Come nascono le performance di j-hope - Dietro le quinte dei suoi singoli

Come nascono le performance di j-hope – Dietro le quinte dei suoi singoli – Weverse Mag

Simona
By Simona
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Articolo di Lee Heewon – Weverse Magazine
Foto: BIGHIT MUSIC

Quest’anno, j-hope ha pubblicato tre singoli come parte della sua carriera solista.
Ha iniziato con la canzone d’amore Sweet Dreams (feat. Miguel), ha mostrato un nuovo lato, rilassato e sensuale, con MONA LISA, e ha concluso l’anno esplorando ulteriormente il proprio stile con Killin’ It Girl (feat. GloRilla).
Passando da pop, R&B, hip hop e funk, questi tre singoli hanno segnato un nuovo inizio ricco di possibilità per j-hope, dopo il suo ritorno dal servizio militare.
Abbiamo parlato con Minseong Kim, responsabile del Performance Directing Team di BIGHIT MUSIC e collaboratore sia nei progetti dei BTS che nella carriera solista di j-hope, per scoprire il dietro le quinte della creazione delle coreografie e delle performance dal vivo di queste canzoni, e per capire meglio chi è j-hope come performer.

Sweet Dreams (feat. Miguel) presenta movimenti semplici di mani e piedi, in stile dance challenge. Quali sono stati i fattori principali che avete considerato nella creazione della coreografia?

Minseong Kim: La coreografia è nata dalle idee di j-hope, e ci siamo concentrati su movimenti facili da seguire. Puntavamo al giusto equilibrio: semplice, ma memorabile; non troppo difficile, ma comunque divertente da imparare. Il punto forte è sicuramente il passo iniziale di footwork, che è diventato la mossa simbolo. Ricordo j-hope confrontarsi con il Performance Directing Team per trovare i movimenti di piedi più adatti.

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L’approccio a Sweet Dreams cambia a seconda della performance. Ad esempio, al “The Tonight Show Starring Jimmy Fallon” j-hope ha cantato senza coreografia, mentre nei concerti entrano i ballerini di supporto solo dal ritornello. Perché limitare la danza e modificarla ogni volta?

Minseong Kim: È stato il frutto di discussioni tra j-hope, il Performance Directing Team e l’etichetta. Poiché Sweet Dreams non è stato promosso in maniera intensiva, tutti hanno concordato che ogni esibizione dovesse avere qualcosa di unico. E, come si può sentire, la canzone è già meravigliosa di per sé: una coreografia completa avrebbe potuto distogliere l’attenzione dalla musica. Per questo abbiamo deciso di limitare la danza al ritornello finale.

La coreografia di MONA LISA include gesti che simulano l’osservare un quadro, scattare una foto e tenere una matita per controllare la prospettiva prima di disegnare. Erano pensati per sottolineare il simbolismo del titolo?

Minseong Kim: Esatto. Poiché in scena c’erano solo j-hope e un piccolo gruppo di ballerini, ci siamo concentrati sull’energia complessiva e sul flusso della performance, assicurandoci che fosse visivamente d’impatto da ogni angolazione.
Il team ha seguito j-hope a Parigi per Le Gala, e lì abbiamo visitato il Louvre per ammirare opere famose.
Abbiamo notato come spesso le persone si concentrino solo sui pezzi iconici, dimenticando tutto il resto, e siamo rimasti colpiti dal fatto che molti girassero le spalle a tutte quelle opere per fotografare la folla che guardava la Monna Lisa, piuttosto che l’opera stessa. Abbiamo discusso a lungo su come integrare queste osservazioni nella coreografia. In fondo, il modo in cui guardi un’opera d’arte cambia il tuo sentire e la tua interpretazione.

In un dietro le quinte delle prove di MONA LISA, j-hope dice che “catturare la giusta vibrazione è la parte difficile”, soprattutto “nei dettagli”. Come avete reso la canzone sensuale ma comunque giocosa?

Minseong Kim: Ci abbiamo prestato particolare attenzione, perché lo vedevamo come l’inizio di un nuovo capitolo per j-hope.
Essendo il suo primo grande progetto dopo il servizio militare, ci siamo concentrati su un’immagine più matura, rilassata e sottilmente sensuale, invece di sottolineare troppo il lato giocoso. Era uno stile nuovo per lui. Inoltre, abbiamo osservato con cura il lavoro con i ballerini di supporto, per assicurarci che fossero perfettamente sincronizzati.
Abbiamo curato dettagli che solo i ballerini potrebbero apprezzare: il significato di certi movimenti, la storia dietro i gesti, o dove fosse meglio alleggerire l’esecuzione.

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Quale direzione e nuove idee avete esplorato nella performance dell’ultimo singolo, Killin’ It Girl (feat. GloRilla)?

Minseong Kim: Killin’ It Girl è stato come un gran finale che raccoglieva tutto ciò che avevamo sperimentato in Sweet Dreams e MONA LISA. Scala, dinamica, sensualità e persino elementi mai provati prima: l’obiettivo era mostrarli tutti, unendoli armoniosamente sotto il nome di
j-hope.
Molti movimenti nascono da sue idee: conosce meglio di chiunque altro ciò che funziona con le sue canzoni e voleva provare movimenti insoliti per lui, esplorando nuove possibilità. Gli piaceva particolarmente la mossa all’inizio del ritornello, quando tende la mano a mo’ di pistola e muove i fianchi, per poi far girare la pistola immaginaria sull’altra mano.

Ho sentito che j-hope ha scelto personalmente tutti i 14 ballerini per Killin’ It Girl. Quali criteri ha seguito?

Minseong Kim: Abbiamo preparato una lista di ballerini, dai più esperti ai più giovani, che si adattassero allo stile dei nuovi brani e delle coreografie, e poi l’abbiamo condivisa con lui per la scelta finale. Sono andato a Los Angeles per insegnare e dirigere la coreografia. Tutti i ballerini amavano profondamente il loro lavoro e avevano un’energia pura che li spingeva a dare il massimo. Abbiamo parlato molto di quanto questo progetto fosse speciale e divertente per tutti. Ricordo che si esercitavano senza risparmiarsi, impazienti di girare il video musicale e di esibirsi in Corea.

Su cosa vi siete concentrati maggiormente nella parte di Killin’ It Girl in cui j-hope balla con una ballerina?

Minseong Kim: Era la prima volta che j-hope faceva un duetto di danza con una donna. Era un terreno nuovo per tutti noi. (ride)
La parte del bridge, in cui si guardano negli occhi, è la ciliegina sulla torta nella storia e nell’interpretazione del brano. All’inizio pensavamo di darle un tono più intenso, ma j-hope voleva mantenerlo naturale, senza esagerare nel dramma, e abbiamo trovato un equilibrio che è poi quello che si vede oggi.

Come descriveresti l’evoluzione artistica di j-hope in questi tre singoli?

Minseong Kim: j-hope ha sempre una narrazione chiara e personale da raccontare, e penso abbia una visione molto definita di ciò che vuole fare in questo momento. Credo che, grazie a questi tre singoli e al tour, sia cresciuto ulteriormente come artista, e anche noi abbiamo imparato molto. Il j-hope che conosco non si ferma mai. Finché sarà sul palco, continuerà a trovare modi nuovi e freschi per sorprendere gli ARMY, riflettendo su cosa funzioni nel presente e mettendosi costantemente alla prova.

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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.