Cambio di marcia: Jung Kook ora guida nella sua corsia – Taylor Glasby

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Quando quest’estate Jung Kook si è addormentato davanti al suo laptop, sei milioni di fan erano sintonizzati per guardarlo. Ora, dopo aver spalancato le porte agli artisti dell’Asia orientale al mondo del pop, ci sta portando nella tana del coniglio con la sua “sorprendente” nuova era da solista.

di Taylor Glasby
settembre 2023

traduzione di Koreana

Jung Kook, uno dei più grandi idoli K-pop del mondo e una delle più grandi popstar esistenti – punto e basta, sta cercando di descrivere come si sente istintivamente. “È una specie di…”, si interrompe, giocherellando con il doppio piercing sul lato destro del labbro. Una maglietta bianca immacolata fa apparire ancora più scura la manica di tatuaggi sul braccio destro. “È una cosa indescrivibile”. E ride, dandosi un leggero colpetto di palmo sulla fronte. “Non è che mi vengono i brividi o cose del genere, ho solo quella sensazione… come se sapessi che tutto questo funzionerà, ecco”.

Da quanto si ricorda, è stato in marzo che ha ascoltato per la prima volta “Seven”, il suo singolo di debutto da solista, influenzato dal garage britannico, con la partecipazione della rapper americana Latto, e se ne è innamorato all’istante. “Abbiamo fissato subito una registrazione [a Los Angeles] e poi l’incontro per il concept del video. Tutto è filato liscio come l’olio”, ricorda.

Il brano, pubblicato a luglio, ha trascorso settimane nella classifica dei singoli nel Regno Unito e negli Stati Uniti (dove è arrivato fino alla posizione numero 1) e ha conquistato la corona di brano che ha raggiunto più velocemente, in soli sei giorni, i 100 milioni di riproduzioni su Spotify. Su YouTube, il suo video, con la partecipazione dell’attrice sudcoreana Han So-hee, è stato visto 39 milioni di volte in un solo giorno. L’unica altra volta che ha potuto testimoniare questa reazione istintiva e incrollabile nei confronti di una canzone, dice, è stato con “I Need U” (2015), il primo singolo dell’acclamato terzo EP dei BTS, The Most Beautiful Moment in Life, Part 1, ampiamente considerato come un importante trampolino di lancio verso il loro regno da superstar.

Jung Kook tiene in grande considerazione ciò che è istintuale e ciò che è intangibile: nel primo risiede ciò che guida il suo presente, ma il suo futuro è cullato dal secondo, almeno per quanto riguarda la sua visione di artista. Ma di questo parleremo più avanti, perché Jung Kook – che ha da poco compiuto 26 anni ed è molto, molto famoso da un decennio – sta pensando a chi è in questo preciso momento. “Penso di essere il tipo di persona che è onesta con le proprie emozioni”, dice. “Cambio rapidamente. Devo fare le cose che voglio fare subito, in questo esatto momento”.

Stiamo parlando su Zoom, Jung Kook è in una stanza anonima all’interno dell’enorme edificio che è la sede centrale di Seoul della HYBE, la società multi-label nata come Big Hit Entertainment nel 2005 che non aveva mai formato o fatto debuttare un gruppo di idol K-pop prima dei BTS. Una settimana prima dell’intervista, Jung Kook è stato a Londra, e prima ancora a New York, pur combattendo contro un forte raffreddore che in qualche modo ha nascosto, esibendosi alla perfezione anche dal vivo.
Nello studio a nord di Londra nel quale sono state scattate le foto di questo servizio, Jung Kook si è dimostrato paziente e accomodante, ma anche intensamente silenzioso, seguendo con lo sguardo la frenetica attività intorno a lui. È un introverso per natura e sul set c’erano almeno 40 persone, di cui la metà del suo entourage, comprese due guardie del corpo. Gli occhi di tutti erano sempre fissi su di lui, osservando ogni sua mossa, ogni minimo spostamento dei capelli, dei vestiti e dell’espressione. Tutto ciò mi è sembrato assolutamente estenuante. Uno dei suoi collaboratori ha sorriso e alzando le spalle ha detto: “Ci è abituato”.

Tra uno scatto e l’altro, Jung Kook viene a salutarci. Ci siamo già incontrati in passato, nel 2018, quando i BTS erano sul punto di esplodere, passando dal suonare nelle arene al vendere negli stadi. Anche allora era tranquillo, anche se emanava un’irrequietezza nervosa, mentalmente e fisicamente. Ha ancora un prurito interiore che pare non riuscire a chetare, ma che è mitigato da una nuova audacia e sicurezza di sé che, stando a lui, prima gli mancavano, tratti che ha incarnato a lungo sul palco ma che non lo hanno seguito nella vita di tutti i giorni. “Quando salgo sul palcoscenico, i miei pensieri, i sentimenti, si spengono”, dice, e si è sempre esibito così tanto che il divario tra i suoi due mondi non sembrava poi così ampio.

