Hyunwoo Sun, fondatore di Talk to Me in Korean

“Corea Dentro”: Il nuovo podcast in italiano di Hyunwoo Sun. Cosa succede quando l’insegnante di coreano più famoso al mondo torna a essere uno studente? | Intervista

Elisa
By Elisa
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Nel lontanissimo 2009, in Asia, le Girls’ Generation spopolavano con Gee e i Big Bang riempivano i palazzetti. In Occidente, invece, la Corea del Sud era ancora letteralmente un altro mondo, lontanissima dal diventare un fenomeno di massa che è oggi. Niente algoritmi di TikTok a dettare i trend, niente K-drama su Netflix (come vivevamo, allora?).
In quel periodo, Hyunwoo Sun era semplicemente un ragazzo con la passione per la breakdance, i video e le lingue straniere. Frustrato da un sistema scolastico, quello coreano, che gli aveva insegnato l’inglese per superare i test ma non per parlarlo nella vita reale, decise hic et nunc di creare l’alternativa che non esisteva: un metodo per imparare il coreano in modo naturale e discorsivo. Nasceva così, ben 17 anni fa, Talk To Me In Korean (o anche TTMIK).

Oggi, con oltre un milione di manuali venduti e una community sparsa in tutto il mondo, il progetto è diventato un pilastro per chiunque si avvicini alla cultura coreana. Eppure, tra le definizioni di imprenditore, autore o pioniere del web, Sun sceglie per sé quella di learner, apprendista. Non è, ci racconta, una posa retorica: per rimettersi in gioco e testare su di sé la fatica di chi impara, ha recentemente iniziato a studiare l’italiano, arrivando a lanciare Corea Dentro: la cultura della Corea raccontata da un coreano, un podcast interamente nella nostra lingua dove racconta la cultura coreana mettendosi alla prova con declinazioni e congiuntivi.

Ripartire da zero gli è servito sicuramente per capire meglio le frustrazioni dei suoi studenti, ma anche per osservare da vicino due mondi quasi opposti. Dalla gestione dello spazio relazionale alla frenesia del palli-palli coreano confrontata con i ritmi italiani, Hyunwoo ci dice di come l’apprendimento di una lingua resti il ponte culturale per eccellenza. Una chiacchierata su cosa significhi difendere la lentezza di un libro fisico nell’era dei video brevi, e sul perché, nonostante l’avanzata dell’intelligenza artificiale, il fattore umano rimanga l’unica cosa che conta davvero.

Hyunwoo Sun
Hyunwoo Sun
Hyunwoo Sun
Hyunwoo Sun

Koreami: Come ti descriveresti oggi? Tra imprenditore, content creator, autore e ora anche podcaster in italiano, quale ruolo senti che ti rappresenta di più in questa fase della tua vita?

Hyunwoo Sun: Oggi, più di ogni altra cosa, mi vedo come uno studente che ama anche aiutare gli altri a imparare. La mia area di competenza è la lingua coreana, ma il ruolo che tiene insieme tutto ciò che faccio è proprio quello di studente. Negli anni ho imparato a parlare diverse altre lingue. Ho imparato a fare breakdance. Ho imparato a creare materiali per lo studio delle lingue e ho imparato a gestire un’azienda. Quindi, se dovessi descrivermi in questa fase della mia vita, direi semplicemente che sono uno studente.

Koreami: Chi era Hyunwoo Sun prima del 2009? Qual è stato il tuo percorso e quale limite specifico del sistema educativo tradizionale ti ha convinto a costruire da zero un’alternativa?

Hyunwoo Sun: Prima del 2009 ero solo un coreano a cui piaceva imparare le lingue, fare breakdance e realizzare video. Non stavo pianificando di avviare un’azienda. Ero semplicemente curioso di imparare e di creare.

L’ispirazione per Talk To Me In Korean è nata da due frustrazioni. La prima riguardava il sistema di educazione linguistica che ho sperimentato in Corea. Avevo studiato inglese per molti anni a scuola, ma questo percorso non mi preparava davvero a usare la lingua in modo naturale. La seconda era la mancanza, all’epoca, di buoni materiali per chi voleva studiare il coreano in autonomia. Ricordo di aver pensato che qualcuno avrebbe dovuto creare risorse migliori. E, visto che nessuno lo stava facendo nel modo in cui lo immaginavo, ho deciso di partire da zero.

Koreami: Quando hai fondato Talk To Me In Korean, k-pop e k-drama non erano ancora i giganti globali che sono oggi. Qual è stata la scintilla che ti ha fatto capire che esisteva un pubblico internazionale pronto a imparare il coreano in modo conversazionale, non accademico?

