“E se non mi piacesse più la musica?”: una conversazione selvaggiamente onesta tra RM dei BTS e Pharrell Williams” – Brian Hiatt

Elisa
By Elisa
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“E se non mi piacesse più la musica?”: una conversazione selvaggiamente onesta tra RM dei BTS e Pharrell Williams. I BTS e Pharrell hanno una collaborazione segreta in arrivo – e questa è solo una delle rivelazioni di questo incontro di due superstar.

di Brian Hiatt
novembre 2022

A questo punto, nel loro regno di più grande band del mondo, i membri dei BTS sono abituati al culto degli eroi e ai fan nervosi. Ma quando il leader di quel gruppo, RM, siede di fronte a Pharrell Williams all’inizio di settembre, sul palco di un vuoto e protetto auditorium al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, è innervosito perché si trova dall’altra parte dell’equazione. È “imbarazzante”, dice RM con un sorriso, parlare del suo viaggio artistico di fronte al “mio idolo”.

Williams, eternamente giovane e con una pelle davvero liscia (inutile dirlo), è rilassato e con una grande voglia di parlare, indossa una giacca di pelle, pantaloncini di pelle abbinati, stivali e una serie accecante di gioielli su un polso. RM, in un abito marrone doppiopetto di Bottega Veneta, è più tranquillo, apparentemente ragionando sulle molte domande che ha preparato nella sua testa.

Di tutte le cose che questi due uomini hanno in comune, migliaia di miglia e un paio di decenni hanno separato il loro raggiungimento della maturità artistica. Dalla distanza di Virginia Beach, negli anni Ottanta, un giovane Williams ha potuto osservare la crescita dell’hip-hop praticamente dalla sua nascita, prima di diventare una chiave di forza in quel genere e di molti altri come una metà dei Neptunes e da solo. Quando RM cresceva alla periferia di Seoul, il rap era già diventato globale, al punto che Nas, Eminem e gruppi locali come Epik High potevano sedurre un dilgente ragazzo sudcoreano facendogli sognare di dedicare la sua vita alla musica, cosa che, dopo alcuni colpito di scena, lo ha portato ai BTS invece che alla carriera hip-hop underground che immaginava.

Entrambi gli artisti spaziano tra il lavoro dietro le quinte e la performance. Oltre a produrre e scrivere per i BTS, RM ha fatto lo stesso per le canzoni di molti altri artisti sudcoreani; Williams ha raggiunto questo equilibrio come non succedeva dai tempi dell’amministrazione Clinton: solo quest’anno ha prodotto brani per Kendrick Lamar, Pusha T e Rosalía, mentre ha arruolato 21 Savage e Tyler, the Creator per il suo singolo “Cash In Cash Out”.

I loro sentieri si erano incontrati anche prima di questa conversazione. Come rivela Williams, ha recentemente registrato una canzone con i BTS, lavorando da remoto, per il suo prossimo album. RM ha un suo album di debutto da solista in arrivo e, durante la loro conversazione, Williams gli fa un’offerta allettante ad esso collegata.

Poche settimane dopo questa conversazione, l’etichetta dei BTS, Hybe, ha annunciato che i membri del gruppo presteranno servizio militare obbligatorio e si concentreranno sul lavoro da solisti prima di riunirsi nel 2025. Oggi, RM è sincero sul fatto che lui e i BTS sono ad un crocevia delle loro vite e della loro carriera, e non ha paura di chiedere consigli in stile Yoda a qualcuno il cui continuo mutamento di forma è stato premiato con un successo senza pari, durato un decennio.

RM: Voglio solo sottolineare che [la tua canzone solista del 2006] “Take It Off (Dim the Lights)”. Perché era su una delle mie playlist. L’ho persino tradotta in coreano e l’ho registrata tempo fa, quando ero un dilettante.

Williams: Whoa! Pazzesco.

RM: Oggi il genere musicale non ha alcun significato. Ma a quel tempo, penso che alcuni rapper criticassero i rapper che cantavano [invece di rappare, NdA] o usavano l’auto-tune. Tu invece a volte canti, a volte rappi, a volte canti solo il ritornello… come ti posizioni quando partecipi a una canzone come interprete [e non solo come produttore, NdA]?

