Itaewon tragedy 3rd anniversary

Seoul si ferma per ricordare il terzo anniversario della tragedia di Itaewon

Simona
By Simona
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Oggi, alle 10:29 del mattino, le sirene hanno echeggiato in tutta Seoul. Per un minuto intero, la città si è immobilizzata. Il traffico, le voci, la frenesia quotidiana: ogni cosa si è sospesa in un rispettoso silenzio

Così la Corea del Sud ha reso omaggio alle 159 vite spezzate. Erano giovani, sorridenti, in quella notte del 29 ottobre 2022, quando la gioia di Halloween si spense tragicamente in una stretta strada di Itaewon.

Quella notte

Era una serata di festa, due giorni prima di Halloween. Migliaia di persone riempivano le strette stradine del quartiere più vivace e internazionale di Seoul. Intorno alle 22:20, la calca iniziò a farsi incontrollabile e, in pochi istanti, quella strada divenne una trappola mortale.

Persero la vita 159 persone, quasi tutti giovani, mentre 200 rimasero ferite. Tra loro anche 27 cittadini stranieri.

Le indagini successive confermarono ciò che molti già sapevano nel cuore: quella tragedia si sarebbe potuta evitare.
Gli avvisi sul rischio di sovraffollamento erano stati completamente ignorati. Nessuno intervenne in tempo.

Da allora, le famiglie delle vittime non smettono di chiedere verità, giustizia e un impegno concreto affinché simili errori non si ripetano mai più.

Un memoriale atteso da tre anni


Tre anni dopo il disastro più grave dai tempi del naufragio del traghetto Sewol (2014), il governo ha organizzato, per la prima volta, una cerimonia ufficiale insieme ai familiari delle vittime.

Un gesto atteso, che molti hanno definito “un primo passo verso la verità”.

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La commemorazione si è svolta a Gwanghwamun Square, nel cuore di Seoul. Hanno partecipato circa duemila persone: familiari, cittadini e rappresentanti istituzionali.

“Se solo le sirene avessero suonato quella notte…”, ha sussurrato una donna di 69 anni, mentre il suono attraversava la piazza. “Come devono essersi sentiti soli, senza nessuno lì a proteggerli”.

memorial ceremony for the third anniversary of the Itaewon crowd crush

Le parole delle autorità


Presenti e In veste ufficiale,  il primo ministro Kim Min-seok, in rappresentanza del governo, e il presidente dell’Assemblea Nazionale Woo Won-shik, autore di un toccante discorso commemorativo.


Nel suo intervento, il primo ministro Kim ha riconosciuto le responsabilità dello Stato, promettendo un impegno concreto per garantire che simili tragedie non si ripetano più.
“Tante misure sono state introdotte, ma resta ancora molto da fare”, ha dichiarato.

In concomitanza con la commemorazione, il Ministero dell’Interno ha annunciato un periodo speciale di vigilanza per Halloween.
Sono state istituite zone di gestione prioritaria e rafforzata la presenza della polizia nei quartieri più a rischio, tra cui Itaewon e Hongdae.

Il presidente Lee Jae-myung, impegnato al Summit APEC di Gyeongju, ha inviato un messaggio video:
“Non potremo mai dimenticare l’orrore di quel giorno, quando un momento di gioia si trasformò in caos. Come presidente, porgo nuovamente le mie più sincere scuse alle famiglie e al popolo coreano”.

Il colore del ricordo


Molti partecipanti indossavano giacche viola, il colore simbolo del disastro, e portavano con sé volantini con la scritta
“With the stars, toward truth and justice” (Con le stelle, verso la verità e la giustizia).
Sul volto di tutti, la stessa espressione: dolore, ma anche molta determinazione.

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Song Hae-jin, madre di una delle vittime e presidente del Consiglio delle Famiglie in Lutto per il Disastro di Itaewon, ha preso la parola con voce ferma:
“Se lo Stato avesse adempiuto al suo dovere più basilare, proteggere la vita dei cittadini, oggi i nostri figli sarebbero ancora qui.  Per tre anni siamo stati ignorati. Questo deve cambiare.

Le famiglie dall’estero


Accanto alla signora Hae-jin, anche i familiari delle vittime straniere. È la prima volta che il governo coreano invita ufficialmente i parenti dei 21 cittadini non coreani morti quella notte.

Quarantasei familiari provenienti da dodici Paesi, tra cui Norvegia, Australia, Iran, Cina e Russia, sono arrivati a Seoul per partecipare alla cerimonia.
“È passato tanto tempo, ma il dolore resta intatto”, ha detto tra le lacrime Susanna Evensen, madre della giovane Stine, vittima norvegese della tragedia.
“Credo nell’amore che ci unisce oltre i confini”.

Anche la sorella di una vittima russa, Raina Valeryan, ha chiesto che il governo porti avanti le indagini e renda piena giustizia.

Un silenzio che parla


Ma oltre ai numeri e ai piani, ciò che ha riempito Gwanghwamun Square è stato soprattutto il silenzio. Un silenzio carico di nomi, di volti, di ricordi.
Tre anni dopo, Seoul continua a cercare risposte, e forse anche un modo per guarire.
Oggi, più che mai, le sirene non suonano solo per ricordare.
Suonano per una solenne promessa: nessuno verrà dimenticato.

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Ballerina mancata, aromaterapeuta in divenire, face yoga teacher e ARMY. Cresciuta con la musica R&B e soul, vivo tra profumi naturali, sogni coreani e amore per la natura. Sempre con l’anima accesa... e una playlist dei BTS in sottofondo.