La pura gioia di essere superfan dei BTS da adulti – Tracey Palmer

10 Min Read

di Tracey Palmer
luglio 2023

Traduzione di Koreana

Vi dirò un segreto, qualcosa che molti dei miei amici e della mia famiglia non sanno nemmeno. Amo i BTS. E non solo per la loro musica. Voglio dire, io – una madre di 59 anni, istruita, professionista, abitante nell’area suburbana di una grande città, con due figlie grandi e un matrimonio che dura da 33 anni – sono ossessionata al 100% da tutto ciò che riguarda questa boy band K-pop.

Avevo pensato di scrivere della pubblicazione del loro primo libro ufficiale, “Beyond the Story: 10-Year Record of BTS”, una raccolta di memorie scritta dal settetto formato da RM, Jin, SUGA, j-Hope, Jimin, V e Jung Kook – insieme al giornalista Myeongseok Kang. Il libro uscirà il 9 luglio in 23 lingue, con una tiratura in prevendita di ben 1 milione di copie.

Ma onestamente… ora come ora, penso di star scrivendo solo per analizzare e capire cosa mi è successo.

È iniziato tutto nel dicembre 2020, ed è successo in fretta. Mia figlia, allora quindicenne, stava guardando un programma in cui sette giovani coreani portavano a termine una serie di sfide in un parco acquatico. Non l’ho capito subito, ma il giorno dopo, mentre preparavo la cena, l’ho vista guardare un gruppo che si esibiva da Jimmy Fallon: erano gli stessi ragazzi. Mi ritrovai appostata sull’uscio della cucina, con il cucchiaio di legno in mano, lo sguardo fisso.

Il più grande gruppo musicale del mondo? Ero scettica, così ho cercato su Google e, giorni dopo, sono riemersa dalla tana del coniglio annebbiata ma ancora più affascinata. Il fandom globale dei BTS, ARMY, è formato da decine di milioni di persone. La nostra inside joke è che tutt* noi iniziamo pensando: “Voglio solo sapere i loro nomi”, ma poi non riusciamo più a tornare indietro. Da li a poco non solo ho imparato i loro nomi d’arte, ma anche i loro nomi di battesimo, da dove vengono, quanti anni hanno, dove si trova il tatuaggio “NEVERMIND” di Jimin e il fatto che RM ha imparato l’inglese guardando “Friends”.
ARMY non è solo musica, ma anche un potente movimento sociale. Quando i BTS e la loro etichetta hanno donato 1 milione di dollari a Black Lives Matter nel 2020, ARMY ha pareggiato il dono, raccogliendo un altro milione di dollari in 25 ore.

Ciò che mi ha colpito di più è stato il loro inizio. Sotto contratto con un’agenzia praticamente fallita, vivevano in un dormitorio con una sola camera da letto per tutti e sette, frequentavano la scuola durante il giorno e si esercitavano tutta la notte, sopravvivendo con poche ore di sonno (o addirittura nessuna), hanno perseverato nell’estenuante sistema del K-pop con talento, umiltà e perseveranza.

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Una settimana dopo aver visto l’esibizione da Fallon, mi sono seduta con mia figlia a guardare un vecchio concerto dei BTS, trasmesso in streaming online gratuitamente. Solo uno. Ma quelle due ore sono diventate quattro, poi otto e infine, nell’arco di due giorni, mi sono resa conto di aver guardato oltre 18 ore di concerti dei BTS. Il loro spettacolo del 2019 allo stadio di Wembley mi ha fatto venire la pelle d’oca, quando i ragazzi sono scoppiati in lacrime mentre più di 60.000 fan li sorprendevano cantando il ritornello della loro canzone “Forever Young” – in coreano. In quell’occasione ho giurato che li avrei visti di persona. A febbraio, mi ero completamente arresa.

Ogni mattina controllavo i loro feed sociali. Durante il giorno, sfogliavo la loro discografia. Di notte, guardavo i loro video musicali, gli spettacoli di varietà o una delle loro 600 Bangtan Bombs (vlog, sono iniziati nel 2013) – con e senza mia figlia. Canzoni come “So What”, “Cypher 4” e “Stay” mi facevano saltare in cucina, cantando a squarciagola in una lingua che non conoscevo. Ho persino imparato alcune delle loro coreografie, ispirate dal video della performance di “On”.