Williams: Wow. Prima di tutto, nessuno mi ha mai fatto questa domanda, che tu ci creda o no. Prendo decisioni in base ai sentimenti. Non li creo in base alle convenzioni.

RM: Wow!

RM: “Devo rappare”. “Devo cantare”.

Williams: Sì, no. Faccio solo quello di cui penso ci sia bisogno. E lo canalizzo nel miglior modo possibile, perché quel che sto cercando di fare è dire a qualcun altro [l’interprete delle sue canzoni, NdA] che è migliore di me nel farlo. Spesso, quello che succedeva era che gli artisti dicevano: “No, vogliamo che rimanga tu”. E io dicevo: “No, ma l’ho scritto per quest’altra persona”. Canalizzo ciò che sento che manca e dimentico che se sarò io a cantare. Perché se penso che sarò io a cantare, allora non produrrò qualcosa di così buono e non mi sentirò così confidente. Ad esempio, c’è un disco che ho fatto con i Mystikal molto tempo fa…

RM: Wow!

Williams: Sì. “Shake ya ass”. Ricordi? Chad [Hugo] e io l’abbiamo prodotta insieme. Ma quando stavo scrivendo quel gancio*, stavo facendo finta che fosse Eddie Kendricks dei Temptations a cantarlo. Ricordo di aver detto loro: “Oh, amico, convinceremo il tizio dei Temptations a farlo”. E loro dicevano: “Nah, no. La casa discografica vuole che sia tu a farlo”. È stata in questo momento in cui ho iniziato a rendermi conto che il mio punto di forza è che canalizzo altre persone e mi arrendo a ciò di cui la musica ha bisogno e non lascio che il mio ego oi miei sentimenti vengano coinvolti.

RM: Come team siamo stati alle Nazioni Unite e abbiamo anche incontrato il presidente Biden. Non avremmo mai pensato che queste cose [succedessero], ma penso che siamo diventati naturalmente dei rappresentanti della comunità asiatica. Penso sempre tra me e me: “Sono davvero così bravo? Mi merito tutte queste responsabilità?” Sto davvero dubitando di me stesso. Ho sentito che tu fai un sacco di cose per la comunità. Quindi mi chiedo come affronti tutte le responsabilità per essere un essere buono e morale.

Williams: La beneficienza che faccio è sempre all’interno di un contesto. Che io dica qualche stronzata e poi me ne penta, oppure che in passato abbia realizzati qualche disco che ha in qualche modo ha influenzato una certa parte di una fascia demografica. Questo mi fa pensare alle cose in modo diverso. Creo un ente [non profit] e mi prodigo contro l’ignoranza che era anche parte di me. Per educarmi, illuminarmi. Poi altre volte, lo faccio anche per quello che hai appena detto.

Quando ti chiedi: “Sono abbastanza bravo?” Oppure: “Mi merito tutto questo?”… penso che ciò che mi rende più facile dormire la notte è proprio fare questo lavoro. Aiuta a rispondere a queste domande. È come se, ovunque ci fosse un deficit nella tua fiducia in te, se meriti di essere qui o di ricevere quel tipo di attenzione dai fan, ovunque sia il “meno”, questo “aggiunge”.

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RM: Spero che tutta la mia confusione e questi pensieri stupidi aiuteranno la mia vita a migliorare, [per poter] essere un adulto migliore per i fan.

Williams: Quello di cui la gente non si rende conto è che quando hai letteralmente centinaia di milioni di fan e li incontri 100.000 alla volta…

RM: Non riesci a mettere a fuoco una sola faccia. Vedi solo una massa.

Williams: È un’enorme energia che viene verso di te… e tu dici “salta”….

RM: E loro saltano.

Williams: Saltano! E tu canti, e loro cantano ogni parola. E puoi sentire attraverso le loro voci che così tanto delle loro vite è stato influenzato e cambiato a causa di qualcosa che tu hai fatto. Non so come tu faccia. Ho avuto un paio di canzoni con le quali succedeva questo, e quando andavo sul palco a cantarle, mi saliva da piangere… perché era una responsabilità troppo grande. Ogni volta che mi avvicino così tanto, faccio sempre un passo indietro.

RM: Perché? È troppo pesante?

