl Jung. Qual è stato il primo libro che ti ha cambiato la vita?

RM: Penso… [sospira] Beh, prima di tutto devo dire che da giovane leggevo molto di più.

Bella: Mhm.

RM: E i social media continuano a rendermi sempre più difficile la lettura. [ride]
Anche concentrarsi sui film o sui libri sta diventando complicato, perché a volte subentra la noia.
Su Netflix posso mettere in pausa in qualsiasi momento. Per questo, al giorno d’oggi, andare al cinema mi sembra quasi un lusso: mettere il telefono in modalità aereo e lasciarsi guidare completamente dalle intenzioni e dalla visione artistica di un regista. È un’esperienza sempre più rara.
Quindi penso che il primo libro a farmi provare una sorta di sindrome di Stendhal sia stato
Demian di Hermann Hesse.

Bella: Sì.

RM: Perché credo di avervi scoperto l’essenza e la realtà della mia… come si dice? Della mia gelosia.

Bella: Oh, interessante.

RM: Demian viene descritto come un essere umano perfetto, un modello ideale. E le frasi iniziali, quelle sull’uccello, sull’uovo, su Abraxas, erano incredibilmente potenti. Credo di averlo letto quattro o cinque volte.

Bella: Davvero?

RM: Quando ero ragazzo. Ora dovrei proprio rileggerlo, perché…

Bella: Sì, ora fai venire voglia di leggerlo anche a me, da come ne parli!

RM: Per me, all’epoca, era come veder rispecchiata la mia vita di studente. I sentimenti negativi, la gelosia che provavo verso i miei compagni di classe: quelli altissimi, affascinanti, intelligenti, bravi nello sport e sempre popolari con le ragazze… [ride]
Riuscivo a rivedere la mia vita reale in quelle pagine, anche se ero solo un adolescente.

Bella: Me lo ricordo bene. [ride]
È davvero un libro perfetto per quell’età, perché la gelosia può essere un sentimento frustrante e paralizzante.
Ricordo che una volta parlavo con il mio terapeuta di quanto mi facesse stare male sentirmi in competizione con qualcuno, e lui mi disse che potevo iniziare a considerarlo come un gioco.
Leggere qualcosa di così filosofico a quell’età, e capire che in fondo non è poi così terribile essere gelosi, che fa parte del processo per capire cosa siamo in grado di gestire, dev’essere stata un’esperienza straordinaria. Come sei arrivato a quel libro?

RM: Era considerato un classico.
Ed era caldamente consigliato da genitori e insegnanti.
[ride]
I miei genitori mi portavano in biblioteca ogni fine settimana. Penso sia una delle cose migliori che un genitore possa fare per i figli: dare loro la possibilità naturale di accedere a tutte quelle grandi risposte e alle affascinanti scoperte lasciate da chi è venuto prima di noi.

Bangtan

La leadership

Bella: Hai l’attitudine di un uomo che porta sulle spalle il peso della leadership e la responsabilità di usare il proprio potere in modo consapevole.
Come affronti la solitudine che deriva dall’essere un leader?

RM: È ancora difficile. Io ero il primo membro del gruppo, e la nostra agenzia mi affidò una grande responsabilità: dovevo mettere insieme la band e farla funzionare come una squadra. Avevamo origini molto diverse, venivamo da città differenti, avevamo gusti diversi e sogni diversi. Per questo, nei primi otto o nove anni, sono stato… beh, forse un leader troppo autoritario, fin troppo dominante.
Ma quando il gruppo è cresciuto e ciascuno di loro ha costruito il proprio nome e la propria carriera, quel modo di fare ha smesso di funzionare.

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Bella: Naturalmente. Anche loro erano cresciuti molto.

