di David A. Tizzard
giugno 2024
traduzione di Koreana
L’ultimo B-side delle NewJeans non è destinato a un vecchio raver rugoso come me. Non mi metterò ad imparare i nomi delle ragazze che compaiono nel video, non mi lascerò coinvolgere dai concept di cotta adolescenziale e non spenderò nemmeno un sacco di soldi per il loro merchandising e i loro CD. Tuttavia, trovo che “Right Now” sia un brano fantastico.
Molti criticano il K-pop a causa dell’associazione con l’inautenticità. Alcune persone a cui ho chiesto di questa canzone mi hanno detto che il K-pop non fa per loro, e quindi erano riluttanti ad ascoltarlo. Eppure per le mie orecchie esistono solo due tipi di musica: quella buona e quella cattiva. Ci sono belle canzoni punk e canzoni punk che fanno schifo. C’è musica country che ti fa piangere e musica country che ti annoia fino alle lacrime. Ci sono molti generi, stili, approcci e culture diverse, ma alla fine c’è la musica che mi piace e quella che non mi piace. Questo non vuol dire che il mio gusto musicale soggettivo sia migliore di quello di qualcun altro. Non siamo qui per giudicare il gusti di nessuno.
Questo è il modo in cui io intendo l’ultimo brano dei NewJeans, alla luce delle mie esperienze personali. È un modo di comunicare il passato al tempo presente, presentando al contempo una visione del futuro. Il brano suona fresco per molti giovani ventenni, quelli che vengono catturati dalle vibrazioni degli anni 2000 e che guardano “Friends” in streaming. Per altri suona come una hit nostalgica di club e rave, di un passato che è stato quasi dimenticato. Sebbene si sia spesso soliti dire che la cultura sia ciclica, dovremmo ricordare che la cultura non sempre si ripete, ma talvolta fa rima. Le NewJeans non ripetono il passato, ma i loro produttori mettono in rima i suoni di ieri con le vibrazioni di oggi.
Quando i jeans erano nuovi
L’Inghilterra degli anni ’90 era un luogo di piacere, progresso e cambiamento. Ci si sentiva come sull’orlo del domani. Un vasto futuro di positività e apertura si estendeva davanti a noi come un oceano senza orizzonte. Proiettavamo il nostro stato presente nel futuro e eravamo certo che la nostra musica, i nostri vestiti, i nostri valori e la nostra cultura fossero diversi da quelli precedenti. Come esseri umani, avevamo finalmente messo le cose a posto. Erano finiti i giorni del colonialismo e del razzismo. Gli omosessuali erano più accettati nella società. L’economia era in crescita. Le estati erano lunghe e sognanti. I politici erano giovani e con la chitarra in mano.
E la colonna sonora? Naturalmente c’era la musica mainstream, da classifica. Una serie di band dominavano non solo le piccole coste delle isole britanniche ma anche, almeno secondo noi, il mondo intero. Blur, Oasis, Radiohead, The Verve e Stone Roses erano i re indiscussi, e a loro si aggiungeva una vasta gamma di gruppi minori che fornivano hit-inno come “Place Your Hands” dei Reef o “Wake Up Boo” dei Boo Radleys. Oltre ai pub e alla birra, alla birra e ancora alla birra, c’era il mondo della musica dance. Tutti i tipi di elettronica erano il suono delle feste più grandiose. La gente prendeva stimolanti, tranquillanti e qualsiasi altra cosa si trovasse nel mezzo: sostanze chimiche, pillole, strisce, dab e bottiglie di alcool erano il carburante che guidava le persone per tutta la notte nei vaporosi rave underground, o a trascendere la realtà con gli spettacoli di luce sconvolgenti dei grandi club di Londra.