Fino a quando la pandemia non ha costretto a cancellare il tour Map of the Soul 2020 dei BTS, Jung Kook era stato in giro con il gruppo ogni anno dal 2014. Nel 2021 e nel 2022 hanno tenuto lunghe serie di concerti a Seoul, Los Angeles e Las Vegas, prima di annunciare la pausa temporanea del gruppo nell’ottobre 2022 per consentire ai sette membri di esplorare progetti personali e, come è obbligatorio per tutti gli uomini sudcoreani, di prestare 18 mesi di servizio militare. Questi intervalli hanno offerto l’opportunità di approfondire alcune parti di sé, e Jung Kook ha iniziato a lavorare su alcuni dei suoi attriti interiori, uno dei quali era la sua autodefinita “pigrizia” che, lasciata incontrollata, premeva sulla sua ambizione e sul suo spirito competitivo. “Non mi piaceva questo aspetto di me stesso”, dice Jung Kook. “Credo che per questo motivo mi mancasse l’autostima”. La risposta non è stata quella di cercare di eliminare questo tratto, ma di vedere se stesso da una prospettiva diversa. “Da quando ho cambiato prospettiva, ho trovato più tratti positivi in me stesso. Invece di soffermarmi sulle opportunità mancate e incolparmi di essere pigro, pensando: “Perché non l’ho fatto quando potevo?”, accetto chi sono veramente e mi concentro su ciò che posso fare. C’è più da guadagnare nel fare le cose con il mio ritmo. E se voglio stare a letto o guardare la TV tutto il giorno, perché non passare una giornata così?”.

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Questo ha creato un effetto domino nella sua comprensione di come e perché fa quello che fa. “Volevo essere un cantante famoso e popolare, e per esserlo deve esserci un’interazione reciproca tra fan e artisti. Bisogna dare amore e accettare amore, ma io chiedo ad ARMY [la comunità dei fan dei BTS]: ‘Perché mi mandate così tanto amore? Perché mi amate?” Penso di aver fatto di tutto per ricevere amore, e non do tutto questo amore per scontato”, dice Jung Kook. “Sono molto, molto grato per questo, ma ora penso che dovrei accettarlo con umiltà. E forse [è perché] il tempo è passato, ma ora è un po’ il contrario: poiché ricevo così tanto amore e sostegno dai fan, voglio che queste persone siano più sicure di sé, che abbiano più fiducia in se stesse grazie a me, e questo è il motivo per cui cerco di fare del mio meglio”.

C’è un adagio ricorrente fra ARMY più fedeli: i BTS hanno aperto la strada. Negli Stati Uniti, in particolare, hanno sfondato porte che prima erano solo socchiuse per gli artisti dell’Asia orientale. La loro ascesa è stata così intensa, rapida e inaspettata che l’industria dell’intrattenimento americana, spiazzata, non ha potuto far altro che rispolverare i ricordi della Beatlemania e battezzarla “BTS-mania”. I successi del gruppo sono un trionfo da record dopo l’altro, il che li ha resi un’entità familiare, nominati per cinque volte ai Grammy, le cui vendite globali di album sono stimate a oltre 105 milioni di unità.

Jung Kook ha parlato con così tant* ARMY nel corso degli anni che capisce esattamente perché il gruppo risuona con le persone, indipendentemente dalla loro lingua, età, sesso o razza. “I messaggi delle nostre canzoni e delle nostre esibizioni confortano le persone”, dice. “Penso che abbiamo contribuito a diversificare la gamma di musica che la gente ascolta, e in una prospettiva culturale, la diversità è importante”. Ma attribuisce i confini che hanno infranto anche agli sforzi dei loro fan per diffondere la loro musica e ai “molti artisti coreani che si esibiscono sui palcoscenici di tutto il mondo e nel mondo del cinema, della televisione e della moda. Non siamo solo noi”.

