Il Trento Film Festival guarda a Est e, per la sua 74ª edizione, sceglie la Corea del Sud come protagonista della sezione “Destinazione…”.
Un viaggio che esplora una delle cinematografie più influenti degli ultimi decenni.
Dal 2011, questa sezione porta il pubblico alla scoperta di culture e visioni diverse. Dopo tappe in Georgia, Groenlandia, Etiopia, Irlanda e Argentina, quest’anno è il turno della Corea del Sud. E non è una scelta casuale.
Negli ultimi venticinque anni, il cinema coreano ha costruito qualcosa di unico. Un’identità forte, riconoscibile, capace di mescolare generi e linguaggi con una naturalezza sorprendente. Il punto più alto? Parasite di Bong Joon-ho, Palma d’Oro a Cannes e Oscar come miglior film nel 2020. Un traguardo storico, che ha segnato un prima e un dopo.
L’Hallyu continua a espandersi. Il K-pop domina le classifiche globali, impossibile non pensare ai BTS, che hanno riscritto le regole del pop mondiale.
E poi i K-drama, diventati veri e propri eventi globali.
Il festival rende omaggio a quattro grandi nomi del cinema coreano: Kim Ki-duk, Park Chan-wook, Bong Joon-ho e Lee Chang-dong. Accanto ai maestri, anche nuove proposte, chicche di genere e titoli poco conosciuti in Italia.
In totale, 15 film tra lungometraggi e corti. Alcuni inediti nelle sale italiane. E una presenza speciale: quella dell’alpinista Um Hong-gil, protagonista del film The Himalayas.
Un’occasione per scoprire, o riscoprire, un cinema che non smette di sorprendere. E che continua a parlare al mondo, con una voce sempre più forte.