È nel primo caso, nei rave undeground, che si iniziano a sentire jungle, drum and bass e UK garage. Se in precedenza la scena rave era stata dominata dagli stili hardcore, dalle sonorità della cultura pop e dalle grandi facce gialle sorridenti, a metà degli anni Novanta è maturata in qualcosa di diverso. Attingendo alle influenze giamaicane, in particolare ai bassi pesanti e alle versioni dub dei brani, nacque la Jungle. Da qui sono nati i vari tipi di Drum and Bass, un genere che ha eliminato in gran parte le influenze giamaicane e ha adottato un approccio più raffinato. I breakbeat, come quelli presenti in “Funky Drummer” di James Brown, erano completati da synth e paesaggi atmosferici e da un tempo relativamente veloce, compreso tra 160 e 180 bpm. Uscito dalla nebbia di polvere dei club londinesi, cominciò a diffondersi in tutto il Paese, e si ritagliò pian piano un pubblico sempre più ampio con artisti come Goldie, Roni Size e LTJ Bukem. C’erano anche The Prodigy e The Streets che facevano la loro versione della dance e del UK garage.
Da quel momento, la musica iniziò a spingersi sempre più verso il mainstream. Giochi per computer come la serie di corse futuristiche antigravitazionali “Wipeout” per Playstation e “Bomberman Hero” per Nintendo 64 avevano la drum and bass nelle loro colonne sonore, esponendo al genere i bambini nelle loro camerette. Film di successo come “Matrix” e “Lock, Stock and Two Smoking Barrels” avevano tracce di drum and bass nelle loro colonne sonore. E poi c’erano le “Powerpuff Girls”, le “Superchicche”. La loro sigla e un motivo ricorrente in tutta la serie era una traccia di batteria e basso che utilizzava il funky break. È stato questo show a far appassionare Netsky (produttore discografico, disc jockey e musicista belga di musica drum and bass, NdT) alla drum and bass quando era bambino: gli piaceva così tanto l’intro che ha registrato la sigla ed ne è diventato ossessionato.
Un tempo famoso per le sue curatissime pop star, il Regno Unito ha smesso di produrre girl group e boy group proprio durante questo periodo. Anche se da allora ci sono stati alcuni esempi sparsi, l’idea di un gruppo di artisti adulti che ballano canzoni per adolescenti in crisi di pubertà e casalinghe arrapate è passata di moda in Occidente. Tempo prima c’erano i Take That, le Spice Girls, i Westlife, le Destiny’s Child, gli NSYNC, i Backstreet Boys e tanti altri. Immaginatevi un gruppo di otto ventinovenni britannici con i capelli tinti che si lanciano segni di cuori d’amore, single per tutta la vita e che raramente si fanno vedere con sigarette o alcol. Pensereste che c’è qualcosa di sbagliato in loro e non li prendereste sul serio, credo. Ma non è sempre stato così.
Uno degli ultimi grandi gruppi occidentali a tentare una strada simile è stato quello delle Girls Aloud. Come molti gruppi K-pop, anche il loro gruppo è stati creato grazie a uno show televisivo, che le ha fatte conoscere attraverso i media tradizionali e le ha spinte nelle classifiche. Nonostante la natura artificiale della loro creazione, però, la loro musica non raccontava di un amore puccioso, ma rappresentava piuttosto un approccio innovativo alla musica pop, con molta elettronica e dance. Utilizzavano i suoni delle discoteche, i motivi dei raver e dei fanatici, ma in modo più raffinato, per essere trasmesse alla radio.
E poi è arrivato il K-pop
La settimana scorsa, mentre lavoravo seduto alla mia scrivania, ho ascoltato un po’ di musica diversa. Ho ascoltato molto “The Rise and Fall of a Midwest Princess” di Chappell Roan; per me è ancora più eccitante e fresco di “Brat” di Charli XCX. “BIPP” di Sophie rimane il punto più alto. È interessante vedere come l’Hyperpop stia diventando sempre più importante ed è divertente notare come l’Occidente stia prendendo in prestito paesaggi sonori che sono spesso associati all’approccio giapponese al pop. E mentre ascolto questa grande varietà di brani per me inediti, trovo sempre un po’ di drum and bass per quando ho bisogno di concentrarmi; il rullante e l’hi-hat catturano la mia attenzione e mi allontanano le mie tendenze ADHD mentre sono seduto per ore a scrivere e correggere documenti.
