Yoon Jun-won

The Milan Loves Seoul Interviews: Yoon Jun-won, che si veste di nero

Elisa
By Elisa
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Reduce da Milan Loves Seoul, per questa Fashion Week di scena a Seoul l’attore coreano racconta l’ossessione che lo guida da Best Mistake in poi, il sogno di un ruolo da villain e cosa significa per lui aver incontrato il pubblico italiano dell’evento.

Yoon Jun-won si veste quasi sempre di nero. Della moda, ammette, è sempre stato un appassionato, e quando gli si chiede che posto occupi nella sua vita risponde partendo da un proverbio: “Gli occhi sono la finestra dell’anima. Credo che il modo in cui uno si veste funzioni allo stesso modo. È un altro modo di mostrare chi sei.” Sceso dal registro delle citazioni, arriva poi la parte pratica: preferisce i tagli larghi e comodi a qualunque cosa sia troppo aderente, ma vuole comunque un capo che si faccia notare, senza scivolare nel banale. E quando si tratta di colori, tende a restare su un unico registro piuttosto che mescolarne tanti: da qui il nero, che a suo dire lo fa apparire piuttosto scuro nella vita di tutti i giorni. È un dettaglio che racconta più di lui di quanto sembri: un attore che, quando trova qualcosa che gli piace, ci si getta dentro senza mezze misure, e che ha scelto di farlo anche con il proprio guardaroba.

Ha da poco preso parte all’edizione di Milan Loves Seoul, l’evento che unisce moda italiana e cultura pop coreana e che quest’anno si è svolto a Seoul: dal 3 settembre, brand indipendenti italiani e volti dell’entertainment coreano si sono ritrovati nella capitale sudcoreana, Yoon Jun-won incluso. 

Trentadue anni, 182 centimetri, una laurea in Giurisprudenza alla Soongsil University mai davvero utilizzata: Yoon Jun-won arriva al pubblico italiano soprattutto attraverso Netflix e le piattaforme di streaming, con una filmografia costruita quasi interamente su ruoli da “bravo ragazzo”. Studenti modello, insegnanti, medici. Tra le sue specialità dichiarate compare anche il livello 4 del test di lingua giapponese, accanto al ciclismo: dettagli, ma coerenti con un profilo costruito attorno a interessi coltivati con costanza più che collezionati per completezza. Ma chiedergli con quali tre parole si descriverebbe, come attore e come persona, produce una risposta che va oltre l’anagrafica di un moodboard da agenzia.

“Persistenza. Videofilo. Drogato di risate”, risponde. 

“Ho gusti molto netti, so quello che mi piace e quello che non mi piace. Quando qualcosa cattura il mio interesse, mi ci butto dentro fino in fondo, e divento piuttosto ostinato al riguardo. È come se nella mia testa non esistesse nient’altro.”

Questa stessa ostinazione, dice, si applica anche a un rapporto quasi fisico con lo schermo. Ha sempre qualcosa in riproduzione: film, drama, ma anche anime, documentari, sport, qualunque cosa. Se non può guardare nulla, ammette, è come vivere una piccola tortura.

La terza parola con cui si descrive, “drogato di risate”, nasce da una convinzione più articolata di quanto sembri una battuta:

“Non credo che ridiamo perché siamo felici, credo che ridere sia quello che ci rende felici. E voglio portarci anche gli altri, a ridere. Vivere senza risate è troppo pesante. Onestamente, non è che io cerchi di essere divertente: è che se mi viene in mente qualcosa di buffo, devo dirlo. E quando le persone ridono davvero, la mia felicità raddoppia. Lunga vita alle risate!”

È un’ossessività dichiarata senza vergogna, per lo schermo come per la battuta giusta. E torna a galla anche quando gli si chiede quale personaggio non ha ancora avuto l’occasione di interpretare.

“Ho quasi sempre interpretato ruoli da bravo ragazzo: studenti modello, insegnanti di liceo, medici, quel genere di personaggi”, racconta. “Ma sono un grande fan dei villain, e adoro interpretarli. Ho sempre voluto misurarmi con un villain invischiato in qualche tipo di crimine. Sono i villain a dare tensione a una storia, e uno davvero riuscito può essere magnetico quanto il protagonista.”