RM: Sì. Da quel momento in poi ho dovuto cambiare il mio modo di comunicare con loro. E penso che alla fine essere un leader sia semplicemente questo: immagina che siano tutti sdraiati sul divano, con la finestra aperta, e che inizi a fare freddo. Qualcuno deve pur chiuderla. Nessuno vuole farlo, perché è troppo comodo rimanere sdraiati lì. È una seccatura.
Se c’è una persona che deve alzarsi, staccarsi dal divano e fare quei quattro passi per chiudere la finestra, ecco, per me il leader è quello che compie quel gesto per il bene di tutti.
Tutto qui. [ride]

Bella: È una cosa enorme, però.

RM: Lo è, in certe situazioni.

Bella: Immagino che alzandoti per chiudere la finestra si rischi anche di perdere il proprio posto sul comodo divano. [ride]
È anche un atto di grande generosità e sicurezza.

RM: Sì. Alla fine penso che essere leader sia soprattutto una gran seccatura!
Ma non potevo permettere che lo facesse qualcun altro.
Pensavo: “Se qualcuno deve farlo, allora devo essere io”.
Non riesco proprio a stare a guardare mentre lo fa qualcun altro. E poi, se le cose non dovessero andare come previsto, mi stresserei ancora di più. Credo dipenda da questo.
Ma quando a volte sono loro a dirmi: “Riconosco tutti i tuoi sforzi e sono davvero felice di avere te come leader”, ecco che tutto lo stress scompare all’istante. È questa la bellezza di essere una squadra.

Bella: Sì. [ride] Sei chiaramente bravissimo in quello che fai.

RM: Beh, sono quindici anni che vivo con loro. Ho passato letteralmente metà della mia vita insieme agli altri sei. Siamo in sette nella squadra.

Bella: Sì.

RM: Di solito le band sono da quattro persone, noi invece siamo in sette.

Bella: Davvero? Accidenti.

RM: È il numero fortunato.

Bella: Sì. Siete davvero tanti.

Lavorare con Wing Shya per Right Place, Wrong Person

 

Bella: Per il tuo album solista Right Place, Wrong Person hai lavorato con Wing Shya, il leggendario fotografo di scena che ha lavorato con Wong Kar-wai.
Il suo modo di usare le luci e le inquadrature riesce a ritrarre qualcuno di semplice facendone emergere tutta l’eccezionalità.
E nella moda sembrano tutti ossessionati da In the Mood for Love. È una scelta così romantica e malinconica… Sono atmosfere introspettive in cui ti senti a tuo agio?

RM: Sì. È il mio album preferito finora, forse anche perché è il più recente. Ma ti ringrazio per averlo notato.

Bella: Le fotografie sono bellissime.

RM: Scusa se ti interrompo, Bella.
Per questo album volevo davvero scappare da dove mi trovavo.
Mi facevo scudo con la scusa di essere sempre super impegnato, pieno di cose da fare e con un ruolo da ricoprire a tutti i costi.
Ma poi ho capito che mi ero semplicemente impigrito: non andavo più a fondo, non studiavo più, non esploravo più tutto il meraviglioso mondo dell’arte che c’era fuori da me.
Così, mentre lavoravo all’album poco prima di partire per il servizio militare, ho cercato di allontanarmi il più possibile da quella comfort zone.
E con Wing Shya… beh, ovviamente tutti amano il cinema di Wong Kar-wai! Ma è fantastico vedere come anche tra i ragazzi della Gen Z e della Gen Alpha ci siano ancora così tanti fan dei suoi film.

Bella:

RM: Penso dimostri quanto sia stato capace di costruire da solo un universo visivo del tutto originale.
Dal canto mio, mi sono concentrato soprattutto sul cercare di essere più rilassato, di non vivere sempre con l’ansia.
Perché essere il leader del gruppo e vivere dentro l’industria pop mi ha dato tantissimo, ma mi ha anche tolto molto.
Una delle cose che ho perso è stata la capacità di rilassarmi: mi sentivo sempre
come se dovessi fare ogni cosa in modo perfetto. “Devo farlo bene. Voglio farlo davvero bene. Devo dare sempre il massimo”.
C’era una tensione costante in tutta la mia vita. E volevo semplicemente provare ad allentare la presa. Io e il mio team pensavamo che Wing Shya fosse l’artista perfetto per guidarmi verso un altro mondo.

