Articolo di Yoon Haein
Design: PRESS ROOM (press-room.kr), Lee Jungin
Direzione creativa: Kim Minkyoung
Weverse Magazine
Traduzione di Simodreams
Il 28 febbraio, sul palco oscurato del KSPO DOME di Seoul, 25 enormi scatole avvolte in tessuto rosso hanno catturato l’attenzione del pubblico.
Si sono mosse come cuori pulsanti, mentre note acute di tastiera, simili a un sussurro di “What if…”, hanno risuonato tutt’intorno. Poi, da una delle scatole, è emerso j-hope, microfono in mano.
Le ARMY BOMBs hanno lampeggiato furiosamente, e quel bagliore selvaggio si è unito alle voci entusiaste che urlavano a squarciagola. È stato il momento in cui la “speranza” è tornata sul palco.
Il “j-hope Tour ‘HOPE ON THE STAGE’ a SEOUL” si è aperto proprio il 28 febbraio ed è andato avanti per tre serate, dando il via al tour più ampio che ha segnato il tanto atteso ritorno di j-hope sul palco.
«Alcuni potrebbero pensare che un concerto di j-hope abbia un’atmosfera leggera e spensierata, ma abbiamo voluto sfidare le aspettative», ha raccontato Jungjae Ha, Lead Professional dello HYBE 360 Concert Production Studio 1, che ha diretto l’intera produzione.
Il palco di j-hope è stato avvolto da un’illuminazione rosso intenso in netto contrasto con le immagini in bianco e nero, mentre effetti speciali che riproducevano il fuoco hanno riempito lo spazio di un’atmosfera cupa e intensa.
“HOPE ON THE STAGE” si è aperto con una sequenza di brani tratti dal suo album Jack In The Box, catturando da subito l’attenzione del pubblico. j-hope, con il microfono in mano e immerso in una luce rossa, si è presentato con il brano d’apertura “What if…”, scatenando un applauso frenetico con la sola presenza.
È poi passato a “Pandora’s Box”, “Arson” e “STOP”, portando la sua energia in ogni angolo del palco, con una voce graffiante e movimenti ininterrotti.
«Ho voluto trasmettere l’energia che rappresenta il nome ‘j-hope’», ha spiegato l’artista parlando dell’inizio del concerto. «Ero nervoso, perché quella parte richiedeva la massima concentrazione e ho dovuto quasi ipnotizzarmi.»
L’ultima canzone della sezione iniziale è stata “MORE”: in quel momento, le scatole bianche e nere disposte come una scacchiera si sono trasformate in una maestosa scalinata. «Abbiamo inserito diversi Easter egg per gli ARMY in “MORE”», ha aggiunto Ha, e queste scelte scenografiche dettagliate insieme agli effetti dinamici hanno reso “MORE” un momento quasi catartico nelle prime fasi dello show.
La frase d’apertura, «Yeah, I’m thirsty», ha racchiuso la sete condivisa da j-hope e da ARMY per il palco, promettendo che il resto del concerto sarebbe stato altrettanto indimenticabile.
La seconda parte dello show si è concentrata sui brani di HOPE ON THE STREET VOL.1, e j-hope ha aperto questa fase ballando da solo sul palco.
Vestito con abiti e accessori dallo stile streetwear, ha danzato su un percorso tracciato dalle scatole prima di percorrerlo interamente.
Dopo aver eseguito “on the street (solo version)”, è iniziata una vera e propria battle di danza tra la crew di supporto, al termine della quale j-hope è tornato in scena con una radio portatile in mano. Da quel momento, lui e un altro ballerino hanno eseguito una coreografia affiancata sulle note del pezzo “lock / unlock (con Benny Blanco e Nile Rodgers)”.
«Abbiamo voluto proporre qualcosa che non si vede in un concerto mainstream tradizionale, come una vera battle di danza», spiega Ha. «Volevamo che ogni parte dello spettacolo potesse reggersi da sola, indipendentemente dall’insieme.»
Nella seconda sezione del concerto, la danza ha avuto il ruolo centrale.
j-hope è passato poi a un rap solista su “i don’t know” (con HUH YUNJIN delle LE SSERAFIM), per poi unirsi a un ballerino house accanto a lui, aggiungendo qualche sua mossa personale.
Per “i wonder…” (con Jung Kook dei BTS), j-hope ha rappato al centro del palco mentre due ballerini si esibivano in popping sullo sfondo, per poi unirsi ad altri ballerini di supporto che si muovevano in uno stile jazz-funk durante il ritornello.
