Si è presentata in aula su una sedia a rotelle, in pigiama e mascherina chirurgica, circondata dai suoi assistenti. A 83 anni Han Hak-ja ha ascoltato il Tribunale distrettuale centrale di Seoul condannarla a due anni di carcere: violazione della legge sui fondi politici, corruzione, appropriazione indebita di fondi della chiesa.
Il numero da tenere a mente, però, è un altro. Il team del procuratore speciale Min Joong-ki ne aveva chiesti tredici. Han è in custodia dal settembre 2025, quando il tribunale ne autorizzò l’arresto per rischio di inquinamento probatorio: non è una che entra oggi in carcere, è una che ci sta già da undici mesi. La chiesa ha fatto sapere di non poter accettare la sentenza e di volersi appellare. Entrambe le parti hanno una settimana per impugnare, quindi qui non si chiude niente.
Il suo nome forse non dirà molto a chi non mastica affari coreani, ma la sua faccia e la sua storia appartengono a uno dei fenomeni religiosi e di costume più assurdi del Novecento: la Chiesa dell’unificazione — oggi ufficialmente Federazione delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione Mondiale — il movimento fondato da suo marito Sun Myung Moon, famoso in mezzo mondo per i matrimoni di massa negli stadi e per un giro di soldi da capogiro.
Cosa ha stabilito il tribunale
Le accuse sono due, ed entrambe hanno nomi e cifre precise.
La prima: 100 milioni di won (circa 73.000 dollari) consegnati nel 2022 al deputato conservatore Kweon Seong-dong, fedelissimo di Yoon, mesi prima dell’insediamento presidenziale. La corte ha ritenuto che Han avesse agito in accordo con ex dirigenti della chiesa.
La seconda: una collana di diamanti Graff e una borsa Chanel recapitate nel luglio 2022, tramite un intermediario, all’allora first lady Kim Keon-hee. In cambio, favori politici per gli affari del movimento.
Quel secondo filone ha già prodotto una condanna. Il 28 gennaio 2026 la stessa corte ha condannato Kim Keon-hee a un anno e otto mesi per aver accettato quelle tangenti, assolvendola invece sulla manipolazione del prezzo delle azioni. Suo marito, l’ex presidente Yoon Suk-yeol, è stato rimosso dall’incarico e si trova sotto processo per insurrezione, dopo il tentativo di legge marziale del dicembre 2024.
Nello stesso procedimento sono stati condannati anche Yun Young-ho, ex responsabile del quartier generale globale della chiesa, a sei mesi, e un’ex collaboratrice di Han a una pena sospesa.
Chi erano i “Moonies”
Per capire come si sia arrivati qui tocca riavvolgere il nastro fino al 1954, subito dopo la fine della guerra di Corea. È lì che Sun Myung Moon mette in piedi la sua organizzazione religiosa, raccontando di aver parlato con Gesù in persona a quindici anni e di aver ricevuto una missione precisa: finire il lavoro di redenzione che la crocifissione aveva lasciato a metà.
Nel 1960 Moon — vedovo di un primo matrimonio — sposa Han, che allora ha diciassette anni. I due si proclamano “Veri Genitori” dell’umanità e cominciano a predicare che solo passando attraverso di loro ci si possa ripulire dal peccato originale.
Sposarsi tra sconosciuti, in uno stadio
La cosa che ha trasformato il gruppo in un fenomeno pop planetario tra gli anni Settanta e Novanta sono state le cerimonie di nozze collettive. Migliaia di ragazzi e ragazze, spesso provenienti da parti opposte del pianeta, venivano abbinati guardando semplici fotografie scelte da Moon e si ritrovavano a scambiarsi gli anelli in stadi gremiti, dal Madison Square Garden di New York all’Olimpico di Seoul, senza essersi mai parlati prima.
Per la dottrina serviva a mescolare le etnie e purificare il mondo; per i media e i critici era l’immagine perfetta del condizionamento psicologico di una setta i cui adepti vennero subito etichettati come “Moonies“.
Cantieri navali, giornali, sushi
Dietro le benedizioni di massa c’era una macchina da soldi vera e propria: il gruppo Tongil. Negli anni la coppia ha costruito un impero commerciale che spaziava dai cantieri navali alla produzione industriale, passando per resort di montagna e hotel a cinque stelle.
Sui giornali, la mossa è stata più ambiziosa di un acquisto: Moon ha fondato le sue testate da zero. Il Washington Times nasce a Washington il 17 maggio 1982 come strumento dichiaratamente anticomunista, e negli anni Ottanta diventa lettura di riferimento per la destra reaganiana. In Corea, il movimento fonda il Segye Ilbo; in Giappone il Sekai Nippo.
Il capitolo più curioso resta però il cibo. True World Foods — società nata dalla “visione oceanica” di Moon e fondata da membri del movimento, che la chiesa ha sempre negato di controllare — è diventata uno dei maggiori fornitori di pesce crudo ai ristoranti di sushi statunitensi: per anni l’azienda stessa ha dichiarato di rifornire oltre due terzi dei circa 9.000 locali del Paese. Detto in modo brutale: mangiare sushi negli Stati Uniti significava, spesso, passare da lì.
Gran parte del carburante economico arrivava però dalle tasche dei fedeli. In Giappone, in particolare, l’organizzazione vendeva vasi, sigilli di pietra e oggetti spirituali a prezzi folli, promettendo di salvare le anime degli antenati e riducendo sul lastrico intere famiglie.
La miccia di Abe e lo scioglimento in Giappone
I rapporti con la politica di destra sono sempre stati il salvacondotto del gruppo, fin dai tempi della Guerra Fredda, quando l’anticomunismo di ferro di Moon gli apriva le porte della Casa Bianca e dei palazzi presidenziali asiatici.
Quel sistema ha cominciato a crollare nell’estate del 2022, dopo l’omicidio dell’ex premier giapponese Shinzo Abe. L’attentatore spiegò di avergli sparato per colpire i suoi legami con la chiesa, accusata di aver mandato in rovina sua madre.
Da lì il Giappone non si è limitato ad “aprire i cassetti”: ha smontato il ramo giapponese del movimento. Nel marzo 2025 il Tribunale distrettuale di Tokyo ne ha ordinato lo scioglimento; il 4 marzo 2026 la Corte d’appello di Tokyo ha confermato l’ordine e la liquidazione è partita immediatamente, con la revoca dello status di corporazione religiosa esente da imposte e i liquidatori entrati nelle sedi di culto. Il tribunale ha accertato che, a partire dagli anni Ottanta, circa 1.500 fedeli sono stati spinti a donare l’equivalente di circa 130 milioni di dollari. Il 23 giugno 2026 la Corte suprema ha respinto il ricorso finale.
È la terza volta che il Giappone scioglie un’organizzazione religiosa in base alla legge sulle corporazioni religiose, dopo Aum Shinrikyo e Myokakuji — e la prima volta in cui la decisione non poggia su reati penali ma su illeciti civili.
Dove siamo adesso
La sentenza di Seoul non mette un punto fermo: è un primo grado, appellabile, su un movimento che nel frattempo ha perso il Giappone. L’impero dei “Veri Genitori” — già indebolito dopo la morte di Moon nel 2012 e consumato dalle liti tra i figli per l’eredità — si ritrova con la matriarca in una cella e la sua cassa storica in mano a un liquidatore, proprio per quel groviglio di potere e mazzette che lo aveva tenuto in piedi per decenni.
Fonti: Yonhap, The Korea Times, Reuters, AP, The Japan Times, NPR.
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