Velluto, ricami e tradizione.
Come ogni anno, il giorno di Natale coincide con un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di k-pop: l’SBS Gayo Daejeon, evento che riunisce sullo stesso palco alcuni tra i nomi più importanti della scena, dai TXT agli ATEEZ, passando per Stray Kids, aespa, ITZY e molti altri.
Per questa edizione, gli ATEEZ hanno scelto di guardare al passato, regalando al pubblico una performance dal forte sapore nostalgico: WONDERLAND (Symphony No.9 “From The Wonderland”), la celebre versione orchestrale presentata per la prima volta durante Kingdom: Legendary War nel 2021, programma che vedeva competere BTOB, iKON, SF9, ATEEZ, THE BOYZ e Stray Kids.
Questa versione del brano nasce come remix di Wonderland, realizzato per la “TO THE WORLD” challenge, e include un sample dalla Sinfonia n.9 in Mi minore “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák. Da qui prende forma una rilettura epica e teatrale che, nel tempo, ha finito per imporsi sull’originale, diventando la versione più riconoscibile e richiesta, riproposta nei tour, nei programmi televisivi e negli eventi speciali.
Era da tempo che il gruppo non portava in scena questo pezzo così intenso. Proprio per questo, la scelta di eseguirlo al posto dell’ultimo brano rilasciato, In Your Fantasy, ha sorpreso il pubblico, che si è trovato davanti a una performance potente, esplosiva e carica di tensione narrativa.
Dall’ingresso di Hongjoong su una pedana sopraelevata, fino al ritorno dei fucili nella celebre sequenza coreografica di Seonghwa, negli ultimi anni sostituiti dalla spada, ogni dettaglio ha contribuito a ricreare quell’atmosfera solenne e marziale che ha reso questa versione di Wonderland iconica.
Se l’esibizione ha colpito per energia e intensità, i costumi meritano una menzione d’onore. Nel k-pop, l’abbigliamento non è mai un elemento accessorio, ma parte integrante della performance, uno strumento narrativo che rafforza il messaggio e l’immaginario dell’artista.
Per questa occasione, gli ATEEZ si sono affidati a Teal Seoul, studio di design che cura l’estetica degli artisti a 360 gradi, realizzando spesso capi su misura per performance e video musicali. Lo studio collabora stabilmente con gli stylist di gruppi come aespa, ATEEZ, &TEAM e NCT Dream, garantendo una perfetta coerenza tra palco, concept e ambiente visivo.
Teal Seoul ha già firmato numerosi look per gli ATEEZ, dagli outfit del MV di In Your Fantasy a quelli dell’ultimo world tour, passando per performance in eventi come gli AAA, ACON 2025 e la capsule collection Petit Coussin ideata da Hongjoong.
Per l’SBS Gayo Daejeon, i costumi si presentano particolarmente elaborati: giacche in velluto nero ornate da ricami in filati metallici dorati, argentei e bianchi, che raffigurano simboli della cultura orientale come gru, draghi, fenici, pini e nuvole. Ogni elemento veicola significati precisi legati a longevità, potere, virtù e trascendenza, perfettamente integrati nell’universo narrativo complesso degli ATEEZ.
L'ispirazione: il Dancheong
Il progetto, diretto dalla stylist del gruppo e realizzato dagli artigiani di Teal Seoul, reinterpreta il Dancheong, l’arte decorativa tradizionale coreana per le architetture in legno. I motivi sono trasposti nel ricamo utilizzando i quattro colori classici della tecnica: noerok (verde), inchiostro, foglia d’oro e pigmento bianco. L’obiettivo era unire tradizione e struttura contemporanea. Il lavoro artigianale, con circa 1,6 milioni di punti, garantisce un risultato di alto livello.
L’impatto visivo è notevole, non solo per la ricchezza decorativa, ma per l’evidente maestria artigianale che si cela dietro ogni motivo ricamato.
Questi costumi non accompagnano semplicemente la performance, ma si fondono con essa, diventando parte attiva del racconto insieme alla coreografia, al trucco e alla presenza scenica del gruppo.
I modelli spaziano da giacche corte a capispalla lunghi dal taglio classico o militare, con colletti alla coreana, revers tradizionali e abbottonature a doppio petto. Il filo conduttore rimane il velluto nero, tessuto lussuoso dalla superficie morbida e profonda, ideale per valorizzare la brillantezza dei ricami metallici grazie alla sua capacità di riflettere la luce.
