Nella disputa fra Min Hee-jin e HYBE ci stiamo avvicinando, c’è da augurarselo, alla resa dei conti definitiva. Lo scorso 28 novembre l’ex CEO di ADOR ha trasformato l’aula della Corte Distrettuale civile di Seoul in un campo di battaglia, lanciando accuse pesantissime contro i vertici di HYBE.
Al centro dello scontro c’è la richiesta di esecuzione della put option, la “clausola di uscita” dorata: un accordo contrattuale che dà a Min il diritto di costringere HYBE a ricomprarsi le sue azioni di ADOR a un prezzo calcolato sui profitti operativi. Parliamo di una cifra astronomica: 26 miliardi di won (circa 17-18 milioni di euro). Min Hee-jin vuole incassare questa liquidazione per chiudere i conti; HYBE si rifiuta di pagare, sostenendo che lei abbia violato il contratto di fiducia e perso quindi ogni diritto a quei soldi.
Per oltre cinque ore, tra le lacrime, Min ha delineato quello che definisce un piano di “sabotaggio sistematico” messo in atto da HYBE per spingerla via senza pagare, danneggiando le NewJeans nel processo:
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Dirottamento commerciale: il team advertising di HYBE avrebbe tentato di spostare contratti pubblicitari di alto profilo, originariamente chiusi per le NewJeans, verso altri gruppi della label (le indiscrezioni puntano verso LE SSERAFIM e ILLIT).
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Silenzio stampa: il dipartimento PR avrebbe volutamente minimizzato i traguardi record raggiunti dalle ragazze, “insabbiando” i loro successi mediatici per non dare troppo potere contrattuale a ADOR.
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“Sacrificio per l’IPO“: l’accusa più tagliente riguarda il suo stesso reclutamento. Min sostiene di essere stata usata come “trofeo” per gonfiare la valutazione di HYBE in vista della quotazione in borsa, per poi essere scartata come un “sacrificio utile” una volta raggiunto l’obiettivo finanziario.
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Ogni giorno in quell’azienda era un inferno, ma sono rimasta solo per le NewJeans
ha dichiarato Min, ricordando il clima precedente alle sue dimissioni dal board di ADOR avvenute il 20 novembre 2024, data che segnò la chiusura definitiva del suo ruolo esecutivo e l’inizio di questa lunga battaglia legale.
La situazione rimane paradossale per le NewJeans: legalmente vincolate a restare in ADOR fino alla scadenza del contratto (avendo perso il ricorso a ottobre 2025), si ritrovano a lavorare per la stessa dirigenza che la loro “madre creativa” sta accusando, tribunale alla mano, di averle sabotate per invidia e strategia aziendale.
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