Hallyu K-Beauty Shop Palermo

Hallyu K-Beauty Shop: il sogno di Ilenia Salamone che porta la skincare coreana a Palermo

Simona
By Simona
31 Min Read

Un sogno che ha attraversato mezzo mondo per prendere forma nel cuore di Palermo.

In un mondo in cui spesso si rincorrono tendenze e mode passeggere, c’è chi sceglie di rallentare, ascoltare e creare qualcosa che vada oltre il semplice prodotto.
Ilenia Salamone, cinquantenne palermitana dal cuore grande e dalla visione autentica, è la fondatrice di Hallyu K-Beauty Shop, il primo concept store in città interamente dedicato alla skincare coreana. Ma il suo non è solo un negozio: è uno spazio vivo, pulsante, dove la bellezza incontra l’anima e dove ogni incontro è occasione di cura, ascolto e rinascita.

Con un passato fatto di sogni messi da parte e poi ripresi con coraggio, Ilenia ci accompagna in un viaggio che parte da un amore profondo per il mondo del beauty e approda in Corea del Sud, alla scoperta di una filosofia che parla di delicatezza, rispetto e relazioni vere. Un viaggio che l’ha portata a toccare con mano un modo diverso di prendersi cura di sé – e che oggi, attraverso Hallyu, vuole condividere con ogni persona che varca la soglia del suo store.

In questa intervista, ricca di poesia e amore, Ilenia ci racconta la sua storia fatta di passione, resilienza e desiderio di far sentire ogni donna vista, ascoltata e amata. Perché, a volte, tutto nasce da un piccolo gesto gentile. E da un grande sogno che non ha mai smesso di bussare.

Ilenia Salamone

Chi è Ilenia Salamone, e quando hai capito che era il momento di dare vita a Hallyu K-Beauty Shop?

Ilenia Salamone è una donna di cinquant’anni che, nonostante le difficoltà della vita, ha
scelto di continuare a credere nella parte migliore delle cose e delle persone. Sono piena di sogni, guidata da una fortissima passione per il sociale, con il desiderio costante di incoraggiare chi ho accanto. Ho imparato nel tempo quanto possa essere potente il semplice gesto del dare, e questo ha influenzato profondamente ogni scelta della mia vita.

Mi definisco un’esortatrice: determinata, romantica, resiliente. Fin da piccola ho sognato di lavorare nel mondo del beauty. Ricordo ancora quando truccavo mio padre mentre dormiva o aiutavo mia madre con le sue clienti: davo loro consigli sugli abiti più donanti per la loro fisicità, le truccavo e a volte tagliavo loro i capelli. Nonostante il diploma in ragioneria, con cui non ho mai avuto grande affinità, a 19 anni ho seguito la mia inclinazione più autentica, ottenendo un attestato da consulente d’immagine, ispirata da una trasmissione che all’epoca mi aveva colpito molto, Il brutto anatroccolo.

Il mio obiettivo era chiaro: aiutare le donne a riscoprire il loro valore, anche attraverso la cura dell’aspetto esteriore, affinché potessero vedersi curate, amate, e soprattutto degne.
Poi è arrivato l’amore. Ho conosciuto mio marito, che lavorava nella ristorazione, e da lì ho iniziato a condividere con lui il lavoro serale, continuando anche il mio lavoro diurno, fino a quando un giorno mi sono addormentata alla guida e fu allora che ho scelto di mettere da parte il sogno per restare accanto all’uomo della mia vita.

A 44 anni finalmente la svolta: ho deciso di iscrivermi a scuola di estetica. Ero più grande delle mamme delle mie compagne, ma non mi sono mai sentita fuori posto. Tre anni dopo ero estetista specializzata e continuavo a formarmi, frequentando corsi e seminari. Il sogno nel frattempo era sempre lì, aggrappato al cuore.

La mia passione per la skincare asiatica è nata oltre vent’anni fa, grazie alla mia migliore amica che lavora per un luxury brand orientale. Ho sempre riconosciuto l’attenzione, la delicatezza e il rispetto che la skincare coreana porta alla pelle, rispetto a quanto vedevo nei rituali occidentali.

