Recensione di “D-DAY”: lezioni di vita e liberazione regnano nella parte finale della trilogia del rapper dei BTS.
Sette anni dopo la sua prima release sotto lo pseudonimo, Suga chiude questo capitolo del suo lavoro individuale con stimolanti critiche sociali e riflessioni personali.
di Rhian Daly
aprile 2023
traduzione di Koreana
Agust D – aka Suga dei BTS – apre il suo primo album in studio con uno stato d’animo che non è comunemente associato al suo lavoro da solista. “Il D-Day sta arrivando, è una giornata fottutamente bella”, ci dice dopo un ritornello che dichiara: “Il futuro andrà bene / Ok, ok, mi guardo allo specchio e non vedo dolore”. Qui suona quasi gioioso, come se questa sensazione di appagamento fosse una rivelazione.
Ha senso: da quando ha pubblicato il suo mixtape di debutto come Agust D nel 2016, il lavoro di Suga al di fuori del contesto BTS è stato tipicamente collegato alla rabbia, anche se, in particolare in “D-2” del 2020, c’era qualcosa di più. La spina dorsale di “D-DAY” è invece l’idea di liberazione; questo disco lo vede allontanarsi da quelle vecchie emozioni, sciogliendo le catene ed calandosi pienamente nel ruolo di un saggio commentatore sociale e talvolta di protettore.
Sebbene la rabbia che accompagnava Agust D potrebbe aver raggiunto il punto di ebollizione ed essere evaporata, ciò non significa che “D-DAY”, in cui l’artista condivide la sua prospettiva sul mondo, sia tutto arcobaleni e coriandoli dorati. Nel morbido incedere di “Polar Night”, SUGA affronta la divisione che sta lacerando la società e sottolinea i difetti negli atteggiamenti – comunemente ritenuti corretti – che assumiamo nei confronti dei nostri concittadini. “Se non sei dalla stessa parte, siamo nemici”, osserva. “Una scelta estrema / la correttezza politica (esiste) finché fa comodo a me / Ma tengo la bocca chiusa quando è troppo fastidioso per me / Selettivamente ipocrita, un atteggiamento scomodo.” Man mano che le strofe procedono, cresce anche il disprezzo nella sua voce.
In “Haegeum” – il cui titolo si riferisce sia ad un tradizionale strumento a corda sia alla parola coreana per “liberazione” – sostiene la necessità di eliminare “l’assurdità” che ingombra sia la vita online che la vita reale, e trovare una nuova libertà. “La libertà di espressione / Potrebbe essere la ragione della morte di qualcuno”, dice acutamente. “Potresti ancora considerare quella libertà?”
Un po’ della vecchia rabbia di Agust D comincia a ribollire in “HUH?!”, che vede la feature del suo compagno di band J-Hope ed è incentrata su una base oscura, martellante. “Che cazzo ne sai di me?” chiede Suga. “Fanculo quella merda che pensi di sapere su di me.” Non è rabbia solo per amore di rabbia, tuttavia; la sua resistenza a idee sbagliate è legata alle sue osservazioni che si trovano più avanti nella traccia: “Milioni di notizie e pettegolezzi, il brutto di questa era dell’informazione”.
Se “D-DAY” presenta una liberazione dal sentirsi in un certo modo, allora ancora di più rappresenta una liberazione dal lasciare che il passato e il futuro – le cose che sono accadute o accadranno – ci controllino. “Il passato è andato, il futuro è lontano”, ci dice Suga. “Di che cosa hai paura?” È un argomento su cui ritorna in modo meno esplicito nella chiusura di “Life Goes On”, mentre descrive in dettaglio i sentimenti di paura suscitati da vecchie reminiscenze. Invece di lasciare che abbiano potere su di lui, li riconosce per quello che sono: fantasmi innocui e residui di vite passate.
Liberarsi dal passato e dimenticarci completamente delle cose che abbiamo vissuto e attraversato sono due cose molto diverse e la canzone di spicco dell’album, “Amygdala”, ripercorre alcuni dei momenti più dolorosi di Suga: l’operazione al cuore di sua madre, il suo infortunio alla spalla, il cancro al fegato di suo padre. “Tutta questa sofferenza è per il mio bene?” si interroga su riff rock oscuri e ritmi taglienti, prima di suggerire che i traumi subiti lo abbiano portato a una rinascita più resiliente. “Ciò che non mi ha ucciso mi ha solo reso più forte / Ora sto sbocciando come un fiore di loto.”
‘Amygdala’, come ci si potrebbe aspettare visto il suo argomento, è assolutamente straziante. Nel ritornello, il musicista fa un commovente appello alla parte del suo cervello che elabora il trauma: “Amigdala mia / Per favore salvami, per favore salvami / amigdala mia / Per favore tirami su, per favore tirami su”. Mentre lo fa, la sua voce diventa cruda e roca, strati di autotune sottolineano le crepe dell’emozione.
Nel complesso, e nonostante i cambiamenti intercorsi negli anni, si sente che “D-DAY” è inimitabilmente Suga – o Agust D. La lista di collaboratori presenti nel disco non distrae da questo, anzi. In “HUH?!”, J-Hope usa il suo tono basso in un minaccioso sussurro, conferendo un movimento nuovo all’urgenza con la quale il suo compagno di band vuole trasmettere il messaggio. La penultima traccia, “Snooze” presenta due inediti soci creativi: The Rose’s Woosung e il leggendario compositore Ryuichi Sakamoto. Sopra alle emozionanti note provenienti dal pianoforte di Sakamoto, la voce vellutata di Woosung esalta il messaggio gentile e confortante del testo scritto da Suga, che offre accettazione e sostegno agli aspiranti artisti che mirano a seguire le sue orme.
Un album ricco e vario che spazia dagli strumentali atmosferici (‘Interlude: Dawn’) al groove morbido di ‘SDL’, in ‘D-DAY’ Agust D è una forza inarrestabile e stimolante, che conclude la sua trilogia in ottima forma . Le sue sono sono canzoni che possiamo usare come guida attraverso le prove della modernità, come insegnanti e anche come alleate nell’oscurità. Come dice in “Polar Night”, “Il mondo è una merda, ma tu non devi esserlo / Quindi apri gli occhi e guarda il mondo reale”.
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