Il carosello claustrofobico dei BTS: verità, traumi e la linea del tempo nel MV di “Merry Go Round”

Simona
By Simona
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Lontano dalle solite metafore consolatorie, il nuovo video dei BTS sembra scegliere una strada più scomoda. Dietro il bianco e nero e il linguaggio simbolico, condividono con noi il loro dolore.
Tra il richiamo a Hermann Hesse, il legame “spalle a spalle” dei leader (sì, al plurale) e una riflessione silenziosa sul tempo trascorso lontani, Merry Go Round diventa il racconto di una verità raramente mostrata.
Non il ritorno eroico che molti si aspettavano, ma il tentativo di dare forma a ciò che è cambiato lungo il percorso.
Un’analisi che unisce il peso della fama alle considerazioni di chi il servizio militare lo ha vissuto davvero.  

Il rilascio del video musicale di Merry Go Round ha scatenato un vero e proprio terremoto emotivo all’interno del fandom, e i motivi sono decisamente più profondi del solito.
Visivamente intenso, sospeso in un bianco e nero ipnotico, il video si presenta come uno dei lavori più cupi, intimi e stratificati mai realizzati dal gruppo.

Se in un primo momento le interpretazioni degli ARMY fluttuavano tra favola e metafora astratta, a fare chiarezza ci ha pensato direttamente Kim Namjoon.
In una recente e toccante diretta, il leader ha squarciato il velo della diplomazia coreana, ammettendo che il brano è stato interamente ispirato dal loro servizio militare. Una traccia nata per descrivere una profonda tristezza, un isolamento e una depressione che hanno quasi rischiato di inghiottirli.

La narrazione nel video si rivela molto più complessa di una semplice discesa nei propri demoni. È il resoconto di una trasformazione psicologica e umana, in cui il loop soffocante dell’esercito si sovrappone a un altro tipo di gabbia dorata, quella della fama globale.

Il ritorno alle origini: da Spring Day all’astronave solitaria

L’apertura del video è un colpo al cuore. Sulla giostra che campeggia nei primi fotogrammi si leggono chiaramente le parole “You Never Walk Alone” (dall’omonimo album, seguito di WINGS).
Il richiamo a
Spring Day, capolavoro del 2017, è immediato e impossibile da ignorare.
Lo stesso RM ha raccontato che, lavorando a questo brano, il desiderio era ritrovare quella stessa urgenza emotiva. Entrambe le canzoni parlano di distanza, di attese che consumano, del bisogno quasi disperato di ritornare dalle persone amate. Ma se Spring Day conservava ancora una luce tenue, primaverile, Merry Go Round sembra muoversi dentro qualcosa di molto più freddo, silenzioso, oscuro.

La regia ha scelto di accentuare questa oscurità con una marcata vignettatura scura ai bordi dell’inquadratura, che incornicia la giostra trasformando lo schermo nell’obiettivo di un telescopio.
Lo spettatore non si limita a osservare la scena. Finisce per occupare il posto di chi guarda da lontano. Di chi controlla.
È qui che il video costruisce uno dei suoi parallelismi più sottili. Cambiano le regole, cambiano gli spazi, ma non cambia la sensazione di fondo, quella di vivere con la percezione costante di avere sempre uno sguardo addosso. Che sia quello rigoroso dell’istituzione militare o quello invisibile ma permanente della celebrità, lo spazio per sé sembra restringersi sempre di più.

Attorno al carosello resta un ambiente cupo, ruvido, quasi consumato dal tempo. Uno spazio che non appare ostile per ciò che mostra, ma per ciò che sembra togliere.

Il servizio militare e il linguaggio del simbolo

Per capire una parte dell’impatto di questo MV, bisogna comprendere la realtà geopolitica della Corea del Sud.
Con la tensione costante al confine settentrionale, il servizio militare è un dovere sacro, intoccabile, non soltanto un passaggio obbligato, ma un tema profondamente radicato sul piano culturale e sociale.

