South_Korea_President_Yoon_Suk_Yeol_portrait

La Corte Costituzionale sudcoreana destituisce all’unanimità il presidente Yoon Suk Yeol

9 Min Read

Poche ore fa la Corte Costituzionale della Corea del Sud ha confermato all’unanimità l’impeachment del presidente Yoon Suk Yeol, rimuovendolo definitivamente dalla carica. Questa decisione storica rappresenta la conclusione di una grave crisi costituzionale iniziata con la dichiarazione della legge marziale nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2024.
La sentenza, pronunciata dal presidente della Corte Moon Hyung-bae, ha stabilito che le azioni di Yoon hanno “violato i principi fondamentali dello Stato di diritto e della governance democratica, portando alla sua destituzione e all’indizione di elezioni anticipate entro 60 giorni.
L’ex presidente dovrà inoltre affrontare un possibile processo penale per insurrezione, un reato punibile anche con la pena capitale secondo la legislazione sudcoreana.

La crisi politica è scoppiata il 3 dicembre 2024, quando il presidente Yoon ha improvvisamente dichiarato la legge marziale in un discorso notturno trasmesso a livello nazionale, citando minacce da “forze comuniste nordcoreane” e “elementi anti-statali“. Questa mossa, che ha rappresentato la prima dichiarazione di legge marziale in Corea del Sud in oltre quattro decenni, includeva disposizioni per la censura dei media e il divieto di attività politiche.

La risposta del parlamento sudcoreano è stata immediata e decisa. Nonostante Yoon avesse dispiegato centinaia di soldati e agenti di polizia intorno all’Assemblea Nazionale, i parlamentari sono riusciti a superare le barriere di sicurezza e ad accedere all’edificio, dove hanno votato per annullare l’ordine di legge marziale. Il presidente ha revocato il suo ordine appena sei ore dopo la sua emissione.

Secondo la Corte Costituzionale, Yoon “non solo ha dichiarato la legge marziale, ma ha anche commesso atti che hanno violato la Costituzione e la legge, in particolare mobilitando forze militari e di polizia per impedire all’Assemblea nazionale di esercitare la propria autorità“. I giudici hanno inoltre stabilito che le preoccupazioni relative alla paralisi governativa e alle presunte frodi elettorali “dovrebbero essere affrontate attraverso i canali appropriati, piuttosto che tramite l’intervento militare“.

Il percorso verso l’impeachment di Yoon è stato caratterizzato da due distinte mozioni parlamentari. Un primo tentativo, tenutosi il 7 dicembre 2024, non è riuscito a raggiungere il quorum necessario. Tuttavia, una settimana dopo, il 14 dicembre, l’Assemblea Nazionale ha approvato con successo una mozione di impeachment con 204 voti a favore e 85 contrari, superando ampiamente la maggioranza qualificata dei due terzi richiesta per tale procedura.

L’impeachment ha immediatamente sospeso Yoon dalle sue funzioni presidenziali, con il primo ministro Han Duck-soo che ha assunto il ruolo di presidente ad interim. La questione è stata quindi trasmessa alla Corte Costituzionale, che ha avviato un processo durato complessivamente 111 giorni, il più lungo nella storia degli impeachment presidenziali sudcoreani.

LEGGI ANCHE  La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha respinto l’impeachment del Primo Ministro sospeso Han Duck-soo

Durante il processo, che ha incluso 11 udienze distribuite nell’arco di 73 giorni e 16 testimoni, Yoon ha respinto le accuse di insurrezione e ha continuato a difendere la sua dichiarazione di legge marziale, sostenendo che era intesa come un appello al pubblico riguardo al “partito di opposizione imperiale“. Tuttavia, ha anche espresso rammarico, dichiarando di essere “dispiaciuto e grato al popolo” e promettendo riforme politiche se il suo impeachment fosse stato annullato.

Oggi 4 aprile 2025, la Corte Costituzionale ha emesso il suo verdetto finale, confermando l’impeachment con un voto unanime di 8-0. Yoon è quindi rimosso dall’incarico, con effetto immediato alle 11:22 KST.

