Secondo Maggie Kang, regista coreano-canadese di K-Pop Demon Hunters, il futuro del K-content sarà brillante solo se l’industria saprà mostrarsi senza filtri, raccontando la propria cultura in modo genuino e sincero.
Durante una conferenza stampa tenutasi il 22 agosto a Seoul, Kang ha sottolineato l’importanza di restare fedeli a sé stessi: “Bisogna avere fiducia nella nostra cultura e nel nostro punto di vista. Quando cerchi di compiacere il pubblico invece di seguire ciò che senti, perdi autenticità. E il pubblico lo percepisce subito.”
Uscito su Netflix lo scorso giugno, K-Pop Demon Hunters ha già superato i 210 milioni di visualizzazioni nel mondo ed è il secondo film originale più visto della piattaforma, con otto brani nella Billboard Hot 100.
La pellicola trasforma le star del K-pop in cacciatrici di demoni: Rumi, Mira e Zoey, la band Huntrix, proteggono l’umanità da forze oscure usando la musica. È il primo lungometraggio animato internazionale a mettere il K-pop al centro della narrazione.
La regista Kang, che ha incontrato il presidente Lee Jae Myung e visitato il Museo Nazionale durante il suo ritorno in Corea, attribuisce il successo del progetto all’attenzione per l’autenticità culturale: “Non volevo nascondere nulla. Volevo raccontare la nostra cultura e le mie sensibilità nel modo più diretto possibile. È rischioso, può andare male, ma può anche portare a grandi risultati.”
Emigrata in Canada a soli cinque anni, Maggie Kang ha sempre sentito forte il desiderio di far conoscere la Corea al mondo. Ricorda un episodio delle elementari, quando la sua insegnante non sapeva dove fosse la Corea. “Quella volta rimasi scioccata. Da quel momento feci una promessa: avrei mostrato al mondo il nostro Paese.”
Per questo motivo, l’accuratezza culturale è stata una priorità assoluta: rituali dei bagni pubblici, il modo in cui tovaglioli e bacchette vengono sistemati sui tavoli nei ristoranti, e persino le auto parcheggiate illegalmente, tutti rappresentati fedelmente. “Molti errori che si vedono nelle produzioni internazionali sono evitabili. In Mulan, i personaggi cinesi indossano abiti giapponesi. Io non volevo che succedesse con la Corea. Ho lavorato con creativi coreani per curare ogni dettaglio.”
Il progetto ha richiesto sette anni, con un forte focus sulla sceneggiatura. “Se manca la connessione narrativa, lo spettatore non segue. La narrazione è la parte più importante, dall’inizio alla fine.”
Il film si ispira a icone degli anni ’90 come Seo Taiji & Boys e H.O.T., oltre che al celebre regista Bong Joon-ho. Alcuni brani di Seo Taiji & Boys e Deux compaiono nella colonna sonora, incluso il pezzo principale Golden, che ha richiesto sette o otto versioni prima di raggiungere la forma definitiva. Kang ricorda di aver pianto ascoltando la demo finale: “Sapevo che quella era la versione giusta.”
Oltre al K-pop, KPop Demon Hunters rende omaggio alla cultura tradizionale coreana: dai rituali sciamanici alle performance musicali, ogni gesto intreccia danza, suono e spiritualità in modo autentico. Le protagoniste femminili mostrano tutta la loro autenticità: donne vive, comiche e reali, lontane dagli stereotipi. “Volevo creare personaggi femminili come me: divertenti, autentiche, senza maschere.”
Il tema dell’identità ricorre spesso nelle interviste di Maggie Kang. Cresciuta all’estero, conosce bene la sensazione di vivere tra due culture, ma non ha mai provato veri conflitti interiori. “Ho sempre conservato la mia identità coreana. La lingua mi ha aiutata a restare profondamente connessa alle mie radici.”
Riguardo al futuro del K-content, Kang è chiara: autenticità e fiducia nella propria cultura sono fondamentali. “Il pubblico vuole la verità, solo così il contenuto coreano può conquistare il mondo.”
Sui progetti futuri, la regista resta misteriosa ma ambiziosa: possibili sequel, generi musicali diversi dal trot al metal, e nuove storie non ancora raccontate.
Per Maggie Kang, il successo globale di KPop Demon Hunters dimostra che un approccio coraggioso, sincero e autentico può davvero toccare il cuore degli spettatori di tutte le età e culture.


