Un racconto personale intrecciato alle voci dei membri di Seoulful On per esplorare la distanza tra la Seoul immaginata e quella realmente vissuta.
Arrivare a Seoul da soli
A febbraio sono arrivata a Seoul da sola.
Avevo una stanza, un ufficio in università, una routine ancora tutta da costruire. Ma non avevo una rete. Nessuno con cui mangiare dopo le lezioni, perdermi in un quartiere sconosciuto o semplicemente condividere quella strana sensazione di spaesamento che accompagna le grandi città quando smettono di sembrare una vacanza.
Seoul, all’inizio, è travolgente. Ti trascina dentro il suo ritmo: i convenience store illuminati nel cuore della notte, le metropolitane perfette, i quartieri della Korean Wave che sembrano già familiari ancora prima di esserci stati davvero. Ma dopo l’entusiasmo iniziale arriva anche altro.
Arriva il momento in cui capisci che conoscere una città non significa soltanto sapere come muoversi al suo interno. Significa avere qualcuno da chiamare per un caffè improvvisato, qualcuno con cui condividere una cena dopo le lezioni o una passeggiata senza meta lungo il fiume Han.
Ed è stato proprio in quel momento che ho incontrato Seoulful On: una comunità internazionale nata per aiutare studenti coreani e stranieri a vivere Seoul non come semplici visitatori, ma come parte di una rete di relazioni, esperienze e quotidianità condivise.
Per capire meglio cosa renda Seoulful On così particolare, ho parlato direttamente con il presidente, i vicepresidenti e alcuni membri dello staff. Ne è emerso un racconto coerente: Seoulful On non nasce semplicemente come gruppo sociale, ma come risposta concreta al bisogno di costruire appartenenza dentro una città che, per molti stranieri, può risultare tanto affascinante quanto isolante.
Nato come club sociale globale basato sulla vita studentesca, Seoulful On si definisce come uno spazio in cui “vivere e progettare Seoul insieme”, reinterpretando la città attraverso lo sguardo degli studenti e della quotidianità. Un dettaglio che lo distingue subito da altri contesti simili: il club non ha scopo di lucro ed è finanziato autonomamente attraverso le quote dei propri membri. Non è un evento commerciale né un servizio a pagamento — è, nel senso più letterale, una comunità autogestita.
Oltre la Korean Wave, dentro la Seoul reale
Quando si arriva in Corea dall’estero, il rischio è quello di vivere la città in modo profondamente superficiale senza nemmeno rendersene conto. Seoul offre continuamente qualcosa da guardare, fotografare, attraversare. È una città che si lascia consumare facilmente come immagine. Più difficile, invece, è riuscire a entrarci davvero dentro.
L’idea del club nasce proprio da questa consapevolezza. Hyosang, primo presidente di Seoulful On, racconta di aver vissuto qualcosa di molto simile durante i suoi anni di studio negli Stati Uniti:
Ho studiato negli Stati Uniti per circa quattro anni e, all’inizio, è stato sinceramente difficile adattarmi in un ambiente completamente nuovo in cui non conoscevo nessuno. Anche se vivere in un nuovo paese rappresenta un’opportunità rara e preziosa, non esisteva davvero un modo semplice per scoprire i luoghi locali, i piccoli posti nascosti o il modo in cui le persone vivono davvero la loro quotidianità. Ci è voluto molto tempo, e tanti tentativi. Ripensandoci oggi, se avessi avuto accesso a qualcosa di simile a Seoulful On, mi sarei adattato molto più velocemente.
Da quell’esperienza personale nasce il progetto. Come spiega Woody, attuale presidente:
Più che opporsi all’immagine della Seoul della Korean Wave, Seoulful On cerca di ampliarla, mostrando la vita quotidiana che esiste dietro di essa. La Seoul su cui ci concentriamo non è una città costruita dai media, ma uno spazio vissuto, dove gli studenti si incontrano, trascorrono tempo insieme e costruiscono relazioni. In questo senso, anche se la Korean Wave rappresenta spesso il punto di partenza dell’interesse verso la Corea, Seoulful On cerca di trasformarla in una Seoul vissuta e legata all’esperienza reale.
Il motto del club — “Oltre il campus, dentro la Seoul reale” — rispecchia esattamente questo spostamento: dall’esperienza spettacolare alla vita ordinaria. Una Seoul fatta di piccoli rituali, luoghi condivisi e relazioni, che non si scopre attraverso i posti iconici ma attraverso le persone con cui li si attraversa.