RM ha raccontato che il brano è nato anche dalle emozioni vissute durante quel periodo, e il video sembra raccogliere quel sentimento, costruendo ambienti sospesi, stanze comunicanti, percorsi che si sfiorano senza coincidere mai del tutto.
Le porte restano aperte. I membri appaiono separati, ma mai completamente isolati. Ognuno attraversa il proprio spazio, mantenendo però un legame invisibile con gli altri.

Ed è qui che il discorso sembra allargarsi. La ruota che continua a girare può richiamare il ritmo ripetitivo della vita militare, ma si presta anche a una lettura più ampia: quella di un’esistenza scandita da aspettative, ruoli e movimento continuo.
Sembra il tentativo di raccontare cosa succede quando il tempo passa, le persone cambiano e ci si ritrova a cercare di capire chi si è diventati.

Le stanze dei membri


Jungkook: i ricordi e le rovine del passato

Il Golden Maknae apre la traccia in una stanza surreale, uno spazio sospeso che trasmette una sensazione sottile di smarrimento e immobilità. Attorno a lui emergono i pali e i cavalli della giostra, fermi, impolverati, come oggetti lasciati troppo a lungo nello stesso posto.
Jungkook sembra trovarsi in un punto di passaggio. Non è più dove si trovava prima, ma non è ancora arrivato altrove.
La scenografia non restituisce soltanto l’idea di un’identità messa temporaneamente in pausa. Assume quasi l’aspetto di un luogo abbandonato, di qualcosa che è esistito intensamente e che ora resta in attesa di tornare a vivere

È difficile non leggere in queste immagini una riflessione sui timori più intimi del gruppo: la paura del cambiamento, la distanza dal palco, il dubbio silenzioso che, nei lunghi mesi di isolamento della leva, il silenzio potesse frammentare il fandom.

V: Il preludio del deserto
V siede da solo su una poltrona. La sua stanza è spoglia, ma la telecamera ci lascia intravedere un ambiente adiacente che sembra anticipare la stanza di j-hope. Dal pavimento spuntano fili d’erba e piante infestanti, e sullo sfondo si intravede la sagoma di un cavallo bianco.
Questo dettaglio visivo suggerisce che i membri non abitano spazi esclusivi, ma che ognuno di loro sta camminando attraverso le stesse identiche fasi di isolamento e sofferenza psicologica. Quando Tae si alza e se ne va, lascia il posto al cammino degli altri.

Jimin: le stelle e il dettaglio in codice
Jimin attraversa un corridoio stretto, spoglio e illuminato da una fredda luce artificiale. Ai lati si aprono grandi finestre che si affacciano direttamente sull’immensità del cosmo stellato.
Questa parte potrebbe rappresentare l’intero gruppo alla ricerca di un significato all’interno di una situazione che non possono controllare.
Il corpo segue un percorso definito, mentre la mente continua a guardare altrove, verso uno spazio più grande, più libero, forse anche più vero.

Ad un occhio attento non sfugge la giacca indossata dal ballerino. Il design mostra due cuciture a forma di “X” sopra le tasche del petto. È un richiamo militare finissimo. Si tratta dell’esatta posizione in cui, sulle divise da combattimento, vengono applicate le strisce in velcro con il nome del soldato e la branca di appartenenza. Il dovere militare marchiato direttamente sulla pelle dell’artista.
E in mezzo a tutto, quella giostra giocattolo che fluttua nell’aria. Piccola, leggera. Jimin la segue a piedi, come se inseguire quell’oggetto significasse non perdere del tutto la propria parte più viva, più sensibile. 

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Jin: il peso del liquido nero
Accanto a Jin inizia a manifestarsi un liquido scuro e denso, che scorre sul soffitto. Non simboleggia un evento specifico, ma il peso emotivo che i ragazzi si portano dentro. È una presenza vischiosa, totalizzante, un’ansia da cui non ci si può liberare. Jin cammina sotto questa colata nera, cercando una via d’uscita, fungendo da apripista per il resto del gruppo.

