The Seoul Guardians (Credits FEFF)

The FEFF series #1 – Il documentario sulle sei ore che hanno salvato la democrazia a Seoul

Erica
By Erica
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The Seoul Guardians è un documentario del 2026 diretto da Kim Jong-woo, Kim Shin-wan e Cho Chul-young, presentato al Far East Film Festival 2026 di Udine in concorso e in anteprima italiana. Il titolo originale è 서울의 밤 (Seoul-ui bam, La notte di Seoul).

Il film ricostruisce le ore successive alla dichiarazione della legge marziale da parte del presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, avvenuta la sera del 3 dicembre 2024. L’annuncio arrivò alle 22:27 ora coreana e fu giustificato con l’accusa all’opposizione di collaborare con la Corea del Nord e di compromettere la sicurezza nazionale.

📌 La cronaca

Quella decisione improvvisa aprì una delle faglie istituzionali più profonde nella storia recente del Paese, sollevando subito il timore di un ritorno ai periodi più bui della dittatura. Abbiamo riportato l’analisi di Eugene Lee per il The Korea Times qui

The Seoul Guardians (Credits FEFF)
The Seoul Guardians (Credits FEFF)

Il cuore del documentario è la reazione immediata di cittadini, giornalisti e parlamentari. Dopo la dichiarazione della legge marziale, veicoli della polizia e soldati bloccarono l’accesso all’Assemblea Nazionale, impedendo ai deputati di riunirsi per votare la revoca del decreto. Nel frattempo, molte persone scesero in strada per opporsi alla misura e difendere l’accesso al Parlamento.

La struttura del documentario segue due movimenti paralleli: fuori dall’edificio, la folla che si raduna contro i militari; dentro e intorno all’Assemblea, i parlamentari che tentano di entrare per riunirsi e bloccare la legge marziale. Il film porta lo spettatore tra cittadini, soldati, poliziotti, giornalisti, membri del Parlamento e personale dell’Assemblea, con un’impostazione molto vicina al reportage in tempo reale.

La produzione è legata a MBC, una delle principali emittenti televisive sudcoreane. Nei crediti compaiono Jo Sona e Kim Shin-wan come produttori, Kim Jong-woo alla sceneggiatura, Kim Myung-kyoon, Lee Sun-young, Cho Yoon-mi e Jeon Min-je alla fotografia, Stacy Kim e Cho Chul-young al montaggio, Ko Eun-ha al sound design e Jang Yeon-su, Chung Eun-taek e Lee Hyun-seung alle musiche.

Il film ha avuto la sua world premiere all’International Film Festival Rotterdam 2026, nella sezione Harbour. A Rotterdam è stato presentato come un’opera politica urgente, costruita intorno alla memoria democratica del Paese e al timore che certi momenti della storia possano ripetersi. La reazione civile raccontata nel film viene collegata alla memoria del massacro di Gwangju (1980), una delle ferite storiche più profonde della Corea del Sud contemporanea, il cui anniversario ricade proprio oggi 18 maggio.

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📌 L’evoluzione della crisi

La mobilitazione di quella notte è stata solo l’inizio di una lunghissima protesta pacifica. I cittadini sudcoreani sono scesi in piazza in massa, un movimento talmente imponente da essere proposto per un riconoscimento internazionale (leggi qui). Questa pressione dal basso ha accelerato lo scontro istituzionale, portando all’impeachment del presidente Yoon Suk-yeol (leggi qui), con una crisi politica che si è aggravata settimana dopo settimana, nonostante i tentativi del governo di resistere, come quando la corte costituzionale della Corea ha respinto l’impeachment del primo ministro sospeso Han Duck-soo (leggi qui)

The Seoul Guardians (Credits FEFF) 4
Gwangju - The Seoul Guardians (Credits FEFF)

Nel percorso festivaliero del 2026, The Seoul Guardians ha ricevuto una menzione speciale della giuria NETPAC a Rotterdam ed è poi arrivato al Far East Film Festival di Udine. Al FEFF 2026 ha vinto il Silver Mulberry, secondo premio del pubblico, il Black Mulberry / Black Dragon Audience Award della critica e una menzione speciale per il White Mulberry Award, dedicato alle opere prime.

Il valore del film sta anche nel suo rapporto con il tempo. The Seoul Guardians non ricostruisce un trauma storico a distanza di decenni, come spesso accade nel cinema politico coreano, ma parla di un evento ancora vicinissimo. La notte del 3 dicembre 2024 diventa un’esperienza cinematografica quasi in presa diretta: una crisi istituzionale osservata mentre si sviluppa, con la democrazia sudcoreana messa alla prova davanti alle telecamere.

📌 I risvolti giudiziari

Il documentario si ferma a quella notte, ma la storia recente ha poi seguito un corso implacabile. Pochi mesi dopo la Corte Costituzionale ha preso una decisione storica: la Corte Costituzionale sudcoreana ha destituito all’unanimità il presidente Yoon Suk-yeol (leggi qui). Un atto che ha aperto le porte della prigione per l’ormai ex capo di Stato. Dopo i primi sviluppi, che avevano visto una temporanea frizione legale quando la corte sudcoreana ha ordinato il rilascio del presidente Yoon Suk-yeol dopo 52 giorni di detenzione (leggi qui), lo scontro si è spostato nelle aule di tribunale con risvolti durissimi: è stata richiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon nel processo per insurrezione (leggi qui).
Il verdetto di primo grado del Tribunale distrettuale di Seoul è arrivato a febbraio 2026: i giudici, pur non applicando la pena capitale, hanno confermato la natura eversiva del suo operato condannando Yoon all’ergastolo (leggi qui) per aver guidato un’insurrezione contro l’ordine costituzionale del Paese.

Pur essendo un documentario, il film funziona come uno dei thriller politici più avvincenti visti di recente. Il ritmo è incalzante e la visione davvero molto coinvolgente. La forza del film nasce dal montaggio di immagini girate in tempo reale da cittadini e giornalisti, trasformate in una narrazione osservativa e immersiva. La precisione del montaggio permette al film di mantenere alta la tensione senza perdere di vista il quadro politico più ampio: una crisi in cui resistenza civile, comportamento dei militari e difesa dell’ordine costituzionale si intrecciano nell’arco di poche ore decisive.

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The Seoul Guardians (Credits FEFF)
The Seoul Guardians (Credits FEFF)

Nell’edizione 2026 del FEFF, The Seoul Guardians ha rappresentato sicuramente il lato più urgente della presenza coreana al festival. Accanto a film storici e melodrammi familiari, questo documentario porta in sala una domanda molto concreta: cosa succede quando una democrazia deve difendersi in tempo reale? La risposta del film passa attraverso i corpi dei cittadini nelle strade, il lavoro dei giornalisti, la pressione sui parlamentari e la memoria collettiva di un Paese che conosce bene il peso della repressione politica.

The Seoul Guardians racconta una notte specifica, radicata nella storia recente della Corea del Sud, ma parla della fragilità delle istituzioni democratiche e della rapidità con cui una crisi può trasformare cittadini comuni in protagonisti politici. È questo, probabilmente, il motivo per cui il documentario ha colpito così tanto il pubblico: non solo per la forza della vicenda raccontata, ma per il modo in cui mostra una società mentre reagisce, organizza una difesa collettiva e impedisce che una decisione autoritaria diventi irreversibile.

 

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