The Scandal: sesso, seduzione e desiderio proibito nella Corea dell’epoca Joseon

Simona
By Simona
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Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons) film del 1988 di Stephen Frears

La nuova serie Netflix, con Son Ye-jin, Ji Chang-wook e NANA, porta nella Corea del XVIII secolo una vicenda fatta di attrazione, ambizione e segreti, sullo sfondo di una società in cui ogni scelta personale deve fare i conti con il proprio ruolo e con le regole imposte dalla classe sociale.

Ma The Scandal non nasce da una storia nuova.

Le origini risalgono al 1782, quando Pierre Choderlos de Laclos pubblica Le relazioni pericolose, celebre romanzo della letteratura libertina francese. Da allora, quella storia è stata riletta e trasformata molte volte, attraversando cinema, epoche e culture diverse.

Una di queste riletture è arrivata dalla Corea.

Nel 2003 E J-yong ha portato la vicenda nella tarda dinastia Joseon con Untold Scandal, trasformando il gioco di seduzione dell’aristocrazia francese in un racconto immerso nelle gerarchie e nei valori della società coreana dell’epoca.

Oggi è The Scandal a raccogliere quella eredità.
La serie è arrivata globalmente su Netflix il 18 settembre 2026, con otto episodi.

Da Le relazioni pericolose a The Scandal

Per capire da dove arriva The Scandal, bisogna tornare alla Francia del XVIII secolo.

Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, con Le relazioni pericolose, ci porta tra i salotti dell’aristocrazia e le regole non scritte dell’alta società. I protagonisti sono la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont, due ex amanti cinici. Per loro la seduzione è un gioco fatto di strategie e rivalità. E vincere significa acquisire potere e controllo. 

Nel 2003 E J-yong ne realizza una versione coreana con Untold Scandal. La storia viene trasferita nella tarda dinastia Joseon e il contesto cambia radicalmente: alle dinamiche della seduzione si aggiungono le rigide gerarchie sociali, i valori confuciani e le aspettative che regolavano la vita delle donne.

Il Korean Film Archive lo presenta come una reinterpretazione di Le relazioni pericolose ambientata nell’epoca Joseon, caratterizzata da un’accurata ricostruzione storica di costumi e scenografie.

È da questa tradizione che arriva The Scandal.
La nuova serie si inserisce così nella stessa tradizione di Untold Scandal, rileggendo la storia attraverso uno sguardo contemporaneo. 

La genealogia:

1782 — Les Liaisons dangereuses
↓
2003 — Untold Scandal
↓
2026 — The Scandal

La storia attraversa lingue, epoche e ambientazioni diverse. Ma al centro rimane il contrasto tra quello che desideriamo e ciò che gli altri si aspettano da noi. 

2003 - Untold Scandal di E J-yong

The Scandal: la trama

Siamo in Corea, nell’era Joseon.
Lady Cho è una donna brillante, elegante e perfettamente consapevole del proprio fascino e della propria influenza. Ma essere una donna in quella società significa avere possibilità molto più limitate rispetto agli uomini.
Lady Cho, però, non ha intenzione di accettare il ruolo che le è stato assegnato.

Al suo fianco c’è Cho-won, uno dei seduttori più famosi dell’epoca. Irriverente e affascinante, non gli interessano la carriera o la reputazione: vive per il piacere e non risponde a nessuno. Tra i due c’è un’intesa profonda, un gioco fatto di sguardi, provocazioni e lo stesso aperto disprezzo per le rigide convenzioni sociali.

Finché Lady Cho non decide di lanciare una provocazione: gli propone di conquistare la giovanissima So-ok, destinata a diventare la nuova concubina di suo marito.
Ma Cho-won alza la posta. La sua vera ambizione si chiama Hui-yeon, una giovane vedova che ha fatto voto di castità e consacrato la propria vita alla memoria del marito scomparso. 

Sulla carta sembra solo l’ennesimo passatempo spietato. Una scommessa come un’altra. Hui-yeon, però, non è un bersaglio facile, né tantomeno una pedina da muovere a piacimento. E così, mentre Cho-won tenta di aprirsi un varco nella sua fortezza, la finzione comincia a cedere il passo al sentimento.

