La Sardegna non è facile da raccontare a chi non la conosce. Non è una regione come le altre, non è “vicino a Milano”, non è solo mare d’estate. È un’isola con una lingua propria, una memoria antica, un orgoglio sanguigno e viscerale. Un posto che — se lo guardi bene — ha molto in comune con un altro pezzo di mondo, che sa a circa diecimila chilometri di distanza.
La Corea del Sud conosce bene quella stessa tensione tra ciò che si è e ciò che si proietta all’esterno. Tra radici e futuro. Tra il desiderio di essere compresa davvero e la tentazione di semplificarsi per risultare più immediata.
È da questa risonanza, silenziosa ma precisa, che nasce Sardinia Meets Korea (SMK): non un evento, non una mostra temporanea, ma un’associazione culturale formalizzata, con sede a Iglesias, patrocinio istituzionale e una missione a Seoul già in programma. L’idea è semplice e ambiziosa insieme: fare in modo che due culture spesso marginalizzate nella mappa mentale del mondo possano parlarsi direttamente, senza scorciatoie, costruendo un dialogo che duri nel tempo.
Il progetto si inserisce in una fase favorevole delle relazioni tra Italia e Corea. Il 2024 e il 2025 sono stati dedicati allo scambio culturale tra i due Paesi in occasione del 140° anniversario delle relazioni diplomatiche, con un programma di iniziative pensato per rafforzare i legami culturali e istituzionali. In questo quadro, SMK prova a portare la Sardegna fuori da una narrazione stereotipata e a proporla come interlocutrice culturale, creativa e produttiva. E per chi conosce la Corea oltre la superficie di Hallyu, il punto è proprio questo: la cura identitaria, la precisione narrativa e il rispetto per la propria storia.
Abbiamo parlato con Roberta Masala, vicepresidente e coordinatrice generale dell’Associazione. Ecco cosa ci ha raccontato.
Koreami: Qual è stato il momento esatto in cui hai/avete capito che la Sardegna aveva bisogno di un’associazione formale come Sardinia Meets Korea?
SMK: La consapevolezza è maturata osservando come la Sardegna, pur avendo un’identità storica e culturale molto forte, non sia sempre immediatamente riconosciuta come realtà autonoma nei contesti internazionali. In alcuni casi veniva genericamente collocata vicino a Milano o percepita semplicemente come una destinazione turistica indistinta.
Questo ci ha fatto comprendere quanto sia importante costruire una narrazione più chiara e continuativa del territorio, capace di valorizzarne la specificità e di inserirla in un dialogo internazionale strutturato.
Parallelamente cresceva anche in Sardegna un interesse verso la Corea del Sud che andava oltre il fenomeno culturale contemporaneo, evidenziando la possibilità di sviluppare un confronto più ampio su identità, creatività e modelli di sviluppo culturale.
Da qui l’esigenza di creare una struttura stabile, in grado di dare continuità alle relazioni e di facilitare un dialogo credibile nel tempo.
Koreami: Sardegna e Corea sono terre di mare, tradizioni e orgoglio. Hai/Avete riscontrato delle affinità culturali inaspettate che hanno reso il dialogo tra queste due realtà più naturale del previsto?
SMK: Sì, e rappresenta uno degli aspetti più interessanti del percorso.
Pur appartenendo a contesti geografici molto distanti, esiste una sensibilità comune verso il valore dell’identità culturale, il rispetto per la storia e il forte legame con il territorio.
Sono realtà che hanno conosciuto trasformazioni importanti e che hanno sviluppato una grande capacità di preservare la propria cultura senza rinunciare ad una visione contemporanea.
In più occasioni ho avuto la sensazione che la Corea rappresenti, sotto alcuni aspetti, una sorta di Sardegna dell’Asia: una realtà consapevole della propria unicità, orgogliosa della propria identità e attenta a come viene rappresentata a livello internazionale.
Questa affinità rende il dialogo più naturale di quanto si possa immaginare.
Koreami: Qual è stata la reazione più curiosa o scettica che hai/avete ricevuto da chi, in Sardegna, è totalmente digiuno di cultura coreana?
SMK: La reazione più frequente è quella di associare la Corea esclusivamente al k-pop o alle serie televisive, come se si trattasse di un fenomeno limitato all’intrattenimento contemporaneo.
Quando però si entra più in profondità, emerge una realtà molto più articolata che comprende cinema, produzione audiovisiva, editoria, design, innovazione tecnologica e una forte capacità di costruire narrazioni culturali riconoscibili a livello internazionale.
Allo stesso tempo, spesso sorprende scoprire quanto il dialogo possa svilupparsi anche su temi legati all’identità, alla memoria storica, alla valorizzazione del patrimonio culturale e al rapporto tra tradizione e contemporaneità.
Lo scetticismo iniziale lascia spazio ad un interesse più consapevole quando si comprende che il confronto con la Corea non riguarda un singolo ambito, ma un ecosistema culturale complesso, capace di generare scambi concreti anche per un territorio fortemente identitario come la Sardegna.
Koreami: Com’è distribuito l’interesse nell’isola? C’è una risposta diversa tra i grandi centri come Cagliari o Sassari e le zone più interne?
