Due attesissimi K-drama stanno suscitando polemiche a livello internazionale per presunta insensibilità culturale, riaccendendo il dibattito sulla responsabilità dei contenuti coreani verso il pubblico globale.
Il primo caso riguarda “To the Moon”, il nuovo drama MBC in uscita venerdì 19 settembre. La serie, con Lee Sun-bin, Ra Mi-ran e Jo A-ram, racconta la vita di tre donne della classe lavoratrice che cercano di migliorare la loro condizione investendo in criptovalute.
Il teaser, pubblicato il 20 agosto, ha però immediatamente scatenato critiche. Nel filmato, gli attori indossano costumi in stile arabo, decorano la fronte con bindis — simbolo tradizionale hindu — e ballano coreografie che mescolano hula hawaiano e belly dance.
Il pubblico arabo non ha tardato a reagire, definendo il teaser “ignorante e razzista”.
Molti hanno scritto frasi del tipo: “I coreani si offendono se li confondono con cinesi o giapponesi, ma qui riducono altre culture a stereotipi.”
Anche in Corea non sono mancate le voci deluse, costringendo MBC a rimuovere il video il 21 agosto e a pubblicare una scusa ufficiale: “Ci siamo ispirati agli spot di gelati anni ’80 e ’90, ma non abbiamo considerato le sensibilità culturali. Ci scusiamo sinceramente e presteremo maggiore attenzione in futuro.”
Lo stesso giorno, anche “Genie, Make a Wish”, la nuova serie originale Netflix con Kim Woo-bin e Bae Suzy, ha ricevuto critiche internazionali.
La trama segue un genio che si risveglia dopo mille anni e incontra una donna dal cuore freddo. L’indignazione è scoppiata perché il personaggio di Kim si definisce “Iblis”, termine della tradizione islamica associato a figure demoniache. Molti spettatori musulmani hanno denunciato l’insensibilità culturale, lasciando commenti negativi sui canali ufficiali Netflix.
Diversamente da quanto accaduto con MBC, il pubblico coreano si è mostrato più scettico di fronte alle critiche rivolte a Netflix. Molti hanno osservato come la cultura pop utilizzi spesso figure della tradizione cristiana come Satana senza suscitare polemiche simili.
Questi due episodi mostrano quanto la diffusione globale dei K-drama comporti anche una maggiore attenzione alle rappresentazioni culturali. Progetti come il film Netflix “K-pop Demon Hunters”, lodato per la cura nella ricerca culturale, dimostrano che l’industria coreana deve oggi confrontarsi con un pubblico internazionale più esigente e consapevole.
Qui il pensiero della regista Maggie Kang sulla cultura e l’autenticità.