L’idol ha creato l’atmosfera perfetta per ogni brano, affiancato da una crew di ballerini impeccabile, dimostrando la sua padronanza di diversi stili.
«La cosa più importante era che j-hope potesse reggere il tutto», sottolinea Giwon Goo, responsabile della regia delle performance presso BIGHIT MUSIC.
«Non credo che ci sia un altro artista capace di portare avanti quella parte dello show.» Minseong Kim, capo del team di Goo, rafforza l’idea, aggiungendo: «La danza street non è uno stile che puoi anche solo provare a imitare senza anni di pratica.»
La danza richiede di sviluppare la memoria muscolare, un impegno che non si costruisce con investimenti di tempo brevi.
j-hope non solo ha assimilato coreografie complesse adattandosi ai continui cambiamenti della scenografia, ma ha anche eseguito mosse appartenenti a stili molto diversi con un’eleganza naturale, mostrando una forte sintonia e interazione con la crew di ballerini. «Quello che ha reso tutto perfetto è stato il fatto che j-hope non si limitasse a eseguire la coreografia, ma fosse completamente immerso nel momento, scambiando sguardi con i ballerini di strada», spiega Kim, evidenziando ciò che ha reso questa parte del concerto qualcosa che solo j-hope poteva realizzare.
Come mostrato nella docuserie HOPE ON THE STREET, il percorso di j-hope è iniziato proprio dalla danza, e lui ha dato vita a questo lato della sua identità nella seconda parte del concerto, unendo movimenti e musica.
L’ultimo brano di questa sezione, “Trivia 起: Just Dance,” è stata una scelta ben precisa: un pezzo solista tratto dall’album dei BTS LOVE YOURSELF 結 ‘Answer’, scritto da j-hope e in cui paragona il suo amore per la danza a un amore destinato a durare.
«La base della mia musica è, in fin dei conti, la danza, quindi ho voluto esprimere chiaramente la mia ammirazione per i ballerini con cui lavoro e far emergere la mia identità» ha spiegato j-hope. «Volevo che la performance riflettesse il mio intenso sogno d’infanzia legato alla danza e la pura gioia che provavo allora.»
«Di solito adattiamo le performance in base ai livelli di energia dell’artista, ma quella di j-hope sembra inesauribile», spiega Goo. «Dà tutto sé stesso per portare la performance al massimo livello, sempre, a prescindere da tutto.»
La sua dedizione è stata evidente soprattutto nelle intense fasi centrali e finali di HOPE ON THE STAGE, che j-hope ha eseguito senza mai fermarsi.
Nei brani a forte componente rap, come “1 VERSE”, “Base Line” e “HANGSANG” (feat. Supreme Boi), che hanno segnato l’inizio della sua carriera, j-hope si è mosso liberamente su tutto il palco, interagendo con il pubblico con una naturalezza da professionista, senza mai perdere il controllo della voce.
Ancora più sorprendente è stato vederlo eseguire da solo “MIC Drop” dei BTS, con tutta l’energia e la coreografia perfettamente sincronizzate, riuscendo a trasmettere l’intensità del brano con una presenza scenica incredibile. «Eravamo certi che j-hope potesse reggere il palco da solo in modo impeccabile», racconta Goo. «La nostra attenzione era più rivolta a come i ballerini potessero amplificare la sua energia.»
La sua resistenza inesauribile e il suo carisma sono stati perfettamente riflessi anche nel tifo appassionato dell’ARMY. «Per j-hope ogni concerto è un’esperienza condivisa», spiega Seongeun Yoon, anche lui del team di regia delle performance. «Per lui, ogni persona presente — pubblico compreso — partecipa insieme a lui a questa maratona di due ore e mezza», rendendo l’ARMY, alimentato dall’energia dell’artista, parte integrante dello show quanto lui stesso.
Il concerto è entrato nella sua fase finale proprio nel momento di massima esaltazione. Dopo che j-hope ha concluso l’esibizione di Outro: Ego, il pubblico è esploso in un applauso fragoroso.
Poi j-hope si è lasciato cadere all’indietro in uno splash improvviso, e sul maxischermo è comparso di nuovo, disteso sul letto di Daydream, lasciando i fan completamente spiazzati.
«Dopo aver sentito l’acqua, i fan si sarebbero naturalmente aspettati Hope World, ma il nostro intento era proprio quello di sorprenderli, proponendo invece Daydream», ha spiegato Ha. Questo colpo di scena inaspettato ha cambiato l’atmosfera del concerto, aprendo un nuovo capitolo “fantastico” mentre lo show si è avviato verso il suo climax.
