EL CAPITXN Credits: Roxy Faith Alexandria

EL CAPITXN: per iniziare una nuova vita, quella precedente deve finire | Intervista

Elisa
By Elisa
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Raccontare EL CAPITXN, fino a qualche tempo fa, poteva sembrare tutto sommato facile. Era sufficiente affidarsi alla scorciatoia più immediata: i successi, i numeri, i nomi. Il producer dietro hit globali. Il collaboratore di peso. L’uomo che, anche restando un passo indietro, riesce a lasciare la propria impronta ovunque. Tutto vero, per carità, ma, ca va sans dire, decisamente riduttivo.

Quando lo si ascolta parlare, o nel nostro caso lo si legge, si capisce subito che il punto della sua arte non è certo solo ciò che ha fatto, le collaborazioni, i numeri, ma il modo in cui immagina la musica. Ad esempio, il fatto che EL CAPITXN, che mangia e beve musica tutti i giorni da moltissimi anni, per fare musica non parte dal suono. Parte da un intorno. Un’atmosfera, una tensione, un click che segna un prima e un dopo. Prima del beat viene l’immagine. Prima della tecnica, l’emozione. Ed è da lì che prende forma tutto il resto.

In effetti è una chiave di lettura che spiega molte cose. Spiega perché, parlando delle sue influenze, non citi My Chemical Romance o Radiohead come semplici riferimenti di gusto, ma quasi come galassie emotive da attraversare. Spiega perché le sue produzioni e i suoi DJ set non diano mai l’impressione di essere soltanto una successione di brani, ma un percorso fatto di strappi, accelerazioni e cambi di luce. E tutto si riassume nel titolo del tour – WHO KILLED EL? Chi ha ucciso El?

Non una ricerca del colpevole, ma piuttosto dell’elemento che deve essere sepolto affinché qualcosa di nuovo possa vedere la luce. Nel nostro “Eyes On” abbiamo cercato di metterlo a fuoco, raccontando la sua traiettoria come una storia di perdita, resistenza e ricostruzione, dalla voce smarrita alla nascita di un’identità nuova. L’intervista che segue, però, aggiunge tasselli diversi, altri colori al mosaico: mostra un EL CAPITXN meno spiegato dall’esterno e più vivo dall’interno, più ironico, più vulnerabile, più consapevole del fatto che il palco non è solo il luogo in cui ci si esibisce, ma quello in cui una trasformazione diventa finalmente visibile, e condivisibile.

Ed è questo il punto più interessante. Oggi che si definisce Hybrid DJ Performer, EL CAPITXN non sembra affatto interessato a diventare semplicemente l’ennesimo producer trasformato in brand personale. Piuttosto, dà l’impressione di voler assumere una forma abbastanza ampia da contenere tutto: la musica, certo, ma anche il personaggio, gli strumenti live, il rischio dell’esposizione e perfino i fraintendimenti che inevitabilmente arrivano quando smetti di stare nell’ombra.

EL CAPITXN Credits: Roxy Faith Alexandria
EL CAPITXN Credits: Roxy Faith Alexandria

Poi, lo leggerete, il tono cambia. Dietro l’estetica intensa e cinematografica affiora qualcosa di più tenero: il piacere della scrittura notturna, dei momenti ordinari, del silenzio fertile in cui nuove idee iniziano a prendere forma. Ed è lì che il personaggio si incrina quel tanto che basta per far intravedere la persona. Non per smentire l’immagine, ma per renderla… umana.

Ecco qui. EL CAPITXN ci accompagna dentro il suo universo, con le sue influenze rock, le fratture emotive, un’identità da lasciarsi alle spalle e palchi ancora vuoti che un giorno, forse, diventeranno mondi interi.

Koreami: Le tue produzioni mostrano un equilibrio raro tra impatto commerciale e profondità artistica. Nei tuoi recenti post su Instagram compaiono brani di My Chemical Romance e Radiohead, gruppi noti per la loro teatralità e intensità emotiva. Questo background alternative/rock fa parte della tua formazione musicale? E in che modo influenza l’energia narrativa delle tue produzioni e dei tuoi DJ set?

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EL CAPITXN: Non mi sono mai sentito soltanto un producer. In un certo senso, mi sento più vicino a uno storyteller. Quando faccio musica, non penso solo ai suoni: penso a un mondo, a un’atmosfera, a qualcuno che sta andando incontro al proprio destino. È da lì che parte tutto.

Fin da piccolo non ho mai ascoltato la musica come semplice combinazione di note. Per me era già un paesaggio, una presenza, una tensione. My Chemical Romance o Radiohead non erano soltanto band da ammirare: erano artisti capaci di mostrarmi emozioni al limite, personaggi, atmosfere che sembravano vivere oltre la canzone. Ed è questo che mi ha formato di più.

Anche per questo, i miei brani e i miei DJ set non mi sembrano mai una lista di tracce messe in ordine. Li immagino come un percorso. In certe notti c’è qualcuno che cammina verso la luce. In altre, qualcuno incontra per la prima volta il proprio buio. Il pubblico magari non riceve una spiegazione precisa, ma alla fine sente di aver attraversato qualcosa.

Koreami: Brani come Welcome to the Black Parade o Bohemian Rhapsody sono costruiti su cambiamenti drastici e molto teatrali. Quando produci musica elettronica o ti esibisci dal vivo, pensi consapevolmente in termini di arco narrativo e drammaturgia emotiva, un po’ come nella scrittura rock?