Il confine tra inganno e realtà sfuma piano piano. E quella che doveva essere una semplice partita rischia di travolgere proprio chi pensava di avere in mano tutte le carte.

I tre protagonisti

Lady Cho — Son Ye-jin
Lady Cho è il cuore strategico dell’intera vicenda. Intelligente, sofisticata e dotata di un’eleganza impeccabile, conosce a fondo le regole del mondo in cui si muove. Ma ne vede anche tutta l’ipocrisia. Comprende con lucidità disarmante quanto quelle norme siano ingiuste e sbilanciate a favore degli uomini.

Non ha accesso diretto al potere. Non può costruire una propria autonomia né far valere le sue capacità alla luce del sole. E allora si crea un’altra strada.
La seduzione diventa la sua tattica; il fascino, un’arma affilata; lo studio minuzioso dei punti deboli altrui, l’unica vera forma di controllo.

Questo non fa di lei una semplice vittima del sistema. Le sue mosse sanno essere calcolate, manipolatorie e spietate.
Il paradosso: nel suo tentativo di riscatto, Lady Cho finisce per esercitare sugli altri lo stesso dominio soffocante da cui vorrebbe fuggire.

Al suo ritorno in un drama storico dopo diversi anni, Son Ye-jin dà vita a una figura complessa, incapace di farsi ingabbiare dagli schemi dell’epoca.
Come sottolineato anche da SBS, il punto di forza del personaggio sta proprio nella profonda sproporzione tra la sua statura intellettuale e i soffocanti limiti imposti alle donne nell’era Joseon.

Cho-won — Ji Chang-wook
Se Lady Cho impara a manovrare il potere per sottrarsi a un destino di sottomissione, Cho-won parte da una posizione di netto vantaggio.
È uomo, è nobile, è affascinante. Gode di tutte quelle prerogative e di quella libertà di movimento che a una donna sono categoricamente precluse.

Viene definito come il più grande libertino dell’era Joseon, un uomo che rifiuta le ambizioni di carriera o il prestigio sociale per inseguire esclusivamente il piacere, scettico nei confronti di qualsiasi ideale amoroso.
Per lui, almeno all’inizio, il desiderio è un terreno di conquista. Seducendo afferma il proprio ego, facendosi desiderare ribadisce la propria forza. È un gioco cinico e calcolato.

A inceppare l’ingranaggio, però, arriva Hui-yeon.

Per la prima volta, Cho-won si scontra con una donna che rifiuta la logica della resa e si sottrae al suo fascino. E nel momento in cui la finzione cede il passo a un sentimento reale, la seduzione trasforma il cacciatore in preda.

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Hui-yeon — NANA
Hui-yeon è forse il personaggio che più di ogni altro rivela le contraddizioni dell’era Joseon. Giovane vedova, ha legato la propria identità pubblica a un voto di castità incrollabile, promettendo fedeltà eterna al marito scomparso.
Per la società del tempo, la sua virtù è un monumento da custodire.

Ecco perché la scommessa di Cho-won va ben oltre una semplice conquista amorosa. Per lui, sedurla significa scardinare un dogma sacro e spingerla a infrangere un impegno dal peso morale e sociale devastante.
Eppure, Hui-yeon non è soltanto il cliché della “vedova virtuosa”. È una donna viva, attraversata da desideri, paure, curiosità e un profondo conflitto interiore.
La sua storia mette così a nudo il divario insanabile tra ciò che la società impone di desiderare e la reale interiorità di una donna.

Ma com’era davvero la sessualità all’epoca?

The Scandal parla di sesso, desiderio e seduzione, ma lo fa dentro una società profondamente influenzata dal neo-confucianesimo, vera e propria spina dorsale politica, morale e culturale dell’era Joseon.
Nata in Cina e adottata in Corea, questa dottrina sosteneva che la società umana dovesse riflettere l’ordine perfetto dell’universo.

