“Ho intenzione di continuare a essere un traduttore bidirezionale. Sono già un autore bilingue. Nessuno ha opposto alcuna resistenza, quindi sono andato avanti e l’ho fatto”.
di Sayari Debnath
giugno 2023
Traduzione di Koreana
Doppiamente candidato all’International Booker Prize 2022 – e poi inserito nella shortlist per Il coniglio maledetto di Bora Chung – Anton Hur è forse oggi uno dei volti più riconosciuti tra i traduttori internazionali. Nato a Stoccolma, in Svezia, e cresciuto nella britannica Hong Kong, in Etiopia, in Thailandia e in Corea, Hur ha creato un corpus di traduzioni dal coreano all’inglese che consente ai lettori di lingua inglese di accedere alla vasta e affascinante varietà di letterature che la Corea del Sud ha da offrire.
Hur ha tradotto diverse scrittrici e scrittori queer della Corea del Sud e si è battuto per un trattamento equo di scrittori, traduttori e lavoratori dell’industria editoriale. Traduttore appassionato e informato, una star a tutti gli effetti, Hur ha parlato con Scroll delle sue scelte di traduzione, del ruolo di mentore dei nuovi traduttori, del ruolo della boy band BTS nel rendere popolare la letteratura coreana e altro ancora.
Qui trovate alcuni estratti dalla conversazione:
– Ho letto del suo affascinante metodo di traduzione sul suo blog. La maggior parte delle mie domande hanno trovato risposta, ma vorrei comunque chiederle: come ha iniziato a tradurre?
Ero un bambino e facevo da interprete per mia madre. Alla fine ho iniziato a farlo per soldi al liceo e all’università e non ho più smesso. E’ un percorso tipico di molti traduttori.
Un traduttore può anche essere un curatore. Per esempio, una persona come me che non sa nulla di letteratura coreana non vedrebbe l’ora di leggere un nuovo autore se sulla copertina poi potesse trovare il suo nome come traduttore.
– Si considera un curatore per il pubblico di lingua inglese o prende in mano un libro semplicemente perché le piace, senza preoccuparsi delle implicazioni più ampie che potrebbe avere?
Entrambe le cose. Credo che un traduttore possa essere un curatore. L’ondata di romanzi di fantascienza tradotti dal coreano che sono usciti negli ultimi due anni – I’m Waiting for You, Tower, To the Warm Horizon, Cursed Bunny, Walking Practice – è stata resa possibile da un gruppo di traduttori che hanno cercato attivamente e deliberatamente letteratura science fiction coreana da tradurre. Mi interessava anche tradurre letteratura coreana queer, da cui Love in the Big City. Ma spesso un libro mi piace e basta. Indeterminate Inflorescence ne è un ottimo esempio: è il tipo di libro che nessuno sapeva come classificare ed era impensabile che qualcuno lo traducesse in inglese o in qualsiasi altra lingua, ma volevo davvero che la gente di tutto il mondo lo leggesse perché è una vera perla.
– Se qualcuno dovesse scorrere la sua lista di traduzioni pubblicate, troverebbe alcuni nomi che compaiono più volte: Kyung-Sook Shin, Baek Sehee (il cui sequel è in uscita nel 2024) e Bora Chung. Cosa la spinge a tornare alle opere di questi autori?
Non è molto diverso dal fatto che certi attori compaiano sempre nelle opere di certi registi. L’incontro tra un traduttore e uno scrittore è alchemico, è come il casting di un film, o un matrimonio. La collaborazione deve in qualche modo andare oltre la somma delle sue parti. Con una scrittrice come Bora Chung, in particolare, ho investito così tanto di me stesso per portare il suo nome da non tradotto a inserito nella lista del Booker che considererei davvero maleducato qualsiasi altro traduttore che cercasse di portarmela via. Ai traduttori viene chiesto di sacrificare molto, non possiamo continuare a fare tutto questo lavoro se il loro autore non è interessato a lavorare con te a lungo termine, anche se potrei capire il desiderio dell’autore di cambiare.