Bella: Wow

RM: Perché crea ambientazioni estremamente delicate per le sue inquadrature e per i dettagli che inserisce nelle foto. Ma quando prende in mano la macchina fotografica, lavora in modo istintivo, quasi grezzo, e scatta in un secondo.

Bella: Davvero?

RM: Sì. È stata un’esperienza del tutto nuova e diversa per me lavorare con lui, anche perché avevo i capelli rasati.

Bella: Le fotografie sono davvero sorprendenti. Quella in cui sei immerso in una lama di luce… sembra mostrare una parte di te che forse di solito preferisci non rivelare, soprattutto considerato quanto ci tieni alla tua privacy. Guardando quegli scatti ho avuto la sensazione di aver scoperto qualcosa in più su di te. C’era una profondità incredibile.

RM: È davvero bellissimo sentirselo dire. Grazie. Sono sicuro che ne sarebbe felice anche lui.

Bella: Mi è sembrato quasi un incontro tra anime, a livello creativo.

RM: L’abbiamo girato in un vecchio hotel abbandonato.

Bella: Davvero?

RM: Sì. Credo che oggi venga usato solo come set per le riprese, perché l’edificio è in vendita.

Bella: Mhm

RM: Ma penso che non l’abbiano ancora venduto. Era un posto davvero singolare, specialmente con quelle stanze sul retro.
Credo che Wing Shya, da vero maestro qual è, sia riuscito a catturare quel concetto sfumato, quell’idea che volevo trasmettere già dal titolo
Right Place, Wrong Person.
Perché penso che oggi tantissime persone si sentano così. Quando ti trovi in un ambiente o in un’azienda e ti senti l’unica persona fuori posto, ti chiedi: “Sono l’unico a pensarla così? Sono l’unico a comportarsi in questo modo?”.
Credo che a chiunque sia capitato di sentirsi la persona sbagliata nel posto giusto, o la persona giusta nel posto sbagliato.

Bella: Sentirsi fuori posto è un tema che emerge spesso anche quando si parla di solitudine. Hai detto che siamo sempre più connessi grazie ai telefoni e ai social media, ma esiste questa grande contraddizione…le persone che soffrono di solitudine e depressione sono sempre di più.

RM: Sì, purtroppo è così.

RM’s ‘Right Place, Wrong Person’ Concept Photos by Wing Shya

Kim Gordon e il punk coreano

Bella: Continui a sorprendermi con i tuoi riferimenti artistici. Ho notato che in uno dei tuoi post su Instagram avevi inserito Bye Bye di Kim Gordon. L’ho adorata!

RM: Sì! So che anche lei è stata ospite di Fashion Neurosis.

Bella: Esatto. E penso sia la persona più cool…

RM: …del mondo.

Bella: …del mondo! [ride]

RM: Non vorrei chiamarla “nonna”, ma…

Bella: È la nonna più cool del pianeta.

RM: Decisamente.

Bella: Adoro la sua musica, quel tipo di punk. È la musica della mia generazione. Se volessi ascoltare una cantante o una band coreana che incarni quella stessa energia, quella tensione e quella ruvidità, chi mi consiglieresti?

RM: Devi assolutamente ascoltare i No Brain.

Bella: No Brain. D’accordo.

RM: Sono davvero pazzeschi.

Bella: Sì?

RM: Intensissimi.

Bella: Immagino, già dal nome! [ride]

RM: Esatto, la band si chiama proprio No Brain. E se parliamo del “nonno” più cool ancora in attività, l’equivalente di Kim Gordon in Corea è Kim Chang-wan. Suonava in una band chiamata Sanullim, che si può tradurre come “l’eco della montagna”. Per noi sono un po’ come i Sonic Youth.

