Da quando mi sono avvicinata al mondo del k-pop quattro anni fa, non ricordo un momento scioccante come quello occorso il 13 ottobre scorso, quando la Wizard Productions, la division di SM Entertainment che gestisce i RIIZE, ha comunicato che Seunghan avrebbe lasciato definitamente il team.
Ripercorriamo le tappe di questa brutta storia.
Hong Seunghan, nato il 2 ottobre 2003, è stato rivelato come membro di SMROOKIES, un gruppo di trainee sotto SM Entertainment, il 2 luglio 2022. Ha debuttato ufficialmente con RIIZE il 4 settembre 2023 con Get A Guitar. Le polemiche su alcuni suoi presunti comportamenti inappropriati sono iniziate addirittura prima del debutto, a fine agosto 2023, quando sono emerse foto di Seunghan con la sua fidanzata, ai tempi minorenne. A questo è seguito un altro scandalo nel novembre 2023, quando sono stati diffusi video di Seunghan mentre fumava in pubblico. In un primo momento l’agenzia aveva agito in difesa dell’artista, annunciando correttamente azioni legali nei confronti di chi avesse diffuso immagini private senza consenso. Questi eventi hanno però portato ad una sempre crescente pressione da parte dei fan, che hanno chiesto la sua espulsione dal gruppo. A seguito di questo, lo stesso mese Seunghan è stato sospeso indefinitamente dalle attività del gruppo, e nessuno ha più avuto nessuna novità sulle sue sorti fino a qualche giorno fa.
Nel periodo di sospensione molti fan si sono mobilitati con numerose iniziative a favore del ragazzo, addobbando addirittura una stazione della metropolitana di Seoul con immagini e messaggi di solidarietà rivolti all’artista e all’agenzia perché lo riammettesse nel gruppo.
Dopo un lungo periodo di hiatus, l’11 ottobre 2024 la SM Entertainment ha finalmente annunciato che Seunghan sarebbe tornato a far parte del gruppo.
Le reazioni negative da parte di una parte dei fan a questo annuncio sono state immediate e intense, evidenziando una divisione significativa all’interno della fanbase, segnando ancora una fortissima distanza fra fandom coreano/asiatico e fandom internazionale. La reazione più eclatante è stata l’invio di corone funebri all’ufficio di SM Entertainment da parte di alcuni fan coreani, accompagnate da messaggi come “I RIIZE sono sei” e “Hong Seunghan fuori”. Questa forma di protesta ha scioccato i fan internazionali, che l’hanno considerata irrispettosa e inappropriata. Ancora, molti fra i supporter coreani e cinesi hanno espresso la loro intenzione di appoggiare solo gli altri sei membri dei RIIZE, Shotaro, Sungchan, Eunseok, Sohee, Wonbin e Anton, ritenendo che il ritorno di Seunghan avrebbe danneggiato la reputazione del gruppo. Questo sentimento è stato amplificato dalla preoccupazione che azioni passate di Seunghan potessero influenzare negativamente (!!!) gli altri membri.
In risposta al contraccolpo, la Wizard Productions, che lo ricordiamo fa parte del colosso SM Entertainment, ha emesso una dichiarazione in cui si scusava per la confusione causata dall’annuncio del ritorno di Seunghan, riconoscendo che la decisione aveva provocato dolore e confusione tra i fan. L’agenzia ha affermato che, dopo aver considerato le reazioni, era chiaro che il ritorno non avrebbe portato a una risoluzione positiva della situazione. Solo due giorni dopo l’annuncio del suo ritorno, Seunghan ha quindi ufficialmente lasciato il gruppo, esprimendo in una lettera il suo desiderio di non causare ulteriore divisione tra i fan e di supportare i membri rimanenti da lontano. Ha dichiarato: “Non voglio causare più confusione o dolore”, sostenendo che la sua dipartita fosse la soluzione migliore per tutti.
