Note di ascolto della voce dell’idol in “Love Me Again” e “Rainy Days”.
di Randy Suh (giornalista musicale)
settembre 2023
Traduzione di Koreana
Il senso di nostalgia che lo stile “retrò” può evocare è affascinante. C’è qualcosa di romantico nel desiderare quei tempi ai quali non potremo mai tornare. C’è anche una parola nuova che si è fatta strada di recente: anemoia. L’anemoia è una sorta di nostalgia per cose antiche che non si sono mai vissute in prima persona. Coloro che sono proiettati verso il futuro si possono preoccupare del fatto che i giovani si lascino avvolgere dal passato invece di innovare, ma l’effettiva utilità dell’immenso pozzo di cultura che l’umanità ha accumulato e il fascino di immergersi in esso non si possono negare. Il presente è nitido e vivido. Invece di perdere la loro vivacità, le cose del passato si sono allontanate quel tanto che basta per poterle ammirare più chiaramente. Anche la loro nitidezza si consuma con gli anni, fino a diventare di una forma confortevole. E solo le cose che erano già belle allora, quando furono create, rimangono abbastanza a lungo da diventare retrò. Quelle cose sono nostalgiche per noi: non eravamo lì per l’originale, ed è come se le nostre piccole e insignificanti vite fossero proiettate nel passato.
V ama tutto ciò che è vecchio. Per capire quanto gli piacciano le cose nostalgiche, soprattutto per quanto riguarda la musica “cozy”, basta ascoltare le canzoni che ha scritto, quelle di cui ha fatto una cover e ciò che ha detto nelle interviste. Layover, il suo primo EP da solista, si basa su questo amore per il passato. Prodotto da Min Hee Jin, CEO di ADOR, il nuovo album è il risultato di una collaborazione tra una sapiente interpretazione moderna della nostalgia del XX secolo e le capacità interpretative ed espressive di V.
“Love Me Again”, il primo singolo pubblicato prima dell’EP, è accompagnato da un video musicale che è una sogno festoso per gli occhi e per le orecchie. Il video si alterna tra un letterbox cinematografico in 21:9 e l’imitazione di un vecchio monitor CRT; si apre con un primo piano estremo sul volto della cantante e vi rimane inchiodato fino alla fine.
Solo dopo aver guardato l’intero video completamente incollati allo schermo ci si rende conto che tutto è sopra le righe: è girato in una misteriosa grotta calcarea (le Grotte del Drach, in Spagna); il top del cantante è fatto interamente di paillettes (di un intenso color oro, quasi infuocato); sul set è presente una macchina per il karaoke direttamente dal XX secolo, completa di display CRT e il testo risulta sfocato; ci sono un lungo microfono cablato e luci che perforano ogni angolo dello schermo con il bokeh. L’insieme evoca quasi la stessa atmosfera delle pacchiane sale karaoke sotterranee che costellavano il centro di Seul negli anni 2000, evitandolo per un pelo.
E questo perché la parte più appariscente dell’intero video – lo stesso V – si trova tranquillamente al centro di tutto. Per far sì che il K-pop si realizzi ci vogliono molte parti in movimento, ma in ultima analisi si può considerarlo come un’arte guidata dalle star, probabilmente perché si tratta di un’industria che ruota attorno agli idol e ai loro fan devoti. I migliori artisti K-pop attirano l’attenzione in modo tale che non possiate distogliere lo sguardo finché non hanno finito di esibirsi lasciandovi in completo abbaglio.
V ha una storia di utilizzo del suo ampio spettro di espressione personale, che sembra derivare in parti uguali da dedizione e talento grezzo. Quando, in “No More Dream”, ci mostrava la perfetta espressione facciale mentre si toglie gli occhiali dal viso a tempo di spari, era difficile credere che si trattasse della sua canzone d’esordio. La sua recitazione nelle esibizioni dal vivo di “Boy In Luv” durante il suo periodo di “capelli arancioni” richiama alla mente i protagonisti maschili selvaggi e liberi – e, soprattutto, dal cuore semplice – delle web novel coreane degli anni 2000, dell romanziere Guiyeoni. In una parola, era l’archetipo del fidanzato modello che era stato popolare tra le adolescenti di quel periodo. Lo si può sentire raggiungere uno zenit selvaggio con quello che fa per l’outro della canzone “FIRE”, ballando al centro del gruppo e spingendo le cose ancora più in alto, fino al culmine, con la sua energia incandescente. E poi, canzoni più leggere come “Boyz with Fun” e “Dynamite” danno uno sguardo completo al suo lato unico e malizioso. Nelle canzoni più dure dei BTS, si presenta come un animale selvaggio liberato dalla sua gabbia. ARMY arrivano a paragonarlo a una tigre quando si esibisce in questo modo.
