L’ex membro dei THE BOYZ parla per la prima volta ai media internazionali: la richiesta danni record, l’incontro a Tokyo e l’accusa alla One Hundred di non averlo protetto.
È una confessione a cuore aperto quella che Ju Haknyeon ha rilasciato oggi in esclusiva a Billboard. A mesi di distanza dalla sua rimozione dai THE BOYZ, l’artista ha svelato le cifre reali della battaglia legale che sta affrontando contro la sua ex agenzia, la One Hundred Label, descrivendo una situazione finanziaria e umana drammatica.
Secondo quanto riportato nell’intervista, la cifra richiesta dall’agenzia come risarcimento danni si aggira ora intorno ai 6 milioni di dollari (circa 8,4 miliardi di won). Una somma che l’idol definisce insostenibile: “Se fossi costretto a pagare, segnerebbe la fine della mia vita”, ha dichiarato Haknyeon alla testata americana.
“L’azienda non protegge i suoi artisti”
Haknyeon ha spiegato a Billboard le motivazioni che lo hanno spinto a non accettare l’accordo di terminazione iniziale, che prevedeva l’ammissione di colpa per “danno all’immagine”. “Voglio che la gente sappia che l’azienda non protegge i suoi artisti e non si sta comportando come una compagnia corretta”, ha affermato.
La sua preoccupazione va oltre il suo caso personale. L’artista teme che una sua sconfitta possa creare un precedente pericoloso nel mondo del k-pop: “Se perdessi questa causa per qualcosa che non ho fatto… le compagnie abuseranno certamente di nuovo di questo tipo di situazioni in futuro”.
La verità su Tokyo e Asuka Kirara
L’intervista tocca il punto nevralgico della disputa: l’incontro avvenuto il 29 maggio a Tokyo con l’ex attrice di film per adulti Asuka Kirara. La One Hundred aveva citato questo episodio come violazione della clausola di “dignità”, e lo ha licenziato.
Haknyeon ha ribadito a Billboard la sua totale innocenza, spiegando che si trattava di un contesto conviviale tra molte persone e che non era a conoscenza della presenza di Kirara prima di arrivare. “Se non avessi vissuto la mia vita in modo retto, forse mi avrebbero voltato le spalle”, ha riflettuto l’idol. “Ma dopo che questo incidente è accaduto, ci sono amici che credono in me e mi sostengono, sia dall’industria che da fuori, perché sanno chi sono veramente”.
Il nodo del contratto
La disputa legale verte sul rifiuto di Haknyeon di firmare l’accordo di uscita che includeva penali milionarie. L’artista sostiene di essere stato costretto a scegliere tra firmare un’ammissione di colpa o affrontare una causa legale devastante. Avendo scelto la seconda via per difendere la sua integrità, ora si trova a fronteggiare una delle richieste di risarcimento più alte mai viste per un singolo idol.
Mentre i suoi ex compagni rimangono sotto contratto con la One Hundred, Haknyeon ha specificato di aver interrotto i contatti con loro proprio per evitare di implicarli in questa difficile battaglia legale.
La confessione pubblica di Ju Haknyeon a Billboard rappresenta un momento significativo nel dibattito sui diritti e i doveri all’interno dell’industria del k-pop. Da un lato, c’è la narrazione di un’agenzia che invoca la tutela dell’immagine e degli investimenti; dall’altro, la disperata difesa di un idol che, pur di non cedere ad ammettere una colpa che dichiara di non avere, è disposto a rischiare la rovina finanziaria.
La posta in gioco, come lui stesso sottolinea, va ben oltre il suo destino personale. L’esito di questa battaglia legale milionaria potrebbe infatti segnare un precedente cruciale, influenzando il futuro rapporto di forza tra agenzie e artisti, e definendo i confini di ciò che è una penale giustificata o un abuso di potere.
La macchina della giustizia procede, e intanto la domanda più importante resta sospesa: il sistema saprà distinguere tra una violazione contrattuale e un’ingiustizia, o lascerà che il peso di una clausola schiacci la carriera e la vita di un individuo?
Potete trovare l’articolo di Billboard qui