Williams: È troppo pesante! È una responsabilità troppo grande. Ecco perché venero davvero le persone come te e i membri della tua band e altri artisti come Bey e Jay [Beyoncé e JayZ, NdA] e persino Kanye – tipo, come fate ad andare là fuori e affrontare questo ogni sera su quel palco? È una cosa che rende molto umili ed è allo stesso tempo travolgente. Il tuo sistema nervoso deve essere costruito per questo. Lascia che ti chieda questo, come ti comporti dopo essere sceso dal palco, quando ti senti elettrizzato e scosso ogni notte, come ti decomprimi?

RM: La mia prima esibizione è stata davanti a 10 persone in alcuni piccoli club quando avevo tipo 15 anni. E in quella occasione ho dimenticato la maggior parte dei testi. Quindi in quel momento ho capito: “Oh, non sono un tipo da star. Non sono uno di quei frontman che potrebbero godersi tutta questo, come Kurt Cobain o Mick Jagger”. Sono solo un essere umano che ama scrivere musica.
Ad esempio, abbiamo tenuto questi spettacoli negli stadi a Las Vegas lo scorso aprile. Erano quattro notti. Ma ogni notte è una sfida. Finite le prime tre canzoni, abbiamo tolto gli auricolari e abbiamo detto “Siamo tornati, cazzo!” – da quel momento, sono stato un personaggio diverso, un “me” diverso per le seguenti due ore e mezza. Ma prima, alle prove e anche sull’aereo, ero davvero, davvero nervoso, [mi sentivo] così responsabile, perché sono davvero consapevole che i fan comprano i biglietti e vengono dal Brasile, dal Giappone, dalla Corea, da ogni parte. Vengono lì solo per quella notte.
Questo senso di responsabilità mi riempie, è come se li dovessi ripagare. Sento di dover offrire loro la notte migliore della loro vita. E’ tutto un casino, c’è troppa energia. Sono un essere umano e divento davvero nervoso, a volte mi deprimo davvero, e mi fa persino sentire inghiottito da tutte queste energie. Ma cerco di affrontarlo, perché amo la musica. Amo il loro amore. Perché penso che l’amore avvenga davvero solo quando lo diamo a qualcuno, non quando prendiamo. Quindi lo voglio solo restituire loro. Ci hanno portato da una piccola città della Corea, fino al cuore di questa industria musicale, a Las Vegas, a Los Angeles, a New York. Io adesso che sto avendo un’intervista con Pharrell, è potuto succedere solo grazie ai fan di tutto il mondo. Sono solo sempre grato e non voglio deluderli.

I BTS sono attualmente in quella che il tuo compagno di band Suga ha descritto come una “offseason” – che è stata tradotta erroneamente come “iato” – con una maggiore attenzione al lavoro da solisti per il momento. RM, hai detto che in una certa misura ti senti come se avessi perso il senso dell’orientamento per quanto riguarda il gruppo.

Williams: Anche io ho sicuramente avuto le mie difficoltà con la mancanza di uno scopo.

RM: Quando?

Williams: Proprio intorno al [2006], quando ho pubblicato In My Mind. Non appena non ha fatto quello che volevo – voglio dire, culturalmente ha fatto il botto, ma egoisticamente non ha funzionato come volevo. Semplicemente non ha fatto quello a cui ero abituato in quel momento, e questo mi ha davvero colpito duramente. E questo mi ha fatto iniziare a pensare allo scopo, alle cose che hanno un vero DNA e non solo uno scopo estetico, ma un vero significato, qualcosa che potrebbe essere significativo per le persone, ma allo stesso tempo comunque divertente. E ho sempre amato le ragazze, quindi questo ne sarebbe sempre stato parte [ride].

Quindi capisco di cosa si tratta. So com’è arrivare a quel punto nella carriera, per qualsiasi motivo – e voi ragazzi state andando bene, ma da quello che sto ascoltando e da quello che sto capendo penso voi ragazzi foste arrivati al punto di dire “Cosa stiamo facendo? Chi siamo? Siamo chi dicevamo di essere?”

RM: Giusto.

Williams: E mentre pensi a chi sei e pensi a cosa vuoi dire e a quali sono le tue intenzioni, questo vuol dire in qualche modo determinare chi vuoi essere. Come ti senti? Ad esempio, dove ti collochi tu in quel processo in questo momento? Perché stai lavorando a un disco solista, giusto?