Ma c’è anche un lato poetico in V. Scendendo dal palco, quel lampo di follia scompare dai suoi occhi e torna a essere il ragazzo amichevole con la voce roca e calma. È come se attraversasse la vita cercando sempre il romanticismo che fluttua nell’aria intorno a lui. La maggior parte delle canzoni che ha scritto sono semplici melodie folk o ballate sentimentali con solo uno o due strumenti di supporto. Con arrangiamenti minimi, V crea musica che vale la pena di essere ascoltata più volte, catturando magnificamente le emozioni di un tempo e di un luogo, in particolare il desiderio. Un aneddoto ricorda che V chiese di portare a casa le rose usate sul set in un servizio fotografico di una rivista proprio all’epoca del suo debutto: un esempio esplicito della sua ricerca del romantico nell’ordinario. ARMY hanno un altro soprannome per lui quando si parla del suo lato tenero e poetico: il “gomdori”, o l’orsacchiotto.
“Love Me Again” è una canzone che viene direttamente dal soul degli anni ’70, una giusta continuazione delle canzoni neo soul che ha pubblicato con i BTS. La musicista Iris Stevenson, ispiratrice del film Sister Act, ha conosciuto il giovane V attraverso American Hustle Life, su Mnet nel 2014, e ha detto che aveva quel tipo di voce soul che ti lascia desiderare di più. È questa distinta forza emotiva che permea la voce di V, morbida e ricca ma non eccessivamente pesante. E, a giudicare dal modo in cui canta qua e là nella serie Run BTS del gruppo, ha un buon orecchio per la musica. La sua voce è innegabilmente unica: il modo in cui scivola da una nota all’altra, una dolce e calda morbidezza che si potrebbe associare a una foto sfocata o a un dipinto a pastello. È possibile ascoltare il suo stile languido e pastoso nelle canzoni soliste presenti negli album dei BTS, come “Stigma” e “Singularity”. Brani di questo tipo non si sentono spesso nel mondo del K-pop, il loro stile è praticamente fatto su misura per V.
Le canzoni da solista pubblicate da V all’epoca erano piuttosto minimaliste, ma la sua nuova musica è ancora più rilassata di prima. Anche il suono più vagamente appariscente, come l’occasionale strumento a fiato, è sepolto in profondità nella musica. Anche la struttura musicale non è particolarmente grandiosa: strofa, pre-chorus, ritornello, seconda strofa, pre-chorus, ritornello… un breve ritornello, di nuovo il ritornello e la fine. Nel ritornello in cui implora la persona amata di tornare da lui, la melodia, la strumentazione e persino la voce di V sono tutti sommessi. “Love Me Again” non impone la sua solitudine all’ex partner, né all’ascoltatore. Potrebbe sembrare un brano al limite del mediocre, ma se si considera lo stile con cui V ha sempre lavorato e il minimalismo per cui Min Hee Jin è diventata famosa producendo per le NewJeans, è facile intuire le loro intenzioni e capire come sono arrivati al suono che hanno ottenuto. L’11 agosto, durante una Weverse Live, V ha rivelato di amare particolarmente questa canzone.
“Rainy Days”, il secondo singolo del nuovo album, è un brano R&B guidato da un ritmo hip hop lo-fi, il genere che è esploso su YouTube negli anni 2010 ed è diventato la colonna sonora di tutto il mondo. È diventato popolare prendere la musica ordinaria e renderla vintage facendola passare attraverso un filtro per farla suonare come se stesse suonando su una radio d’altri tempi usando il sintetizzatore OP-1. E questo è ancora oggi il suono preferito per i chill beat. Lo scopo del lo-fi è evocare immagini del secolo scorso, quando la radio era ancora regina. Anche la canzone di V mira a enfatizzare le qualità che la fanno sembrare retrò.