– È incoraggiante vedere come abbiate tradotto attivamente autrici coreane donne e queer. È una scelta consapevole?
Assolutamente sì. È molto raro che io trovi uno scrittore maschio cisgender eterosessuale che mi piaccia. Li traduco, ma anche da giovane lettore ho sempre preferito il lavoro di autrici donne. Con gli autori queer, mi è capitato un paio di volte di accettare di lavorare con loro e di scoprire in seguito che sono queer. Quindi mi sembra di gravitare naturalmente verso il loro lavoro. Mi piace distruggere il patriarcato. Tutti dobbiamo fare la nostra parte.
– Per completare la domanda, (se non sbaglio) Night Sky with Exit Wounds di Ocean Vuong è finora la sua unica traduzione in coreano dall’inglese. Può dirmi cosa l’ha spinta a tradurre questo libro nella sua lingua madre?
Beh, è Ocean Vuong. Non si può dire di no a Ocean Vuong! Inoltre mi piace molto questa casa editrice coreana, che è la più prestigiosa casa editrice di poesia del nostro Paese, e volevo lavorare con loro. Volevo anche tradurre un libro in coreano, perché è un’atmosfera diversa, ma l’opportunità non si è mai presentata perché ero molto impegnato con altri lavori di traduzione. Ho intenzione di continuare a essere un traduttore bidirezionale. Sono già un autore bilingue, poiché ho firmato contratti per scrivere libri sia in coreano che in inglese. Nessuno mi ha detto che non avrei potuto farlo, quindi… l’ho fatto.
– Narrativa letteraria, fantascienza, narrativa speculativa, memorie, poesia… ha fatto di tutto. Ha un debole per qualche genere specifico? E quale di questi trova più impegnativo da tradurre?
Non credo molto nei generi, sono termini di marketing utili ai lettori per trovare ciò che vogliono leggere, ma dal punto di vista del traduttore l’unica cosa che interessa è che siano scritti bene. La maggior parte dei lettori che conosco legge più generi, quindi non c’è motivo per cui i traduttori e gli scrittori non debbano lavorare su più generi. Se dovessi scegliere un genere per cui ho un particolare affetto, direi la fantascienza e la narrativa speculativa (horror, fantasy ecc, NdT). Ma ho anche un grande rispetto per il romanticismo, le memorie, l’auto-aiuto e la saggistica. E amo la poesia. Il mio master è sulla poesia vittoriana. Semplicemente, amo i libri.
– Lei è l’unico traduttore che è stato inserito in una doppia lista per l’International Booker Prize. Oltre a questo, vanta numerose borse di studio e premi. Non sarebbe esagerato dire che lei è uno dei traduttori più riconosciuti al mondo. Nonostante i risultati ottenuti, ha parlato di come le condizioni contrattuali continuino a essere ingiuste nei suoi confronti e nei confronti dei traduttori in generale. Quale pensa possa essere la ragione di questa mancanza di interesse nella questione?
Sia Frank Wynne che Sophie Hughes sono stati inseriti in una doppia lista per l’International Booker prima di me, ma sì, finora ci sono stati solo tre casi del genere nella storia. Io ho vinto solo due premi, e uno di questi era un quarto posto. Quindi non ho vinto molti premi. Più che per i miei risultati, credo di essere visibile perché uso molto i social media e il microblogging e interagisco molto con i lettori.
Le condizioni contrattuali restano pessime per i traduttori perché restano pessime per tutti i lavoratori dell’editoria. Gli scrittori sono messi male, i giovani nell’editoria sono messi male, e il sindacato HarperCollins ha scioperato – grazie a Dio hanno vinto. Il capitalismo è il motivo per cui le retribuzioni nell’editoria rimangono stagnanti nonostante gli enormi profitti. Non ho una risposta particolare per questo, la mia risposta è la stessa di tutti gli altri.
– Lei ha insegnato traduzione e ha fatto parte anche di giurie di premi di traduzione. Qual è il futuro della traduzione?Cosa la entusiasma di più della nuova generazione di traduttori?