Nonostante il potere di Jung Kook come artista superstar – le sponsorizzazioni di mega-brand con marchi come Calvin Klein; il modo in cui tutto ciò che usa, dall’ammorbidente al kombucha, fa il tutto esaurito; i fan che portano con orgoglio tatuaggi ispirati ai suoi brani da solista dei BTS, come “Euphoria” –, rimane una persona coi piedi per terra, modesta. Jung Kook ha debuttato all’età di 15 anni e, sebbene la cultura pop sia generalmente poco gentile con le sue star bambine, è cresciuto sotto gli occhi vigili dei suoi compagni di band che lo hanno messo in riga quando necessario. È attento, immancabilmente educato, curioso e dotato di un umorismo malizioso. Quando ha registrato “Seven” con gli autori/produttori Andrew Watt e Cirkut, era ansioso di fare bene con un genere che non aveva mai provato prima, visibilmente nervoso al microfono e, altrettanto evidentemente, soddisfatto quando lo hanno sommerso di elogi.

“Voglio cantare nel maggior numero di generi possibili per mettermi alla prova e capire che tipo di musica posso fare con la mia voce”, dice. Il successo del suo singolo di debutto da solista, aggiunge, non ha alcuna influenza sul suono della sua prossima musica. “Quando sento la musica ed è buona, la porto avanti indipendentemente dal genere. È davvero bello sentire la gente dire: ‘Oh, può fare qualsiasi genere’, è divertente sorprendere le persone”.

Un paio di anni fa, il cantante cancellava quasi tutto ciò che scriveva. Sorride ripensando a quel periodo, mentre le luce di riflette sui suoi orecchini. “In realtà, sto cercando di abbandonare l’abitudine di fare musica e buttarla via, ma quando ascolto le canzoni a cui ho lavorato in passato il me stesso del presente non è davvero soddisfatto. Non volevo pubblicare musica che non fosse perfetta, se non avessi avuto la sensazione che lo fosse; per questo ho cancellato tutto”.

Finché non arriverà il momento in cui i BTS si riuniranno, i confini che Jung Kook vuole travalicare sono interamente suoi. Nel settembre dello scorso anno ha scritto una lettera che è stata inclusa nella Proof (Collector’s Edition) dei BTS, un estratto della quale recita:

Vivo pensando: ‘Il personaggio principale della mia vita sono io’. Non importa in quale ambiente mi trovi, non importa chi mi circonda, per salvaguardare me stesso senza essere spazzato via devo essere sicuro di poter mantenere il controllo di me stesso. Vivo cercando di non dimenticarlo.

(Un breve inciso: Non c’era alcun accordo esplicito sul fatto che Jung Kook dovesse scattare immagini a torso nudo per il suo servizio di copertina su Dazed; nessuno degli scatti è stato pianificato in questo senso. Ma quando esce dal camerino, il suo torso è nudo sotto una giacca di pelle nera. Questo è ciò che ha deciso di indossare. Scivola silenziosamente al volante di una Mercedes-Benz d’epoca, con gli addominali increspati. Fissa l’obiettivo della telecamera e sorride).

Jung Kook, il membro più giovane dei BTS, sa che la sua immagine originale di coniglietto, di bambino del gruppo, prevale ancora. “Vi piace davvero questo di me”, ha detto ai fan mentre si trovava a Londra, durante uno dei suoi ormai frequenti livestream. “Fate finta che alla gente piaccia questo. E io seguo solo questo. Cosa posso cambiare? Me stesso, la mia vita. Ho bisogno di cambiare. Devo dire alle persone che mi amano: ‘Io sono così’. Non sto forzando nessuno. Cerco sempre qualcosa di nuovo. Voglio che questa novità sia divertente. E allo stesso tempo voglio essere accettato da ARMY”. Ha anche risposto a chi si chiedeva perché avesse sentito il bisogno di una versione esplicita di “Seven”, in cui il verso “And that’s why night after night, I’ll be lovin’ you right” diventa “And that’s why night after night, I’ll be fuckin’ you right”.

Se l’hai sentita [così]”, ha detto, “non c’è niente che io possa fare… Ma se ci pensi, quanti anni ho?

Negli ultimi anni ha iniziato a praticare la boxe, si è fatto un piercing al sopracciglio e al labbro e ha aggiunto altri elementi alle orecchie. Si è fatto crescere i capelli e si è tatuato pesantemente. “Mi piacciono le cose estreme”, dice ridendo. “La gente mi dice sempre che sembro tondo e morbido. Io voglio avere un’immagine forte e decisa”. Il suo singolo di debutto, dice Jung Kook, “non è stato il mio tentativo di allontanarmi dalla mia immagine”. Ai suoi occhi, l’evoluzione è già avvenuta, rendendo “Seven” un riflesso diretto di chi è ora. Per questo è stato fermo e franco durante quel livestream così importante.

