Rappresentanza o ghettizzazione? La sfida dei BTS ai Grammy vista dagli esperti del settore

Simona
By Simona
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La decisione dei BTS di non candidare l’album ARIRANG ai Grammy Awards 2027 ha sollevato un polverone.

Dalla risposta della Recording Academy alla nota ufficiale dei sette membri, il dibattito si è allargato a macchia d’olio, coinvolgendo etno musicologi, critici e addetti ai lavori.

Tra le voci più incisive c’è quella della professoressa Stephanie Choi, docente all’Università del Colorado Boulder, che ha espresso forti perplessità sulla nascita della categoria Best Asian Pop Music Performance.

Il problema, secondo la prof. Choi, non è stabilire se la musica asiatica meriti visibilità, ma capire su quali basi sia stata costruita questa nuova sezione.

Di norma, i Grammy classificano i brani per genere musicale, come jazz, country, rap, R&B. Si valutano, cioè, le caratteristiche artistiche dell’opera. La nuova categoria dedicata all’Asian Pop, al contrario, fa perno sull’origine geografica e culturale degli artisti.
È qui che casca l’asino.

Considerando che la definizione “Asian” non identifica uno stile musicale ma un’appartenenza razziale, e che la razza non può rappresentare tratti culturali, non c’è una reale giustificazione perché i Grammy usino questa classificazione in nome dell’equità”, spiega la docente.

Anziché integrare gli artisti asiatici nel circuito principale, si rischia di confinarli in una riserva, valutandoli con metri diversi rispetto a tutti gli altri.

Si tratta di una questione di principio. Creare uno spazio separato significa davvero promuovere l’inclusione, o finirà per tracciare un solco ancora più profondo tra la musica asiatica e il cosiddetto “mainstream”?
Quando il fattore discriminante diventa il passaporto dell’artista e non la forma della sua musica, il confine tra rappresentanza e segregazione si fa sottilissimo.

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La protesta contro i criteri della Recording Academy ha radici profonde. Dal boicottaggio dell’hip-hop nel 1989 fino al rifiuto di Eminem, Drake e poi The Weeknd nel 2021, la storia dei premi è costellata di strappi illustri.

Tra i fan la reazione è stata immediata. Gli ARMY considerano la mossa dei BTS un atto di resistenza contro la tendenza a confinare la musica asiatica fuori dal mainstream.

L’Academy, però, difende la propria scelta. Il CEO Harvey Mason Jr. ha precisato che la nuova categoria non nasce per segregare, ma per celebrare la straordinaria crescita del pop asiatico. Ha inoltre ricordato che l’iscrizione a questa sezione non preclude affatto la corsa ai premi principali, come Album of the Year o Song of the Year.

La questione presenta tuttavia molte sfaccettature.

Secondo il critico musicale Lim Hee-yun, i Grammy vanno letti per ciò che sono realmente, e cioè un premio dell’industria americana, non un tribunale della musica mondiale.
Citando la celebre battuta del regista Bong Joon-ho sugli Oscar “Non sono un festival internazionale, sono premi molto locali”, Lim invita a non scambiare l’Academy per i Mondiali di calcio.
In quest’ottica, la nascita di una categoria Asian risponde a mere logiche di mercato.
Se si contesta la sezione asiatica, argomenta il critico, bisognerebbe chiedersi allora perché esista quella dedicata al Latin Pop e non al pop arabo, ammettendo però che in un mondo ideale i premi andrebbero assegnati per genere, mai per geografia.

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In Corea del Sud, tuttavia, la maggior parte degli esperti legge la mossa dei BTS come una diretta sfida culturale.
Lee Gyu-tag, docente di studi culturali alla George Mason University Korea, sottolinea come la creazione di una sezione dedicata equivalga a trattare la musica non occidentale e non anglofona come un elemento di serie B.

Per una band dal respiro globale come i BTS, rimanere incastrati nelle logiche dei Grammy non è più prioritario.

Resta da capire se l’intero settore del K-pop seguirà l’esempio.
Un boicottaggio di massa appare al momento improbabile. Se i BTS possono permettersi il lusso di rifiutare quella vetrina, per la quasi totalità degli artisti e delle agenzie coreane anche una semplice nomination in una categoria secondaria rappresenta un volano promozionale inestimabile. 

In un’industria sempre più fluida e interconnessa, ha ancora senso incasellare i musicisti in base alla loro provenienza? O dovremmo lasciar parlare solo le note?

260801 BTS WORLD TOUR 'ARIRANG' IN EAST RUTHERFORD
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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.