I giovani traduttori di tutto il mondo stanno facendo un lavoro davvero entusiasmante e ci sono molti nomi da tenere d’occhio. Soje, Lisa Hofmann-Kuroda, Jack Hargreaves, Robin Munby, Reuben Woolley, i miei allievi Clare Richards, Shanna Tan e Gene Png: sono la linfa vitale della nostra professione e spero che tutti loro escano presto con i loro incredibili e meravigliosi libri che faranno dimenticare noi vecchi. Quando sono stato giudice del National Translation Award for Prose nel 2021, sono rimasto stupito dall’incredibile letteratura proveniente dall’Asia meridionale, tanto che ho accettato di giudicare l’Armory Square Prize di quest’anno non tanto per l’esperienza di giudicare, ma per motivi di spionaggio industriale; volevo solo avere un’anteprima di ciò che succede da quelle parti.
– Ogni traduttore ha una regola di traduzione o un mantra che segue. Qual è la sua? E si è mai discostato da essa?
Sono sicuro di averne una, ma non riesco a capire quale sia. Potrebbe essere “ritorno alla fonte”? Credo di poter dire con certezza di essere uno dei traduttori più conservatori che lavorano nella mia combinazione linguistica, perché detesto davvero tralasciare o inserire cose nuove. Spesso si tratta di un atteggiamento sciocco, perché a volte è necessario farlo, per il bene della traduzione, ma per me il divertimento della traduzione è trovare un modo per esprimere qualcosa che sembra inesprimibile nella lingua di arrivo. Ogni volta che mi blocco su qualcosa o vedo qualcosa nella traduzione che è un pasticcio, torno sempre alla fonte per trovare un nuovo modo di farlo. La risposta è sempre lì, nella fonte.
– I film coreani sono sempre stati popolari, ma il boom del K-pop ha reso la cultura coreana un oggetto del desiderio. In ogni grande città indiana non solo ci sono gruppi di fan di K-drama e K-pop, ma caffè, panetterie e ristoranti che servono cucina coreana stanno spuntando a decine. Le scuole di lingua ora insegnano il coreano insieme al francese, al tedesco, allo spagnolo e al mandarino. C’è chiaramente un grande interesse per le offerte culturali della Corea. Direbbe che questo è un ottimo momento per essere un traduttore di lingua coreana? Oppure a volte diventa un po’ opprimente?
Con pochissime eccezioni, c’è pochissima ricaduta di pubblico dai settori del K-pop e dal K-drama nel settore della letteratura coreana. Solo perché a qualcuno piace una canzone delle BLACKPINK, non vuol automaticamente dire che gli venga voglia di prendere in mano Hwang Sok-yong. Questo non accade per gli ascoltatori coreani di K-pop, quindi non vedo perché dovrebbe accadere per i non coreani. Di recente un “blogger coreano” ha cercato di intervistarmi senza aver mai letto nessuno dei miei libri. Per questo tipo di pubblico, siamo solo “contenuti”. Il mio pubblico non è, e non è mai stato, quel pubblico. L’unico alleato affidabile per la letteratura coreana nella K-culture è rappresentato dai BTS, in particolare da RM, che ama leggere. Il fandom dei BTS, chiamato ARMY, sostiene da tempo la letteratura coreana tradotta. Sono praticamente l’unica eccezione alla regola.
– Immaginiamo che ad Anton Hur sia stato chiesto di creare un Paradiso dei Traduttori. Quali sono le tre cose più importanti che dovrebbero esserci?
Una stanza tutta per sé, un reddito fisso e un agente che si occupi di contrattare i diritti, di proporre le offerte e di risolvere altri problemi che non hanno nulla a che fare con l’atto vero e proprio della traduzione.
Fonte originale qui
Il libro BTS: Beyond The Story – Il racconto di 10 anni di BTS uscirà in contemporanea in tutto il mondo il 9 luglio 2023. Il libro è stato tradotto in 23 lingue. Lo potete acquistare qui.
I traduttori dell’edizione italiana sono S. Alias, L. G. Elia e G. Parziale
