Corea vs USA (Immagine creata con l'ausilio di AI)

Le proteste in Corea del Sud contro le richieste militari degli Stati Uniti

Elisa
By Elisa
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Per settimane Seoul è scesa in piazza contro la richiesta degli Stati Uniti di inviare truppe sudcoreane nello Stretto di Hormuz. Dall’inizio della guerra contro l’Iran, a febbraio, l’amministrazione di Donald Trump preme sugli alleati perché contribuiscano alla sicurezza del passaggio, oggi sotto il controllo di Teheran e cruciale per il petrolio mondiale. L’opinione pubblica sudcoreana ha risposto con un rifiuto netto e la scorsa settimana il presidente Lee Jae-myung ha chiuso la questione: nessun soldato e nessun mezzo militare coreano parteciperà al conflitto.

Fonte Reuters
Fonte Reuters

Oltre 540 organizzazioni civiche e religiose hanno sfilato nel quartiere di Jongno, nel cuore della capitale. Altri presidi si sono tenuti davanti al Sejong Center, di fronte all’ambasciata americana, e a Pyeongtaek, all’ingresso di Camp Humphreys, la più grande base militare USA all’estero. Sui cartelli comparivano slogan contro la “guerra di aggressione” americana, mentre dal palco il monaco Seonwoo dell’ordine buddista Jogye ricordava che nessuna pace può reggersi sul sangue di altri popoli. “Non possiamo mandare i nostri ragazzi in un mare di morte”, scandivano i manifestanti.

Il dissenso va ben oltre attivisti e sindacati. Secondo Gallup Korea (8-10 settembre, 1.000 intervistati), il 55% dei sudcoreani è contrario all’invio di truppe, contro il 32% di favorevoli: la stessa quota di contrari registrata a marzo, quando Trump aveva chiesto per la prima volta navi da guerra a Seoul. Il National Barometer Survey (7-9 settembre) conta il 45% di contrari e il 36% di favorevoli, mentre per Hangil Research (5-7 settembre) il distacco si riduce a un quasi pareggio, 47,1% contro 43%. Il dato più scomodo per Lee arriva dal suo stesso elettorato: per Gallup il 69% di chi vota Partito Democratico è contrario. E i più giovani? Qui le rilevazioni vanno in controtendenza: per Hangil tra i 18 e i 29 anni la maggioranza è favorevole, mentre nel National Barometer gli under 30 si dividono tra un 40% di sì, un 22% di no e un 37% che ancora non sa.

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La protesta segna una frattura nelle consuetudini dell’alleanza tra Washington e Seoul, sancita dal trattato di mutua difesa del 1953. Per decenni la Corea del Sud ha pagato una “tassa di sangue” in cambio dell’ombrello protettivo americano contro Pyongyang: oltre 300 mila soldati inviati in Vietnam, poi la partecipazione alle operazioni in Iraq nei primi anni Duemila. Oggi quel modello asimmetrico convince sempre meno, anche perché Trump lega la cooperazione militare a dazi e investimenti, e molti cittadini lo vivono come un’ingerenza.

Per il presidente, in carica dal giugno 2025, la partita si era fatta delicata. Il ministero della Difesa aveva mandato nell’area una squadra di valutazione e tra le opzioni allo studio c’erano un aereo da pattugliamento marittimo, una nave di supporto logistico o un’unità di sminamento. Intanto il gradimento di Lee è sceso al 37%, il minimo del mandato, complici anche le polemiche su casa e rimpasto di governo. In una conferenza stampa convocata a sorpresa, il presidente ha escluso qualsiasi coinvolgimento nella guerra, assicurando che la linea tenuta finora resterà la stessa.

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Resta da vedere come reagirà Washington. Ad agosto Trump aveva già ridimensionato le esercitazioni militari congiunte, citando tra i motivi proprio il mancato aiuto di Seoul contro l’Iran.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net