Questa visione della società si traduceva in una rigida gerarchia (in cui il marito dominava sulla moglie), nella segregazione spaziale tra uomo e donna e nel controllo totale delle passioni individuali.
In questo contesto, il sesso non apparteneva solo alla sfera intima, ma serviva anche alla continuità della stirpe e all’onore del casato.
Cedere al desiderio o rivendicare la libertà di scegliere chi amare poteva quindi entrare in conflitto non solo con le aspettative morali, ma anche con le norme sociali e familiari che regolavano la vita individuale. 

Joseon non era certo una società casta o priva di sessualità, ma un sistema che cercava disperatamente di disciplinarla.
Il desiderio c’era, eccome.
Le relazioni extraconiugali esistevano, così come il concubinato, i figli nati fuori dal matrimonio e i conflitti legati alla vita domestica.
A testimoniarlo, anche i diari dell’epoca, che abbondavano di riferimenti alla vita intima.

Come emerge da uno studio basato proprio sui diari storici del periodo, la differenza era tutta nel giudizio: se il desiderio sessuale maschile veniva ampiamente tollerato, quello femminile era soggetto a una sorveglianza sociale spietata.

Ed è proprio questo marcato doppio standard a dare forma, rabbia e valore alla storia di Lady Cho e Hui-yeon.

Moglie, concubina e il doppio standard

Nella società Joseon il matrimonio riconosceva una moglie legittima, mentre il concubinato era socialmente ammesso e regolato.
Tra le due figure non c’era alcuna parità. La moglie restava il pilastro della famiglia ufficiale, mentre la concubina occupava una posizione subalterna.
Un divario che ricadeva pesantemente anche sui figli, il cui status sociale e le cui possibilità dipendevano anche dal rango della madre. 

Le fonti storiche confermano come il sistema Joseon difendesse il principio della moglie unica, pur tollerando ampiamente il concubinato, soprattutto tra i nobili yangban (양반)* (*classe dirigente nobile e aristocratica che ha dominato la Corea durante la dinastia Joseon).

È un dettaglio fondamentale per contestualizzare molte dinamiche di The Scandal.
Quando un uomo prendeva una concubina, infatti, non si trattava di una scappatella o di una relazione clandestina come la intenderemmo oggi, ma di una prassi del tutto integrata nel tessuto sociale.
Il vero nodo della questione resta un altro. A parti invertite, la stessa società non concedeva alle donne un briciolo di quella stessa libertà.

Il desiderio maschile e quello femminile

È qui che emerge il vero squilibrio.
Un uomo poteva vivere liberamente la propria sessualità senza intaccare di una virgola la propria posizione sociale. Per una donna, al contrario, la reputazione era tutto. Un singolo passo falso, o persino una voce, rischiava di travolgere il suo status, la stima della famiglia e il futuro stesso dei suoi figli.

La National Library of Korea riassume questa contraddizione parlando di una cultura che premeva per la castità femminile pur sdoganando il concubinato per gli uomini.
La stessa istituzione invita però a non ridurre la storia delle donne Joseon alla sola subordinazione. La loro condizione si è trasformata nel corso dei secoli, comprendendo diritti economici, gestione della casa e, soprattutto nelle prime fasi della dinastia, forme di eredità più favorevoli di quanto si tenda a credere oggi.

Un dettaglio tutt’altro che secondario. Non è mai esistita un’unica “donna Joseon”. La vita di una nobildonna yangban non aveva nulla a che fare con quella di una contadina, di una schiava, di una gisaeng (기생)* (*artiste, intrattenitrici e cortigiane altamente istruite dell’era Joseon, appartenenti alla classe sociale più bassa), o di una concubina.
Il rango, l’epoca storica e il contesto familiare cambiavano radicalmente le regole del gioco.

Essere vedova nell’epoca Joseon

Hui-yeon è una vedova. E questo dettaglio, in quel mondo, cambiava tutto.

Durante la dinastia Joseon la vedovanza non era una semplice condizione personale, ma una vera e propria questione d’onore familiare.
Nel corso dei secoli la linea dello Stato sulla castità femminile si fece via via più rigida, fino a quando, nel 1477, un decreto vietò ufficialmente alle vedove della nobiltà yangban di risposarsi.

