In una calda e umida serata romana, gli ATEEZ si sono esibiti a ROCK IN ROMA, all’Ippodromo delle Capannelle, l’8 luglio.
Alle 22 in punto, dopo un breve video introduttivo accompagnato dalla live band, il gruppo è salito sul palco aprendo lo show con uno dei suoi brani più potenti, Guerrilla, conquistando fin dai primi secondi il pubblico.
Il Capitano Hongjoong ha iniziato il brano come di consueto con un rap esplosivo ed incalzante, seguito da tutti i membri.
Personalmente non riesco a immaginare un brano migliore per aprire una performance di questa intensità. Fin dai primi minuti gli ATEEZ hanno imposto il ritmo dello show, lasciando poco spazio al respiro.
Costumi: l'estetica punk degli ATEEZ
L’impatto iniziale non è stato dato soltanto dalla musica. Anche i costumi hanno avuto un ruolo fondamentale nel costruire l’immaginario della performance. Gli outfit richiamavano l’estetica PUNK, nata nella Gran Bretagna della fine degli anni Settanta come forma di ribellione giovanile. Strappi, spille da balia, capi destrutturati e dettagli volutamente irregolari diventavano il linguaggio visivo di un movimento che avrebbe poi influenzato anche l’alta moda.
Tra le figure che hanno trasformato quell’estetica in moda c’è Vivienne Westwood, che insieme a Malcolm McLaren contribuì a portare il punk oltre la scena musicale, rendendo il tartan uno dei suoi simboli più riconoscibili.
È uno degli esempi più noti di quello che in sociologia viene definito bubble-up: una tendenza nata nelle sottoculture urbane che finisce per influenzare la moda di lusso.
Sul palco questi riferimenti prendevano forma attraverso dettagli ben riconoscibili: la camicia consumata di Yunho, insieme alle spille da balia che formavano il logo ATEEZ sulla bandana rossa, le canotte lacerate di Seonghwa e Wooyoung, i choker, le cinture borchiate, il gilet e i pantaloni in pelle e quelli tartan di Hongjoong abbinati a camicia bianca e cravatta volutamente disordinata. Un insieme coerente che richiamava il linguaggio visivo del punk senza limitarsi a riproporlo fedelmente.
La scaletta e la performance dal vivo
Da quel momento la scaletta ha continuato a mantenere la stessa intensità. Con i brani Fireworks (I’m The One) e Say My Name il gruppo ha entusiasmato Atiny (fandom del gruppo) senza mai fermarsi.
Dopo una breve presentazione, lo spettacolo è proseguito con un altro brano tanto voluto e visto per la prima volta dal vivo dal pubblico italiano, NASA, dalla loro penultima uscita, GOLDEN HOUR: Part.4. L’esecuzione della coreografia, la base completamente dal vivo e le loro voci hanno dato un’ulteriore carica di energia. Uno dei momenti che ho apprezzato di più è stato Crazy Form, che aveva aperto il concerto a Milano a gennaio 2025 per il loro 2025 WORLD TOUR [TOWARDS THE LIGHT : WILL TO POWER], dove l’arrangiamento con la live band le ha conferito una marcia in più, confermandola come una delle esibizioni dal vivo più riuscite.
Sono poi arrivati l’inedita BAD, appena rilasciata il 26 giugno con GOLDEN HOUR: Part.5, che dal vivo mi ha completamente fatto cambiare idea, soprattutto perché ai primi ascolti non mi aveva convinta; WORK, 멋(The Real) e Shaboom, che hanno mantenuto altissima l’intensità dello spettacolo. Se i precedenti citati rimangono dei sempreverdi nelle esibizioni del gruppo, BAD e Shaboom in particolare si sono rivelate una sorpresa molto apprezzata dato che erano la prima volta per il pubblico italiano, ancora in attesa dell’annuncio delle date europee del nuovo tour.
Il momento più emozionante è arrivato con Turbulence, una novità nella setlist rispetto alla precedente leg europea. Seguito da Now this house ain’t a home, il brano ha commosso pubblico e artisti, culminando in un abbraccio di gruppo e nel consueto “8 make 1 team” pronunciato da Hongjoong.
Un altro momento esplosivo della serata è stato quello portato da Adrenaline, altro brano che acquista una forza completamente diversa dal vivo.
Lo show si è poi concluso con BOUNCY (K-HOT CHILLI PEPPERS), un pezzo ormai amatissimo da tutti e in cui è difficile restare fermi.
Le impressioni del pubblico e le criticità logistiche
Dopo questo brano il concerto si è concluso in modo piuttosto rapido, lasciando molti spettatori sorpresi per la durata complessiva dello show.
Solitamente gli show proposti nei festival dagli headliner superano spesso l’ora e un quarto. In questo caso, invece, il concerto si è concluso dopo circa un’ora, comprese le presentazioni e il video introduttivo.
La sensazione condivisa da molti spettatori era quella di rammarico per una durata inferiore alle aspettative. Ha sorpreso molti presenti anche il fatto che la durata dell’esibizione dell’headliner sia stata molto vicina a quella del gruppo di apertura, i can’t be blue, protagonisti di una performance molto apprezzata dal pubblico.
Tra i temi più discussi dal pubblico anche l’organizzazione degli ingressi e il costo dei biglietti, aspetti che hanno contribuito ad alimentare un certo malcontento tra parte dei presenti.
Nonostante le evidenti difficoltà logistiche, in meno di un’ora gli ATEEZ hanno offerto al pubblico uno spettacolo di altissima qualità. La scaletta, densa di brani potenti ed energici, avrebbe messo a dura prova chiunque anche in condizioni normali. Le temperature elevate e l’alto tasso di umidità hanno testato la resistenza di tutti, ma i ragazzi non si sono risparmiati un solo secondo, portando a termine lo show quasi senza prendere fiato. In alcuni momenti la stanchezza fisiologica era visibile, ma l’entusiasmo e il calore del pubblico italiano hanno dato loro la carica, lasciandoli visibilmente felici e grati.
Personalmente ho avuto la sensazione che alcuni aspetti organizzativi avrebbero potuto essere gestiti con maggiore fluidità. È un’impressione condivisa anche da molti spettatori con cui ho avuto modo di confrontarmi al termine della serata. Resta il rammarico che un appuntamento così importante avrebbe potuto offrire un’esperienza ancora più completa, all’altezza dell’attesa che accompagnava il ritorno degli ATEEZ in Italia.
Malgrado i disagi ambientali e logistici, il gruppo ha regalato ai presenti un’esibizione di altissimo livello, caratterizzata da coreografie potenti, una stabilità vocale impressionante e una presenza scenica che non ha mai perso intensità. I loro volti erano rigati dal sudore e segnati dalla fatica, eppure la dedizione e la professionalità mostrate sul palco confermano lo spessore artistico di questo gruppo. Tredici brani eseguiti interamente dal vivo con un arrangiamento rock inedito e una resa vocale incredibile hanno trasformato questo appuntamento in un’esperienza memorabile. In attesa dell’annuncio ufficiale delle date europee del nuovo tour, porto con me il ricordo di una serata intensa, che nonostante qualche limite organizzativo ha confermato ancora una volta la forza degli ATEEZ sul palco. Credo sia questa l’impressione che molti fan conserveranno tornando a casa.