È proprio in questa situazione che ho ascoltato il nuovo singolo delle NewJeans, “Right Now”. Ho già scritto in passato che essere un raver degli anni ’90 e ascoltare “Super Shy” è un viaggio incredibile. I ricordi, gli odori, l’umido, tutto questo ritorna da un’epoca in cui c’erano poche foto per catturare la realtà. Non sorprende nemmeno che il produttore di molti dei brani delle NewJeans, 250 (vero nome Lee Ho-hyeong), sia un uomo sulla quarantina. Il suo lavoro e la sua riscoperta di altri generi sono fantastici, parlo in particolare di come ha ridato vita alle vecchie canzoni coreane con l’album “Ppong” del 2022 e il successivo documentario. Se questo articolo vi spinge a cercare qualcosa online, assicuratevi che sia quell’album. È incredibilmente ben prodotto ed è un bellissimo mix di vecchie canzoni trot, Casio, sintetizzatori, campioni e tanto, tanto spazio. Quest’uomo ha chiaramente un ottimo orecchio per creare paesaggi sonori straordinari e non c’è da stupirsi che le NewJeans si siano guadagnate il plauso per il loro sound fresco. Hanno questo tizio che crea le loro hit.
“Right Now” delle NewJeans è un brano di 2 minuti e 30 secondi di drum and bass moderno. Nel video compaiono le già citate Superchicche e sono sicuro che molti analizzeranno questo aspetto e tutte le sue permutazioni capitalistiche. Ma io non guardo molto i video musicali. Non mi interessa l’aspetto video del K-pop per due motivi: sono cresciuto con cassette, CD e minidischi, ascoltavo la musica piuttosto che guardarla. La musica entra nelle mie orecchie e non negli occhi, per quanto strano possa sembrare ad alcuni. In secondo luogo, con il K-pop so che le persone sullo schermo non sono gli artisti. Sono la confezione, il design del prodotto musicale creato da persone come 250 e Kenzie.
E che dire dell’ultima b-side? Non è la classica jungle o drum and bass, perché è più curata e rifugge dalle campionature più grintosi. È orecchiabile: un elegante earworm. Piuttosto che provenire dall’ambiente londinese di LTJ Bukem, il brano è più vicino a qualcosa di DJ Marky o al sottogenere Sambass (una derivazione brasiliana del drum’n’bass, samba+bass, N.d.T). Questo contribuisce alle vibrazioni estive e ci porta fuori dai club bui. L’irrequietezza è resa attraverso l’utilizzo di un solo accordo di risoluzione seguito da un accordo di tensione. Costantemente scintillante. Il gancio vocale principale è caratterizzato da un salto d’ottava e corre verso il basso e poi di nuovo verso l’alto della scala pentatonica minore, rendendolo facile e istintivo da riconoscere e capire. Sebbene il gancio principale sia in inglese, l’orecchio attento sentirà anche il coreano e il giapponese, occhieggiando alla natura globale di TikTok e al suo mondo connesso e decolonizzato. A simboleggiare ulteriormente la modernità, la canzone non contiene né ritornello, né bridge, né ottavo centrale. Sono finiti gli approcci schizofrenici di gruppi come aespa e Le Sserafim, sempre determinate a inserire 4 o 5 generi diversi in 3 minuti di traccia. Al contrario, “Right Now” è essenzialmente un loop con melodie vocali mutanti: perfetto per i social media.
Abbracciare il malessere
Il K-pop non è un genere. È un processo. E ciò è estremamente chiaro se si osserva come le compagnie di intrattenimento e i produttori passino costantemente da uno stile all’altro e da un concetto all’altro nel corso degli anni: dall’hip-hop aggressivo, all’R&B anni ’90, al rock, alle ballate, ai sapori latini e a qualsiasi altra cosa sembri cool al momento.
È strano sentire la colonna sonora di weekend disordinati ed estati perdute di cui non ho ricordi né cellule cerebrali residue diventare il sound trendy della gioventù del 2024. La musica viene vissuta in un modo completamente nuovo, reinterpretato e reimmaginato dalla generazione attuale. Piuttosto che sentirmi protettivo o apprensivo nei confronti di ciò che le persone stanno facendo a qualcosa che ha fatto parte della mia vita e della mia infanzia, sono entusiasta di vedere queste mutazioni e manifestazioni culturali. Siamo destinati a tramandare le cose. Siamo destinati a condividere. Il futuro illumina il passato e il passato crea il futuro. Nel frattempo, siamo qui bloccati nel presente, ancora una volta inebriati da breakbeat a 180bpm e campioni vocali. Il passato non si ripete, ma fa rima con il presente.
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