Era importante per me mostrare quanto sono cresciuto come artista solista affrontando nuove sfide”, spiega Jung Kook, “piuttosto che rimanere nella mia zona di comfort o accontentarmi delle cose a cui ero abituato. Desidero spiegarlo chiaramente ai miei fan.

Questo bisogno di trasparenza e onestà deriva dal profondo rapporto emotivo che ha con ARMY. Quando Jung Kook parla di loro, i suoi occhi si illuminano. “Quando penso ad ARMY o ho nostalgia, vado in diretta e sto con loro”, dice. Solo quest’anno ha trasmesso in livestreaming – attraverso la piattaforma Weverse di HYBE – due dozzine di volte, per lo più dalla sua camera da letto o dal soggiorno, e spesso nel cuore della notte, passando ore a rispondere ai commenti, sia seri che divertenti. Fa il karaoke, cucina, beve, piega persino il bucato. A giugno, Jung Kook si è addormentato a metà dello streaming e sei milioni di persone lo hanno guardato per 45 minuti, finché uno dei suoi collaboratori non se n’è accorto e ha spento.

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Se ARMY gli dice di andare a letto o di non bere troppo, lui storce un po’ il naso gentilmente, ma “lo dicono perché hanno interesse per me e gli piaccio, quindi non mi dispiace affatto”, dice. Quando i fan si presentano nella sua palestra o gli mandano del cibo a casa, dice loro con fermezza ma con educazione di smettere di farlo.

Non è un rapporto complicato. Io parlo con loro liberamente e loro possono parlare con me liberamente, ed è una mia scelta ascoltarl* o meno. Se dicono qualcosa di inappropriato, è anche una mia scelta, una mia libertà, quella di recepirlo e accettarlo o di ignorarlo”.

In un’intervista rilasciata a Vogue Korea nel 2021, Jung Kook si è descritto come un esagono spezzato e grigio (“un colore che non è ancora diventato nulla”) che vuole essere perfetto, e come qualcuno che vuole “salire più in alto”. Ma l’ha detto in modo semplice, come fosse un dato di fatto, in modo anche un po’ speranzoso, perché questo lo potesse spingere a impegnarsi di più. Nella mente di Jung Kook, allora come oggi, il “di più” si traduce in “diventare un cantante migliore e più figo”, dice con attenzione. “Per come la vedo io, non sono ancora quel cantante che mi immagino [di essere], quell’immagine specifica che ho di un cantante, ecco perché sto puntando più in alto”.

Ma quel “di più” si presenta un po’ come un enigma nella nostra conversazione, perché fa parte del futuro che, a sentir lui, è un regno intangibile in cui non si tratta tanto di obiettivi prefissati quanto di vibrazioni. Quindi Jung Kook non può dire esattamente quale sia quest’immagine che c’è nella sua mente:

Non ne sono ancora sicuro… è una sensazione, c’è qualcosa… lì”. Punta verso l’alto, con gli indici che scuotono l’aria. “È proprio lì, solo che non ci sono ancora arrivato.

Il Jung Kook del 2023 non ha problemi a non saperlo. Cerca di vivere nel presente e di mantenere le cose semplici, anche se è più facile dirlo che farlo. “È impossibile non pensare affatto”, sospira. “Avete presente quando pensate a qualcosa e poi continuate a pensarci, in una profonda tana di coniglio? Questo può portare a conclusioni positive ma, per me, a volte ha portato a conclusioni negative. Ora che ho acquisito un po’ di fiducia in me stesso, mi riesce più facile escludere quei pensieri inutili”. Insegnando al suo cervello a calmarsi, si ritrova a “preoccuparsi meno di cose che non sono ancora successe o a pensare: “E se non rispondo alle mie aspettative?”.

Con il senno di poi, Jung Kook, che sta lavorando su altra musica in vista di un album di debutto da solista, sa bene quanta strada ha fatto. “Mi sono fidato del mio istinto [con il mio singolo di debutto] e ho pensato: “Sarò in grado di raggiungere il pubblico?”. E in un certo senso ho dimostrato di poterlo fare”. E piuttosto che essere quell’ambiguo esagono grigio, Jung Kook – che sorride, il sorriso più ampio di cui è capace – dice: 

Vorrei che fosse bianco, e vorrei poterlo colorare di qualsiasi colore mi piaccia.

Fonte originale qui

 Tutti gli abiti e gli accessori indossati nelle fotografie fanno parte delle collezioni BALENCIAGA WINTER 2023 e SPRING 2024. Tutti i gioielli indossati sono dello stesso Jung Kook.

Fotografo Campbell Addy, Styling Imruh Ashaesistenti

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Team delle traduzioni di Koreami.org