Nel 2023 ho sentito che era arrivato il momento di toccare tutto questo con mano. Mi sono detta: “Non posso raccontare un Paese che non conosco, devo viverlo.” Cinque giorni dopo ero sull’aereo, da sola, diretta a Seoul. Avevo bisogno di capire se il K-Beauty fosse solo marketing o se davvero ci fosse un’anima, un valore reale.
Ebbene sì: la skincare coreana funziona, e funziona perché nasce da un approccio autentico, rispettoso, orientato all’ascolto. È stato in quel momento che ho capito che volevo portare tutto questo in Italia. Non solo i prodotti, ma anche la filosofia che li anima. 

Cosa ti ha fatto innamorare della Corea del Sud e del suo universo beauty? C’è stato un momento, una scoperta, un viaggio che ha acceso questa passione?

Più che un momento preciso, è stato un richiamo costante. La Corea ha cominciato a parlarmi attraverso i gesti della skincare: piccoli, delicati, rispettosi. Ma è stato solo andando lì, nel 2023, che ho capito davvero quanto quel mondo fosse vicino al mio modo di sentire.
Mi sono innamorata dell’attenzione ai dettagli, del rispetto per la pelle, della cultura della prevenzione. Ma anche delle persone: dell’accoglienza che ho ricevuto pur non avendo nulla da offrire se non il mio sogno. Sono stata ascoltata, creduta, abbracciata.
È questo che mi ha conquistata: una bellezza che nasce dalla relazione, non dalla performance. Una cura che parla al cuore, prima ancora che alla pelle.

Il tuo store porta un nome ricco di significato: “Hallyu”. Cosa rappresenta per te questa parola e perché hai deciso di usarla come identità del tuo brand?

“Hallyu” significa letteralmente “onda coreana”, ma per me è stata un’onda d’amore.
Ho scelto questo nome non solo per rappresentare la cultura e la bellezza coreana, ma perché durante il mio primo viaggio in Corea ho vissuto qualcosa che mi ha travolta nel profondo.

Ero semplicemente una donna con un sogno. Non avevo nemmeno un biglietto da visita, e molte persone con cui ho parlato non sapevano neppure dove fosse Palermo. Eppure mi hanno accolta con il cuore aperto, mi hanno ascoltata, creduto in me, dato fiducia. E, soprattutto, mi hanno fatto sentire amata.
A ognuno di loro devo un pezzo di questo cammino, ma anche a delle donne italiane preziosissime per me come la mia amica e competitor Veronica Visconti di Hellabe, che oggi è una presenza preziosa nella mia vita; Maria D’Amato, Marketing & Exhibition Senior Specialist di KOTRA, che mi ha supportata concretamente e mi ha connessa con il cuore pulsante della Corea; la dottoressa Youngok Bok — per me semplicemente sister — fondatrice del brand Salveo, che insieme al suo amore mi ha donato non solo il suo tempo ma anche il suo hanbok personale in organza di seta blu dipinta a mano, che oggi espongo con orgoglio nel mio negozio; Naomi Chiaramonte, che in un momento molto difficile della mia vita ha saputo mettere le parole là dove mancavano, sostenendomi come solo lei sa fare; mia madre, che ha sempre creduto in me, facendo il tifo e sostenendomi con la preghiera; la mia migliore amica Tiziana Isca, che vede in me il sole anche quando io vedo solo buio pesto.

Tutto questo per me è Hallyu: un flusso d’amore, un’onda di autenticità, di relazioni vere e profonde. E KBS — Korean Beauty Shop — è semplicemente il contenitore visibile di questo cuore pulsante.

Hallyu K-Beauty Shop non è solo un negozio: è un luogo di incontro e di condivisione. Qual è il cuore del progetto, la tua visione più profonda?

Hallyu mi ha permesso di incontrare persone che, altrimenti, non avrei mai incrociato nella mia vita. Ogni giorno ho il privilegio di parlare con loro di qualcosa di intimo, profondo e troppo spesso trascurato: la pelle, l’organo più grande del nostro corpo. A volte vorrei poter prestare loro i miei occhi, per farle vedere quanto siano belle, quanto valgano. Ma visto che questo non è possibile, cerco di farlo guardandole negli occhi, con sincerità. Le ascolto, le incoraggio, le accompagno. Non si tratta solo di trovare i prodotti giusti per la loro pelle: si tratta di costruire insieme un piccolo viaggio, che inizia dentro il proprio bagno e porta lontano in Corea, nello spazio sicuro e intimo della propria casa.

