di Sirio
ottobre 2023
Nel 1995 usciva nelle sale cinematografiche di tutto il mondo il film Waterwold, recitato da Kevin Costner; la pellicola narra della ricerca disperata dell’ultimo brandello di terra emersa da parte del mutante Martin, il quale si trova a vivere in un mondo in cui le calotte polari si sono sciolte e tutto il pianeta è occupato dagli oceani. Siamo nel 2500 più o meno.
Pura fantascienza? Non proprio, considerando gli scenari scoraggianti che ci arrivano dalla comunità scientifica. Ormai da anni, infatti, si è consapevoli di come il riscaldamento globale stia portando allo scioglimento dei ghiacciai e all’innalzamento del livello del mare, con conseguenze anche catastrofiche per quanti vivono lungo le coste e nelle isole degli arcipelaghi oceanici.
Il mondo del cinema da tempo ci sta offrendo un ventaglio di futuri distopici legati ai cambiamenti climatici, che paiono però oggi non così irrealistici visto quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. Parallelamente il mondo dell’architettura e dell’ingegneria si sta muovendo verso soluzioni che hanno del fantascientifico e che affascinano per la loro capacità di innovare.
Se nel deserto dell’Arabia Saudita stanno costruendo la futuristica The Line, una Smart City lineare e verticale, lunga ben 170 km, alta 500 metri e larga appena 200 metri, la cui conclusione è prevista per il 2030, in Corea del Sud vi è la corsa alla realizzazione di un’altra città del futuro, ovvero la città galleggiante OCEANIX Busan, da realizzarsi entro il 2025. Insomma, una sorta di risposta allo scenario paventato nel sopracitato Waterworld.
La Corea del Sud presenta una linea di costa densamente popolata, che si estende per 2413 km e che si affaccia direttamente sull’oceano; le conseguenze per il Paese, se non verranno adottate al più presto delle soluzioni adeguate, saranno catastrofiche. Il governo coreano, consapevole dei rischi, ma spinto da quel crescente impulso verso l’innovazione e la sperimentazione che lo caratterizza, ha rigettato tutte quelle soluzioni tradizionali che prevedevano la realizzazione di dighe nel mare (come il MOSE di Venezia) o sistemi di drenaggio (simili a quelli realizzati per esempio nella città di Miami, in Florida), per concentrarsi sulla costruzione di una metropoli galleggiante nell’area metropolitana di Busan.
Perché proprio Busan vi chiederete e non Incheon magari, alle porte della capitale. La risposta risiede nel suo essere vetrina per il suo Paese agli occhi del mondo, molto più della città dell’aeroporto internazionale. Busan, infatti, è la città portuale più grande della Corea del Sud e al contempo la seconda metropoli per dimensioni e densità abitativa dopo Seoul. La città inoltre risulta essere sovra popolata poiché ospita ben 3,5 milioni di abitanti su una superficie di appena 770 chilometri quadrati, ovvero qualcosa come 3400 abitanti in media per chilometro quadrato, con una tendenza di crescita notevole per i prossimi anni, a causa della forte attrattività che esercita. Tutti vogliono trasferirsi a Busan. Per fare un confronto nostrano, la densità abitativa media di Roma è di 2230 abitanti per chilometro quadrato, mentre quella di Milano è di 2036. Seoul, per la cronaca, conta 15604 abitanti per chilometro quadrato.
Tornando a Busan, la sua caratteristica più importante e motivo di fama a livello mondiale, è l’imponente complesso portuale, che combina ben 4 porti in uno, e che la rende una delle principali porte commerciali dell’Estremo oriente, nonché uno dei porti container più grandi del mondo. Basti pensare che l’attività portuale di Busan genera il 3% del PIL della Corea del Sud. Infine, la metropoli è considerata la decima meta al mondo per ospitare eventi di dimensioni globali, il che la porta ad essere una città soggetta a una forte pressione turistica.
Tutto ciò fa di Busan il territorio più adatto per realizzare questo innovativo prototipo di città galleggiante: OCEANIX Busan.
Il sito di Busan è il luogo perfetto per la costruzione del prototipo. È vicino alla città, ma ha acque relativamente profonde. Ogni piattaforma avrà un padiglione per la mobilità dove si potrà passare da un veicolo terrestre a uno acquatico. Si potrà anche andare a piedi da casa propria o usare una barca, un kayak o un traghetto per spostarsi tra le piattaforme man mano che la città cresce”. Daniel Sundlin, Partner BIG (fonte qui)
Ideata dal genio creativo di Bjarke Ingels, fondatore dell’omonimo studio di architettura, meglio noto come BIG, OCEANIX Busan è il primo prototipo al mondo di comunità galleggiante resiliente e sostenibile. Come si legge sul sito di BIG, il progetto è stato presentato durante la seconda tavola rotonda delle Nazioni Unite sulle città galleggianti sostenibili, tenutasi nell’aprile del 2022. Lo Studio BIG si è avvalso della collaborazione degli Studi locali Samsung SAMOO Architects and Engineers e dell gruppo inglese di progettazione ARUP; ha inoltre visto la partnership della Città Metropolitana di Busan e di UN-Habit (The United Nations Human Settlements Programme dell’Assemblea delle Nazioni Unite), organizzazione che ha lo scopo di portare a realizzazione progetti resilienti e sostenibili per il futuro del pianeta.