Prese così corpo il mito della yeolnyeo (열녀), la “donna virtuosa e casta”. Un modello spinto a tal punto che, nei casi più estremi, la fedeltà al marito defunto veniva celebrata persino attraverso il sacrificio della vita.
Il National Museum of Korea conserva ancora oggi la richiesta scritta di un gruppo di studiosi confuciani che sollecitavano il riconoscimento ufficiale della castità di una vedova, prova di quanto quell’ideale fosse ossessivamente radicato nel tessuto sociale.

La legge e la morale teorica non sono però la vita reale. Le fonti d’archivio dimostrano infatti che anche nell’epoca Joseon molte donne finivano per risposarsi. Un recente studio sui registri familiari del tardo periodo Joseon evidenzia una frequenza non trascurabile di seconde nozze, soprattutto tra i ceti medio-bassi, dove la crudezza e le esigenze pratiche della vita quotidiana finivano per travolgere le rigide norme confuciane.

La figura di Hui-yeon rappresenta quindi l’ideale di castità inflessibile preteso dalle classi aristocratiche, non la realtà identica e monolitica di ogni singola vedova della Corea dell’epoca.

E il sesso?

Parlare della sessualità nell’era Joseon significa parlare soprattutto di una cosa: il controllo.

Non si trattava di repressione o assenza di pulsioni: il desiderio c’era e pretendeva il suo spazio. Veniva però rigorosamente imbrigliato dentro le caselle del matrimonio, dello status sociale, della continuità familiare e dei precetti morali.

I contorni del doppio standard erano chiarissimi.
Gli uomini potevano permettersi di essere libertini e frequentare concubine; alle donne era imposto il culto inflessibile della reputazione e della castità.
Gli aristocratici potevano generare figli con donne di rango inferiore, ma la posizione sociale ed ereditaria di quei ragazzi sarebbe stata nettamente diversa da quella dei legittimi eredi.

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Il sesso, insomma, non apparteneva solo alla sfera privata; era anche una faccenda di patrimonio, discendenza e potere.
Ed è esattamente questo intreccio spietato che The Scandal sceglie di mettere in scena attraverso le scelte, i corpi e i sentimenti dei suoi protagonisti.

Il corpo femminile come territorio sociale

Lady Cho e Hui-yeon non potrebbero sembrare più diverse. Una usa il desiderio come un’arma affilata; l’altra cerca con tutte le sue forze di soffocarlo.

Eppure condividono lo stesso destino: il loro corpo non appartiene mai del tutto a loro.
Lady Cho deve incarnare la sposa devota e la nobildonna impeccabile; Hui-yeon deve restare il monumento vivente della vedova virtuosa; la giovane So-ok è già destinata a diventare una concubina. Le loro esistenze vengono continuamente definite da padri, mariti, casati e convenzioni.

È in questo contesto che la seduzione cambia di segno e assume un valore ben più profondo.
Quando Lady Cho orchestra le sue trame attraverso la tentazione, sta afferrando uno dei pochissimi strumenti di potere che la società le concede.
Quando Hui-yeon sceglie finalmente di ascoltare i propri sentimenti, sta sgretolando l’idea di virtù che altri hanno fabbricato su misura per lei.

Non si tratta di assolvere o giudicare le scelte dei protagonisti. Piuttosto, la serie ci spinge a chiederci quanto margine di libertà e autenticità resti a un individuo quando la società ha già deciso a priori chi dovrebbe essere.

Il vero scandalo non è il sesso

A un primo sguardo, The Scandal sembra parlare soprattutto di sesso, seduzione, tradimenti e passioni proibite.
Ma il cuore dell’intera vicenda si rivela un altro: la pretesa di una donna di poter scegliere.

Lady Cho rifiuta di lasciarsi dirigere e pretende di decidere del proprio destino.
Hui-yeon scopre la voglia di tornare a vivere davvero, scardinando l’immagine stilizzata della vedova impeccabile.
E perfino Cho-won, convinto di poter dominare qualsiasi legame, deve fare i conti con un sentimento vero che rifiuta di piegarsi alle regole di una semplice scommessa.

In questa serie, il desiderio smette di essere un semplice pretesto di trama e diventa il passepartout per una domanda tremendamente attuale: quanto siamo disposti a rischiare per essere davvero liberi? Quanto siamo davvero liberi di essere noi stessi? 