La gioia e l’intensità erano coinvolgenti. Mi aiutavano a dimenticare il mondo esterno che, se ricordate, all’inizio del 2021 non era esattamente una meraviglia. Mi svegliavo ogni giorno con un rinnovato senso di anticipazione, come se tutto fosse possibile. E sentite, se steste pensando che stavo regredendo a una sorta di sogno adolescenziale, vi assicuro che non era il mio. Ai tempi ero una tipa da giacca di pelle, con degli strani fermagli tra i capelli. Stiamo parlando di Zeppelin, Black Sabbath, Van Halen, Bruce Springsteen. Capite la differenza?

Esattamente un anno dopo l’inizio della mia ossessione, ero su un aereo da Boston a Los Angeles. Non ricordavo di essere stata così eccitata per un concerto dal mio primo show di Springsteen nel 1980, quando avevo 16 anni. Da allora ho visto molti concerti. I BTS li hanno spazzati via tutti.

L’esperienza è difficile da descrivere, perché non si tratta di un semplice concerto; è più simile a un festival, o a una festa gigante con 60.000 dei tuoi amici più cari. Inizia giorni prima dello spettacolo, con mostre ed eventi a tema BTS in tutta la città ospitante. ARMY sono ovunque, si incontrano per la prima volta fisicamente con gli amici che hanno incontrato online, improvvisano coreografie dei BTS per le strade, distribuiscono portachiavi e braccialetti dei BTS fatti a mano. Tutti sono simpatici, gentili e di buon umore, come a uno spettacolo dei Grateful Dead, ma senza tie-dye e erba.

Poi c’è lo spettacolo vero e proprio. L’energia riempie lo stadio. Il fanchant inizia lentamente e cresce in urgenza e volume: “Kim Nam-joon! Kim Seok-jin! Min Yoon-gi! Jung Ho-seok! Park Ji-min! Kim Tae-hyung! Jeon Jeong-guk! BTS!” Improvvisamente ci sono laser e nebbia, fuoco e coriandoli e un mare di ARMY Bombs (gli stick luminosi ufficiali dei BTS connessi con il Bluetooth) lampeggiano e si agitano all’unisono.
Si viene trasportati in un luogo in cui tutti, indipendentemente dall’età o dal Paese di provenienza, si capiscono perfettamente. E poi le urla assordanti, finché uno dei membri dei BTS non parla… poi il silenzio totale. Il tempo si ferma. Si vive il momento. L’amore genuino e la gratitudine che ognuno di loro esprime nei confronti di ARMY sono straordinari. Sei lì per i BTS, ma improvvisamente ti rendi conto che sei lì anche per gli altri, e per te stesso.

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Quando io e mia figlia siamo volate a Las Vegas per altri due spettacoli, mio marito e la mia figlia maggiore si sono rassegnati ad accettarli, un po’ stizziti. Onestamente, pensavo che la mia ossessione sarebbe svanita quando la pandemia si fosse attenuata e fossimo tornati tutti alla nostra vita semi-normale, o quando mia figlia si fosse diplomata e si fosse preparata a partire per il college. Pensavo che sarebbe passata in secondo piano quando i BTS si sono messi in pausa temporanea per lavorare a progetti solisti e completare il loro servizio militare obbligatorio. Ma non è stato così. Due anni e mezzo dopo, questa passione mi consuma ancora.

Quindi, cosa succede? La verità è che non mi interessa più.

Min Yoongi (aka SUGA/Agust D) dice che trovi i BTS quando ne hai più bisogno. La scorsa primavera abbiamo visto il rapper e produttore musicale due volte durante il suo tour mondiale da solista, il primo per un membro dei BTS. A Newark ho incontrato Kim dalla Pennsylvania. Dopo aver aspettato sei ore sotto la pioggia per accedere al soundcheck VIP, io e mia figlia abbiamo preso posto proprio davanti al palco e ci siamo preparate a rimanere in piedi per altre due ore prima dell’inizio dello spettacolo. Proprio quando cominciavo a pensare di essere troppo vecchia per questo, ho notato una donna accanto a me, che sembrava avere più o meno la mia età. Ci scambiammo un sorriso complice. “Questa è la mia ricompensa per essere sopravvissuta a un anno di chemio”, mi disse. Si è appoggiata pesantemente al suo deambulatore con una mano, mentre nell’altra lampeggiava la sua bomba ARMY.
Per le cinque ore successive, nonostante riuscisse a malapena a stare in piedi, Kim non ha smesso mai di sorridere. Abbiamo cantato e urlato insieme finché le nostre voci ci hanno sostenuto.

Non eravamo lì per sfuggire alle nostre vite, ma per viverle.

Fonte originale qui

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Team delle traduzioni di Koreami.org