È la stessa spinta a buttarsi dentro fino in fondo, applicata alla recitazione: non si accontenta di ciò che ha già funzionato, cerca il ruolo che lo costringa a spingersi oltre. Per ora, quel villain resta un desiderio dichiarato più che un progetto annunciato, ma è un indizio utile su dove Yoon Jun-won vorrebbe portare la propria carriera nei prossimi anni.

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Prima di essere un attore

Prima di diventare uno dei volti riconoscibili dei drama coreani recenti, Yoon Jun-won ha debuttato come membro di The Man BLK, un gruppo che univa musica e recitazione, un formato ibrido che nel sistema coreano dell’intrattenimento serve spesso da rampa di lancio per attori che poi scelgono di percorrere la strada da soli. Per chi segue l’Hallyu da fuori la Corea, vale la pena notarlo: è il punto in cui Yoon Jun-won ha imparato per la prima volta a stare davanti a un pubblico dal vivo, con tutto quello che comporta rispetto al lavoro davanti a una macchina da presa. È un’esperienza diversa da quella della maggior parte dei suoi coetanei arrivati alla recitazione tramite un’accademia o un provino diretto: prima ancora di imparare a costruire un personaggio davanti a una telecamera, ha dovuto imparare a reggere l’attenzione di un pubblico che lo guardava dal vivo, in tempo reale, senza la possibilità di un ciak.

“È stata un’esperienza affascinante”, ricorda. “Mi ero sempre concentrato esclusivamente sulla recitazione, quindi è stata una sfida completamente diversa, breve ma davvero significativa. Far parte di un gruppo era una novità per me, e connettermi con i fan attraverso la musica sul palco all’inizio mi metteva a disagio, ma era anche estremamente emozionante.”

È un passaggio che, letto oggi, spiega qualcosa di più recente. Yoon Jun-won racconta di riuscire a sentirsi a proprio agio sul set più rapidamente di altri, di stringere legami con le persone che ci lavorano in tempi brevi. Lo attribuisce proprio a quel periodo nel gruppo, all’aver dovuto imparare a stare tra le persone e non soltanto dietro un copione

Il ruolo che lo ha fatto riconoscere per strada

Il pubblico italiano lo ha probabilmente scoperto con Best Mistake ed Eccentric Romance, due titoli che hanno costruito la sua reputazione nel genere romantico. Ma chiedergli quale ruolo lo abbia fatto sentire “sulla strada giusta” produce una risposta che non lascia dubbi: Seo Ju-ho, il personaggio di Best Mistake.

“È il ruolo che mi ha fatto riconoscere per strada per la prima volta, e ho ricevuto tantissimi messaggi di affetto e sostegno”, dice. “In quel periodo stavo attraversando molte difficoltà, quindi ricevere la forza per andare avanti allora è un ricordo che porto ancora con me. Mi ricorda che niente mi dà più forza dell’amore dei miei fan.”

Non è un dettaglio buttato lì per cortesia verso chi legge. È lo stesso schema che torna, identico, quando gli si chiede cosa provi ora, dopo aver incontrato il pubblico italiano: i fan non sono un pubblico da ringraziare per formalità, ma la fonte concreta a cui Yoon Jun-won dice di attingere energia nei momenti difficili della carriera.

Best mistake - Yoon Jun-won
Best mistake - Yoon Jun-won
Eccentric Romance - Yoon Jun-won
Eccentric Romance - Yoon Jun-won

Il film che consiglierebbe a chi non lo conosce ancora

Con una filmografia che comprende una ventina di titoli tra drama, web drama e cinema, dai più recenti Flex x Cop e How to Become a Building Owner in Korea fino a Glitch su Netflix, chiedere a Yoon Jun-won un solo titolo da consigliare a chi lo scopre per la prima volta è quasi una crudeltà. Lui lo ammette: vorrebbe consigliarli tutti. Ma se deve scegliere un punto d’ingresso, la sua risposta va su un film capace di mostrare, dice, molte facce diverse di sé in una sola storia: Toxic Parents.

