Il colore bianco: Lee Sung-Kyung

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Il caso dell’abito bianco

In questi ultimi giorni, la morte dell’attore premio oscar Lee Sun-kyun ha portato il mondo occidentale a concentrare la propria attenzione sulla Corea del Sud e su quegli aspetti della cultura sud-cocreana che ai nostri occhi appaiono quantomeno discutibili, ma che dal loro punto di vista sono considerati consuetudine e normalità. 

La lente del microscopio è stata puntata su ogni ambito inerente alla vicenda e il mondo dell’Entertainment sudcoreano non è stato risparmiato da questa analisi.

Nelle ultime ore, infatti, ha fatto molto discutere a livello internazionale la scelta dell’outfit sfoggiato dall’attrice Lee Sung-kyung durante le premiazioni per gli SBS 2023 Drama Awards. Mentre la maggior parte dei partecipanti, in particolare coloro che in passato avevano lavorato con l’attore scomparso, ha deciso di aderire a un dresscode non ufficiale, partecipando al gala indossando un abito nero, la giovane donna ha optato per un abito bianco dalla linea semplice.

L'abito bianco indossato dall'attrice Lee Sung-kyung

I netizen, ovvero i “cittadini della rete”, in particolar modo quelli di nazionalità non coreana, si sono divisi in due fazioni distinte: l’una, minoritaria, a favore della scelta dell’attrice, con un orientamento tuttavia volto a sminuire l’eco che la morte dell’attore Lee ha suscitato; l’altra, di netta maggioranza, contro la scelta del suddetto outfit. L’opinione internazionale ha sottolineato l’inadeguatezza del colore dell’abito, accusando Lee Sung-kyung di scarsa sensibilità e di ricerca di attenzioni.  Ma siamo sicuri che la scelta dell’abito bianco sia così disdicevole e degna di biasimo?

È importante sottolineare come, al contrario della cultura occidentale – in particolare quella cristiana – che vede nel nero il colore legato al lutto e nel bianco il colore legato allo stato verginale di una giovane sposa, nella cultura coreana le cose siano molto diverse

Alcune celebrità presenti al red carpet degli SBS 2023 Drama Awards

La tradizione funeraria coreana.

In Corea del Sud, come conseguenza della forte tradizione confuciana che tuttora  la pervade, è proprio il colore bianco ad essere associato al lutto nel funerale tradizionale; inoltre, esso viene legato al concetto di purezza e a quello di semplicità. Nel funerale coreano tradizionale, i parenti e gli amici del defunto indossano abiti funebri di colore bianco. Questi abiti sono chiamati “sangbok” (상복). Inoltre, questo particolare colore è anche utilizzato in altri aspetti del funerale coreano tradizionale. Ad esempio, la bara del defunto è spesso rivestita di un panno bianco e i fiori, quasi sempre crisantemi, utilizzati anche come decorazione della sala del funerale, sono spesso dello stesso colore. 

Il bianco nel funerale coreano simboleggia il rispetto per il defunto e il desiderio di aiutarlo a passare nell’aldilà. Attraverso l’utilizzo di questo colore famiglia e amici esprimono il dolore e il lutto.  

Infine, il colore bianco è considerato un colore neutro che non attira l’attenzione. Ciò è importante in un funerale, poiché è un momento di lutto e riflessione e il bianco aiuta a creare un’atmosfera solenne e commemorativa.

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Immagine d'epoca ritranete l'abito tradizonale Sangbok
Immagini di partecipanti a un funerale coreano tradizionale

Chi è appassionato di k-drama, in particolar modo di quelli in costume, avrà notato come alla morte di un esponente della famiglia reale tutta la corte indossi un sangbok bianco, ricavato da un tessuto grezzo. Ai giorni nostri, invece – complice la forte occidentalizzazione che sta vivendo la Corea del Sud – l’abbigliamento scelto per partecipare ai riti funebri ha virato verso il colore nero; durantele le celebrazioni i partecipanti al rito, specialmente i parenti più prossimi, sono soliti indossare degli abiti formali di colore nero e ornati da dettagli bianchi, quali guanti e delle fasce bianche portate al braccio (mentre in occidente, per esempio, gli atleti che vogliono omaggiare un defunto scendono in campo con una fascia nera). Spesso accade che vi sia un rigido dress code legato alla partecipazione ai tre giorni di funerale e che abiti di colore blu scuro, grigio scuro e marrone non siano ammessi. 

Vesti vendute all'interno delle sale per celebrazioni funebri.
I membri del gruppo k-pop Shinee durante il funerale per il defunto Kim Jong-hyun

I colori funebri nel mondo.

Ogni cultura associa il lutto e la morte a un colore diverso: per noi occidentali la tonalità prescelta è il nero, uno dei colori più riconosciuti a livello globale. Presente in molte culture, esso simboleggia la solennità, la tristezza e la perdita. Indossato dai parenti durante il periodo di lutto, esprime raccoglimento e rispetto verso il defunto. Tuttavia, nel mondo religioso occidentale, in particolar modo in quello cristiano cattolico, alla morte di un esponente di una famiglia nobile, o semplicemente durante un comune funerale,  chi svolge la funzione del rito funebre indossa il colore viola e anche i luoghi del rito sono addobbati con lo stesso colore, poiché esso è associato alla spiritualità ed alla regalità; mentre, in caso di morte del Papa, la tonalità prescelta è addirittura il rosso. 