Comunità, relazioni e solitudine urbana
Seoulful On lavora nello spazio lasciato scoperto dalla Seoul globale contemporanea: una città estremamente efficiente e iperconnessa, ma che può diventare sorprendentemente isolante per chi arriva da fuori.
Hyuksung, vicepresidente del club, descrive Seoul come una città “dinamica” ma allo stesso tempo “fredda e solitaria” per chi vi arriva senza punti di riferimento:
Spero che Seoulful On possa andare oltre un semplice incontro sociale e diventare un ‘campo base emotivo’ in cui i membri internazionali possano trovare stabilità e conforto. Più che visitare luoghi famosi o attrazioni turistiche, vogliamo sostenerci a vicenda attraverso le difficoltà reali del vivere in Corea, costruendo naturalmente una comunità solida.
Nelle grandi metropoli globali, costruire comunità non avviene più spontaneamente. Servono reti intenzionali e spazi intermedi capaci di creare connessioni tra persone che altrimenti continuerebbero a sfiorarsi. La struttura stessa del club risponde a questa necessità: le attività sono organizzate in piccoli gruppi (Team A e Team B), i team vengono riorganizzati ogni mese per favorire nuove connessioni, e una volta al mese si tiene un grande incontro collettivo in collaborazione con @seoulx.korea. Accanto agli eventi ufficiali, esiste anche una costellazione di ritrovi spontanei — gite, serate cinema, cene improvvisate — che chiunque può organizzare.
Ciò che colpisce è che queste relazioni sembrano proseguire oltre gli eventi stessi. Laurie, membro dello staff, racconta:
Le relazioni all’interno di Seoulful On vanno oltre la nazionalità, permettendo alle persone di conoscersi come individui. Quello che mi ha colpito di più è che le interazioni tra membri coreani e internazionali si basano su uno scambio culturale reciproco, non unilaterale. Mi è capitato di incontrare amici conosciuti nel club anche al di fuori delle attività — di recente ci siamo ritrovati a Seochon per un pasto e un caffè, e le conversazioni si sono trasformate naturalmente in momenti di scoperta reciproca.





Una città da condividere
In una città spesso percepita come altamente performativa e competitiva, uno degli aspetti più inattesi di Seoulful On riguarda proprio il rapporto con l’imperfezione linguistica. Jay, membro dello staff, racconta:
Una delle cose che mi ha colpito di più è capire che l’inglese è semplicemente uno strumento di comunicazione. Così come noi cerchiamo di aspettare e comprendere quando i membri internazionali parlano coreano, loro non ci giudicano mai per il fatto di non parlare un inglese perfetto. Allontanarsi dall’idea di perfezione e cercare invece di comprendersi attraverso errori, gesti ed emozioni — questo sembra il tipo di cultura condivisa che dovremmo costruire insieme.
Ma c’è un’altra dimensione che emerge dall’esperienza del club, e che riguarda il tempo. Molti membri internazionali restano a Seoul solo per un semestre. Eppure le relazioni costruite all’interno della comunità sembrano sopravvivere alla partenza. Come sottolinea Minseo, content creator del club:
Voglio che i nostri ricordi restino significativi e che le relazioni continuino anche dopo che i membri lasciano la Corea. Il mio obiettivo è costruire uno spazio che connetta le persone al di là dei confini fisici, online e offline.
È forse questa la dimensione più interessante di Seoulful On: non solo un’esperienza locale, ma una rete che si estende nel tempo e nello spazio. Come afferma Seojoo, un’altra membro dello staff: “Connection” e “Possibility” — connessione e possibilità. Uno spazio in cui le persone si incontrano con intenzioni condivise, si vedono con calore, e crescono.










Una città da ricominciare
A febbraio ero arrivata a Seoul senza conoscere nessuno.
Oggi alcuni quartieri della città non mi ricordano più soltanto ciò che ho visto, ma soprattutto le persone con cui li ho attraversati.
Ed è forse questo il significato più profondo di Seoulful On: non offrire semplicemente attività o incontri, ma trasformare lentamente una città sconosciuta in uno spazio condiviso. Per chi arriva a Seoul da solo — per studio, lavoro o semplicemente per il desiderio di conoscere la Corea oltre le immagini della Korean Wave — comunità come questa possono diventare molto più di un passatempo. Possono diventare un punto di partenza.
Seoulful On organizza attività, uscite e incontri durante tutto il semestre ed è aperto sia a studenti coreani sia internazionali. Per seguire il club e conoscere le prossime attività, è possibile visitare la pagina Instagram ufficiale: @seoulful_on


