Teo Yoo - Creative Commons

L’attore Teo Yoo ha lottato contro gli stereotipi per trovare il suo vero sé – Kim Jae ha

14 Min Read

di Kim Jae Ha

gennaio 2025

traduzione di Koreana

Intervista all’attore coreano-tedesco sui motivi che lo hanno spinto a far parte del cast di “The Recruit”

In vista del suo ruolo di co-protagonista nella seconda stagione della serie di spionaggio “The Recruit” – che debutta oggi (30 gennaio 2025, NdT) su Netflix – ho avuto l’opportunità di intervistare l’attore coreano tedesco Teo Yoo (“Past Lives”, “LETO”) per la mia rubrica Go Away With

Come spesso accade, avevo così tanti contenuti validi che non sono riuscita a inserire tutte le sue citazioni in quel particolare articolo (si riferisce a quello per il Winston-Salem Journal linkato sopra, NdT). E mi è sembrato uno spreco, perché molte delle sue parole erano rilevanti. Avevo concluso l’intervista con ottimismo, e un pizzico di tristezza per il fatto che le esperienze di Yoo sono simili a quelle di molti coreani della diaspora (compresi artisti più giovani come la musicista ventenne Hannah Bahng). C’è la sensazione che molti di noi debbano allontanarsi per essere ascoltati o, nel caso di Yoo, per essere visti come qualcosa di più di uno stereotipo.

Yoo è nato e cresciuto in Germania, ha studiato recitazione negli Stati Uniti e infine si è trasferito in Corea del Sud per ottenere quei ruoli di spessore per i quali, in quanto asiatico, non veniva spesso preso in considerazione nei Paesi europei o negli Stati Uniti.

Quello che segue è un contenuto aggiuntivo della nostra conversazione, che è stato modificato per ragioni di lunghezza e chiarezza.

Dopo il successo di Past Lives, avrà avuto l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i ruoli. Che cosa l’ha spinta a partecipare a questa stagione di “The Recruit”?
TEO: Capisco che si potrebbe supporre, dopo un film come “Past Lives”, ma la varietà di ruoli non era così ampia come ci si potrebbe aspettare, perché la gente tende a pensare a me non come Teo Yoo, ma come Hae-sung, la persona che ho interpretato in Past Lives. Di conseguenza, sono arrivate solo proposte per ruoli simili, e ho detto di no. Mi piacciono le sfide. Voglio cambiare. Questo è stato uno dei motivi per cui ho fatto il provino per [il ruolo] di Jang-kyun in The Recruit. La differenza sta nel motivo per cui ho voluto farne parte.

In passato ha detto che c’erano ruoli stereotipati che tendeva a evitare, come quello del ragazzo delle arti marziali. Jang-kyun è un tipo da arti marziali, ma è anche molto di più. Il modo in cui si propone è davvero potente e all’inizio non siamo sicuri di chi sia.
TEO: [Sorridendo] Oh, grazie. Ho subito uno shock culturale inverso, essendo stato in Corea del Sud solo negli ultimi 15 anni, e avendo lì la mia base . Così mi sono imposto di non voler fare [certi ruoli]… non per il gusto di essere un ribelle, ma semplicemente perché non mi sembra autentico. Sono disposto a interpretare un nerd, a interpretare qualcuno di stupido o di imbranato, e sono disposto a interpretare anche qualcuno di molto coinvolto nelle arti marziali, purché il personaggio sia sfaccettato e interessante. Quindi se c’è qualcosa di cui sono grato è il modo in cui [lo showrunner] Alexi [Hawley] ha creato questo personaggio nella seconda stagione di “The Recruit”. Si tratta prima di tutto un essere umano. Sulla base di questo posso interpretare tutti i tropi, come fosser nozioni in qualche modo decorative, sia che si tratti di commedie, sia che si tratti di smidollati o di nerd, sia che si tratti di arti marziali. Ma prima si deve vedere Jang-kyun come un uomo che ha un lavoro in cui deve nascondere qualcosa che sta accadendo, e che sacrifica tutto – anche la sua vita – per combattere per la persona che ama. E chi non capisce questo a livello umano? Quindi è questo che cerco, e che mi gratifica in questo progetto.

