La capitale sudcoreana è teatro di una crescente ondata di proteste anti-cinesi che, specialmente durante i fine settimana, anima i principali luoghi turistici frequentati da visitatori provenienti dalla Cina. La situazione, descritta come una “realtà inquietante”, sta assumendo toni sempre più cupi e ostili.
Decine o addirittura centinaia di manifestanti si radunano regolarmente, scandendo slogan e insulti così aggressivi da superare il confine della semplice protesta per sfociare in aperta ostilità. La scelta dei luoghi non è casuale, ma mira a massimizzare la visibilità e l’impatto sui cittadini cinesi in visita.
Le radici di questa animosità sembrano affondare nella politica interna. Molti dei manifestanti sarebbero sostenitori del precedente presidente Yoon, recentemente rimosso tramite impeachment. La loro rabbia si alimenta di diverse accuse rivolte alla Cina, tra cui presunte ingerenze nelle elezioni coreane, immigrazione illegale, acquisti di terreni su larga scala e il sospetto che attività di spionaggio vengano mascherate da flussi turistici. Questo clima di tensione non solo evidenzia profonde fratture sociali, ma rappresenta un potenziale rischio per il settore del turismo e la stabilità delle relazioni diplomatiche nella regione.