즐거운 추석 보내

I coreani stanno mollando i riti di Chuseok. Intanto, il resto del mondo se ne innamora.

Elisa
By Elisa
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Meno tavole per gli antenati, meno domande dai parenti, più voli per Osaka. E mentre la Corea alleggerisce la sua festa più importante, Parigi fa le parate in hanbok e Londra il suo primo concorso di hanbok. Cosa sta succedendo al Chuseok, e cosa ne pensano i diretti interessati.

Dieci anni fa tre famiglie coreane su quattro, la mattina di Chuseok, preparavano la tavola rituale per gli antenati. Quest’anno lo farà poco più di una su quattro. Secondo il Korea Rural Economic Institute (KREI), a celebrare il charye sarà il 27,3% delle famiglie, contro il 40,4% dello scorso anno e il 74,4% del 2016. Il 65,3% dice chiaramente che non lo farà.

Prima di dare Chuseok per spacciato, però, c’è un altro numero da osservare: il 63% delle persone prevede comunque di vedere i familiari che vivono altrove, anche se lo scorso anno erano il 68%, e il 47% andrà a trovare anche gli altri parenti. Il rito si svuota, la riunione di famiglia resta, anche se in forma più leggera.

Nello stesso momento, a novemila chilometri da Seoul, la gente partecipa a festival in hanbok, impara a preparare cibi tradizionali e si scambia auguri di buon Chuseok. Oggi è il giorno centrale della festa: il 25 settembre, dentro un ponte che va dal 24 al 27 settembre. Il momento giusto per capire come mai la festa più coreana di tutte stia diventando un evento globale proprio mentre in Corea si trasforma a vista d’occhio.

Il rito che nessuno ha più voglia di fare

Per decenni Chuseok ha voluto dire una cosa sola: giorni interi ai fornelli, quasi sempre sulle spalle delle donne, per riempire la tavola degli antenati di jeon, carne, pesce e frutta disposta secondo regole ferree. Lo stress era così alto da avere un nome, “sindrome da Chuseok”, e secondo Statistics Korea le domande di divorzio aumentano regolarmente nei mesi successivi a Chuseok e Seollal. 

La prima crepa è arrivata dall’alto. Nel 2022 la Sungkyunkwan Confucian Association ha pubblicato linee guida per una tavola semplificata: fuori i jeon fritti e fuori anche l’hongdongbaekseo, la regola della frutta rossa a est e bianca a ovest, perché nei testi antichi non compare. A febbraio 2026 il centro per l’etichetta tradizionale dell’Institute of Korean Confucian Culture ha rincarato la dose: in origine il charye era una tavola modesta, con songpyeon e tre o quattro tipi di frutta, e anche il joyulisi (giuggiole, castagne, pere e cachi in ordine fisso) non ha un fondamento documentario chiaro. Tradotto: una parte della fatica era autoimposta. 

Le famiglie non hanno aspettato il via libera. Molte si trovano al ristorante invece che a casa, altre saltano il rito, altre ancora partono. E la Gen Z coreana ha iniziato a divertirsi: sui social girano macaron a forma di jeon e sanjeok, e una giornalista del Korea JoongAng Daily ha raccontato che l’anno scorso sulla tavola degli antenati della sua famiglia è finita una torta al cioccolato ispirata ai Saja Boys di KPop Demon Hunters. Gli antenati, speriamo, hanno apprezzato.

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“Quando ti sposi?” Sono 385 euro, grazie

L’altro grande incubo di Chuseok ha un volto preciso: il parente che fa domande. Sui social coreani circola da anni il “menù del tormento”, un listino con prezzi immaginari per ogni domanda invadente. Come racconta il Korea JoongAng Daily, chiedere “come va la ricerca di lavoro?” costa 450.000 won, “quando ti sposi?” 650.000 won, “quando fate un figlio?” 950.000 won.

Fa ridere, ma i numeri dietro sono seri. In un sondaggio PMI di quest’anno il 48% degli adulti ha indicato l’invadenza dei parenti come l’usanza di Chuseok che vorrebbe cambiare di più. A Seoul sono nati perfino dei rifugi per chi resta in città: il bar di liquori tradizionali Hamut, a Mapo, organizza serate per trentenni in fuga dalle domande.

Chi può, invece, prende un aereo. Il ponte del 2026 è corto e le mete si accorciano: secondo i dati di Trip.com, i coreani hanno prenotato soprattutto il Giappone, con Osaka, Fukuoka e Tokyo in testa.

Il listino prezzi - Fonte v.daum.net
Il listino prezzi - Fonte v.daum.net

Ok, ma da dove arriva tutto questo?

Ripasso veloce, promesso. Il nome unisce i caratteri di “autunno” e “sera”, mentre l’antico nome coreano Hangawi indica il grande centro dell’autunno. La leggenda più famosa viene dal Samguk Sagi, cronaca del XII secolo: nel regno di Silla, sotto re Yuri, le donne della capitale si sfidavano per un mese in una gara di tessitura divisa in due squadre, guidate da due principesse. Il quindicesimo giorno dell’ottavo mese lunare si proclamava il vincitore e chi aveva perso offriva cibo e festa a tutti. Molti studiosi però pensano che le radici siano ancora più antiche, nei riti sciamanici per la luna del raccolto. 