Secondo quanto descritto sul sito del progettista capofila, il progetto partirà con la realizzazione di tre piattaforme interconnesse, per una superficie totale di 15,5 acri (circa 62 mila metri quadri), capaci di ospitare una comunità di 12.000 persone. Ogni quartiere è stato progettato per servire uno scopo specifico: vivere, fare ricerca e alloggiare. La Living Platform sarà quindi la piattaforma dedicata agli abitanti permanenti e servirà loro come luogo di residenza e ritrovo; la Research Platform, avrà il ruolo di orto sperimentale della città galleggiante, grazie alla costruzione di un giardino a temperatura controllata e di torri idroponiche. Infine, la Lodging Platform diventerà hub per l’accoglienza temporanea di turisti, grazie alla realizzazione di alberghi dotati di camera con vista sul porto, ristoranti, negozi e altri spazi comuni. Ciascuna piattaforma sarà collegata alla terraferma tramite ponti a campata variabile, andando a circoscrivere una laguna blu protetta, nonché avamposti galleggianti per il riposo, l’arte e le esibizioni. Sebbene sia previsto un collegamento con la linea della metropolitana terrestre, gli spostamenti tra le piattaforme non saranno basati su automobili e treni, ma saranno possibili attraverso un sistema di”mobilità condivisa e multimodale”, nel quale pare siano contemplati anche degli autobus acquatici, secondo quanto si intuisce guardando i rendering messi a disposizione sul sito dello studio BIG.
Facendo riferimento alla resilienza e sostenibilità del progetto, le piattaforme saranno caratterizzate da sei sistemi integrati: rifiuti zero e sistemi circolari, sistemi idrici a ciclo chiuso, cibo, energia netta zero, mobilità innovativa e rigenerazione dell’habitat costiero. Il progetto si avvarrà dunque di sistemi a ciclo chiuso che raccolgono, filtrano e riutilizzano l’acqua sia da fonte che piovana. I rifiuti organici saranno reimpiegati come fertilizzanti e trasformati in fonti di energia ecologica. L’energia solare ed eolica generate in loco consentiranno alla città galleggiante di essere autosufficiente e ad impatto zero, sebbene le piattaforme saranno collegate alla rete elettrica locale come backup.
Gli edifici collocati su ciascuna piattaforma saranno caratterizzati da linee morbide e altezze contenute; ciascuno di essi ospiterà delle terrazze che consentiranno di vivere sia all’interno che all’esterno, attraverso un vivace sistema di spazi pubblici.
OCEANIX si trasformerà organicamente e si adatterà nel tempo in base alle esigenze di Busan, in accordo con l’innalzamento del livello del mare. Partendo da una comunità di 12.000 residenti e visitatori, essa grazie alla sua modularità ha il potenziale per espandersi fino a ospitare più di 100.000 persone, su un totale di 20 piattaforme.
Il quartiere marittimo modulare di OCEANIX sarà un prototipo di città sostenibile e resiliente. Come prima manifestazione di questa nuova forma di urbanistica acquatica, OCEANIX Busan espanderà il carattere e la cultura unici della città dalla terraferma all’acqua circostante. Riteniamo che le piattaforme galleggianti di OCEANIX possano essere sviluppate su scala per fungere da fondamenta per le future comunità resilienti nelle località costiere più vulnerabili, in prima linea rispetto ai cambiamenti climatici.”Bjarke Ingles – Founder & creative director, BIG (fonte qui)
L’aspetto ancor più affascinante e al limite del fantascientifico è il Biorock, un materiale artificiale ideato dall’ingegnere australiano Jack Calhoun, costituito da carbonato di calcio. Questo materiale avveniristico viene oggi già utilizzato per potenziare gli ecosistemi acquatici: attraverso la costruzione di barriere coralline artificiali, in grado di riparare e proteggere quelle naturali, il Biorock si forma naturalmente immergendo una rete metallica nell’acqua marina e provocando la precipitazione del calcio. Esso, dunque, assorbe i minerali dall’acqua di mare per formare in modo naturale un rivestimento calcareo che non solo è molto più resistente del classico calcestruzzo utilizzato nelle stesse condizioni, ma è anche autosufficiente e si auto-ripara nel tempo. Inoltre, fattore non secondario, il Biorock ha la capacità di assorbire anidride carbonica dall’acqua, colpevole dell’acidificazione degli oceani e del degrado di numerosi habitat marini. Durabilità, resistenza alla corrosione e biocompatibilità con gli ambienti marini, rendono questo materiale una svolta fondamentale nella realizzazione di strutture acquatiche che siano ad impatto zero. Detto ciò, risulta facile capire perché questo materiale assuma un ruolo essenziale nel progetto.
OCEANIX non è che uno dei numerosi esperimenti in via di sviluppo nel mondo, nell’ottica di un impegno globale per rendere le città e i Paesi a rischio per l’innalzamento del mare a prova di futuro. Alcuni esempi di strutture galleggianti si trovano a Rotterdam, nei Paesi Bassi, dove la Powerhouse Company ha recentemente completato un ufficio galleggiante, o nell’arcipelago delle Maldive, dove è in fase di progettazione la costruzione di una città galleggiante simile a quella prevista per Busan. Tuttavia, ad oggi OCEANIX Busan è il primo progetto su larga scala che ha visto la luce del cantiere. Con la costruzione avviata nel corso del 2023, per un costo previsto di 627 milioni di dollari, le prime piattaforme prototipo dovrebbero essere terminate entro la fine del 2025.
Personalmente non vedo l’ora di poter visitare questa opera degna di un film distopico e utopistico. Per fortuna il 2025 arriverà ben prima del 2500 e del mutante Martin.
Le principali informazioni sul progetto e i rendering sono tratti dal sito di BIG a questo link.