Attraverso Hallyu provo a ricordare a chi entra che prendersi cura di sé non è un atto superficiale, ma un gesto d’amore. Le invito a rallentare, a ritrovare tempo per sé stesse, a essere gentili nei movimenti, ad ascoltarsi. E soprattutto, ad amarsi. Lo dico anche nella mia cassa, dove ho inciso una sola parola: “amati”.

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Sto lavorando anche a progetti sociali, perché sento forte il desiderio di arrivare a tutte, anche a chi normalmente resterebbe ai margini. Nel mio cuore bussano ancora sogni grandi, e sento che è il momento di aprire quella porta.

Sei stata la prima a portare il mondo K-beauty a Palermo. Come è stato accolto questo concept innovativo dalla città e dalla comunità locale?

Ho inaugurato Hallyu il 16 settembre 2024, e quella giornata resterà per sempre nel mio cuore. Il negozio era pienissimo, la strada colma di persone, l’energia era viva e autentica. Sono arrivati in tanti, anche membri della comunità coreana, e naturalmente c’erano anche Catalina, la mia sister, e suo marito Louis. Era chiaro a tutti che non si trattava solo dell’apertura di un negozio, ma della nascita di qualcosa di nuovo per Palermo.
Finalmente non eravamo noi a dover andare a Milano, Roma o Firenze per vivere esperienze internazionali: questa volta eravamo noi i precursori, i portatori di un ponte diretto con la Corea.

A sostenere il progetto c’è stato anche il Consolato Onorario della Corea del Sud a Palermo, rappresentato dal Dr. Antonio Di Fresco, una persona che stimo profondamente e su cui so di poter contare sempre. Ha accolto l’iniziativa con lo sguardo entusiasta di chi sa ancora meravigliarsi delle cose belle della vita.

Con mia grande sorpresa, ho scoperto che Palermo è molto più connessa alla Corea di quanto immaginassi: tantissimi palermitani hanno vissuto a Seoul per lavoro, altri studiano la lingua coreana, anche da autodidatti. C’è chi segue il K-pop in giro per il mondo, chi guarda i drama, chi riconosce le musiche di sottofondo quando entra in negozio.
Durante l’apertura, molte persone sono venute per ringraziarmi: mi hanno portato fiori, piante, perfino dolci, per donarmi il loro benvenuto. Mi hanno detto che avevo arricchito la città, e quelle parole mi hanno riempita di gioia e responsabilità.

L’Hallyu d’amore ha preso il sopravvento, e io mi sento sommersa dalla gratitudine. Spero di essere fonte d’ispirazione per chi sogna: sì, i sogni si possono realizzare, ma è importante ricordare che il sogno è di chi lo sogna, e che il cammino per realizzarlo non è sempre facile.
Ma la fatica… vale tutta.

Quali sono state le principali sfide che hai affrontato nel portare un modello di retail così di nicchia e internazionale in Sicilia?

Le sfide sono state tante, alcune visibili, altre solo interiori. La più complessa, all’inizio, è stata comprendere tutta la normativa europea sull’importazione dei cosmetici, assicurarmi che ogni prodotto rispettasse gli standard, affrontare le pratiche burocratiche e riuscire a comunicare efficacemente in inglese con i fornitori coreani, tenendo conto che né io né molti di loro siamo fluenti nella lingua.
In quel periodo, inoltre, anche il mio stato di salute era fragile: lottavo ogni giorno per restare in piedi e non perdere la lucidità e la forza necessarie per portare avanti il mio sogno.

Avevo in mente una visione chiara, estremamente viva per me, ma che inizialmente era solo mia. Farla vedere agli altri è stato un atto di coraggio. Ho sostenuto tante spese, mi sono occupata di ogni dettaglio con cura quasi maniacale: dalla selezione dei brand all’arredamento, dalla formazione del personale fino alla scelta delle musiche in negozio. Nulla volevo fosse lasciato al caso.
E poi, proprio alla fine dei lavori, l’imprevisto peggiore: un allagamento proveniente dal piano superiore ha inondato completamente il mio negozio. Dovevo aprire, e invece mi sono ritrovata con l’acqua ovunque, dentro e fuori di me.
Ricordo quella mattina in cui anche le mie lacrime allagavano il negozio. Ero stremata. Ma da credente ho fatto quello che sentivo: ho gridato a Dio con tutta la voce che avevo. E, in quel momento, in mezzo alla disperazione, ho sentito dentro di me una voce dire: “Ogni cosa coopera al bene.” E così ho trovato la forza. La pace ha inondato il mio cuore e ho deciso che avrei aperto a settembre. Mai scelta fu più giusta: settembre è il mese dei nuovi inizi, e così è stato anche per me.