Come per “Love Me Again”, il video musicale di “Rainy Days” è stato girato in Spagna, a Torres Blancas, un famoso esempio di architettura organica spagnola. Una delle tendenze che ha travolto TikTok quest’anno è la “tomato girl summer”: outfit e stili vivaci e piacevoli abbinati ad immagini di relax sotto il sole dorato con intorno le montagne, i campi e le spiagge dell’Europa, in particolare dei Paesi del sud come Spagna e Italia. La tendenza è stata ispirata da tutto ciò che è racchiuso nella fantasia delle vacanze estive in Europa viste in film come Call Me by Your Name. La canzone di V sembra la sera che segue il tramonto di questa moda: ancora calda e confortevole, ma con la sfumatura di malinconia che deriva dal veder scomparire la passione del giorno.
La parte più interessante della canzone è il suo improvviso cambio di tonalità. La prima strofa è in sol maggiore, con una progressione apparentemente infinita di do – si – mi, dopodiché si passa bruscamente al ponte in la minore e alla sua progressione fa – mi – la. Quando canta “Remember how I used to make you laugh the most”, sta cantando in mi, un diesis rispetto al si al centro della strofa iniziale. È come se il cantante si avvicinasse sempre di più all’ascoltatore con il suo baritono accattivante. Nel video V viene presentato come un tipo creativo, saltando da un luogo all’altro mentre lo vediamo al lavoro nel suo studio a modellare l’argilla o a dipingere su vetro. È bello rivedere le immagini animate in 3D che abbiamo visto nei video musicali e nelle esibizioni dal vivo dei BTS – in questo caso, un coro di teste di V in argilla.
Dopo la seconda strofa, la canzone torna al ritornello, ma mantiene l’accordo di la minore basso e implorante invece di tornare a un sol maggiore. In sostanza, ciò che si sente nel ritornello alla fine non è proprio lo stesso, dando invece una sensazione di fuori luogo. All’inizio la canzone può sembrare solo una melodia pastosa, ma con questo contrasto aggiunto, le voci profonde della seconda strofa risultano molto più malinconiche. Questa stessa scelta fa sembrare che la musica proponga una metafora: anche se la vita torna alla normalità dopo un evento triste, le cose non saranno mai del tutto uguali.
Il modo in cui V esprime il desiderio in Layover è come un’onda continua, morbida e delicata nel suo movimento. Le canzoni non sembrano tanto quelle di un cantante che grida per qualcuno di cui sente la mancanza, quanto piuttosto quelle di una cartolina scritta di proposito e spedita solo per lasciare un saluto sommesso. Cercando di suonare retrò, V sceglie di portare la sua musica in una direzione calma e confortevole, come un passo deliberato lontano dal trambusto del presente. È come se la sua musica lanciasse un breve incantesimo sul flusso frenetico del tempo per sedersi e assaporare la quotidianità in un profondo pensiero nostalgico. Mi piace immaginare che V abbia fatto il passo, raro nel K-pop, di pubblicare queste canzoni un mese o poco più prima dell’EP completo, con la speranza che gli ascoltatori avessero almeno qualcosa da ascoltare e che portasse loro una calma interiore nella loro vita – pensando che ci sarebbe voluto del tempo perché la musica maturasse nei suoi ascoltatori insieme alle loro cose da fare.
Tutto questo mi fa pensare a qualcosa che V ha detto in un articolo pubblicato su Weverse Magazine l’anno scorso: “Mi piace la sensazione di nostalgia. Quando sono solo, mi fa pensare a cose belle. Potrei desiderare di esibirmi, o essere diretto verso gli altri membri, o provare un affetto travolgente. Qualsiasi cosa sia, questi bei sentimenti si raccolgono uno ad uno e diventano una canzone” (l’articolo si intitolava “V dipinge un quadro attraverso la sua musica”). Il desiderio nasce da una mancanza e a volte, in certe situazioni, può essere persino doloroso, ma V affronta comunque con pazienza questi sentimenti.
C’è qualcosa di unico nella sensibilità in V che gli permette di definire bello questo desiderio. Se dovessi tirare a indovinare, direi che a renderlo così è la consapevolezza che non c’è modo di rivivere il passato, che ha dovuto sopportare gli anni della pandemia che lo hanno lasciato isolato dai suoi fan, che c’è una nuova normalità anche ora che le porte del mondo si sono riaperte, e qualsiasi sentimento malinconico abbia provato come risultato della sua celebrità. Ma è commovente sapere che c’è un artista per il quale il senso di nostalgia non è qualcosa di debilitante, ma un’emozione che lo rende una persona più ricca. Il ragazzo che, in “4 O’CLOCK”, una volta aspettava il suo amico fino all’alba, è diventato un artista incredibilmente audace e ancora meravigliosamente sensibile, e continua a crescere.
Crediti fotografici Big it Music
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