A nove anni, Hyuk non sognava di cantare su un palco. Sognava un pasto. Le sue giornate le passava per le strade della provincia di Hamgyong, in Corea del Nord, cercando qualcosa da mangiare.
Oggi la sua voce è in un pezzo k-pop che sta facendo il giro del mondo.
Lui è uno dei cinque ragazzi che formano gli 1VERSE, che hanno debuttato lo scorso 18 luglio prodotti da Michelle Cho (ex SM Entertainment e fondatrice di Singing Beetle) la loro storia non ha niente a che fare con le favole. Due di loro, Hyuk e Seok, sono fuggiti da un incubo, hanno rischiato la pelle per la libertà che noi diamo per scontata. Quando hanno proposto a Hyuk di fare un provino, la sua prima reazione è stata di pura diffidenza: “È una truffa“. Era così abituato a non avere niente che non riusciva a concepire che qualcuno volesse dargli un’opportunità.
E come la chiami la tua prima canzone, quando hai un passato così? La chiami Shattered. In frantumi. C’è poco da girarci intorno. Non è una metafora da quattro soldi sul cuore spezzato. È la loro carta d’identità. È il suono di cosa vuol dire sentirsi rotti dentro anche quando, finalmente, sei al sicuro. È il racconto di quella solitudine tremenda che ti mangia vivo non solo quando sei solo, ma soprattutto quando sei in mezzo a una folla che non può capire da dove vieni.
E in questo casino meraviglioso ci butti dentro un ragazzo giapponese, Aito, e due americani, Kenny e Nathan. Immagina le prime prove. Le barriere linguistiche. Hyuk che deve imparare a rappare senza il suo accento del nord, mentre studia l’inglese partendo da zero. Un caos.
Ma forse per guarire da un certo tipo di rottura, hai bisogno proprio di un caos diverso, di un casino che ti tiene insieme invece di farti a pezzi.
Loro dicono di voler cantare per “chi si sente solo“. E gli credi. Perché lo hanno provato sulla loro pelle. Non è marketing, è vita vissuta.
Quindi sì, ascoltatevi gli 1VERSE. Ma non come si ascolta una boy band qualunque. Ascoltateli pensando che, a volte, le canzoni più vere e potenti non nascono dalla perfezione, ma dalle cicatrici. E le loro, di cicatrici, raccontano una storia che meritiamo tutti di ascoltare.