“È un film che ti fa chiedere: cosa significa essere genitori? Che tipo di genitore sono, e che tipo vorrei essere?”, spiega. “Interpreto l’insegnante di un liceale scomparso. Un uomo qualunque che improvvisamente diventa un sospettato. Quello che succede dopo, lo lascio raccontare al film.”

È una scelta che si allontana dai ruoli da “bravo ragazzo” con cui è più identificato, un personaggio ambiguo, sospeso tra innocenza e sospetto, che anticipa in piccolo quella fascinazione per la zona grigia dichiarata a proposito dei villain. Non è ancora il criminale che dice di voler interpretare un giorno, ma è già qualcosa di più complesso del ragazzo modello a cui il pubblico coreano lo ha abituato: un uomo qualunque messo sotto accusa, costretto a difendersi da un sospetto che lui per primo, forse, non sa quanto sia fondato.

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Toxic Parents - Yoon Jun-won
Toxic Parents - Yoon Jun-won

Un incontro atteso

Quando l’intervista è stata raccolta, Milan Loves Seoul era ancora un appuntamento sul calendario, l’occasione che ha portato Koreami a intervistarlo. Yoon Jun-won si era rivolto direttamente a chi lo avrebbe letto qui, su Koreami: “A tutti i miei fan e ai lettori di Koreami in Italia! Per me l’Italia significa moda incredibile e alcuni dei migliori vini al mondo. Potermi connettere con fan così appassionati, di un paese così meraviglioso, attraverso Milan Loves Seoul è un vero onore, e non potrei essere più emozionato.”

Oggi quell’incontro è già alle spalle. Questa edizione dell’evento si è tenuta a Seoul, quindi non è stato Yoon Jun-won a raggiungere l’Italia, ma il contrario: brand, addetti ai lavori e appassionati italiani arrivati nella sua città per l’occasione. Il risultato pratico, per lui, resta lo stesso di cui parlava nell’intervista: un pubblico italiano incontrato di persona, non più solo attraverso lo schermo che dice di non riuscire a lasciare mai spento. C’è qualcosa di quasi circolare, se non altro nella coincidenza: un attore che dichiara di trovare energia soprattutto nel rapporto diretto con il pubblico, alle prese con un evento pensato proprio per mettere quel pubblico e quell’artista nella stessa stanza.

Resta da vedere se Milan Loves Seoul gli avrà anche portato, oltre ai fan, un po’ di quel vino italiano che a distanza aveva già messo in cima alla lista delle cose che ama dell’Italia. Di quello che è successo durante l’evento per ora non c’è ancora un resoconto da raccontare: restano solo le parole con cui Yoon Jun-won aveva anticipato quell’appuntamento, e che oggi si possono rileggere sapendo che l’incontro è avvenuto davvero.

“Spero che ci avvicineremo ancora di più da qui in avanti”, aveva detto prima dell’evento. “Ci vediamo presto!”. Un saluto che suona come la logica coerenza di chi, per sua stessa ammissione, quando trova qualcosa che gli interessa non sa più fermarsi.

Filmografia essenziale

Drama: Flex x Cop (2026, SBS) – Noh Jin-su · How to Become a Building Owner in Korea (2025, tvN) – Yoon Bo-ram · Esquire (2025, JTBC) – Na Dong-su · For Eagle Brothers (2025, KBS) – Han-gyeol · The Manipulated (2024, Disney+) – marito di Suji · My Dearest Nemesis (2024, tvN) – Nighttime Guy · Eccentric Romance (2023) – Seong-hoon · Serendipity’s Embrace (2023, tvN) – Joseph Oh · Glitch (2022, Netflix) · Cheer Up (2022, SBS) – Returning Student · Crime Puzzle (2021, Seezn), Best Mistake (2020 – 2021) – Seo Ju-ho

Film: Project Y (2025) – Jebi 5 · Rhapsody for the Dead (2023) – detective Kim · The Daechi Scandal (2023) – detective Joo · Toxic Parents (2023) – Ki-beom

Yoon Jun-won — Sei ruoli
Yoon Jun-won · Filmografia

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net