Sotto i Joseon, nel 1518, re Jungjong mise Chuseok tra le tre grandi feste del regno insieme a Seollal e Dano. Da quell’epoca arriva il proverbio che ogni coreano conosce, 더도 말고 덜도 말고 한가위만 같아라: né di più né di meno, che ogni giorno sia come Hangawi. Le cronache di costume raccontano che ogni casa preparava vino di riso e pollo e si festeggiava fino a tardi. Il Chuseok con tre giorni di vacanza, invece, è giovanissimo: festa nazionale dal 1949 per un solo giorno, due dal 1986, tre solo dal 1989. Con l’industrializzazione è diventato soprattutto una cosa: il grande viaggio di ritorno verso casa. (E in Corea del Nord? Vietato nel 1967 perché antisocialista, ripristinato nel 1988.) 

Intanto, nel resto del mondo

Mentre in Corea la festa si alleggerisce, fuori esplode. A Parigi, il 19 e 20 settembre, il Jardin d’Acclimatation ha ospitato parata in hanbok, danze tradizionali, un contest di danza k-pop e street food coreano, dentro un parco che dal 2002 custodisce un giardino coreano di circa un ettaro regalato da Seoul. Il 20 settembre a Londra l’EOLBEAT Chuseok Festival ha messo in scena il ganggangsullae e il primo London Hanbok Contest, aperto sia a chi Chuseok ce l’ha nel sangue sia a chi lo scopre per la prima volta. Negli Stati Uniti il festival del Korean Cultural Center con lo Smithsonian a Washington, nato nel 2023, è arrivato alla quarta edizione e richiama migliaia di persone. 

E la Corea ci crede. L’ente nazionale del turismo ha pubblicato una guida a Chuseok 2026 in inglese pensata per i viaggiatori stranieri, con piatti delle feste, giochi tradizionali, musei ed eventi locali. Seoul ha lanciato la sua Settimana dell’ospitalità, dal 19 settembre all’11 ottobre, con laboratori sulla festa in tredici punti informativi, compresi gli aeroporti di Incheon e Gimpo. Il motivo è anche di calendario: quest’anno Chuseok coincide con la Silver Week giapponese e con le feste cinesi, e fine settembre è diventata alta stagione turistica per tutta l’Asia orientale.

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Fonte Jardin d'Acclimatation
Fonte Jardin d'Acclimatation

E i coreani, che ne pensano?

Un sondaggio che lo chieda direttamente non esiste. Leggendo stampa coreana e voci della diaspora, però, emergono quattro reazioni abbastanza chiare.

La prima è l’orgoglio. All’Happy Chuseok Fest in Pennsylvania, raccontato dal Philadelphia Inquirer, Nani Shin, nata in Corea e oggi alla guida della Philadelphia Asian American Film Foundation, ha ricordato che negli anni Settanta nessuno sapeva nemmeno dove fosse la Corea, mentre oggi la sua cultura viene festeggiata. Il pastore Daniel Cho si è detto piacevolmente sorpreso: quando qualcuno ama quello che ami tu, ha spiegato, è emozionante. E per la diaspora c’è anche una questione di riconoscimento: negli Stati Uniti tutti conoscono le feste cristiane ed ebraiche, i coreani non avevano mai avuto una festa percepita come loro.

La seconda è la precisione. Chiamarlo “Thanksgiving coreano” va bene per rompere il ghiaccio, ma la stampa coreana ci tiene a ricordare che si tratta di due feste con storie diverse, e che al centro di Chuseok c’è il rispetto per gli antenati. Ancora più delicata è la confusione con la Cina, dove lo stesso giorno si celebra la Festa di metà autunno. Proprio in questi giorni alcuni utenti cinesi hanno ripreso a sostenere online che Chuseok sarebbe stato “rubato” alla festa cinese, e ieri il professor Seo Kyoung-duk ha risposto sui social: stessa data, radici culturali completamente diverse. Fonte Sedaily / Fonte Maeil Kyungje Già lo scorso anno, alla vigilia di Chuseok, Seo aveva denunciato gli e-commerce che vendevano abiti hanfu cinesi come “hanbok in stile cinese”. Fonte Korea Times

La terza è il pragmatismo. Hankook Ilbo si chiede apertamente come trasformare Chuseok in un appuntamento di viaggio stagionale, come il Natale nelle città europee o la fioritura dei ciliegi in Giappone. I numeri per ora sono piccoli ma in crescita: sulla piattaforma Allmytour le prenotazioni di stranieri nel periodo delle feste cinesi sono salite del 6,7%, e quelle cinesi a Busan sono più che raddoppiate.

La quarta è la cautela. Lo stesso articolo avverte che la festa diventerà un richiamo solo se il Paese saprà contenere prezzi gonfiati e tariffe scorrette: un turista fregato non torna. 

Come fare gli auguri senza fare figuracce

Se hai un amico coreano, oggi è il giorno giusto. Scrivigli 추석 잘 보내세요 (chuseok jal bonaeseyo, passa un buon Chuseok) o, se siete in confidenza, 즐거운 추석 보내 (jeulgeoun chuseok bonae). Chiamalo Chuseok, evita “Mid-Autumn Festival” e usa “Thanksgiving coreano” solo per spiegarlo a chi non lo conosce. E se a cena ti viene la tentazione di chiedergli quando si sposa, ricordati il listino: sono 650.000 won.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net