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Quando ho visto che era stato scritturato per questa stagione, ho capito che sarebbe stata buona, perché lei tende a scegliere ruoli interessanti in progetti di qualità.
TEO: Oh, mio Dio, grazie mille. Questo significa davvero molto. Tutti i membri del cast e della troupe, non solo io. È una testimonianza della scrittura di Alexi e anche della leadership di Noah Centineo, star di “The Recruit” e produttore esecutivo. Alla sua [giovane] età e al suo livello di esperienza, la traiettoria che ha avuto iniziando come attore bambino – è qualcosa di molto lodevole e che rispetto in lui. Noah è una persona che ha i piedi per terra, la testa a posto, che ha creato un ambiente così caldo e piacevole per tutti noi, dove ci si sentiva benvenuti. È stata un’esperienza in cui si poteva provare qualcosa ed essere vulnerabili, e [il cast e la troupe] erano lì per starti accanto. Sono davvero grato per questo. È un privilegio far parte dello show.

Le scene di combattimento sono intense. Quante arti marziali conosce?
TEO: Quando ero bambino, praticavo il taekwondo. Tutti i genitori mandavano i figli a taekwondo a sei, sette o otto anni. Poi ho fatto judo durante l’adolescenza. E ora sono uno studente di jiu-jitsu. I ruoli che interpreto sono sempre un’amalgama dell’impegno dietro le quinte. Potrei interpretare un ragazzo di nome Jang-kyun e dire le battute nei primi piani. Ma la mia controfigura, Leslie, ha creato la coreografia. Lui mi ha addestrato. Leslie era lì e ha fatto alcune delle azioni che si vedono sullo schermo. Io conosco le scene in cui ci sono e quelle in cui non sono, e dove c’è lui invece. Leslie ha creato Jang-kyun assieme a me.

Spero che ci sarà una terza stagione, perché mi è piaciuto molto il bromance multiculturale così rispettoso tra i personaggi interpretati da te e Noah. E poi [attenzione agli spoiler!] il finale allude a una continuazione…
TEO: Sì, sia sullo schermo che fuori, grazie. Sì, è quello che voglio sentire. È quello che vogliamo sentire tutti. [Ride].

Ho sentito dire che lei è un grande fan di Keanu Reeves. Ho letto una frase di Keanu che dice di voler fare un sequel di “Constatine”, che credo abbia avuto il via libera nel 2022. Penso a come potrebbe essere se lei recitasse al suo fianco in quel film . Pensa mai a chi le piacerebbe affiancare, su Netflix, in un film o altro?
TEO: (…) posso parlarti delle scelte che faccio nel privato e dell’ammirazione per i miei modelli di riferimento. Keanu Reeves è un modello di riferimento, e proviene da grandi franchise. Credo che un investimento a lungo termine in un contratto che ti lega a un franchise possa essere a volte un po’ pericoloso. Ma se si guarda agli attori che non hanno firmato per questo, è perché il primo film e il personaggio in cui hanno recitato era un capolavoro – un capolavoro a sé stante – che ha portato a un franchise. Il franchise in sé non era l’obiettivo iniziale. È stato così con “Matrix”. È stato così con “John Wick”. Ed è stato così ora con “Constantine”. Ecco perché dico che c’è qualcosa che questo attore sa e che nessun altro sa. C’è qualcosa nella traiettoria della sua vita e nella sua esperienza – e tutti conosciamo la tragedia che ha vissuto (ha perso un figlio, nato morto, e la compagna nel giro di un anno, fra il 1999 e il 2000, NdT) e come l’ha superata. C’è qualcosa in lui, una visione della vita… e il modo in cui si comporta sul set è davvero encomiabile e lo rispetto. L’ho incontrato durante una premiazione di “Past Lives” e ho potuto dirgli tutto questo.

