Seoul – appunti di viaggio

Elisa
By Elisa
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Se ci seguite su Instagram già lo sapete: siamo state a Seoul!

Qua sotto trovate i miei appunti, scritti lì per lì, nelle [brevi] pause fra una metro e l’altra o seduta ad un pub ad Itaewon, il quartiere che ci ha dato ospitalità. 

Seoul è una città davvero enorme. Vista da sopra, dalla collina di Namsan o dagli oltre 450 metri della Lotte Tower, fa paura. Si ha l’impressione che se si scende e ci si incammina per strada, ci si perderà, irrimediabilmente. Spoiler: non ci si perde.

Seoul, per essere la città enorme che è, è molto pacifica. Silenziosa. Per nulla frenetica.

La Namsan è onnipresente. Ovunque ti trovi, se ti guardi attorno la trovi. Sempre, immancabilmente. Una presenza discreta e rincuorante.

Seoul non è una città turistica. O quanto meno, non é una città in cui ci si sente turisti. Ti trattano tutto come una persona del luogo. Ti parlano in coreano, l’inglese è rarissimo, se non ci fossero le immagini sarebbe davvero dura capire cosa si sta per mangiare.

Ci sono pochissime indicazioni per le attrazioni turistiche. Non abbiamo trovato una mappa turistica da usare per gli spostamenti.

A Seoul si mangia bene. Se si è onnivori. Se si è intolleranti, vegetariani o altro è un po’ più difficile. Per mangiare si spende davvero poco.

Gli orari dei pasti a Seoul sono controintuitivi.
Mangiano a qualsiasi ora del giorno, TRANNE a quelli in cui siamo abituati a mangiare noi. Cerchi del cibo dopo le 20? Mmm meglio che ti rivolgi al convenience store (ce ne sono tantissimi e sono fornitissimi). Per il pranzo, da tenere a mente che i ristoranti fanno orario continuato MA pausa dalle 14 alle 15.

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I servizi igienici sono tantissimi e IMMACOLATI. Ovunque e sempre. E c’è sempre la carta igienica. I WC a Seoul sono tutti 4.0: riscaldati, con bidet integrato e a scarico automatizzato. Un sogno.

Sono presenti in numero significativo anche Nursing Room (per allattare o cambiare i pannolini ai bimbi) pulite e tranquille.

I coreani non sono tutti belli. Anzi. E le coreane non hanno tutte la pelle perfetta. Né sono tutte magre. Anzi.

I negozi di skincare sono davvero ovunque, zeppi di prodotti magnifici e i prezzi sono abbordabili (benché non economicissimi)

Il senso dello stile dei coreani è… curioso, diciamo. Le ciabatte in plastica, anche pelose, sono un must. Non importa la temperatura.

L’escursione termica [in aprile] è significativa. Si passa dai 25 ai 2 gradi nella stessa giornata. “Vestirsi a cipolla”, level pro.

Il razzismo nei confronti degli occidentali di cui avevamo sentito parlare, non lo abbiamo trovato. Itaewon, Gangnam, Hongdae, ma anche quartieri meno turistici… siamo entrate dappertutto [e cercavamo locali frequentati dai coreani]. 

Posso dire anzi senza paura di essere smentita che i coreani sono il popolo più cortese e gentile che abbia mai conosciuto. Sono timidi (credo perché non parlano l’inglese) ma anche molto, molto aperti e disponibili. Stai pur sicuro che se ti trovi in difficoltà, non dovrai nemmeno chiedere aiuto. Troverai 3 o 4 coreani, di generi ed età diverse, pronti ad offrirti il sostegno di cui hai bisogno (ci è successo più di una volta di essere aiutate senza chiedere o di avere un supporto maggiore di quanto richiesto – una volta addirittura la persona non ci ha potuto aiutare, ma pur di fare qualcosa per noi ci ha regalato delle bottigliette d’acqua)

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I taxi sono molto economici, una volta chiamati arrivano nel giro di pochissimi minuti. Non sono benviste le tratte troppo brevi. Consigliatissima l’app Kakao Taxi.

Altra app consigliatissima è Naver Maps. Con quella si arriva molto comodamente ovunque, sia a piedi che in metro (non abbiamo mai preso i mezzi pubblici di superficie).

Il centro città… non c’è. Seoul è una città con molti “centri”. Si sviluppa attorno al fiume, la vena vitale e magnifica della città.

Bisogna fare attenzione alle ciclabili – non sono rispettate come, ad esempio, a Milano, e motorini e monopattini sfrecciano spesso sui marciapiedi – e agli attraversamenti pedonali – le macchine tendono a non dare la precedenza ai pedoni. 

Qui sotto, alcune delle foto scattate in giro e qualche video.

Seoul, ci rivedremo prima di quanto immagini! 🙂

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net