Bella: Wow

RM: Fanno un genere molto psichedelico, ma penso che Kim Chang-wan sia davvero uno dei più grandi artisti coreani di sempre. Quindi ti consiglio loro: i No Brain e Kim Chang-wan.

Bella: D’accordo, li ascolterò di sicuro!

La collezione d’arte di RM

Bella: È affascinante. Sei un grande appassionato d’arte e hai un gusto molto raffinato per la pittura e la scultura. Ho letto che ti piacciono Philip Guston e Giacometti e che a casa hai una collezione straordinaria, composta soprattutto da artisti coreani. Qual è stata la prima opera che ti ha fatto capire quanto amavi l’arte?

RM: Quando sei in tour a volte non puoi uscire, perché ci sono tantissimi fan ed è davvero difficile ritagliarsi dei momenti da soli. Nel 2018 ero davvero, davvero annoiato, non avevo nulla da fare se non andare a fare shopping o giocare ai videogiochi in camera. A un certo punto un membro del mio team, Fee, se n’è uscito dicendo: “Perché non andiamo a visitare un museo?”.
E io: “Un museo? Ma se non sono per niente un tipo da museo!”. [ride] “Non è una noia?”.
Alla fine però ci siamo andati, proprio perché non avevamo alternative. E lì ho visto per la prima volta i quadri di Monet, Van Gogh e Cézanne. Certo, conoscevo già i loro nomi dai libri di scuola, ma quello è stato letteralmente il mio primo incontro dal vivo con le loro opere.
Credo che l’Impressionismo sia ancora la porta d’accesso più immediata al mondo dell’arte per chiunque vi si avvicini da esterno. Monet, Van Gogh e Cézanne mi hanno aperto quell’universo. Poi, più andavo a fondo, più i miei gusti diventavano complessi e articolati. È iniziato tutto così.

Bella: Nel video ho notato anche una piccola scultura di Ugo Rondinone.

RM: Sì, esatto!

Bella: Lo adoro. Una volta sono stata a casa sua a New York.

RM: Oh, davvero?

Bella: Aveva queste sculture pazzesche ovunque, era fantastico! Mi faceva impazzire il modo in cui dava colore alle rocce.

RM: Sì! L’arte serve proprio ad ampliare la nostra percezione del mondo. Dopo aver visto i colori che lui applica alle sue pietre e ai suoi blocchi di roccia, è cambiato persino il mio modo di guardare le montagne e le rocce vere. È questo che amo dell’arte.

Airport fashion

Bella: Hai parlato di airport fashion e hai detto: “La gente si aspetta sempre che indossi qualcosa di nuovo”. Qual è il tuo stile da aeroporto preferito in questo momento?

RM: Airport fashion[ride]

Bella: È un’espressione bellissima!

RM: Sì. Qual è la mia airport fashion preferita?
Ricordo che quando ho iniziato a interessarmi alla moda, circa dodici anni fa, era il 2013 o 2014, ho scoperto il collettivo degli Odd Future, la crew di Tyler, The Creator e Frank Ocean.
Mi ero innamorato del loro stile, delle loro vibrazioni.
A quel tempo non avevo soldi, perciò tutto ciò che potevo permettermi era una T-shirt della Golf  Wang.
Quando riguardo le foto dell’epoca mi viene da ridere, è assurdo. Indossavo calzini rosa con le ciambelle stampate sopra, abbinati a quella T-shirt!
[ride]
Però in un certo senso quel look mi piace, perché mi ricorda il periodo in cui ero più genuino e più giovane. E ho capito che se arrivi a detestare così tanto un tuo vecchio look, in fondo significa che ti interessa ancora.

Bella: Sì, è assolutamente vero! Se una cosa la odi a tal punto, significa che non ti lascia affatto indifferente.

RM: Esatto.

Bella: È un’osservazione davvero acuta. C’è sempre un motivo sotto, no?

RM: Sì. Per questo, ironicamente, oggi è il mio outfit preferito.

Bella: Quei calzini rosa!