SMK: L’interesse è distribuito in modo piuttosto trasversale.
È naturale che città come Cagliari o Sassari offrano maggiori occasioni di contatto con contesti internazionali, ma abbiamo riscontrato curiosità e apertura anche in territori più piccoli, dove il tema dell’identità culturale è particolarmente sentito.
Questo dimostra che il dialogo con la Corea non riguarda un pubblico circoscritto, ma intercetta sensibilità diverse legate alla cultura, alla creatività e alla volontà di confrontarsi con prospettive internazionali mantenendo un forte radicamento locale.
Uno degli obiettivi dell’associazione è proprio quello di creare opportunità diffuse sul territorio.
Koreami: Sappiamo che è aperta la campagna tesseramenti. Perché un appassionato dovrebbe scegliere di diventare socio oggi? Cosa permette di realizzare la “tessera” che una semplice partecipazione agli eventi non può garantire?
SMK: Diventare socia/o significa contribuire alla costruzione di un progetto strutturato che mira a sviluppare relazioni culturali continuative tra Sardegna e Corea del Sud.
Partecipare ad un singolo evento rappresenta un momento di interesse; scegliere di aderire all’associazione significa sostenere un percorso che punta a creare stabilità, credibilità e progettualità nel tempo.
La tessera rappresenta una forma di partecipazione attiva ad un progetto che intende facilitare connessioni reali tra territori, persone e contesti culturali diversi.
Koreami: Oltre al sostegno ideale, cosa significa concretamente far parte del vostro “inner circle”? Ci sono progetti o vantaggi esclusivi per chi decide di metterci la firma?
SMK: Far parte dell’associazione significa partecipare ad una fase di costruzione progettuale e contribuire allo sviluppo di una rete di relazioni tra Sardegna e Corea del Sud.
Più che un concetto esclusivo, si tratta della possibilità di prendere parte ad un percorso che si sviluppa nel tempo, creando opportunità di dialogo tra le due culture, creatività e nuove prospettive di collaborazione.
Chi decide di aderire, partecipa e contribuisce attivamente a definire le basi del progetto e poi alla sua prosecuzione nel tempo.
Koreami: Qual è la vostra “ossessione” principale o il grande obiettivo che volete portarvi a casa entro la fine dell’anno?
SMK: Il nostro obiettivo è consolidare il ruolo dell’associazione come Hub di connessione tra Sardegna e Corea del Sud, creando le condizioni per relazioni strutturate e durature.
Il Comune di Iglesias ha sostenuto il progetto fin dalle prime fasi, concedendo il patrocinio e conferendo una delega ufficiale di rappresentanza comunale per lo sviluppo dei rapporti con la Corea del Sud. Questo ha reso possibile una missione istituzionale a Seoul nel mese di novembre 2025, durante la quale abbiamo presentato il progetto a interlocutori istituzionali italiani presenti in Corea.
L’Hub nasce con la funzione di facilitare connessioni e creare contesti di fiducia tra realtà interessate a sviluppare collaborazioni tra i due territori. Accanto al dialogo culturale, stiamo riscontrando interesse anche da parte di interlocutori del settore moda, letteratura e audiovisivo che guardano con attenzione al territorio sardo come possibile contesto di scouting per produzioni cinematografiche e seriali coreane.
Quest’anno vorremo presentare a Seoul una fiera del nostro territorio, del “Made in Sardinia”, e poi dovremo procedere con altre attività sulla quale stiamo già lavorando in modo serrato, di cui saremo ben felici di parlarvi nel momento in cui saranno concluse tutte le trattative in essere.
Parallelamente, attraverso collaborazioni con partner specializzati in ambito export, possiamo favorire un primo contatto tra imprese interessate ad avviare relazioni tra i due Paesi, mantenendo un ruolo coerente con la natura progettuale dell’associazione.
Diversi interlocutori hanno manifestato interesse ad affiancarci nel percorso di crescita dell’Hub, confermando l’esistenza di uno spazio concreto per sviluppare collaborazioni capaci di generare valore culturale, B2B e relazionale nel medio periodo.
Koreami: Qual è l’ostacolo più grande che hai/avete incontrato nel far nascere questa realtà e quale l’errore che consiglieresti di evitare a chi vuole avviare un progetto simile in altre regioni?
SMK: L’ostacolo principale è far comprendere che progetti di cooperazione culturale internazionale richiedono tempo, continuità e credibilità.
Le relazioni tra contesti diversi non si costruiscono attraverso iniziative isolate, ma attraverso un lavoro progressivo fatto di ascolto, coerenza e chiarezza di ruolo.
Un errore frequente è cercare risultati immediati senza aver prima consolidato una base relazionale solida.
Definire con precisione il proprio posizionamento e costruire collaborazioni con interlocutori competenti rappresenta un passaggio fondamentale per dare stabilità al progetto nel lungo periodo.
Il viaggio di Sardinia Meets Korea è appena iniziato: un cammino che nasce dal rispetto, si nutre di bellezza e punta a rendere la Sardegna non più un’appendice geografica, ma una protagonista consapevole del dialogo globale.
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