Libri e storie come lente di ingrandimento sulla Corea del Sud: tre titoli per scoprirla

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La “Korean Fever” sta raggiungendo tutti con i suoi colori sgargianti, suoni del k-pop e sapori unici. Sempre più persone sono attratte in modo quasi ipnotico da Seoul, spesso però abbagliate dalla sua versione pop ed edulcorata. Certamente la K-Culture è fatta di musica, drama e piatti irresistibili, ma dietro l’immagine patinata della Corea del Sud c’è anche molto altro: un paese dove complesse dinamiche secolari si incastrano con un mondo veloce, scintillante e moderno, andando ad influenzare i suoi prodotti pop-culturali più famosi. Per scoprire gli intrecci nascosti dell’onda coreana, la lente più efficace è sicuramente la letteratura, la cui popolarità è in costante crescita, specialmente dopo che la scrittrice Han Kang ha ottenuto il nobel alla letteratura. Ecco tre titoli imperdibili da aggiungere assolutamente in libreria per viaggiare alla scoperta della Corea del Sud attraverso le parole.

Yun Ko Eun - The Disaster Tourist

Eco-thriller distopico pubblicato in Corea del Sud nel 2013, mentre in Italia nel 2023 (Mondadori, traduzione Lia Iovenitti). The Disaster Tourist è una storia che unisce thriller, satira, commedia e critica sociale. La storia segue Yona, manager di un’agenzia di “viaggi del disastro”, che organizza viaggi lussuosi in località colpite da disastri naturali o umani. Dopo alcune problematiche sul posto di lavoro, Yona viene mandata a fare un sopralluogo di Mui, un’isola verosimile colpita in passato da una letale frana. Qui Yona scopre terribili verità che vanno a capovolgere utopico e distopico e spingono a interrogarsi su quanto si può essere disposti a forzare il proprio compasso morale a favore della crescita economica.

Cosa rivela Yona della Corea del Sud?

Il lato oscuro del Miracolo del Fiume Han

Attraverso la descrizione del suo posto di lavoro, la protagonista espone in maniera cruda la tossica cultura del lavoro sudcoreana: rigide gerarchie, orari disumani e il profitto che prevale su tutto e tutti. Problematiche serie, come le molestie in ufficio, vengono presentate come degli inutili grattacapi che finiscono solo per togliere tempo al lavoro, e non come crimini, mettendo in luce un ambiente lavorativo che tende a silenziare le vittime e punire chi parla.

Un mondo non così distopico

I resort di lusso costruiti per ospitare turisti, che quasi morbosamente inseguono i terribili disastri nel mondo, non sono altro che una metafora dell’altro lato della moneta della Corea del Sud: un mondo scintillante, abilmente costruito negli ultimi quarant’anni, a misura di profitto piuttosto che a misura d’uomo.

Il super-consumismo sudcoreano

The Disaster Tourist si può definire un affilato e pungente commentario della Corea consumistica: attraverso una storia distopica, ma abbastanza verosimile, viene denunciato in modo satirico il modo in cui l’etica e la sostenibilità vengono soffocate dallo scintillante materialismo e dal consumo veloce di beni e contenuti, che tanto caratterizza la Corea del Sud.

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Con il suo eco-thriller, Yun Ko Eun gratta via la superficie smaltata della Corea del Sud, rilevandone fratture e lati oscuri.

Cho Nam-Joo - Kim Jiyoung, Nata 1982

Terzo romanzo della scrittrice Cho Nam-Joo, Kim Jiyoung, Nata 1982 è un’opera verosimile pubblicata in Italia nel 2021 (La Tartaruga, traduzione F. Bernardini), mentre in Corea del Sud la pubblicazione risale al 2016. Ha venduto oltre un milione di copie ed è tradotto in più di dieci lingue. La trama è semplice: segue le vicende di Jiyoung, dalla sua infanzia all’età adulta, mettendo in luce le ingiustizie sociali, discriminazioni e pressioni che la protagonista incontra nella rigida società Sud Coreana. Jiyoung è una donna ordinaria, cresciuta in una famiglia tradizionale ed è proprio questa sua “banalità” a renderla voce e rappresentazione di un’intera generazione di donne che permette di definire il romanzo quasi un reportage sull’esperienza femminile in Corea del Sud. La sua pubblicazione in patria è concisa con l’avvento del movimento #MeToo nella nazione, accendendo discussioni e dibattiti sulla situazione delle donne coreane, diventando simbolo del femminismo moderno sudcoreano. 

Tra le varie figure pop che hanno mostrato apprezzamento per questo libro non si possono non nominare Soo-young delle Girl’s Generation, Irene delle Red Velvet e RM dei BTS.

Cosa racconta Jiyoung della società coreana?

 

Kim Jiyoung, Nata 1982: il peso della gerarchia nella tradizione patriarcale

Attraverso la sua storia Jiyoung mette a nudo il peso delle norme patriarcali:  tra le mura domestiche si tende a dare priorità ai figli maschi, reputati come unici davvero degni di “investimento”, e come dinamiche familiari in realtà modellino  un’intera società, rendendola fortemente a misura d’uomo, limitando lo spazio sociale che spetterebbe alle donne di diritto.