RM: Esatto, proprio quelli.

Airport fashion...

I vestiti e i rifugi dell’anima

Bella: Ci sono dei vestiti che usi per tirarti su di morale quando sei giù?

RM: In Corea abbiamo un modo di dire per questo… io e i miei amici li chiamiamo le nostre “colline”, i nostri punti d’appoggio. E io ne ho diversi, di questi rifugi.

Bella: Mhm

RM: Penso che la natura sia sempre la migliore terapeuta.
Il 70% del territorio coreano è montuoso, quindi possiamo andare a fare un’escursione in montagna praticamente da qualsiasi città. Le montagne, i fiumi… e il mare.
In Corea abbiamo anche il mare. Loro sono i miei veri maestri e i miei terapeuti. E poi, soprattutto, ci sono gli amici.
Anche se a volte non mi sopporto quando mi accorgo di dipendere troppo dalle relazioni con gli altri.
[ride]
Mi rimprovero sempre: “Ma non puoi stare da solo un secondo, per favore? Perché hai sempre bisogno di qualcuno con cui parlare o con cui fare un viaggio? Non riesci proprio a stare una settimana per conto tuo?”.
Perché mi sono reso conto che faccio immensa fatica a non fare nulla e a rimanere solo con me stesso.
Per questo gli amici… per me a volte sono tutto. La famiglia e gli amici. E naturalmente l’arte, la musica, l’architettura, i libri.
Sono tutte “colline”, pilastri su cui devo sempre poter contare. Ed è proprio questo il punto: alla fine ho dovuto ammettere a me stesso di essere troppo fragile.
[ride]
Ho costantemente bisogno di tutti questi punti d’appoggio.

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Bella: Sì. Ma penso che una parte della vera forza stia proprio nel riconoscere la propria fragilità, o quello che la gente chiama debolezza. È semplicemente un modo diverso di stare al mondo. L’importante, per me, è non sprofondare troppo e fare in modo che non diventi troppo difficile risalire.

RM: Esatto. Penso che essere forti cominci proprio dal prendere consapevolezza dei propri limiti, dei propri difetti e delle proprie imperfezioni.

Bella: Ne hai così tanti? [ride]

RM: Ne ho tantissimi!

Bella: Sei davvero molto severo con te stesso.

RM: Forse dipende dal fatto che sono cresciuto in Corea, e la Corea è un Paese estremamente competitivo e intenso. Ma è proprio qui che sta la contraddizione, perché è stata anche questa intensità a rendere la Corea ciò che è oggi.
Quindi… La amo. E la odio. Allo stesso tempo.

Sobrietà e sfumature nella moda

Bella: Immagino sia un tratto tipico dell’essere artista. Ho letto un saggio su Giacometti e su quanto si tormentasse per le sue opere, continuando a distruggerle e a ripartire da capo.

RM: Sì. A volte non conosco altro modo per andare avanti se non spingermi oltre il limite. Ed è davvero estenuante, a volte. Ma alla fine quello che voglio è diventare una persona diversa. Voglio prendere le distanze da tutto questo. Un giorno…

Bella: È un bel pensiero. Le cose cambiano, sono fasi. Sei ancora giovanissimo e hai già realizzato tantissimo.
E mi sembri il tipo di persona che, quando prende una decisione, va dritta fino in fondo.
Non vedo l’ora di scoprire cosa farai in futuro!
[ride]
Sulla copertina del nuovo album dei BTS, ARIRANG, indossate tutti diverse varianti di un completo elegante, quasi come fosse un’uniforme.
È un look sofisticato, che trasmette quella sicurezza necessaria per essere discreti. Pensi che la sobrietà e la ricerca di sfumature rappresentino meglio il momento che stai vivendo oggi?