Le difficoltà non sono scomparse, ma si sono trasformate in radici profonde, che ancora oggi nutrono ogni passo di questo progetto.

Hai notato un’evoluzione nella curiosità e nella consapevolezza del pubblico locale verso la skincare coreana?

Assolutamente sì. Come dico sempre: i palermitani sono sul pezzo.
Molti conoscevano già la skincare coreana, chi per esperienza diretta, chi grazie ai social o al passaparola. Per altri era un mondo completamente nuovo, ma sono entrati in negozio con curiosità e apertura, e hanno accolto questa novità con grande entusiasmo. 
La verità è che, in un certo senso, la Corea ha chiamato… e Palermo ha risposto: “presente!”
Io ne sono profondamente orgogliosa.
Vedere l’interesse crescere giorno dopo giorno, e accompagnare tante persone alla scoperta di una skincare diversa, più consapevole, rispettosa e orientata alla prevenzione, è una delle gioie più grandi di questo progetto.

8. Come selezioni i brand coreani che proponi in negozio? Ci sono criteri legati a qualità, ingredienti, etica o valori culturali?

La selezione dei brand è per me una scelta profondamente personale.
La maggior parte dei prodotti che propongo vengono testati prima sulla mia pelle: a casa ho un vero e proprio “secondo negozio” dove studio, confronto, valuto. Non scelgo mai nulla sulla base delle mode del momento, ma in base a ciò che conosco, provo e in cui credo davvero.
Durante i miei viaggi in Corea cerco attivamente realtà che mi colpiscono per autenticità, per qualità degli ingredienti e per la storia che portano con sé. Faccio esperienze, parlo con i fondatori, entro nei laboratori: tutto ciò che vivo lo trasferisco poi alle mie clienti, che mi affidano la loro pelle con fiducia.
Mi piace creare un equilibrio tra brand di nicchia, come Salveo, che rappresentano una Corea più artigianale e meno conosciuta, e marchi più popolari, da cui siamo magari bombardati mediaticamente, ma che personalmente continuo ad amare e a considerare validi.
Quanto alla sostenibilità, credo sia importante essere trasparenti: un prodotto che arriva da Seoul fino a Palermo ha inevitabilmente un impatto ambientale. Ma cerco di compensare questo limite con scelte consapevoli: selezionando brand attenti agli ingredienti, evitando l’eccesso di packaging e riducendo gli sprechi anche all’interno del mio negozio.
La mia bussola resta sempre la stessa: autenticità, efficacia e rispetto per chi si affida a me.

In che modo la tua esperienza nel mondo della bellezza ha plasmato il modo in cui oggi dai forma e direzione ad Hallyu?

La mia esperienza nel mondo della bellezza non è fatta solo di tecniche, prodotti o formazione, è fatta soprattutto di persone.
Negli anni ho imparato che prendersi cura dell’aspetto esteriore è solo una parte del lavoro: il vero valore è aiutare chi ho davanti a sentirsi vista, ascoltata, rispettata.
Questa consapevolezza ha influenzato ogni aspetto di Hallyu: dalla selezione dei brand al modo in cui accompagno ogni cliente, dalla musica che si ascolta in negozio fino al tono delle conversazioni.
Ogni scelta nasce dal desiderio di offrire un’esperienza che non sia mai impersonale, ma che parli al cuore di chi entra.
Non vendo solo skincare: offro strumenti per imparare ad amarsi. E questo, oggi, è il mio modo di intendere la bellezza.

Secondo te, quale sarà il prossimo ingrediente o il prodotto destinato a diventare un trend nella K-Beauty?

Credo che vedremo sempre di più un ritorno all’essenziale, con un’attenzione crescente verso ingredienti funzionali ma delicati, adatti anche alle pelli più sensibili. In particolare, i peptidi stanno guadagnando terreno: efficaci contro i segni del tempo, ma gentili sulla pelle.

Un altro ingrediente che sta emergendo è l’Heartleaf (Houttuynia cordata), già molto presente nei rituali coreani, grazie alle sue proprietà lenitive, antinfiammatorie e riequilibranti. È perfetto per chi vive condizioni di stress cutaneo o sensibilità.