Hyunwoo Sun: In un certo senso, sono contento che abbiamo iniziato prima che K-pop e K-drama diventassero fenomeni globali. Significa che la nostra motivazione era molto semplice e sincera. Non stavo cercando di “salire su un trend”. Volevo davvero aiutare le persone a imparare il coreano in un modo più naturale, più conversazionale.

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Anche allora, in realtà, c’erano già molte persone che volevano imparare il coreano. Ogni anno milioni di persone visitavano la Corea, e molte di loro volevano entrare in contatto più profondamente con le persone e con la cultura. Vedevo che l’interesse c’era, anche se non era visibile come lo è oggi.

E poi, personalmente, sapevo già quanto fossero speciali la lingua e la cultura. Credevo che, se le persone avessero avuto strumenti migliori e più accessibili per imparare il coreano, se ne sarebbero innamorate in modo naturale.

Koreami: Il tuo podcast in italiano è stato una sorpresa bellissima per molti. Cosa ti ha spinto a lanciare un progetto proprio nella nostra lingua e in che modo il tuo attuale ruolo di “studente di italiano” influenza il tuo modo di insegnare coreano? Ma soprattutto… perché l’italiano?

Hyunwoo Sun: Iniziare a studiare italiano è diventato per me una nuova, bellissima fonte di motivazione. Insegno da tanto tempo e tornare a essere uno studente mi ha ricordato quanto il percorso di apprendimento sia impegnativo e, allo stesso tempo, pieno di significato. Mi ha aiutato a capire meglio di cosa hanno bisogno gli studenti: non solo in teoria, ma anche sul piano emotivo e pratico.

Lanciare il podcast è stato il mio modo di spingermi oltre. Mi ha dato un motivo per usare attivamente l’italiano, condividendo allo stesso tempo storie sulla lingua e sulla cultura coreana. Mi piaceva l’idea di crescere come studente e come insegnante nello stesso momento.

E perché l’italiano? In un certo senso, non c’è stata una singola ragione strategica. Mi sono semplicemente innamorato del suono della lingua e della cultura che la sostiene. A volte una curiosità personale di questo tipo è il miglior punto di partenza.

Koreami: Nel tuo podcast in italiano scegli i temi pensando in modo specifico al pubblico italiano, seguendo criteri precisi (per esempio somiglianze culturali o curiosità particolari), oppure ti lasci guidare soprattutto dalle tue passioni personali?

Hyunwoo Sun: Ho già una lunga lista di argomenti di cui voglio parlare—più di trenta, in realtà. Quindi, per molti aspetti, il podcast è guidato dalla mia curiosità personale e dai temi culturali che considero significativi.

Non sempre scelgo gli argomenti pensando fin dall’inizio al pubblico italiano. Però, mentre scrivo ogni episodio, mi ritrovo spontaneamente a confrontare la cultura coreana con quella italiana, cercando somiglianze e differenze.

Koreami: Nel dialogo con gli ascoltatori italiani, hai trovato qualche punto di contatto inatteso o contrasti particolarmente netti tra la nostra cultura e quella coreana?

Hyunwoo Sun: Un punto in comune che trovo molto interessante è il valore che entrambe le culture danno alle sfumature emotive. Sia in coreano sia in italiano esistono moltissime espressioni capaci di catturare sentimenti e stati d’animo sottili. Credo che questo rifletta quanto siano importanti le relazioni umane in entrambe le culture.

Allo stesso tempo, uno dei contrasti più forti riguarda il rapporto con il tempo. In Corea tutto si muove molto velocemente e le persone sono quasi sempre impegnate. In Italia sembra esserci più spazio per rallentare e godersi il momento. Le persone si prendono tempo per i pasti e le conversazioni profonde nascono più naturalmente nella vita quotidiana.

In Corea, invece, le conversazioni più profonde arrivano spesso più tardi, la sera—talvolta con l’aiuto del soju—oppure in occasioni speciali. Questa differenza di “ritmo” è stata davvero affascinante da osservare, per me, come studente.

Hyunwoo con alcuni dei suoi studenti

Koreami: Qual è stata la sfida imprenditoriale più difficile nel far crescere TTMIK mantenendo quel tocco amichevole e personale che i tuoi studenti amano?

Hyunwoo Sun: La sfida più grande è stata che, all’inizio, non c’era nessuno a cui potessimo davvero “ispirarci” o con cui confrontarci. Eravamo tra i primi a offrire risorse online per imparare il coreano a un pubblico globale, quindi non esisteva un modello chiaro da seguire. Abbiamo dovuto imparare a gestire un’azienda e, allo stesso tempo, continuare a insegnare e a creare esperienze di apprendimento significative. Trovare l’equilibrio tra la crescita e quel tocco personale e amichevole non era qualcosa che potessimo imparare da un manuale. Abbiamo dovuto capirlo passo dopo passo.

Guardandomi indietro, sono molto grato di essere riusciti a portare avanti questo progetto per così tanti anni senza perdere lo spirito originario.