RM: Sì. Perché abbiamo dovuto fare i conti con una grande confusione.
Non riuscivamo a trovare un punto d’incontro chiaro su quali fossero le nostre visioni, i nostri gusti o i nostri sogni.
È stato un album davvero complesso e confuso. E penso di essere tuttora molto confuso. Rifletto spesso sull’importanza delle sfumature e della sobrietà, ma… In realtà non lo so.
È un concetto molto sfumato, eppure noi volevamo essere del tutto diretti.
Non ci siamo riusciti.
Ma sapevamo già in partenza che sarebbe andata così. E forse la vera sobrietà nasce proprio da lì.

Bella: Mhm

RM: Da quei conflitti, da quelle oscillazioni… Credo che sia esattamente questo il punto in cui mi trovo.
Vorrei essere estremamente sicuro di me e diretto, ma finisco sempre per non riuscirci.

BTS-Arirang_cover

L’autodisciplina

Bella: Penso sia uno scatto incredibilmente bello, perché sembra racchiudere la storia e il passato di ciascuno di voi. Anche se indossate abiti simili, l’individualità di ognuno viene fuori con grande forza. È fantastica.
E forse, in fondo, la mancanza di certezze non è un male, significa che le cose possono ancora evolvere. Ma per chi ha così tante idee in testa, trovarsi in questo stato d’animo può essere anche un po’ snervante.

RM: Sì, assolutamente.

Bella: Trasmetti un’incredibile concentrazione e una grande forza interiore. Che cosa significa per te l’autodisciplina? Quando ti dà carica e quando, invece, diventa un limite?

RM: A volte penso di essere fin troppo ossessionato dal controllo su me stesso. Continuo a ripetermi: “Non devi diventare pigro. Non è ancora il momento di rilassarti”.
Per dire, penso che un tour sia la consacrazione massima, o uno dei punti d’arrivo più alti, per un musicista.
È un pacchetto completo: la musica, la performance, le coreografie, la parte visiva e, soprattutto, i fan.
Si crea una sintonia pazzesca, un contatto diretto, occhi negli occhi, faccia a faccia.
Ma quando è iniziato questo tour, quasi mi dimenticavo cosa volesse dire. Erano passati quasi sette anni dall’ultima volta che avevamo fatto una tournée, tra il Covid e il servizio militare.

Bella: Già, un’eternità.

RM: È passato davvero tantissimo tempo. Quando il tour è partito tre mesi fa, mi sono detto: “Cavolo, ho ancora un sacco di tempo a disposizione!”.
[ride]
Ma richiede un’energia enorme.
Per la maggior parte della giornata, a parte le ore del concerto vero e proprio, sono completamente esausto. Eppure mi sforzo comunque di uscire.
Ad esempio, adesso che sono a Londra ho già in programma di andare alla Hayward Gallery a vedere la mostra di Anish Kapoor. Non mi fermo un attimo durante il tour.
Alla fine della giornata le gambe mi fanno malissimo…
[ride]
Faccio fatica persino a camminare!

Bella: Mhm

RM: Ma continuo a spingermi oltre. Mi chiedo: “Se non ci vado adesso, quando mi ricapiterà di vedere questo posto o questa mostra?”.
Quindi la mia autodisciplina oscilla continuamente tra due voci interne:
“Non ti stai controllando troppo?” e “Ma no, va tutto bene, puoi rilassarti. Sono quindici anni che aspetti questo momento”.
“E invece no! Il mondo va troppo veloce, devi spingere ancora di più.”  e “Ma dai, rilassati un attimo, amico. Per favore, stacca la spina!”
[ride]

L’attrazione e il fascino della dualità

RM: Un mio amico una volta mi ha detto: “Spero che tu riesca a vivere la tua vita privata quasi in incognito, mantenendola separata dal resto. Porta questa distinzione al limite. Quando vesti i panni dell’artista, sii al 100% l’intrattenitore. Vivi appieno la vita da pop star, da pop star impeccabile. Puoi farlo sempre meglio e devi divertirti.
Ma quando torni alla tua vita reale, sii semplicemente te stesso. Di’ quello che pensi, sfogati, tira fuori tutto. Impara a interpretare entrambi i ruoli sempre meglio, senza mai cercare di fonderli insieme”.
E ha aggiunto: “Penso che la tua insicurezza nasca proprio dal tentativo di unire queste due parti”.
Questo consiglio mi ha aiutato tantissimo.

