La Maknae line dei BTS entra ufficialmente nell’élite finanziaria della Corea del Sud.
V, Jimin e Jung Kook figurano infatti tra i 100 maggiori azionisti under 30 del Paese.
Secondo un’analisi pubblicata il 24 dicembre da CEO Score, società specializzata in dati aziendali, il valore complessivo delle quote detenute dai primi 100 azionisti più giovani è cresciuto in modo impressionante.
Rispetto alla fine dello scorso anno, l’aumento sfiora i 70 trilioni di won, portando il totale a 177,2 trilioni di won al 19 dicembre.
In questo scenario spiccano proprio V, Jimin e Jung Kook.
Ciascuno di loro possiede azioni per un valore stimato di circa 21,4 miliardi di won (circa 12,5 milioni di euro), una cifra che li colloca comodamente tra i più ricchi investitori della loro fascia d’età. Non solo idol globali, quindi, ma anche protagonisti del panorama economico.
L’origine di queste partecipazioni risale al 2020, quando Bang Si-hyuk, principale azionista di HYBE, decise di donare a ciascun membro dei BTS 478.695 azioni ordinarie della società.
Secondo le ricostruzioni, V, Jimin e Jung Kook avrebbero mantenuto l’intero pacchetto azionario ricevuto.
Altri membri del gruppo, come RM, Jin e j-hope, hanno invece apportato modifiche alle proprie quote nel tempo, pur continuando a detenere asset azionari dal valore superiore ai 10 miliardi di won. Una conferma della solidità finanziaria costruita dal gruppo anche al di fuori della musica.
La classifica mette in luce anche le grandi dinastie industriali del Paese. Al primo posto assoluto figura Lee Jae-yong, presidente di Samsung Electronics, mentre Bang Si-hyuk si posiziona al decimo.
Un dato è chiaro.
Nel caso dei BTS, il confine tra industria musicale e potere economico è ormai sempre più sottile. E il loro impatto continua a ridefinire cosa significhi essere idol nel settore K-pop contemporaneo.