Koreami: Siete stati pionieri nel trasformare una community online in una vera casa editrice. Quanto è strategico oggi il “libro fisico” nel vostro ecosistema e come bilanciate educazione e intrattenimento?

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Hyunwoo Sun: Finora sono stati venduti nel mondo più di un milione di libri di Talk To Me In Korean, e ne sono profondamente grato. È sempre emozionante immaginare i nostri libri sulle scrivanie e sugli scaffali di studenti in così tanti Paesi.

Per me, un libro fisico rappresenta un certo livello di impegno. Certo, oggi molte persone imparano anche attraverso corsi digitali e app, ma i libri restano molto importanti perché si allineano con l’identità di chi si riconosce come “studente serio e costante”. Anche nel mio caso: mentre studio italiano, ho comprato molti libri fisici. C’è qualcosa di significativo nell’avere un compagno di viaggio tangibile durante il percorso di apprendimento.

Quanto al bilanciamento tra educazione e intrattenimento, soprattutto su piattaforme come YouTube, sappiamo che il coinvolgimento è importante. Per questo proviamo a integrare elementi di intrattenimento per rendere lo studio piacevole. Ma al centro c’è sempre l’educazione: l’intrattenimento serve a supportare l’apprendimento, non a sostituirlo.

Koreami: Rispetto a dieci anni fa, hai notato un cambiamento nel tipo di studenti che si avvicinano a TTMIK? Chi inizia per il k-pop poi resta per motivi più profondi?

Hyunwoo Sun: Sì, decisamente. Dieci anni fa molti studenti scoprivano il coreano quasi per caso, oppure lo studiavano soprattutto per ragioni pratiche, come viaggiare o per legami personali. Oggi la cultura coreana è molto più visibile a livello globale, quindi molte persone iniziano grazie al K-pop o ai K-drama. Quell’interesse iniziale diventa spesso una porta d’ingresso.

Ma quello che ho osservato è che in tanti non si fermano lì. Andando avanti, cresce naturalmente la curiosità per la lingua e per la cultura che sta dietro ciò che amano. Lingua e cultura sono inseparabili. E, cosa interessante, chi comincia a capire la lingua spesso sviluppa un rapporto più profondo e duraturo anche con la cultura stessa.

Koreami: Come si è evoluto il brand per restare rilevante nell’era di TikTok e dei video brevi, mantenendo però la profondità necessaria per imparare davvero una lingua?

Hyunwoo Sun: I contenuti brevi sono molto potenti per ispirare le persone e farci scoprire a chi non ci conosce. In pochi secondi possono accendere una curiosità. Ma non possono mai sostituire la profondità. I veri progressi nell’apprendimento di una lingua richiedono costanza, tempo e un coinvolgimento più profondo. I video brevi possono creare interesse, ma sono le lezioni più lunghe che aiutano gli studenti a costruire competenze reali nel tempo. Detto questo, cerchiamo di portare quanta più sostanza e profondità possibile anche nei contenuti brevi.

Koreami: Pensi che oggi imparare coreano significhi anche adottare una nuova visione del mondo? In che misura TTMIK ha costruito ponti culturali oltre la dimensione linguistica?

Hyunwoo Sun: Ogni volta che impari una nuova lingua, impari anche nuovi concetti e nuovi modi di esprimere le idee. Naturalmente inizi a vedere il mondo con una lente leggermente diversa. Ti cambia la prospettiva. Io lo sento molto mentre studio italiano: ha davvero allargato il mio modo di guardare le cose. E credo che lo stesso valga per chi studia coreano.

Molti studenti ci hanno detto che imparare coreano ha cambiato il modo in cui comunicano e comprendono gli altri. Quindi, anche se il nostro obiettivo principale è insegnare la lingua, in modo naturale stiamo anche contribuendo a costruire ponti culturali.

Koreami: Tra intelligenza artificiale e algoritmi, dove vedi TTMIK tra cinque anni? L’insegnante umano resterà centrale o ci stiamo muovendo verso una personalizzazione completamente automatizzata?

Hyunwoo Sun: L’IA sta già trasformando l’apprendimento linguistico in modo radicale. Oggi gli studenti possono esercitarsi in qualsiasi momento e ovunque, ed è per questo che stiamo sviluppando attivamente app e strumenti digitali che supportino questa flessibilità.

Ma credo che gli insegnanti umani resteranno essenziali. L’IA può offrire pratica, feedback e personalizzazione, ma gli insegnanti danno direzione, significato e contesto culturale. Aiutano gli studenti a capire non solo come usare una lingua, ma perché conta. In fondo, lo scopo di imparare una lingua non è solo l’efficienza: è fare nuove esperienze, ampliare la propria prospettiva e creare connessioni con altre persone. E in questo processo il ruolo umano resterà sempre centrale.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net