Una generazione cresciuta valendo meno

Anche se ufficialmente la Corea del Sud non ha mai aderito alla one-child policy della Cina, la marcata  preferenza per i figli maschi ha portato a una forte disparità di genere nella natalità, portando le madri a ricorrere a qualsiasi metodo pur di portare alla luce un figlio maschio. Tutto questo ha inevitabilmente portato le donne nate e cresciute in quel periodo a interiorizzare  la consapevolezza di valere meno di un uomo.

“Boys will be boys”

Il romanzo richiama la reale problematica delle molka, le mini camere nascoste in bagni, locali, luoghi di lavoro, che hanno lo scopo di catturare immagini di donne nei loro momenti più intimi e vulnerabili, a loro insaputa. Ogni locale pubblico in Corea del Sud ha almeno un poster, una scritta, un avvertimento per quanto riguarda le molka. Nella storia questi “incidenti” non vengono raccontati come un avvenimento drammatico, ma come se fossero episodi  di routine, mettendo in luce quasi con cinismo come alcune pratiche sessiste siano ormai normalizzate.

Questo libro non è la storia di una donna, ma di una generazione femminile che, nonostante la forte modernizzazione di quegli anni, si trova costretta ancora a combattere con una società maschilista.

Kyung-Sook Shin - I Went to See My Father

Pubblicato in Corea del Sud nel 2021 e successivamente tradotto in lingua inglese nel 2023 (The Orion Publishing, traduzione di Anton Hur), I Went to See My Father è una storia che va ad intrecciare memoria, famiglia e il passato di un’intera nazione. 

La trama segue Hon, una scrittrice di mezza età che, dopo una tragedia personale, decide di tornare nel suo paese natale per riconnettersi con il padre ormai anziano. Quella che sembra essere una qualunque visita in famiglia, diventa un viaggio che attraversa e intreccia memoria personale e storica: Hon si imbatte in vecchie lettere del padre, che le  permettono  di ricostruire la storia della propria famiglia. Il padre di Hon, che lei credeva fosse un semplice contadino, ha in realtà vissuto uno dei periodi più bui della penisola: la Guerra di Corea. Ci si trova davanti ad un uomo ordinario che ha vissuto eventi fuori dall’ordinario e che riesce a toccare nel profondo la memoria di una nazione intera.

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Memorie di una Corea mai guarita

La famiglia è tutto: hyo

L’identità di Hon è fortemente modellata dalla pietà filiale che tanto caratterizza la famiglia coreana, soprattutto delle generazioni precedenti. La storia, infatti, sembra quasi essere alimentata dallo hyo, il principio confuciano che spinge i figli ad onorare i propri genitori. La protagonista, entrando a contatto con testimonianze del passato, cambia la percezione che ha del padre: da distante figura autoritaria a uomo che ha sacrificato e vissuto tanto, e che per questo motivo merita ogni onore.

Il trauma storico e generazionale

Ritraendo il padre di Hon, l’autrice da spazio e voce alla generazione di coreani che ha vissuto e attraversato avvenimenti storici di portata enorme durante il ventesimo secolo. Attraverso la storia verosimile del padre, eventi storici come l’occupazione giapponese o la Guerra di Corea, la crisi e povertà post-bellica e il periodo della ricostruzione, non sono solo momenti fissi del passato, ma intimo vissuto che permette al mondo intero di empatizzare con il popolo coreano.

L’Han di una generazione: dolore irrisolto

Ogni angolo del romanzo è inondato di Han, un sentimento peculiarmente coreano che ha al suo interno dolore, risentimento, dignità e resistenza. La figura del padre è carica di sacrifici nascosti, dolore generazionale e storico, e il tipico e tragico risentimento che nasce nei rapporti tra genitori e figli, tra diverse generazioni. Lo scorrere del tempo ha permesso al padre di andare avanti, costruire la propria vita, ma senza mai effettivamente superare i propri traumi; specularmente l’intera nazione si è rialzata, ha ricostruito, ma non è mai guarita.

I Went to See My Father sembra essere un testamento fatto di memoria ed emozioni, che spesso si tendono ad ignorare, da lasciare alle generazioni che si occuperanno di costruire e ricostruire l’architettura emotiva della Corea del Sud.

Con queste letture può iniziare la scoperta di quelle sfaccettature della cultura coreana che tendono ad essere soffocate da glitter e lustrini, ma che sono dei pezzi di puzzle fondamentali per poter comprendere e amare questo paese.

Nota della Redazione
Siamo felici di accogliere su Koreami la voce di Federica Alviani. Dottoressa Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali con un’esperienza diretta di studio a Seoul, Federica rappresenta perfettamente la nostra missione: unire la competenza accademica alla passione viva per la cultura coreana. Questo articolo inaugura la sua collaborazione con noi: siamo certissime che la sua “lente d’ingrandimento” saprà regalarci preziose chiavi di lettura anche in futuro. Non vediamo l’ora! Benvenuta a bordo!

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Neolaureata in Oriental Languages and Cultures, ho seguito la mia passione per la Corea del Sud specializzandomi in Studi Coreani. Dal K-pop alla Storia, il mio amore per questa cultura mi ha portata a studiarne tutte le sue sfumature. Non vedo l’ora di condividerle e di continuare ad esplorare questo mondo sempre più! Nel tempo libero mi trovate sicuramente con un libro in mano o con le cuffie sulle orecchie, probabilmente ascoltando un vecchio album dei BTS.