Nuovo colpo di scena in uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi mesi in Corea del Sud, che continua ad arricchirsi di dettagli legati all’uso delle nuove tecnologie.
Mercoledì, la polizia di Seoul ha richiesto un mandato d’arresto per Kim Se-ui, a capo del controverso canale YouTube HoverLab (GaroSero Institute).
L’accusa è di diffamazione aggravata, ma a colpire sono soprattutto le conclusioni degli investigatori: i file audio e le chat che avevano travolto la star Kim Soo-hyun sarebbero falsi, in parte realizzati anche con l’intelligenza artificiale.
La vicenda prende avvio dalla morte dell’attrice Kim Sae-ron, avvenuta a febbraio dello scorso anno. Poco dopo, il canale scandalistico aveva diffuso registrazioni e screenshot di KakaoTalk per sostenere l’esistenza di una presunta relazione tra i due attori quando lei era ancora minorenne.
L’ondata mediatica era stata immediata e devastante. Nonostante una conferenza stampa molto emotiva in cui Kim Soo-hyun aveva respinto ogni accusa, la sua carriera ha subito un brusco stop, proprio nel periodo di massimo successo del drama Queen of Tears.
Ora, però, le indagini del distretto di Gangnam sembrano ribaltare lo scenario.
Secondo la ricostruzione della polizia, gli undici screenshot diffusi a marzo 2025 sarebbero stati modificati in più punti. Le conversazioni originali del 2016 appartenevano a un utente non identificato, ma il nome sarebbe stato successivamente sostituito con quello di Kim Soo-hyun.
Gli inquirenti ritengono inoltre che anche la registrazione audio pubblicata a maggio dello scorso anno, attribuita alla voce di Kim Sae-ron, sia stata alterata tramite intelligenza artificiale.
Secondo la polizia, Kim Se-ui avrebbe agito consapevolmente, con l’obiettivo di ottenere visibilità e profitto economico dalla diffusione dei contenuti.
Le indagini hanno coinvolto anche il rappresentante legale della famiglia dell’attrice, ora indagato per aver fornito parte del materiale e contribuito alla sua diffusione. Una dinamica che gli investigatori definiscono “organizzata e insolita”.
Dal canto suo, Kim Se-ui respinge ogni accusa e parla di un’azione mirata a ostacolare le sue inchieste giornalistiche. In una recente diretta ha definito il mandato d’arresto una manovra per bloccare un suo prossimo reportage in Vietnam.
La parola passa ora ai giudici: l’udienza per la convalida del mandato è fissata per martedì al tribunale distrettuale di Seoul.
Un passaggio ancora preliminare, ma che riporta al centro il tema sempre più urgente della disinformazione digitale.