Sul fronte dei formati, stanno tornando protagonisti le mist multifunzione, i toner pad e anche le formule solide o refill-friendly, in risposta a un’esigenza più consapevole verso l’ambiente, pur sapendo che non è un percorso immediato.

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Ma il vero trend, secondo me, è la personalizzazione: prodotti che si adattano davvero alla pelle e al momento che stai vivendo. Una skincare che non è solo bellezza, ma ascolto, tempo, intenzione.

E naturalmente, durante la mia partecipazione al CosmoBeauty di Seoul a fine maggio, sarò attentissima a captare tutte le novità del settore… Presto vi racconterò tutto.

Quali elementi hai voluto includere assolutamente per rendere Hallyu un luogo realmente “esperienziale”?

Il cuore di Hallyu è l’esperienza.
Per me era fondamentale che chi entrasse nel negozio potesse vivere davvero la skincare coreana, non semplicemente acquistare prodotti.
Per questo ho voluto fortemente inserire una cabina estetica dedicata ai trattamenti professionali coreani: uno degli elementi che più distingue Hallyu da altri concept simili.

Da estetista, sapevo quanto fosse importante offrire la possibilità di provare sulla propria pelle l’efficacia e la ritualità di questi trattamenti: non si tratta solo di applicare una crema, ma di immergersi in un’atmosfera di cura lenta, profonda e consapevole.
Ogni gesto, ogni prodotto, ogni parola sono pensati per accompagnare chi entra in un piccolo viaggio.
E quando a fine trattamento una cliente mi dice “mi sento fluttuare”, so che Hallyu ha raggiunto il suo scopo: regalare leggerezza, benessere e ascolto.
Non è solo un negozio, ma uno spazio dove fermarsi, respirare e tornare un po’ più vicini a sé stessi.

Secondo te, cosa rende la K-Beauty così affascinante e perché conquista sempre più persone anche in Italia?

La K-Beauty affascina perché non è solo un insieme di prodotti, ma una vera e propria filosofia di cura.
Non c’è fretta, non c’è aggressività. C’è rispetto.
Per la pelle, per i tempi del corpo, per il valore della costanza e della gentilezza verso sé stessi.

In un mondo frenetico, dove spesso ci si trucca per coprire, la K-Beauty invita a guardarsi con dolcezza, a partire dalla pelle per arrivare più in profondità. È un rituale che rallenta, che nutre, che educa all’ascolto.
Penso che conquisti tante persone anche in Italia proprio per questo: perché non promette miracoli, ma offre strumenti. Ti accompagna passo dopo passo a costruire una relazione con te stessa.
E poi è bella da vedere, da sentire, da toccare. Le texture, i profumi, i pack… parlano alla parte bambina, creativa, sensibile che è in noi.
La K-Beauty ci ricorda che la cura di sé non è un lusso, ma un atto d’amore quotidiano.

Pensi che attraverso il tuo store si possa contribuire a trasmettere un’immagine più autentica e profonda della Corea del Sud?

Assolutamente sì. Questo è uno degli aspetti che mi sta più a cuore.
Attraverso Hallyu desidero andare oltre gli stereotipi, oltre la patina social o commerciale che spesso circonda il K-Beauty, e raccontare la Corea del Sud per quella che è davvero: un Paese ricco di storia, valori, rituali e umanità.

Ogni prodotto che seleziono, ogni parola che scelgo, ogni esperienza che creo dentro il negozio, è un ponte. Un ponte tra culture, ma soprattutto tra cuori.
Mi piace pensare che chi entra in Hallyu non stia solo facendo acquisti, ma stia facendo un viaggio, stia incontrando anche solo per pochi minuti un altro mondo, un’altra visione della cura e della bellezza.
E poi c’è la mia voce, il mio racconto, i ricordi dei miei viaggi, le persone coreane meravigliose che ho incontrato e che continuo a incontrare.
Tutto questo, spero, contribuisca a trasmettere un’immagine vera, profonda e rispettosa della Corea. Una Corea che è bellezza, certo, ma anche gentilezza, ascolto, attenzione ai dettagli e connessione autentica.
E non vedo l’ora di tornare dalla Corea per raccontare un altro pezzo che ha rapito il mio cuore.

Naturalmente, la Corea non è un Paese perfetto perché nessun luogo lo è, ma ha un difetto bellissimo: crea dipendenza.
Quando torni… sei già pronta per ripartire.