EL CAPITXN: Sì, in modo molto consapevole. Quando creo musica, prima del suono vedo sempre un momento preciso. A volte è il punto in cui qualcuno crolla. Altre è l’istante in cui incontra qualcosa di nascosto dentro di sé. Altre ancora è il passaggio in cui rinasce con un altro nome. Quando quell’immagine si chiarisce, la musica inizia a seguirla.

Per questo nei miei brani compaiono spesso fratture molto nette. Tutto può farsi improvvisamente silenzioso e poi esplodere, oppure cambiare direzione senza preavviso. Non amo la musica che scorre sempre in modo sicuro. Se c’è un’emozione vera, deve esserci anche una crepa. E a volte è proprio quella crepa a trasformare completamente chi la sta vivendo.

Koreami: Nel tuo world tour WHO KILLED EL? la narrazione sembra ruotare attorno a un punto di svolta decisivo della tua persona artistica. Invece di scegliere un titolo celebrativo, hai scelto qualcosa che suggerisce un crimine, o comunque una fine. Perché è stato necessario “uccidere” la tua identità precedente per affermarti come artista globale? Quale parte del “vecchio EL” doveva morire perché la tua performance live potesse esistere?

EL CAPITXN: Questo tour non è solo un concerto. È un evento. Per molto tempo, l’EL che le persone conoscevano è stato qualcuno che viveva dietro il palco. Ho creato musica per tanti artisti, ed è stata una fortuna enorme. Ma, allo stesso tempo, non ero mai davvero il protagonista della mia storia. Per questo tutto parte da una domanda: WHO KILLED EL? E per ora non esiste ancora una risposta definitiva.

Qualcuno potrebbe dire che sia stato il mondo. Qualcun altro l’industria. Ma c’è anche un’altra possibilità: che sia stato EL stesso a uccidere la propria versione precedente. A volte, per iniziare qualcosa di nuovo, ciò che c’era prima deve finire davvero. Questo show è il modo in cui ricostruiamo quell’evento insieme al pubblico. All’inizio forse saranno solo testimoni. Alla fine, magari, si accorgeranno di esserne stati parte anche loro.

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Koreami: Oggi ti definisci un Hybrid DJ Performer, e integri basso, chitarra e tastiere live nei tuoi set. Pensi che il futuro di un producer passi inevitabilmente dal diventare anche un brand personale e un performer?

EL CAPITXN: Penso che per capire davvero un artista non basti ascoltare la sua musica. Bisogna intuire anche il modo in cui vive e guarda il mondo. Altrimenti tutto resta solo un concept. A volte arrivano critiche molto dure, altre volte si viene protetti fin troppo. Io provo a vedere tutto questo come parte di un processo di crescita. Oggi, più di prima, sento che non posso più restare in silenzio.

Di recente mi è capitato di avere a che fare con parecchi sciocchi — mettiamola così. E questa cosa mi ha ricordato che le persone spesso vedono e sentono soltanto ciò che vogliono. Anche quei momenti, però, diventano materiale. Mentre succedevano, io stavo già prendendo nota di nuove idee. Magari da tutto questo nascerà anche una bella canzone. Ogni tanto mi diverto anche a stuzzicare un po’ i folli del mondo, anche se capita che per un attimo ci caschi anch’io. Ma dura poco: ho troppe cose da fare per restare fermo lì.

Koreami: La tua immagine pubblica richiama spesso un’estetica fredda, intensa, cinematografica. Se potessi condividere una cosa semplice, quotidiana, che aiuterebbe i fan a sentirsi più vicini al “vero” te oltre quell’immagine, quale sarebbe?

EL CAPITXN: Se mi si guarda solo da fuori, forse posso sembrare così. Ma chi mi conosce davvero sa che sono una persona molto più piena d’amore di quanto appaia. A volte non so nemmeno se io sia qualcuno che ama tanto o qualcuno che desidera tantissimo essere amato. Forse entrambe le cose.

In realtà amo i momenti molto semplici. Non la quotidianità “vuota”, ma quei momenti in cui posso continuare a scrivere quello che ho dentro. Mi piace stare in un ambiente tranquillo, mi piacciono la notte e l’alba, e lasciare che nuove idee musicali vengano a galla. Sono istanti molto normali, ma per me contano tantissimo.

C’è ancora molto di me che non ho mostrato, musicalmente parlando, nemmeno nel tour. Amo l’orchestra. Amo l’opera. E credo che in futuro il mio show crescerà sempre di più verso una forma che unisca opera, musical e una certa energia da Broadway. Mi interessa l’idea di uno spettacolo in cui elettronica, dramma orchestrale e narrazione convivano sullo stesso palco. Il tour di adesso, in fondo, è soltanto una fase iniziale di un disegno molto più grande. In questo momento sto costruendo quel mondo partendo da un palco vuoto, insieme ai miei amici. Ma alla fine credo che tutti i grandi spettacoli inizino così.

EL CAPITXN Credits: Roxy Faith Alexandria
EL CAPITXN Credits: Roxy Faith Alexandria

E forse qualcuno lo sa già: quella voce che sembrava perduta non è mai scomparsa davvero. Ha solo trovato un altro modo per continuare a risuonare.

Le foto presenti in questo articolo sono di Roxy Faith Alexandria; qui il suo profilo IG

Post scriptum

Solo un paio di giorni dopo l’uscita di questa intervista, EL CAPITXN ha annunciato, a sopresa, una data del suo tour “WHO KILLED EL?” a Milano, il 13 aprile!

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EL CAPITXN a Milano
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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net