Bella: Anche se immagino sia davvero difficile da mettere in pratica! È davvero un ottimo consiglio, devo dire.
A proposito di attrazione, c’è un capo d’abbigliamento o un dettaglio particolare che trovi affascinante in una persona da cui sei attratto?

RM: Sì. Ci penso spesso.
Penso che ad attrarmi sia il contrasto, vedere due lati apparentemente contraddittori.
Per esempio, se una persona sa essere estremamente seria e colta, ma al tempo stesso del tutto ironica, scanzonata e persino buffa… Ecco, di una persona così potrei davvero innamorarmi.
[ride]

Bella: È una cosa bellissima.

RM: Sì. Non so esattamente il perché. Però penso che se dovessi passare tanto tempo con una persona del genere, potrei avere una vita davvero felice e condividere momenti bellissimi.
Una persona con cui puoi affrontare discorsi profondi, magari parlando di società o di politica… E un secondo dopo virare su: “Ma tu che birra preferisci, belga o tedesca?”.
[ride]
“Io quella coreana!”.

Bella: Fantastico!

RM: Ecco, è questo tipo di dualità che trovo irresistibile.

Bella: Sì. La dualità.

Se ti piace qualcuno…

Bella: Se ti piace una persona, ma c’è qualcosa nel suo modo di vestire che proprio non ti convince, questo può fare diminuire il tuo interesse? [ride]

RM: Credo che da ragazzo ci avrei fatto molto caso. Ero convinto che la moda fosse tutto, e che i vestiti fossero il modo principale per esprimere chi siamo.
Ma, sai, Rick Owens mi ha insegnato qualcosa sulla “nevrosi della moda”. [ride]
Quella per me è stata una grande lezione.
Con il tempo ho imparato a rispettare davvero i gusti degli altri e il modo in cui ciascuno sceglie di rappresentare se stesso.
Anni fa dicevo che era un percorso che avevo appena iniziato, ma oggi posso dire che questa visione si è consolidata ancora di più in me.
Ed è un aspetto sotto il quale desidero continuare a crescere.
La moda e i vestiti sono importantissimi, ma la verità è che finiamo fin troppo spesso per giudicare gli altri soltanto dall’aspetto esteriore e dal modo in cui si vestono.

Bella: Già, purtroppo è così.

RM: E a nessuno piace essere giudicato in modo così superficiale.

Normalità e rituali

Bella: Nel vostro album ARIRANG c’è una canzone intitolata Normal. Quali rituali usi per mantenere un senso di normalità in una vita in cui ce n’è così poca? Ho notato che nel video in cui mostravi le opere d’arte a casa tua avevi rifatto il letto con molta cura.
È uno dei tuoi rituali? Cosa fai per rimanere con i piedi per terra e staccare la spina?

RM: La parola “normalità”…
[ride]
A volte una lingua, o persino una singola parola, può arrivare a definire l’intero tuo universo. La mia ossessione per il concetto di “normalità” nasceva proprio da questo.

Bella:

RM: Prima cercavo di forzarmi pensando: “Devi essere normale. Devi essere semplicemente una persona qualunque”.
Perché, parliamoci chiaro, sto vivendo una vita decisamente fuori dal comune. Tuttavia, più diventavo ossessionato dall’idea di essere una persona normale e dal desiderio di confondermi tra gli altri, più la normalità sembrava sfuggirmi di mano.

Bella: Già. [ride] È un’ottima idea smettere di rincorrerla.

RM: Esatto, per questo ora sto cercando di non fissarmi più sul pensiero di cosa sia normale o meno.

Bella: Sì, ha perfettamente senso.

