Mercoledì 20 maggio, allo stadio Suwon Sports Complex, in Corea del Sud, si è giocata una partita di calcio insolita e storicamente significativa. La squadra femminile nordcoreana del Naegohyang Women’s FC ha affrontato e battuto per 2-1 le sudcoreane del Suwon WFC nella semifinale dell’AFC Women’s Champions League.
L’evento ha attirato una notevole attenzione mediatica e politica perché era dal 2018 che una delegazione sportiva della Corea del Nord non metteva piede in territorio sudcoreano, a causa del progressivo congelamento dei rapporti diplomatici tra i due paesi.
Uno degli aspetti più singolari della partita è stato il comportamento del pubblico locale. Durante i novanta minuti, una parte consistente degli spettatori ha sostenuto attivamente la squadra del Nord, intonando cori per le calciatrici di Pyongyang. Questi «tifosi volontari» non erano spettatori neutrali, ma gruppi organizzati di attivisti, studenti e associazioni progressiste che promuovono la riunificazione pacifica della penisola. Sugli spalti hanno sventolato la bandiera dell’Unificazione (quella con la sagoma azzurra su fondo bianco), poiché l’esposizione della bandiera nordcoreana è vietata al Sud dalla Legge sulla Sicurezza Nazionale.
L’iniziativa ha spaccato l’opinione pubblica sudcoreana: per l’area progressista si tratta di una necessaria diplomazia dal basso, mentre per i conservatori e gran parte dei giovani sudcoreani è una mobilitazione anacronistica verso uno stato ostile. L’episodio ha indispettito i tifosi del Suwon, che hanno lamentato di aver giocato nel proprio stadio in un’atmosfera da trasferta, arrivando ad attribuire alla divisione del tifo locale la sconfitta della squadra di casa.
Storicamente, lo sport è stato utilizzato dalle due Coree come uno dei pochissimi canali di “diplomazia indiretta“. L’esempio più celebre recente risale ai Giochi olimpici invernali di Pyeongchang del 2018, quando le delegazioni dei due paesi sfilarono sotto un’unica bandiera e presentarono una squadra unificata di hockey sul ghiaccio femminile.
Da allora, però, il contesto è profondamente cambiato. Negli ultimi anni il leader nordcoreano Kim Jong Un ha formalmente modificato la linea geopolitica del regime, abbandonando l’obiettivo storico della riunificazione pacifica e definendo esplicitamente la Corea del Sud come il principale stato nemico. Questo ha reso l’organizzazione della partita e il rilascio dei visti d’ingresso per la delegazione nordcoreana (composta da 39 persone) un processo burocratico e diplomatico molto complesso, sbloccatosi solo a ridosso del torneo.
Dal punto di vista prettamente sportivo, la vittoria del Naegohyang Women’s FC conferma il grandissimo valore del movimento calcistico femminile nordcoreano, che a livello asiatico e giovanile esprime da anni squadre molto competitive, nonostante l’isolamento internazionale del paese. Sotto di un gol all’inizio del secondo tempo, la squadra di Pyongyang ha ribaltato il risultato grazie alle reti di Kum-ok Choe al 55° minuto e di Kim Kyong-yong al 67°.
Con questo risultato, il Naegohyang Women’s FC si è qualificato per la finale della competizione continentale, che si disputerà sabato 23 maggio sempre a Suwon. Se la squadra nordcoreana dovesse vincere il trofeo, prolungherà la sua permanenza al Sud di un giorno, altrimenti il rientro a Pyongyang è previsto per la mattina successiva alla partita.
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