Età: sotto i 50 anni. Motivazione all’acquisto: puro gusto personale, zero speculazione. Segni particolari: preferisce spendere in biglietti, cataloghi e stampe piuttosto che svenarsi per un’opera milionaria.
Se vi riconoscete in questo identikit, siete voi la vera notizia del Korea Art Market Report 2025. Dimenticate i grafici finanziari per un attimo: il dato più rilevante emerso dallo studio della Seoul National University e della Paradise Cultural Foundation riguarda le persone. Mentre il mercato toccava il suo punto più basso dopo la frenesia degli scorsi anni, emergeva una classe di collezionisti più autentica, che ha iniziato a risanare un ecosistema fino a ieri drogato dall’hype.
Ecco i tre punti chiave per capire come è cambiata la K-Art e quali sono i nomi da segnarsi.
1. La grande pulizia: via il rumore, resta la sostanza
Il mercato si è svegliato con un forte mal di testa dopo la festa. Nel 2025 le aste hanno registrato un calo del 24,2% e, rispetto al picco febbrile del 2022, il crollo è stato quasi del 70%. È stato un disastro? No, è stata una dieta necessaria. Sono spariti quelli che compravano quadri solo per rivenderli il giorno dopo. Le gallerie hanno smesso di cercare il profitto facile e sono tornate a fare il loro lavoro: curare mostre di qualità. È finita l’era della quantità; siamo entrati in quella della selezione.
Basta opere intoccabili: ora l’arte si compra per passione
Il dato più significativo del report è questo: l’88,4% delle gallerie conferma che oggi chi compra lo fa per “gusto personale”. È il tramonto delle opere “trofeo”, quelle costosissime acquistate solo per status symbol. Al loro posto, è avanzata una generazione che vive l’arte a 360 gradi: compra opere un po’ più accessibili, in particolare nella fascia tra i 100 e i 500 milioni di won (circa 58.000 – 290.000 euro), che è stata l’unica in crescita mentre il segmento di lusso sopra i 500 milioni di won (oltre 290.000 euro) ha ristagnato. Non cercano un investimento bancario, cercano un’emozione che rispecchi la loro identità.
Ecco tre esempi perfetti di cosa cerca oggi questo nuovo pubblico:
Il rifugio spirituale: Yun Hyong-keun È l’artista che meglio incarna l’anima profonda della Corea. Le sue grandi colonne scure su tela grezza non sono semplici forme geometriche: rappresentano il cielo e la terra. È il simbolo di quell’arte silenziosa che ha conquistato i nuovi collezionisti (e RM dei BTS) in cerca di pace lontano dal caos digitale.
Il feticcio pop: Ok Seung-cheol Se scorrete i feed Instagram dei giovani di Seul, troverete lui. Ok Seung-cheol fonde l’estetica degli anime giapponesi con la finitura impeccabile dell’arte digitale. Le sue opere, che sembrano uscire da uno schermo HD, sono il manifesto di una generazione che non distingue più tra cultura pop e arte “alta”. Immediato e ipnotico.
La poesia quotidiana: Moon Sung-sik (o Sungsic Moon, come si fa anche chiamare) In un mondo iper-tecnologico, Moon Sung-sik ci riporta con i piedi per terra. I suoi disegni di giardini e scene di vita quotidiana sono apprezzati per la loro disarmante sincerità. È l’esempio perfetto del “gusto personale”: non un’opera comprata per speculazione, ma per l’emozione di riconoscersi in un dettaglio. E sì, è anche l’artista della copertina del singolo di RM Bicycle (2021).
L’effetto “RM”: la cultura è il nuovo lusso
Non si può parlare di questa rinascita, soprattutto dopo aver parlato di Sungsic Moon, senza citare l’impatto di figure come Kim Namjoon (RM, leader dei BTS). Il report sottolinea l’importanza dei nuovi “influencer culturali”: quando RM visita un museo sposta letteralmente migliaia di le persone. Con il suo interesse per l’arte ha reso “cool” passare il sabato pomeriggio in galleria. Se oggi i ventenni coreani si presentano numerosi alle mostre, è anche grazie alla consapevolezza che la cultura è il vero lusso moderno. Lui è l’esempio vivente del nuovo collezionista descritto dal report: colto, curioso e genuinamente innamorato del bello.
What’s next
Il 2025 è stato l’anno della “disintossicazione”. Senza la droga della speculazione finanziaria, il mercato coreano ha dimostrato di sapersi reggere sulle proprie gambe. E le gambe sembrano solide, sostenute da chi l’arte la ama davvero. Ora a est si guarda al 2026 con ottimismo: finalmente, si torna a guardare le opere.
Questa “disintossicazione” coreana suona familiare anche alle nostre latitudini? Assolutamente sì. Se la Corea sta riscoprendo il valore del “comprare lento”, anche il mercato italiano sta vivendo la sua metamorfosi. A confermarlo è l’ultimo report “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione 2025” di Deloitte Private, presentato lo scorso luglio. I dati parlano chiaro: dopo l’euforia post-pandemia, il mercato globale ha tirato il freno a mano, ma sta cambiando pelle. Proprio come a Seoul, anche da noi la spinta arriva dai giovani: Gen Z e Millennials rappresentano ormai oltre il 30% dei nuovi acquirenti nelle grandi case d’asta. Che sia a Seoul o a Milano, il trend del 2026 è tracciato: meno speculazione finanziaria, più passione generazionale. Smetteremo di chiedere “quanto varrà domani?” per tornare a chiedere “cosa mi fa sentire oggi?”. E se la lezione di stile arriva dalla Corea, noi siamo pront* a prendere appunti.