Suga: la tempesta mediatica e l’abbraccio della nuvola
La stanza di Yoongi è visivamente la più disturbante. Il liquido nero si trasforma in una nube temporalesca sopra la sua testa. Fulmini accecanti squarciano l’ambiente, mentre migliaia di fogli di carta strappati volano attorno a lui come un tornado. C’è il riferimento alle pagine della stampa scandalistica e al fango del giudizio pubblico, che hanno colpito anche lui.
Il contesto sembra evocare l’estetica opprimente del suo video solista Interlude: Shadow.
Ma l’immagine si arricchisce di un significato mutuato dal gergo militare, la cosiddetta “Storm Cloud”. Tra i soldati, la nuvola temporalesca è quella sensazione di imminente pesantezza o sfortuna che sembra seguirti non appena lasci la sicurezza della caserma per andare a fare addestramento sul campo. Eppure, nel mezzo di questo caos asfissiante, Yoongi assume la sua iconica posa da performer e resta in piedi. La musica è il suo unico scudo.

j-hope: la prigione e il desiderio di branco
La stanza di Hoseok è ricoperta di piante infestanti e pareti piene di foto di cavalli che corrono liberi nella natura. Ma è tutto finto. È l’illusione della libertà vissuta da chi è rinchiuso. I fan più attenti hanno notato il parallelismo devastante con l’era di Fake Love, dove il personaggio di j-hope era intrappolato in una stanza con una giostra giocattolo, abbandonato a se stesso. Le pareti della caserma diventano quella stessa prigione, dove la mente creativa urla per poter uscire e correre libera. I murales di cavalli selvaggi indicano un desiderio viscerale: fuggire dalla ripetitività del carosello meccanico per tornare allo stato brado. Insieme.

RM: il letto-bara e il paradosso della caffeina
La sezione di Namjoon è un pugno nello stomaco. Si trova in un enorme magazzino vuoto, a simboleggiare l’immenso peso della responsabilità che porta come leader. Siede sopra una bara e canta Il mio letto è la mia bara. La bara è un contenitore, il letto diventa l’unico posto al mondo in cui RM può smettere di esistere per gli altri e isolarsi dalle aspettative del mondo esterno.

Namjoon ha confessato di aver sofferto di una grave insonnia e di aver perso se stesso nell’esercito, tanto da dover fare tabula rasa della sua vita una volta congedato. Le sue liriche creano un gioco di parole devastante tra coffin (bara) e caffeine (caffeina): la caffeina ti dà l’illusione dell’energia senza darti il riposo. Esattamente come la giostra. È un movimento continuo che non porta a nessun progresso. È l’inerzia della disperazione dell’intellettuale prestato alle armi.

La verità svelata: siamo noi la giostra

A metà del video, assistiamo alla scena più importante e rivelatrice dell’intero cortometraggio. Jimin si avvicina a un pesante sipario teatrale dietro il quale si staglia l’ombra di un cavallo. Ci aspettiamo tutti di vedere l’animale, ma quando la telecamera gira dietro la tenda, troviamo Jin che fissa la stessa identica ombra. Subito dopo, l’immagine di un cavallo in corsa si fonde e si confonde con una silhouette umana.

I membri dei BTS non stanno semplicemente cavalcando la giostra. Loro sono i cavalli della giostra.

I Bangtan non possono scendere dal carosello della fama perché sono loro stessi a caricarne il peso sulle spalle e a far funzionare l’intera struttura. I cavalli sono, per natura, animali sociali, trovano la felicità solo quando sono insieme al proprio branco. Isolati sui pali di un carosello, sono destinati ad appassire. Il cavallo rappresenta la maschera pubblica, l’idol perfetto; l’ombra umana dietro la tenda è la persona reale, sacrificata per lo spettacolo.

La stanza delle sette sedie: una realtà logistica

Un altro momento chiave mostra una stanza con sette sedie disposte in cerchio, inizialmente occupate solo da quattro membri (Jin, V, Jimin e Jungkook). L’atmosfera ricorda una sessione di supporto emotivo. I ragazzi si fanno forza a vicenda nell’unico modo possibile, restando uniti.

