Hanok: dalle radici antiche al futuro sostenibile dell’architettura coreana

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Un’eredità che respira: perché gli Hanok parlano ancora al presente

Nel cuore della Corea contemporanea, dove la cultura pop e la tecnologia dominano la scena globale, resiste un simbolo tangibile dell’anima coreana: l’Hanok. Queste case tradizionali non sono solo espressioni architettoniche del passato, ma anche contenitori di filosofia, identità e potenziale futuro. Come osserva l’architetta Kim Yong-mi, CEO di GS Architects & Associates, esperta e sostenitrice dell’architettura tradizionale coreana nel contesto contemporaneo, durante la sua intervista con il The Korean Herald (fonte originale qui):

L’Hanok è un motivo d’orgoglio per i coreani. Dobbiamo trovare il modo di portare avanti l’architettura coreana nel futuro.

In un’epoca in cui l’architettura tende a rincorrere la funzionalità e la rapidità costruttiva, riscoprire lo spirito degli Hanok significa rimettere al centro una visione più umana e armonica dell’abitare. Le case tradizionali coreane sono ambienti che raccontano una filosofia della vita, un modo di stare al mondo basato sulla relazione, sulla lentezza, sull’integrazione tra individuo, collettività e natura. Se oggi il mondo intero riconosce la Corea per l’energia del K-pop o la raffinatezza dei suoi drama, è forse giunto il momento di valorizzare anche il patrimonio architettonico come parte integrante dell’identità culturale nazionale. L’Hanok, in questo senso, è molto più di una forma architettonica: è un’idea da rivivere e reinterpretare nel presente.

Kim Yong-mi, Architettot e CEO di GS Architects & Associates

Un’eredità secolare: storia e filosofia degli Hanok

Le origini dell’Hanok risalgono ai Tre Regni (57 a.C. – 668 d.C.), ma è durante la dinastia Joseon (1392–1910) che questo stile prende forma definitiva. Esse non sono semplicemente case tradizionali, ma vere e proprie manifestazioni materiali della visione coreana del mondo. Il loro sviluppo si è intrecciato con le trasformazioni culturali, religiose e sociali della Corea nel corso dei secoli.

Durante la dinastia Joseon, il pensiero confuciano divenne predominante e influenzò in profondità anche l’architettura abitativa. Le Hanok venivano progettate per riflettere l’ordine sociale, con spazi distinti per uomini e donne, padroni e servitori, secondo i principi geomantici del pungsu-jiri, analoghi al feng shui cinese; l’orientamento e la struttura si armonizzano con il paesaggio naturale secondo il principio del baesanimsu“montagna alle spalle, acqua di fronte”.

Ciò che colpisce più di tutto è la raffinata integrazione tra l’ambiente naturale e quello costruito: non si tratta solo di case, ma di microcosmi dove ogni elemento — dal cortile interno alle travi in legno esposte — è pensato per stabilire un dialogo silenzioso ma costante tra l’uomo e il paesaggio. Come ha raccontato l’architetta Kim Yong-mi:

Quando entri in un Hanok, puoi vivere una varietà di esperienze. L’interno e l’esterno si fondono insieme. Quando guardi dal davanti, la tua vista si estende attraverso l’apertura fino al cortile. Non stai guardando una cosa sola — è una vista a strati, uno spazio che conduce a un altro, e poi ancora oltre, verso lo spazio successivo.

Caratteristiche architettoniche e varianti regionali

L’identità architettonica degli Hanok è determinata da una combinazione di elementi funzionali, simbolici e ambientali. I materiali naturali — legno, terra cruda, pietra, carta di gelso — sono utilizzati non solo per la loro disponibilità, ma anche per il loro comportamento “vivo”, capace di respirare con l’ambiente. Il tetto in tegole curve (giwa) è una delle componenti più riconoscibili, ma anche la struttura modulare in travi e colonne, che consente una grande flessibilità, rappresenta un tratto distintivo. Il sistema di riscaldamento ondol, che irraggia calore dal pavimento tramite canali di fumo, è un’invenzione ingegnosa e sofisticata, ancora oggi apprezzata per il suo comfort.

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Le Hanok si adattano ai diversi climi regionali: più compatte e isolate a nord, più aperte e ventilate al sud, in una sapiente risposta al contesto. Questa modularità non è solo un valore storico: può diventare un punto di forza anche nella costruzione contemporanea. Come osserva Kim:

Poiché l’Hanok è composto da sezioni identiche, si può costruire simultaneamente in più aree. È un sistema adatto all’industrializzazione.

Nella sua esperienza progettuale, l’adozione di una struttura Hanok con tecniche moderne ha rivelato un potenziale di industrializzazione e prefabbricazione spesso ignorato:

Per la prima volta, ho combinato il metodo di costruzione tradizionale in legno con la costruzione occidentale a telaio leggero, il che ci ha permesso di procedere rapidamente. È allora che ho capito — l’Hanok può essere altamente modulare.