The Scandal e Untold Scandal: cosa cambia?

Nel 2003, Untold Scandal portò sul grande schermo una rilettura del romanzo di Laclos particolarmente audace per il cinema coreano del tempo.
Il film si distingue anche per l’accurata ricostruzione dell’epoca, dai costumi alle scenografie, come documenta la Korean Film Archive. 

The Scandal si muove sulle stesse coordinate narrative, ma adotta un formato diverso. L’architettura in otto episodi permette di scavare più a fondo nelle crepe interiori dei personaggi, seguendo con respiro più ampio la lentissima metamorfosi del loro gioco iniziale.

Questo cambio di formato trasforma anche il nostro sguardo sui protagonisti. Se nel film del 2003 la partita di seduzione puntava dritta alla provocazione e allo scandalo puro, nella versione del 2026 diventa un’intima esplorazione dell’identità.

Perché The Scandal è più di un drama storico

Più che nelle scene sensuali, il cuore della serie sta nel contrasto.

È la tensione costante tra ciò che si desidera e ciò che è concesso. Tra quello che la società definisce virtuoso e ciò che brucia dentro. Tra il ruolo pubblico da recitare sul palcoscenico sociale e l’identità privata da custodire nel buio.

Lady Cho vuole essere libera. Cho-won crede di esserlo già. Hui-yeon scopre di volerlo diventare. Eppure si muovono tutti in un mondo in cui la libertà non è mai un diritto distribuito ad armi pari.

Ecco perché, in un sistema che toglie la parola e impone la maschera, il desiderio cessa di essere un semplice impulso. Diventa una forma di resistenza. L’unico linguaggio rimasto per gridare “io esisto”.

Il significato del titolo

Lo scandalo è l’istante preciso in cui ciò che doveva restare nell’ombra erompe con una forza impossibile da arginare.
Un desiderio. Un sentimento. Una scelta.
È una donna che rifiuta di essere soltanto una moglie; una vedova che rivendica il diritto di non restare solo un simbolo; un uomo che scopre, proprio mentre gioca, la propria vulnerabilità.

Lo scandalo è il cortocircuito che esplode quando la sfera intima e autentica dell’individuo entra in rotta di collisione con la maschera imposta dalla società.
È esattamente questo a rendere The Scandal un’opera sorprendentemente contemporanea.

Il gioco era iniziato per manipolare e conquistare l’altro.
Si chiude, inevitabilmente, con lo svelamento di se stessi.
È questa l’intramontabile eredità de Le relazioni pericolose a quasi due secoli e mezzo dalla sua pubblicazione.

Cambiano le epoche, cambiano i costumi, si trasformano le regole sociali, ma il desiderio rimane uno dei territori più complessi in cui gli esseri umani si avventurano alla ricerca di potere, amore e libertà.

The Scandal in breve

Titolo: The Scandal (스캔들)
Anno: 2026
Paese: Corea del Sud
Piattaforma: Netflix
Episodi: 8
Genere: drama storico, romance, dramma
Regia: Jung Ji-woo
Creators: Jung Ji-woo, Kim Jae-joong
Protagonisti: Son Ye-jin, Ji Chang-wook, NANA
Ispirato a:  Les Liaisons dangereuses di Pierre Choderlos de Laclos
Precedente adattamento coreano: Untold Scandal (2003), diretto da E J-yong
Ambientazione: Corea, periodo Joseon
Uscita internazionale: 18 settembre 2026
Dove vederlo: The Scandal è disponibile su Netflix

Fonti e approfondimenti

Per la ricostruzione del rapporto tra la serie, Untold Scandal e Les Liaisons dangereuses abbiamo consultato Netflix, il Korean Film Council, il Korean Film Archive e materiali accademici e istituzionali sulla società Joseon.

Per la parte dedicata a matrimonio, concubinato, vedovanza e sessualità sono state utilizzate fonti della National Library of Korea, della Academy of Korean Studies, del portale storico nazionale coreano e studi pubblicati attraverso il Korean Citation Index (KCI).

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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.