RM: Sì. Tipo il 90 percento del lavoro è fatto. Ho pubblicato alcuni mixtape come membro della band, ma erano solo esperimenti. Questo è il mio primo album solista ufficiale. Sono passati tipo 10 anni da quando abbiamo debuttato come team. Il K-pop è tutto incentrato sulla band, sui gruppi. E come ti dicevo, ho iniziato personalmente la mia carriera come rapper e poeta. Quindi è stata una parte difficile in realtà, perché il K-pop è come un mix di musica pop americana, altri elementi visivi, Corea, social media e cose del genere. È davvero intenso e davvero frenetico. Quindi ha alcuni pro e contro.
Dopo 10 anni, penso che non fosse nostra intenzione ma in realtà siamo diventati una sorta di entità sociale. Quindi una band K-pop che va a tenere un discorso alle Nazioni Unite o a incontrare il presidente… sono stato davvero molto confuso e mi sono detto: “Cosa sono, un diplomatico o cosa?”

Williams: Giusto, sì.

RM: Ero solo un piccolo rapper e paroliere quando ero giovane. Sono stati 10 anni davvero intensi come team. Sono stato responsabile di quasi tutte le interviste e rappresentavo la squadra di fronte agli altri. Quello era il mio ruolo, credo. Penso di aver capito… non so, tipo “Ehi, devo smetterla per un po’. Devo spegnere tutto e staccarmi da tutto e vedere cosa succede”, calmando davvero la mia mente. È così che mi sono concentrato sul mio [album] da solista. In questi giorni ho davvero pensato a quando ti ho ascoltato per la prima volta, la prima sensazione, l’atmosfera, e il motivo per cui ho iniziato, perché ho scelto la musica come scopo della mia vita, credo.
Quando ho iniziato con la mia musica, avevo tipo 14 anni, e ora ne ho 28. Quindi sono ancora nel processo. È davvero complicato, è tutto confuso, e non so cosa accadrà. Quindi se potessi darmi qualche consiglio, perché il tuo ambito è certamente diverso dal K-pop, e tu hai fatto molti progetti, come N.E.R.D, Neptunes e ovviamente il tuo lavoro da solista. Quindi … a ruota libera…?

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Williams: Essere nei Neptunes, essere nei N.E.R.D e avere una carriera da solista mi ha davvero aiutato, perché fai una cosa e poi ti prendi una pausa. Fai un’altra cosa, poi ti prendi una pausa. E mi permette di indossare cappelli diversi e maschere diverse. Quindi ti capisco, so che avere questa nuova partenza renderà le cose davvero fresche per te. Penso che sia un bene per te farlo perché poi quando tornerai nel gruppo…

RM: Nel team…

Williams: Sì, penso che sarai super fresco. Chi sono i produttori del tuo disco solista?

RM: A volte facciamo le nostre cose da soli e c’è un team interno che lavora sempre con noi nell’etichetta. A volte prendiamo le nostre canzoni anche dall’esterno. È un sistema flessibile. Tu a volte produci con Chad e a volte da solo, giusto? È molto lavoro?

Williams: Per me succede come a Michelangelo quando faceva le sculture. Lui è… adesso rovinerò tutto, ma tutta la sua faccenda ruotava attorno al fatto che che doveva sbarazzare delle rocce che ostacolavano la sua scultura, qualcosa del genere. È la stessa cosa. Io ritaglio solo e aggiungo strati finché non sento che va bene. E poi se sento di aver bisogno di aiuto, allora mi rivolgo a qualcuno. Il mio ego si sarebbe messo in mezzo quando ero più giovane, ma ora la mia lealtà non è verso il mio ego.

RM: E verso cosa è?

Williams: È verso la canzone. Non è forse così che rendiamo la canzone la migliore in assoluto? Ecco, è qui che sono ora.
E non voglio fare niente che sembri semplicemente “Oh, è fantastico, si adatterà”. No, non voglio adattarmi. Voglio abbattere il muro e dare fuoco all’intero quartiere. Non una sola stanza, l’intero isolato. Non una casa, tutto il quartiere in fiamme. Voglio che sia nei telegiornali della notte. Senti qua: “Quartiere in fiamme”.