La ripetibilità delle unità costruttive permette infatti una realizzazione più veloce e coordinata, suggerendo che l’Hanok non debba essere relegato a un mondo artigianale e lento, ma possa inserirsi con intelligenza anche nei processi produttivi odierni.

Disposizione interna alla struttura del Hanok. Fonte disponibile alla fine dell'articolo

Il futuro dell’Hanok: tra adattamento e sostenibilità

Il rilancio dell’Hanok non può passare solo dalla conservazione. Se vuole sopravvivere, deve evolvere. È questa la sfida che Kim Yong-mi e altri architetti visionari stanno affrontando: reinterpretare la filosofia dell’Hanok alla luce delle esigenze contemporanee. Kim sottolinea che il vero valore dell’Hanok non sta nel riprodurre fedelmente ogni elemento estetico del passato, come i tetti in tegole o le cornici decorative, ma nel conservarne lo spirito: l’armonia tra spazio e natura, la fluidità dei percorsi interni, la ricerca di un equilibrio tra individuo e ambiente.

Questo approccio si concretizza in progetti come Bambu Seongsu, dove l’idea di connessione tra interno ed esterno viene mantenuta grazie a terrazze aperte e continuità visiva, pur rinunciando ad alcuni dettagli tradizionali costosi e poco pratici. La sostenibilità diventa così anche economica: è fondamentale trovare soluzioni che rendano l’Hanok accessibile, adottabile su scala urbana e non solo riservato a elite o contesti museali.

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Bambu Seongsu (GS Architects & Associates)

L’Hanok racchiude un immenso patrimonio immateriale. Tuttavia, come lamenta Kim:

Pochi architetti si concentrano sull’Hanok professionalmente,

complice un sistema accademico fortemente orientato all’architettura occidentale. Questa trascuratezza rappresenta una perdita culturale, ma anche un’occasione non colta per distinguere l’identità coreana nel mondo contemporaneo.

Nonostante tutto, strutture come il Teatro Tradizionale di Namsan e il Museo degli Artefatti Gosan Yun Seon-do — entrambi premiati con il Presidential Award — dimostrano che la tradizione può convivere con l’innovazione quando è guidata da una visione coerente.

Gosan Yun Seon-do Artifact Museum (Yoon Jun-hwan)

Il rilancio dell’Hanok passa anche attraverso un processo di reimmaginazione culturale e sociale. Una delle difficoltà maggiori è rappresentata dai costi elevati: la costruzione con materiali tradizionali, come il legno massello, risulta oggi poco competitiva rispetto all’edilizia in cemento e acciaio. Come spiega Kim:

In generale, i costi di costruzione dell’Hanok sono alti, quindi è difficile che gli individui possano intraprenderli a meno che non si tratti di un progetto sostenuto dal governo.

Inoltre, il lavoro degli artigiani specializzati, spesso anziani e non sostituiti da nuove generazioni, rallenta l’adozione di tecniche più rapide e standardizzate. Kim denuncia anche l’inerzia dell’industria edilizia tradizionale e la rigidità culturale del pubblico, che spesso rifiuta ogni variazione dal modello “classico”. Tuttavia, proprio questa tensione tra tradizione e innovazione può generare un linguaggio architettonico autentico, capace di parlare sia al passato che al futuro della Corea.

L’Hanok come ambasciatore culturale: una nuova identità per l’architettura coreana

L’Hanok è molto più di una casa antica: è un manifesto culturale, un dispositivo filosofico, un potenziale narrativo che può — se rinnovato con intelligenza — contribuire a ridefinire l’identità coreana nel mondo. In un Paese che ha conquistato l’immaginario globale con il K-pop, i drama e il cinema, l’architettura rischia di restare ai margini del discorso culturale internazionale. Eppure, come denuncia Kim:

Nei nostri spazi quotidiani non troviamo nulla che dica davvero ‘questo è coreano’.

È una lacuna che l’Hanok può colmare, non come reliquia, ma come infrastruttura viva di una modernità consapevole. Riconoscere, valorizzare e reimmaginare l’Hanok significa restituire alla Corea un volto architettonico proprio, radicato e al tempo stesso proiettato nel futuro. L’Hanok, se liberato dalle sue rigidità e rilanciato attraverso una progettualità innovativa, ha le potenzialità per diventare il prossimo grande ambasciatore della cultura coreana nel mondo.

Fonti delle immagini:
The Korean Herald
Europoster
ResearchGate

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Architetto paesaggista e Ph.D candidate in urbanistica, osservo la Corea del Sud attraverso la lente del progetto, tra spazio urbano, trasformazioni sociali e tradizione architettonica. Appassionata di k-pop e k-drama dal 2018, ARMY e ATINY nell’anima e nel cuore, intreccio il mio percorso di ricerca con l’esplorazione delle dinamiche culturali contemporanee.