La gestione dell’intera situazione solleva interrogativi profondi sull’umanità delle decisioni prese dalle agenzie. Riammettere un artista dopo un lungo periodo di assenza per poi comunicarne l’uscita definitiva in così breve tempo è stato percepito da moltissimi come un atto disumanizzante. Questo approccio non solo influisce sulla reputazione dell’artista, ma anche sul suo benessere psicologico. Seunghan è stato sottoposto ad un’enorme pressione emotiva e sociale, ed è stato esposto senza protezione alcuna ad una (distorta) gogna mediatica non una bensì DUE volte; non occorre essere dei luminari di psicologia per rendersi conto che una decisione così drastica può avere effetti potenti sulla sua autostima e sulla sua salute mentale. La completa mancanza di empatia in queste situazioni evidenzia un problema sistemico nelle agenzie di intrattenimento, dove le vite degli artisti – anche giovanissimi – vengono gestite come meri prodotti commerciali.
Un altro fatto problematico di cui tener conto è che la SM Entertainment non si è dimostrata in grado di prendere decisioni autonome, ma si è fatta influenzare pesantemente dalle pressioni esterne. Le agenzie dovrebbero prioritizzare il benessere degli artisti, considerando che hanno in mano le vite di giovani talenti. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto della cultura K-pop, dove le aspettative dei fan possono diventare opprimenti. Ci si aspetta e si dovrebbe pretendere che i management delle agenzie, in particolare di quelle grandi le cui azioni diventano paradigmatiche anche per quelle più piccole, siano in grado di bilanciare le esigenze commerciali con la responsabilità morale verso i propri artisti. Invece, sembra che la SM abbia ceduto alle pressioni esterne e parziali, senza considerare le conseguenze a lungo termine per Seunghan e per il gruppo stesso.
Le reazioni dei fan riflettono inevitabilmente le differenze culturali su ciò che è considerato accettabile o meno, ma è importante notare che sin dall’inizio moltissimi hanno ritenuto che Seunghan non avesse fatto nulla di così grave da giustificare una punizione tanto severa. Come abbiamo più volte avuto occasione di evidenziare, in molte culture asiatiche, fra cui spicca quella coreana, l’immagine pubblica è estremamente importante e gli artisti sono spesso giudicati severamente per comportamenti percepiti come inappropriati. Tuttavia ciò solleva interrogativi sulla giustizia e sulla proporzionalità delle punizioni. È fondamentale considerare se le aspettative culturali siano giuste o se necessitino di una revisione, soprattutto in un contesto globale sempre più interconnesso.
A prescindere dalle considerazioni socio-piscologiche sulla questione, e anche volendo dare un peso all’aspetto culturale dei fatti recriminati che realisticamente non sparirà solo per nostra volontà dalla sera alla mattina, sul piatto della bilancia rimane ciò che ha e deve avere valenza universale: nessuno dovrebbe essere condannato in via definitiva per errori (o presunti tali) passati. Reati davvero inumani a parte, nemmeno i sistemi giudiziari lo prevedono. A Seunghan, a maggior ragione per la giovanissima età che aveva quando i fatti sono avvenuti, doveva senza ombra di dubbio essere data una seconda possibilità per dimostrare il suo valore come artista, indipendentemente dalle controversie passate. La società coreana tende a essere molto dura nei confronti dei giovani artisti, spesso ignorando il fatto che stanno ancora crescendo e imparando dai loro errori. La possibilità di redimersi è fondamentale non solo per Seunghan ma anche per altri artisti che potrebbero trovarsi in situazioni simili in futuro. Dare a qualcuno la chance di ricominciare può portare a risultati positivi sia per l’individuo che per la comunità artistica nel suo complesso.
Al momento attuale sono molte le attività dei fan per chiedere che Seunghan sia riammesso nel gruppo. Petizioni, raccolte di firme, invio di lettere e di truck di protesta all’agenzia… personalmente, ritengo che una richiesta del genere non sia nel miglior interesse dell’artista. Se fossi in lui, non accetterei mai di tornare in un ambiente tossico, pieno di pressioni e che ha ampiamente dimostrato di non avere per nulla a cuore il mio benessere e il mio futuro. Quel che gli auguro, quello che tutt* noi dovremmo augurargli, è di poter stare il più lontano possibile da qualsiasi contesto negativo e che possa trovare, se desidera rimanere nel settore, un’altra agenzia disposta a valorizzare il suo impegno come trainee e il suo talento unico, e permettergli di debuttare nuovamente.
Una cosa è certa, noi ci saremo.