Per la prima volta nella storia della Corea del Sud, le coppie dello stesso sesso potranno essere riconosciute nel censimento nazionale come “coniugi” o “partner conviventi”.
Una semplice casella da spuntare, sì, ma dal peso enorme.
Fino a ieri, chi provava a selezionare “spouse” (coniuge) nel questionario veniva bloccato dal sistema: errore, voce non valida.
Da oggi, invece, quella stessa risposta sarà accettata e registrata come qualunque altra.
Il cambiamento arriva con l’edizione 2025 del Population and Housing Census, il grande censimento che si tiene ogni cinque anni, e che questa volta celebra anche un secolo dalla prima rilevazione nazionale.
È un aggiornamento silenzioso, ma dal valore simbolico immenso.
Per la prima volta, lo Stato decide di fare un passo verso le coppie LGBTQ+. Non è ancora un riconoscimento legale, ma è un segnale forte, quasi sussurrato: qualcosa sta cambiando.
Secondo Rainbow Action Korea, una rete che riunisce 49 organizzazioni LGBTQ+, è “una decisione storica”.
“Finora le coppie dello stesso sesso non potevano indicarsi come coniugi, anche se vivevano insieme come tali. Il sistema segnalava un errore. Questo è il primo passo verso una reale inclusione delle persone LGBTQ+ nei dati nazionali”, ha dichiarato il gruppo.
Anche il Justice Party ha salutato la novità con entusiasmo, definendola il risultato di anni di battaglie e visibilità.
“Crediamo che questo porterà ad altri cambiamenti. Arriverà il giorno in cui anche le persone transgender saranno riconosciute nelle statistiche nazionali”, si legge nella nota del partito.
Non mancano, però, le critiche.
Secondo Rainbow Action, il governo non avrebbe comunicato in modo chiaro questa novità, rischiando di lasciare molte coppie all’oscuro della possibilità di essere finalmente riconosciute. L’organizzazione invita inoltre ad aggiungere nei futuri censimenti domande volontarie su orientamento sessuale e identità di genere, così da poter rappresentare davvero tutte le voci della comunità.
La Corea del Sud rimane un Paese complesso quando si parla di diritti LGBTQ+.
Secondo un sondaggio del 2024 di Korea Research, la metà dei cittadini si oppone ancora al matrimonio egualitario, mentre solo una parte più piccola lo sostiene. Numeri che, almeno per ora, restano fermi, come se la società avesse bisogno di un po’ più di tempo per aprirsi davvero.
Eppure, i segnali di cambiamento ci sono.
Le parate del Pride sono sempre più partecipate: diverse celebrità, anche del mondo K-pop, hanno deciso di fare coming out, e i media raccontano con più naturalezza storie LGBTQ+.
Nel 2024, inoltre, un tribunale ha stabilito che i coniugi dello stesso sesso possono beneficiare della copertura dell’assicurazione sanitaria nazionale, un precedente importante.
C’è ancora tanta strada da fare. Ma ogni passo conta, e quello di oggi potrebbe davvero cambiare la storia.
In una società che cambia lentamente, anche un piccolo gesto può fare rumore. Questa decisione non cancella le disuguaglianze, ma dà visibilità a chi per troppo tempo non l’ha avuta. È un promemoria di come il cambiamento inizi spesso nei dettagli: in una parola, in una scelta, in una casella finalmente da spuntare.


