Leggi tutto: “Indigo review – BTS leader makes emphatic bid [..]” – Rhian Daly
Recensione di “Indigo”- il leader dei BTS fa un’enfatica offerta per l’atemporalità con un notevole debutto da solista. Descritto come “l’ultimo archivio” dei vent’anni del rapper, “Indigo” cattura in modo incisivo e immaginifico le incertezze e l’imprevedibilità della vita
di Rhian Daly
Dicembre 2022
“Usatelo: mentre fate una passeggiata, una doccia, mentre guidate…” recita il packaging di “Indigo”, l’album di debutto da solista del leader dei BTS RM. Queste istruzioni su come, dove e quando ascoltare il disco continuano, ogni punto aggiunge altri momenti della vita quotidiana a cui la musica può fare da colonna sonora. È un libretto di istruzioni, non solo per la rapidità con cui “Indigo” si inserirà nel tessuto quotidiano degli ascoltatori, ma anche per quanto questo album sembri un riflesso della vita stessa.
Il seguito dei due mixtape di RM, “RM” del 2015 e “mono” del 2018, è imprevedibile e irrequieto. Esiste in un costante stato di metamorfosi, cercando per tutto il tempo – e alla fine trovando – delle risposte. Descritto dal suo creatore come “l’ultimo archivio dei miei vent’anni”, è uno specchio di un periodo di esplorazione e ricerca del proprio percorso. Come la vita, anche il disco è in continuo mutamento.
Inizia con “Yun”, un pensieroso richiamo al boom-bap degli anni ’90 che pone domande su identità, arte e scopo. Anche se RM dichiara: “Voglio essere un essere umano / ‘Prima di fare arte / È un mondo crudele / Ma ci sarà la mia parte”, l’incertezza si sente potente. Il rapper si rivolge all’artista da cui prende il nome la canzone, il pittore coreano Yun Hyong-keun, affinché lo guidi sulla “via della scoperta”. Alla fine del disco, un’altra leggenda gli offre parole di saggezza, la cantante coreana parkjiyoon gli consiglia gentilmente: “Caro, non guardarti più indietro […] Tutto quello che hai fatto è stato solo fare del tuo meglio” nella calda “No.2” . Quando la canzone giunge alla sua conclusione, RM e la sua ospite cantano quel sentimento all’unisono, come se anche lei avesse preso a cuore il suo messaggio.
Nel mezzo, ci sono altri momenti nei quali viene esplicitata la determinazione a continuare a crescere, affiancati da odi alla frustrazione e al sentirsi bloccati. “Still Life”, un pezzo di hip-hop molto orecchiabile dalle sfumature funk con il sempre esuberante Anderson .Paak, trasforma il titolo da un termine artistico (“natura morta”; NdT) in un impegno a continuare ad andare avanti. “Sono ancora in vita / Non puoi tenermi fermo in un inquadratura, mi sto muovendo”, canta .Paak nel ritornello. “Sono ancora in vita / La vita è meglio della morte, lo dimostrerò.”
Nella seconda metà dell’album, però, quel desiderio di essere libero dai confini si svela con un RM che troviamo in “Lonely”, scritta in una stanza d’albergo di Las Vegas. “Con le macchine che suonano forte il clacson / Mentre la larghezza della stanza si riduce / Sono intrappolato in me stesso”, si lamenta. Anche se lo strumentale di chitarra è liscio, in qualche modo ottimista, è presente una crudezza, un’asprezza quasi emo nella sua voce mentre sputa fuori la sua antipatia per “le città a cui non appartengo” e “gli edifici che non conosco”.