RM: Prima mi ripetevo in continuazione: “Devi staccare. Devi rifugiarti nella tua privacy. Non ti devi far notare”.
Ora sto semplicemente cercando di allontanarmi da tutte queste sovrastrutture.

Il nuovo album dei BTS, ARIRANG

Bella: È un album pazzesco. Me lo sono ascoltato e riascoltato, l’ho adorato.
Il tuo processo creativo è così rigoroso, eppure il risultato finale trasmette un senso di ottimismo, libertà e inclusività incredibili.
Adoro Hooligan. Ha melodie che ti entrano subito in testa e quel suono quasi metallico… mi fa venire in mente spade che si incrociano, sonorità antiche.
Come riuscite a mettere insieme tutti questi elementi? Mentre te lo sto chiedendo mi rendo conto che è una domanda quasi impossibile a cui rispondere.
Succedono così tante cose contemporaneamente, eppure il brano rimane estremamente diretto, incisivo, ti arriva dritto al cuore.

RM: Abbiamo avuto tantissimi amici e collaboratori che ci hanno dato una grande mano. Siamo stati a Los Angeles per tre o quattro mesi lavorando solo alle sessioni di registrazione dell’album. Siamo stati davvero fortunati ad avere l’opportunità di collaborare con musicisti e artisti straordinari che ci hanno aiutato ad ampliare il nostro orizzonte.

Bella: Mhm.

RM: Hooligan tra l’altro è anche una delle mie tracce preferite.

Bella: Davvero?

RM: Sì. È un brano prodotto da El Guincho, che ha lavorato moltissimo anche con Rosalía.

Bella: Wow!

RM: È un producer davvero eccezionale, ha un modo di creare i suoni tutto suo. In studio ha portato questi campionamenti stranissimi, roba che non si era mai sentita prima.

Bella: Immagino!

RM: Ricordo che Jung Kook e j-hope hanno tirato fuori delle linee melodiche pazzesche ed è stata sempre una loro idea la parola “Hooligan”.
Quindi, se guardi i crediti, il mio contributo personale a questa traccia è davvero ridotto. La squadra dietro di noi è diventata molto più grande rispetto al passato, e nel frattempo anche gli altri membri hanno portato avanti i loro progetti solisti e sono cresciuti tantissimo come artisti.
Quindi ora posso affidarmi a loro a occhi chiusi.
Mi ritengo una persona davvero fortunata, ho imparato un sacco durante la lavorazione di questo disco. E penso che quando tornerò a lavorare al mio prossimo progetto solista, potrò fare un lavoro ancora migliore.
Sì, è un bellissimo scambio reciproco.

RM Arirang world tour

Conclusione

Bella: Grazie mille, RM, per essere stato mio ospite a Fashion Neurosis. È stato meraviglioso ascoltarti ed entrare in sintonia con tutto ciò che hai raccontato.

RM: È stato davvero un grande onore per me essere qui.

Bella: Credo che tu sia il primo ospite coreano che ho il piacere di avere nello show.
Sono davvero lusingata della tua presenza.
Penso ci sia qualcosa di magico in ciò che sei riuscito a fare con la tua musica.
Hai la capacità di toccare il cuore di persone di fasce d’età incredibilmente diverse. Ed è un dono enorme. La qualità di un vero leader, che tu possiedi in modo evidente. Grazie di cuore.

RM: Grazie a te, davvero. Ho sempre desiderato fare un’esperienza in un podcast e credo che questa sia la mia primissima volta.

Bella: Davvero?

RM: Sì, assolutamente. Ho fatto migliaia di interviste per riviste, video o contenuti promozionali. Ma un format come questo… Essere accolto a casa di qualcuno, incontrare te Bella, che sei una persona straordinaria, e semplicemente chiacchierare in totale libertà… È stata in assoluto una delle interviste più profonde, sincere e piacevoli che io abbia mai fatto.

Bella: Grazie di cuore.

RM: Grazie a te. Significa davvero moltissimo per me.

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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.