In altre culture inoltre,  il rosso è il colore prevalentemente utilizzato nelle celebrazioni funebri anche per coloro che non sono esponenti del clero. Sebbene in Occidente questo colore sia associato alla passione e alla vita, in alcune culture africane esso è considerato un colore potente che può aiutare il defunto a passare nell’aldilà.

Un altro colore che risulta essere predominante nei riti funebri è il giallo. In alcune civiltà esso è utilizzato come nota primaria poiché contemporaneamente associato alla vita, alla morte e alla rinascita. È il caso, per esempio, dell’Egitto ove grazie alla sua stretta relazione con l’oro, esso rappresenta la vita eterna. Inoltre, in alcune culture asiatiche, il giallo è considerato un colore che simboleggia la rinascita del defunto nell’aldilà. E, come abbiamo visto, in alcune zone dell’Asia, come in Cina, Giappone e Corea, il lutto è rappresentato dal bianco, che in queste zone simboleggia la rinascita dell’anima del defunto e la transizione verso una nuova fase. Ecco perché spesso durante i funerali coreani troviamo altari e composizioni floreali decorati con crisantemi bianchi e gialli. Insomma, Paese che vai, colore che trovi.

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Tipico funerale africano ove predomina il colore rosso
Il colore giallo nei riti funebri egiziani
Tipiche decorazioni floreali coreane con crisantemi bianchi e gialli

Alcune considerazioni.

Un attore di spicco del panorama cinematografico ci ha lasciato, con ogni probabilità  perché spinto al limite dalla pressione dell’opinione pubblica e dalle dinamiche della società coreana, che vede imposto un rigido codice morale per le loro celebrità. 

Come troppo spesso accade, il mondo occidentale dimentica di star osservando una cultura per moltissimi versi lontana dalla propria e inciampa nell’errore di valutare le situazioni applicando il filtro della propria cultura di provenienza. Anche in questa occasione, non si è saputo mettersi nei panni di una giovane coreana, nata in un Paese la cui struttura societaria è basata sulla filosofia del confucianesimo, ma si è giudicato il fatto esclusivamente in base ai nostri paramenti morali. 

Dopo esserci indignati e aver biasimato la Corea per questo suo aspetto, ci troviamo a vivere un’iperbole di questa dinamica criticando una giovane coreana per la scelta del colore dell’abito, senza tener conto di quali siano le tradizioni della sua cultura. 

Non possiamo sapere perché Lee Sung-kyung abbia optato per un abito bianco, se per adesione a una tradizione o meno, se di sua spontanea volontà o su suggerimento di addetti ai lavori. Quello che però sappiamo è che il colore bianco è legato alla tradizione funeraria coreana, quindi non è così improbabile che il suo fosse un atto di rispetto piuttosto che un desiderio di distinguersi, tanto più che non è stata nemmeno l’unica celebrità ad aver adoperato questa scelta.
E’ auspicabile  che noi tutti facciamo un passo indietro sulla vicenda e ci limitiamo a vivere il nostro dolore senza giudicare le modalità altrui, tanto più se non ne condividiamo la cultura.

 

Lee Sung-kyung con i colleghi del cast del k-drama "Dr. Romantic 3"

Il desiderio di modificare, anche in termini migliorativi, l’oggetto del proprio amore è in effetti un tratto tipico delle relazioni tossiche. L’amore, anche quello nei confronti di un Paese e della sua cultura, andrebbe espresso nello sforzo di conoscere e di comprendere, e non nell’esercizio del giudizio e nell’espressione di condanne a priori, in quello che può rivelarsi un maldestro tentativo di interpretazione attraverso la lente delle nostre tradizioni.

Scrivendo queste righe e riflettendo sulla vicenda che ha coinvolto l’attrice Lee Sung-kyung, mi sono tornati alla mente alcuni versi della canzone “=(Equal Sign)” di jhope dei BTS. Sul finire del brano il rapper canta

“L’odio paralizzerà la tua mente.

Bisogna cercare di vedere l’altro lato.

Non ti costa nulla essere gentile”.

jhope, =(Equal Sign)

La canzone e questo verso in particolare possono essere presi come un invito a sforzarci di proiettarci al di fuori della nostra cultura e porci da un punto di vista che sia “altro” rispetto al nostro, per quanto ci sia possibile. Considerare “l’altra parte” ed essere gentili nel cercare di comprendere, è, secondo il nostro punto di vista, il primo passo per conoscere e amare.

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Architetto paesaggista e Ph.D candidate in urbanistica, osservo la Corea del Sud attraverso la lente del progetto, tra spazio urbano, trasformazioni sociali e tradizione architettonica. Appassionata di k-pop e k-drama dal 2018, ARMY e ATINY nell’anima e nel cuore, intreccio il mio percorso di ricerca con l’esplorazione delle dinamiche culturali contemporanee.