Da una prospettiva più pragmatica e vicina alla realtà militare, è evidente che l’experience della leva non sia stata identica per tutti e sette. Se Namjoon ha parlato apertamente di traumi, membri come Jin e Taehyung sembrano aver vissuto il servizio con uno spirito diverso, trovando persino stimoli nei rispettivi ruoli (basti pensare all’orgoglio di V nelle forze speciali SDT).

La scena delle sette sedie fotografa esattamente questa realtà logistica, mostrando i reali tentativi di riunirsi durante le licenze. Nel bel mezzo della leva, a causa di scaglioni e impegni militari differenti, trovarsi tutti e sette era matematicamente impossibile. I ragazzi sorridono, attorno alle sedie vuote, si stringono tra pochi, aspettando di riunirsi.

Nel finale, però, la narrazione cambia. Tutti i membri sono seduti nella stanza e aspettano in silenzio. L’ultimo ad arrivare è Namjoon, il leader. I ragazzi non si muovono finché non sono al completo. Solo quando tutti e sette sono uniti, la storia può finalmente avanzare.

La linea del tempo del ritorno: chi ha tenuto accesa la fiamma?

Il posizionamento dei membri all’interno del video traccia una bellissima linea temporale simbolica del loro congedo graduale.

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I Pionieri (Jin e j-hope): in prima fila troviamo loro. Sono stati i primi a tornare e a caricarsi sulle spalle, da soli, l’immenso peso dell’eredità dei BTS. Attraverso le loro promozioni soliste, hanno presidiato il territorio, assicurandosi che il mondo non dimenticasse lo spazio occupato dal gruppo.

Il Cuore del ritorno (la Maknae Line): al centro si posizionano V, Jungkook e Jimin. Il loro rientro, concentrato in poche ore, rappresenta la reunion. È il momento esatto in cui la narrazione passa alla rinascita collettiva.

I pilastri (RM e Suga): la sequenza è ancorata stabilmente dal leader e dall’ultimo membro a terminare l’incarico. La loro posizione di retroguardia chiude ufficialmente l’era militare, simboleggiando che la struttura tiene perché le sue fondamenta sono finalmente tornate al loro posto.

Questo allontanamento dai riflettori, pur nella sua durezza, ha concesso a ciascuno di loro il tempo per una crescita interna indipendente. I membri si riuniscono portando nel gruppo un’identità individuale enormemente potenziata, rendendo il collettivo ancora più solido di quanto non fosse prima della separazione.

j-hope e Namjoon spalle contro spalle: il peso del comando

Uno dei momenti più intensi e visivamente carichi di tutto il video mostra j-hope e Namjoon appoggiati alla stessa parete, disposti spalle contro spalle.
C’è una parete solida che li divide fisicamente, un’immagine che racconta come si possa essere vicini nello spirito ma forzatamente distanti a causa dei doveri di leva.

In grammatica militare, stare spalle contro spalle significa una cosa sola, protezione totale. “Io copro te, tu copri me”.

RM è il leader ufficiale dei BTS, colui che ha dovuto gestire l’ansia del futuro del gruppo mentre era arruolato. J-hope è il leader coreografico, la colonna portante della performance. Vederli uniti in quel modo, a sorreggere idealmente lo stesso muro, racconta la complicità silenziosa di chi deve guidare gli altri anche quando si sente crollare il terreno sotto i piedi. Una dimostrazione di fiducia cieca, tipica di chi ha condiviso anni di sacrifici.

Il colpo di scena cosmico: l’alienazione e la costellazione della libertà

Il vero colpo di scena concettuale dell’intera opera si consuma nei fotogrammi finali. Con un movimento fluido, la telecamera compie uno zoom all’indietro, allontanandosi dalle stanze, attraversa le pareti e rivela che l’intero edificio non si trova sulla Terra. È una gigantesca struttura metallica isolata, una giostra, che fluttua nel vuoto cosmico, simile a un UFO alla deriva.