L’accostamento con seta e cuoio negli accessori, dai pantaloni alle cinture, aggiunge ulteriore preziosità. La seta, in particolare, compare come dettaglio fluido nei modelli di Mingi e Seonghwa, con spacchi frontali o posteriori che spezzano la rigidità del velluto, donando movimento e leggerezza.
Obangsaek - Il significato del nero e dei simboli
Il nero non è una scelta puramente estetica. Oltre a comunicare autorevolezza e maturità, è uno dei cinque colori cardinali dell’Obangsaek (오방색), sistema cromatico fondamentale nella cultura coreana, basato sulla teoria dello Yin-Yang e dei Cinque Elementi o eumyangohaeng in coreano. Yin-yang (o eumyang) indica la luce e l’oscurità, rappresentate dal sole e dalla luna. Ohaeng identifica i cinque elementi che compongono l’universo: fuoco, acqua, legno, metallo (o oro) e terra.
Questa teoria fornisce chiavi di lettura per diversi aspetti del cosmo, come i colori, i punti cardinali e il tempo atmosferico. I cinque colori base, chiamati obangsaek — rosso, nero, blu, bianco e giallo — rappresentano rispettivamente ciascun elemento, dal fuoco alla terra, i punti cardinali e le stagioni.
Nell’Obangsaek, il nero rappresenta l’acqua, il nord, l’inverno, ed è associato a saggezza e profondità, valori che sembrano rispecchiare la fase artistica attuale degli ATEEZ.
L’ ogansaek è un altro set di cinque colori derivanti dalla combinazione degli obangsaek. Mescolandone due si ottengono: il verde (giallo+blu), il celeste (blu+bianco), il rosso acceso (rosso+bianco), il giallo zolfo (giallo+nero) e il viola (rosso+nero). Sebbene l’ obangsaek sia più rappresentativo, entrambi i set convivono armoniosamente nel design tradizionale coreano.
I ricami raffigurano simboli tradizionali come Gru (longevità e nobiltà), Fenice (virtù e regalità), Drago (potere e autorità), Pino (resilienza e integrità), Nuvole (dimensione celeste e armonia). Questi motivi sono distribuiti strategicamente sui capi, unendo i lembi delle giacche o decorando intere maniche, per creare continuità visiva e gerarchia simbolica.
I look nel dettaglio
Ogni membro indossa un outfit pensato per valorizzarne la figura e il ruolo scenico:
- San: le gru ricamate sulle ampie spalle poggiano su nuvole fluttuanti; il disegno appare ritmato dalle cuciture circolari e sostenuto da fili di catene.
- Yunho: le gru, disposte in posizione speculare, ornano i revers e il davanti della giacca, raccordandosi a lunghi rami di pino.
- Yeosang: il capospalla dal taglio militare a doppiopetto è decorato da una fenice posta tra le file di bottoni, mentre il punto vita è segnato da una morbida fusciacca in seta.
- Seonghwa: gru e fenice impreziosiscono rispettivamente il fronte e la manica della lunga giacca militare. Il capo, stretto da un’ampia cintura in cuoio, presenta una coda in seta sul retro che sostituisce il velluto, conferendo slancio e dinamismo alla figura.
- Mingi: la giacca lunga è caratterizzata da un’abbottonatura laterale e profondi spacchi in seta nera. I ricami seguono uno schema preciso: pino sul colletto, gru sul davanti e fenice lungo la manica.
- Wooyoung e Jongho: entrambi indossano giacche di diversa lunghezza, accomunate dall’imponente motivo del drago.
- Hongjoong: su un completo dal taglio classico, i motivi della fenice e del pino si sviluppano verticalmente lungo l’abbottonatura frontale.
L’apparato decorativo evoca i concetti di spiritualità e potere propri della tradizione asiatica, traducendo visivamente l’estetica epica del gruppo.
A completare i look, dettagli come bottoni dorati, stemmi sulle cinture, orli rifiniti e accessori in seta e cuoio. Anche il make-up, sviluppato da Seonghwa insieme ai make-up artist e indossato da lui, Mingi e Yeosang, dialoga con i costumi: toni chiari e luminosi, quasi argentei, evocano riflessi metallici e scaglie di luce.
Nel corso della loro carriera, gli ATEEZ hanno sempre attribuito ai costumi un ruolo centrale, utilizzandoli come strumenti narrativi capaci di raccontare la loro evoluzione artistica. Questi abiti in velluto nero non evocano oscurità, ma autorità e controllo. Dopo sette anni, il gruppo non sembra cercare una nuova identità, quanto piuttosto affermare con chiarezza quella già costruita, aprendo il secondo capitolo della propria storia con una maturità ormai evidente.