A fine maggio volerai a Seoul per partecipare al CosmoBeauty 2025. Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Sento che sarà un viaggio speciale, ancor più significativo dei precedenti.
Inizierò il mio percorso con un trattamento viso coreano, perché voglio partire dalla cura di me, dallo stesso ascolto che cerco di trasmettere ogni giorno nel mio negozio.
Incontrerò alcuni brand con cui collaboro, e sarà bello finalmente potersi guardare negli occhi, stringersi le mani e rafforzare relazioni che vanno oltre il business.
Rivedrò persone che amo, assaggerò ancora i miei piatti coreani preferiti, e tornerò a Busan, dove questa volta salirò sulla sky capsule, un desiderio lasciato in sospeso l’ultima volta.

Vivrò il CosmoBeauty con curiosità e attenzione, pronta a captare nuovi trend, a confrontarmi anche con colleghi italiani, e a lasciarmi ispirare da tutto ciò che è diverso da me.
Perché è proprio lì, fuori dalla mia zona di comfort, che trovo sempre nuove idee, nuove domande e nuovi obiettivi.

Tornerò arricchita, e pronta a condividere ogni emozione con chi entra in Hallyu, perché ogni viaggio, per me, è anche un dono da riportare a casa.

Quanto è importante per te mantenere un dialogo diretto con il mercato coreano e i principali innovatori del settore?

Per me, il dialogo è crescita. Senza confronto, senza scambio autentico, si rischia di restare fermi, rachitici, e io questo non lo voglio né per me, né per Hallyu.
Mantenere un legame diretto con il mercato coreano e con chi sta innovando ogni giorno nel mondo del K-Beauty significa restare viva, aggiornata, ispirata.
Vuol dire non limitarsi a seguire i trend, ma provare a capirli, anticiparli, contestualizzarli.

La Corea per me non è solo il luogo da cui arrivano i prodotti: è una fonte continua di visione e ricerca, e costruire relazioni vere con i brand, i formulatori, i professionisti del settore è essenziale per portare valore anche qui, a Palermo.
È anche un atto di rispetto: ascoltare, imparare, restituire, senza mai dare nulla per scontato.

Hai in mente nuovi progetti, collaborazioni o espansioni per far crescere la community di Hallyu, magari anche online o in altre città?

Alcuni progetti sono ancora top secret, ne parlerò appena prenderanno forma concreta, perché mi piace condividere solo ciò che è davvero pronto a fiorire.
Ma posso dire con certezza che Hallyu è nato con un format pensato per essere replicabile.
La mia idea, sin dall’inizio, è stata quella di espandermi, non solo fisicamente in altre città, ma anche attraverso collaborazioni mirate, canali digitali e progetti formativi.
Voglio che Hallyu diventi sempre più una community viva, un punto di riferimento per chi desidera avvicinarsi alla skincare coreana in modo autentico e consapevole.
C’è tanto in movimento. E se tutto andrà come sogno… non sarà un’esperienza che resterà confinata a Palermo.

In un mondo così competitivo, cosa diresti a chi sogna di costruire qualcosa di autentico, partendo da una passione?

Direi, prima di tutto, di non copiare.
È un errore che vedo fare spesso, e che ho vissuto anche con Hallyu.
Ma copiando si tradisce sé stessi, mentre esprimere la propria identità è la vera chiave. Nel mondo c’è posto per tutti, ma solo chi è autentico può resistere nel tempo. L’autenticità ha un valore inestimabile.
Incoraggerei chi sogna a tenere duro, soprattutto nei momenti in cui ci si sente soli.
Perché sì, non tutti capiranno il tuo sogno, non tutti ti sosterranno, ma questo è normale.
Come dico spesso: “Il sogno è di chi lo sogna.” E proprio per questo vale la pena difenderlo con forza e dedizione.
Un consiglio che do sempre è: non avere paura del confronto, neanche con i competitor.
Quando sei genuina, quando sei vera, anche gli altri sanno riconoscerlo. Io stessa, prima di realizzare Hallyu, ho girato l’Italia, ho visitato altri store, mi sono presentata con umiltà e ho raccontato il mio progetto. Ho chiesto: “C’è qualcosa della vostra esperienza che vorreste condividere?”, e ho sempre trovato empatia, apertura, disponibilità.
Ogni scambio mi ha aiutata a imparare, a crescere e a non commettere gli stessi errori.
Quindi, a chi sogna, dico: credi nel tuo sogno, custodiscilo, e sii te stesso fino in fondo. Il resto arriverà.

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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.