RM: Quartiere in fiamme. Q.I.F., isolato in fiamme. Questo è un bel nome per un brand, in realtà.
Mentre divento adulto – e sono tra il mio capitolo uno e il secondo, come ho detto, il gruppo e la carriera solista, forse sono da qualche parte tra la musica e l’arte [visiva]. A volte ho davvero paura, tipo “E se non mi piacesse più la musica?” Mi piace l’arte. Ma è un po’ diverso.

Williams: Lo è.

RM: Lo è. La musica è ovunque. Anche se sono triste, è ovunque. A volte ho davvero paura – tipo, la musica non è più la mia prima cosa, più o meno.

Williams: Sì. È temporaneo.

RM: Oh, davvero? Sono sollevato.

Williams: Sì. Poi all’improvviso dici: “Whoa. È l’unica cosa a cui voglio pensare”. Accadrà.

RM: Cosa ricavi dalle arti visive, dalle belle arti?

Williams: Penso che per ogni modalità che abbiamo, per ogni sub-modalità che abbiamo, sia essa visiva, olfattiva, gustativa, cinestesica, uditiva, sia praticamente la stessa cosa. Come con il cibo, qualcosa può avere un sapore agrodolce… le cose possono avere un odore dolce o aspro. Visivamente possiamo vedere qualcosa che ci sembra dolce e qualcosa di aspro. Con l’udito, possiamo sentire qualcosa di così dolce e così piacevole, e poi possiamo sentire qualcosa del tipo “Ooh, questo è il tuo “aspro””, sai?
E quindi mi diverto davvero a lavorare con artisti provenienti da diversi ambiti artistici per capire dove sta la congruenza. Tipo: “Oh, wow, questo è il tuo “dolce”. “Oh, questo è il tuo “acido””. Capisci?

RM: Una cosa divertente per me con l’arte visiva è che quando ascolto dell’ottima musica rimango sbalordito, e a volte mi sento davvero geloso. Può essere davvero, davvero doloroso. Ma per quanto riguarda l’arte visiva, so che non disegnerò una sola linea perché voglio rimanere un estraneo. Sono solo un appassionato. Sono un fan. Quindi, quando guardo i dipinti e le sculture mi sento davvero sollevato, perché posso amare tutto al limite delle mie capacità.

Williams: È fantastico.

RM: Qualche nuovo progetto in arrivo per te?

Williams: Beh, il mio progetto si chiama . . . il titolo dell’album è Phriends. Sarà il primo volume. Voi ragazzi [BTS] sarete lì, ovviamente. E in realtà ne sto parlando molto più di quanto dovrei, ma c’è una canzone del mio album che hanno cantato i [BTS] ed è incredibile, sono super grato.

RM: Adoro questa canzone.

Williams: Anch’io lo adoro.

RM: Cazzo, sì.

Williams: Tutti quelli che l’ascoltano dicono “Whoa”.

RM: Lo adoro, cazzo.

Williams: L’adoro, l’adoro, l’adoro! Ma ho intenzione dire un’ultima cosa; hai detto che hai finito al 90% con il tuo album solista. Se per quell’ultimo 10 percento… se hai bisogno – voglio dire, non hai certo bisogno di me, ma….

RM: Ho sempre avuto bisogno di te, per 15 anni.

Williams: OK, beh, se vuoi fare qualcosa, possiamo farlo!

RM: Per favore.

Williams: Sì, e dimmi cosa vuoi. Uptempo? Andiamo uptempo.

RM: Sono onorato e grato.

Pharrell, qualche consiglio finale per RM?

Williams: Sai cosa? Direi solo di continuare, di andare avanti. Continua ad essere curioso. E non esercitare alcun tipo di pressione su ciò che fai dicendo . . . Niente assoluti, come “Oh, non farò mai più musica” o “Non farò mai…”….”Non farò niente di tutto ciò. Vorrei solo…

RM: Nessun “mai”

Williams: Niente “mai”. Vai avanti così.

RM: A velocità di crociera.

Williams: Esattamente. E guarda dove finisci. Perché vedrai, sarà davvero interessante.

Fonte originale qui

*il “gancio” di una canzone è la pietra angolare di una canzone: in parte melodia, in parte testo. Di solito si trova nel titolo della canzone, che si ripete per tutto il ritornello e si trova nelle posizioni più importanti, nella prima o nell’ultima riga.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net