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Quando Keanu ha iniziato a fare l’attore, molti miei colleghi e persino i suoi fan non si rendevano conto che era in parte asiatico, di origini cinesi e hawaiane. Non hanno mai pensato che questo bel ragazzo potesse essere asiatico, perché avevano un’idea preconcetta di come fossero gli uomini asiatici. Poi, quando sento che lei ha avuto difficoltà a ottenere ruoli in Occidente e che si è dovuto trasferire in Corea per trovare ruoli più autentici, mi chiedo: come fa uno con le tue fattezze a non essere scelto per i ruoli da protagonista?
TEO: [Sorride] Grazie. Lo apprezzo molto. Beh, ancora una volta, è tutto nel contesto in cui ho collocato la mia identità, credo. E per raccontarvi un po’ di storia su di me, non mi sono mai percepito come la gente mi percepisce ora, soprattutto nel periodo pre Internet. Sono nato nell’81. E all’epoca essere asiatici non era di tendenza. La Corea non ha fatto tendenza [come forza della cultura pop] che negli ultimi anni. Di conseguenza, non ho mai sentito i complimenti che sento ora. Crescendo così fino ai miei 20 anni, poco prima di trasferirmi in Corea, [essere considerato fisicamente piacevole] non faceva parte della mia identità. Da giovane ero un po’ più cicciottello. È una cosa molto strana, oggettivamente, avere a che fare con l’aspetto fisico. Non me ne lamento…

Pensavo avrei finito per essere un’artista di strada, di creare un ruolo per la strada, di andare nei parchi a fare spettacoli per le famiglie e magari di imparare a fare i burattini per poi fare le audizioni per il Cirque du Soleil o, in Europa, per il famosissimo e leggendario Circo Roncalli. Pensavo che quella sarebbe stata la mia vita. Poi mi sono sposato, ho assunto delle responsabilità e iniziato ad ascoltare le opinioni di persone più intelligenti di te. Mi sono adattato.

Ho avuto la fortuna di trovarmi in un momento della mia vita, alla mia età, con il mio aspetto, nel contesto storico in cui i contenuti K sono diventati di tendenza, popolari. Non posso prendermi alcun merito. Sono solo grato di essere dove sono in questa fase della mia vita, in questo momento.

Credo che negli Stati Uniti molti si siano accorti di lei quando ha interpretato Klaus Kim in “Seoul Searching”. E questo prima che esplodesse il fenomeno del K-tutto. Quindi lei c’era, all’inizio di quell’ondata, e ha aiutato a far conoscere i talenti coreani.
TEO: Sì, è stato esattamente 10 anni fa, nel 2015 al Sundance, quando “Seoul Searching” è stato presentato in anteprima. E non lo so. Non so come facciano le cose ad accadere nel modo in cui accadono. [Ride]

A proposito di come accadono le cose, come è nato “Texas Summer”?

TEO: Oh mio Dio, non posso credere che tu l’abbia visto. [Ride] Era parte di un reality show [“Music Adventure by Accident”] creato per la Corea, in cui viaggiavamo negli Stati Uniti e ci lasciavamo ispirare dalla cultura locale, e poi a fine show abbiamo scritto una canzone. Il video musicale è stato creato con a scene reali di quel programma, dove eravamo in un ranch. Io lavoravo con i cowboy ed ero stato assunto come manovale. Lavoravamo con le mucche, andavamo al pascolo, in pratica vivevamo una parte del patrimonio americano.

So che il tempo a disposizione è finito. Se potessi parlare con voi per altre tre ore, lo farei! Grazie mille per il suo tempo.
TEO: Oh, grazie a lei. È stato un piacere. Grazie mille, Jae-Ha. Ciao!

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Team delle traduzioni di Koreami.org