Questa rivelazione visiva racchiude il nucleo psicologico più profondo del video, muovendosi su due livelli paralleli:

L’isolamento del trauma militare
Durante la leva, la sensazione dominante, a quanto hanno raccontato, è quella di essere strappati dal proprio mondo e inseriti in una bolla temporale sospesa.
L’edificio fluttuante rappresenta graficamente questa alienazione assoluta. Non ci sono finestre che mostrano la Terra, non c’è contatto con la normalità; è la mente del soldato che si sente alla deriva in un vuoto dove il tempo scorre in modo diverso rispetto a chi è rimasto a casa.

La gabbia della fama globale
C’è un paradosso enorme nella celebrità dei BTS. Sono al centro del mondo, ma vivono in una solitudine cosmica. Il carosello continua a girare nel vuoto, non si ferma mai, e l’opinione pubblica li osserva da lontano come si osserverebbe un fenomeno astronomico, dimenticandosi dell’umanità racchiusa dentro quella struttura metallica.

Eppure, proprio in questo abisso visivo, il video nasconde la sua più grande nota di speranza. Alzando gli occhi al cielo stellato che circonda l’edificio, si scorge la costellazione di Pegaso, il mitico cavallo alato.
È la chiave di volta dell’intero MV.
Sulla Terra, i cavalli della giostra sono condannati a girare in tondo, inchiodati a un palo d’acciaio dalle aspettative della società e dai doveri di leva.
Nello spazio profondo, quel carosello meccanico finalmente si smantella. I cavalli si staccano dai pali, spezzano le catene e si trasformano in stelle.

Rivendicando il vuoto cosmico, i BTS ci dicono che hanno accettato la loro natura di “alieni” e che, riunendosi, hanno trasformato la loro prigione in un’astronave. Non sono più condannati a girare a vuoto. Adesso sono liberi di tracciare la propria rotta nel cosmo, insieme.

Citazioni colte: Da Rodgers & Hammerstein a Hermann Hesse

Il video è un labirinto di citazioni storiche che i BTS hanno disseminato per i fan più attenti.

L’origine del Carosello
La scritta “You never walk alone” sulla giostra è un doppio filo transgenerazionale. Se per gli ARMY è il titolo dell’album del 2017, storicamente Carousel è un celebre musical di Rodgers & Hammerstein del 1945, la cui canzone portante è proprio la leggendaria “You’ll Never Walk Alone”. Un inno di resistenza diventato universale.

Il richiamo a Demian
Intorno al minuto 11:20, il video inserisce un’animazione che richiama l’estetica di Blood, Sweat & Tears. Torna l’universo di Demian di Hermann Hesse, la transizione dolorosa dall’infanzia all’età adulta, la perdita dell’innocenza e la dualità. L’inseguimento della giostra giocattolo da parte di Jimin diventa così la ricerca disperata di quell’innocenza pre-militare che il dovere ha inevitabilmente scheggiato.

Il magazzino di Dionysus e la costellazione nel cielo
La bara su cui siede RM a metà canzone, circondata da portacandele sparsi sul pavimento, evoca prepotentemente la scenografia e il centrotavola di Dionysus. Se in quel pezzo la celebrazione era legata all’ebbrezza dell’arte, qui la festa è finita. Rimane la solitudine del re, seduto sulle macerie del proprio impero.
Un isolamento che si spezzerà solo nel finale, quando quelle stesse macerie lasceranno spazio al volo cosmico e liberatorio di Pegaso.

You Never Walk Alone

Nelle scene finali, le stanze separate, che rappresentavano il periodo in cui i membri producevano musica in modo indipendente durante il congedo graduale, convergono.
I sette ragazzi si ritrovano tutti nella stessa stanza. Non stanno più camminando da soli; sono tornati a esibirsi, a fare musica, a essere un corpo unico.

Merry Go Round non è una semplice elaborazione del trauma, ma il manifesto di come i BTS abbiano curato le proprie ferite attraverso la collettività. La giostra della fama continuerà a girare, l’oscurità dello spazio esterno rimarrà lì, ma il gruppo è tornato insieme. E finché si copriranno le spalle a vicenda, la giostra non farà più paura.

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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.