“Hectic”, una gemma urban pop cantata con Colde, e l’R&B alternativo della collaborazione con Mahalia Paul Blanco cpn “Closer” offrono un capovolgimento da un opposto all’altro. Nel primo si parla delle notti trascorse a bere con persone che non vorresti vedere, evocando i sentimenti della “Seoul” di “mono”. Nella seconda, si esprime il desiderio ardente di essere vicino a qualcuno con cui non si riesci proprio a far funzionare le cose. “Se potessi essere sotto la tua pelle, più vicino di quanto non siamo mai stati / Saremmo più vicini di quanto non siamo mai stati”, canta Mahalia nel ritornello. Sono versi pieni di bellezza e romanticismo ma anche pieni di tristezza e disperazione, di qualcuno che si aggrappa a una relazione quando sa già nel profondo che è una causa persa.
“Indigo” potrebbe rappresentare il cambiamento, ma è anche sinonimo di crescita. Dal punto di vista dei testi, il disco mostra uno degli scrittori più incisivi e fantasiosi della sua generazione che sale di livello. “Yun” e “Wild Flower”, in particolare, dono due dei migliori lavori di RM, i loro testi sono potenti sia che li ascolti assieme alla la musica sia se li si legge senza musica. “A Cesare quel che è di Cesare / Il cuore carbonizzato / Scrivere poesie sopra le ceneri sparse”, dice in “Yun”, le sue linee vivide che turbinano come nebbie di braci e polvere. “Le notti in cui il battito del mio cuore mi teneva sveglio / La triste luna crescente pendeva oltre la finestra”, racconta RM in “Wild Flower”, dipingendo un’altra cruda scena notturna. “Mi auguro una bella notte.” È vera, struggente poesia.
Musicalmente, l’album prende spunto dalla natura capricciosa della vita e percorre un percorso a zig-zag attraverso una varietà di generi, dal soft folk di “Forg_tful” all’esuberante hip-hop di “All Day”. La disposizione disordinata è la chiave della traccia più interessante e sperimentale del disco, “Change pt”. 2′ – la canzone inno all’impermanenza del nostro mondo. I sintetizzatori Buzzsaw si tuffano e sfrecciano sotto la voce farfugliata di RM, glitch incalzanti prendono il sopravvento prima che una melodia pulita al pianoforte metta ordine nel caos. La scomparsa della distorsione all’inizio sembra un’accettazione e un abbraccio dell’inevitabile cambiamento, ma la melodia finale incerta rivela dubbi e diffidenza in ogni nuova nota.
RM ha paragonato “Indigo” a una mostra, il musicista interpreta il ruolo di curatore non solo attraverso le storie che inserisce nelle canzoni, ma anche tramite gli ospiti che riunisce per il disco. Solo 2 tracce su 10 sono prive di cameo e, con così tanti collaboratori, sarebbe potuto essere facile per la sua voce annacquarsi e perdersi, anche per via della grandezza delle star presenti. Invece, RM dispone magistralmente ogni elemento, ognuno con uno scopo, piuttosto che limitarsi a collaborare con qualcuno solo per il gusto di farlo. Erykah Badu offre un’elegante saggezza in “Yun” e youjeen, una delle icone del rock coreano, membro dei Cherry Filter, abbellisce la splendida “Wild Flower” con un’esplosione di emozioni. Il momento in “Closer” in cui Paul Blanco prende il testimone da Mahalia e RM è uno dei passaggi vocali più soddisfacenti della musica recente. Nel “magazine film” che ha accompagnato l’uscita di “Indigo”, il suo creatore ha descritto l’album come se, per la prima volta, avesse “fatto qualcosa che è mio”. “Fanculo i trendsetter” recita la prima riga del disco: tre parole che riassumono esattamente ciò che RM ha fatto qui. ‘Indigo’ è un album che sembra incurante delle tendenze attuali, concentrandosi invece sulla costruzione del proprio, inimitabile mondo. È troppo presto per dire se il disco aiuterà il leader dei BTS a raggiungere il suo obiettivo di creare qualcosa di veramente senza tempo ma, in questo momento, “Indigo” sembra un capolavoro con il potenziale per essere ricordato come un classico.
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