Nella sentenza, il presidente facente funzione della Corte, Moon Hyung-bae, ha dichiarato che Yoon “ha agito contro coloro che avrebbe dovuto proteggere” e “ha danneggiato i diritti politici delle persone“. La Corte ha stabilito che gli “atti incostituzionali e illegali dell’imputato tradiscono la fiducia del popolo e costituiscono una grave violazione della legge che non può essere tollerata dal punto di vista della tutela della Costituzione“. La Corte ha inoltre sottolineato che la proclamazione di legge marziale da parte di Yoon non soddisfaceva i criteri legali necessari per dichiarare una crisi nazionale. I giudici hanno rilevato che l’ex presidente ha infranto la legge inviando militari all’Assemblea nazionale per impedire la revoca della legge marziale.

La decisione della Corte ha provocato reazioni contrastanti nel panorama politico sudcoreano. Il leader dell’opposizione Lee Jae-myung ha accolto con favore la destituzione di Yoon, accusandolo di “aver distrutto la Costituzione e minacciato il popolo e la democrazia con le armi da fuoco e i coltelli che il popolo gli aveva affidato“. Il Partito Democratico di Corea ha celebrato la sentenza come una “vittoria per il popolo“.

D’altra parte, il Partito del Potere Popolare di Yoon ha riconosciuto la decisione della Corte con una dichiarazione di “umile accettazione“. Il deputato Kwon Young-se, leader ad interim del partito, ha sottolineato l’importanza di rispettare la decisione della Corte per sostenere la democrazia e lo stato di diritto, affermando che “la violenza o azioni estreme non devono verificarsi in nessuna circostanza“.

LEGGI ANCHE  Richiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon nel processo per insurrezione

Sul fronte economico, in seguito alla sentenza, il mercato azionario sudcoreano ha registrato un calo, con l’indice Kospi che è sceso dell’1,66% e l’indice Kosdaq più piccolo che è diminuito dello 0,85%. Nel frattempo, il won sudcoreano si è apprezzato di circa l’1%.

La destituzione di Yoon ha avviato un periodo di transizione politica in Corea del Sud. Secondo la Costituzione, devono essere indette elezioni presidenziali anticipate entro 60 giorni dalla rimozione del presidente. Questo significa che i sudcoreani saranno chiamati alle urne per eleggere un nuovo presidente entro l’inizio di giugno 2025.

I sondaggi attuali mostrano che Lee Jae-myung, leader dell’opposizione che ha perso di misura contro Yoon alle elezioni presidenziali del 2022, mantiene un vantaggio significativo per le prossime elezioni. Tuttavia, Lee deve affrontare i propri problemi legali, tra cui processi per corruzione e accuse relative a uno scandalo immobiliare.

La crisi politica ha avuto un impatto significativo sulla Corea del Sud, un’importante economia globale e un alleato cruciale degli Stati Uniti, in un momento critico per le relazioni internazionali. Il paese si trova ad affrontare sfide esterne, tra cui tariffe elevate imposte dall’ex presidente Trump e un aumento della collaborazione militare tra Corea del Nord e Russia.

L’impeachment e la rimozione di Yoon Suk Yeol rappresentano un momento storico per la democrazia sudcoreana. Dopo la destituzione della presidente Park Geun-hye nel 2017, questo è il secondo caso di impeachment presidenziale confermato nella storia recente del paese, evidenziando la forza delle istituzioni democratiche sudcoreane nel far rispettare la separazione dei poteri e lo stato di diritto.

Tuttavia, la crisi ha anche rivelato profonde divisioni nella società sudcoreana, con proteste sia a sostegno che contro Yoon che si sono verificate frequentemente durante il processo di impeachment. Le prossime elezioni presidenziali saranno cruciali per determinare la direzione futura del paese e per ripristinare la stabilità politica in un momento di crescenti tensioni regionali.

La rimozione di Yoon, che diventa il presidente con il mandato più breve nella storia democratica della Corea del Sud, serve anche come un potente promemoria dei limiti del potere esecutivo e dell’importanza delle istituzioni democratiche nel mantenere il controllo sul potere presidenziale.

Share This Article
La redazione di Koreami.org.