«Abbiamo inserito Chicken Noodle Soup (feat. Becky G) e Hope World alla fine proprio per chiudere con un’esplosione totale di energia», ha raccontato Yoon.
Se la parte centrale dello show si è aperta con la dolce Sweet Dreams (feat. Miguel), in quella conclusiva il pubblico si è alzato in piedi, ha iniziato a cantare e ballare con entusiasmo sulle note di Chicken Noodle Soup, fino ad arrivare al gran finale con Hope World.
L’encore, partito a sorpresa con = (Equal Sign), è stato pensato per creare una connessione diretta tra j-hope e il pubblico: l’artista è sceso verso la platea, permettendo ai fan di sentirsi davvero parte dello spettacolo.
«Fin dall’inizio volevamo evitare la classica formula dell’encore, dove l’artista rientra con la musica già avviata. Così abbiamo proposto che j-hope iniziasse parlando direttamente al pubblico», ha spiegato Ha. «È stato poi lui ad aggiungere l’idea di avvicinarsi, cantando allo stesso livello degli spettatori», a dimostrazione del suo coinvolgimento costante e del suo doppio ruolo di performer e produttore.
Tra il momento in cui j-hope è stato congedato dall’esercito, a ottobre, e il suo ritorno sul palco sono passati appena quattro mesi.
I direttori della performance hanno sottolineato come non solo il tempo per le prove fosse stato molto limitato, ma anche che l’idol stesse contemporaneamente lavorando a nuove canzoni.
«Ha seguito personalmente tutto il processo di rehearsal e ha inviato messaggi per qualsiasi necessità di feedback», ha raccontato Kim, mettendo in luce la cura meticolosa di j-hope nonostante i tempi ristretti.
«Dopo aver visto il primo show di Seoul, ha apportato modifiche dettagliate per il secondo giorno.» La sua intensa dedizione ha reso possibile mettere in scena uno spettacolo così lungo e pieno di energia, senza pause.
Il punto di partenza di “HOPE ON THE STAGE” è stata la sete di j-hope — una fame così forte da non lasciare spazio a limiti o ostacoli.
«Per due anni, sia j-hope che gli ARMY avevano desiderato con grande intensità un concerto, e abbiamo iniziato chiedendoci come incanalare questa energia nello show», ha spiegato Ha, illustrando il motivo per cui il doppio significato di “hope” è diventato il concetto chiave del concerto.
Nel video di apertura, j-hope ha trasportato una scatola che conteneva una delle sue “speranze”, mentre sul palco erano disposte diverse scatole.
Le 25 scatole, spostate singolarmente tramite piattaforme elevatrici, hanno trasformato il palco durante lo spettacolo in diversi spazi immaginari a seconda delle esigenze di j-hope.
Nel corso di “HOPE ON THE STAGE”, le scatole si sono trasformate in contenitori traslucidi che hanno celato “Jack In The Box” e una scala a nastro di Möbius per “MORE”.
Le scatole hanno creato passerelle su cui j-hope ha potuto ballare e camminare, hanno formato la stanza in cui si è risvegliato per “Daydream” e molto altro ancora, dando vita alle idee nate durante la fase di progettazione.
«L’immaginazione di j-hope è diventata realtà», ha commentato Yoon, e come si vede nel video finale, j-hope e la sua scatola carica di speranze lo hanno condotto proprio dietro le quinte.
Il suo desiderio e la sua fantasia sono diventati realtà quando il vero j-hope è tornato sul palco con la speranza in mano per regalare un encore al vero ARMY.
In sostanza, “HOPE ON THE STAGE” ha messo in luce con chiarezza un fatto: il mondo di j-hope è il palcoscenico.
Non a caso, lo spettacolo si è concluso con “NEURON” (con Gaeko e yoonmirae), un brano che porta il nome della crew di danza di cui faceva parte prima del debutto.
Anche l’encore è stato interamente dedicato alla danza: j-hope ha reso omaggio alle sue origini chiamando per nome ogni ballerino durante il finale, mentre eseguiva coreografie impeccabili.
«Volevamo creare una performance che fosse completamente il mondo di j-hope, il suo palcoscenico», spiega Kim.
“HOPE ON THE STAGE” ha ripercorso ogni suo passo, mettendo in scena uno show pensato per essere così travolgente da lasciare il pubblico senza fiato.
Proprio come le scenografie che mutavano forma a seconda del momento, è stato uno spettacolo che solo j-hope avrebbe potuto immaginare e portare a un simile livello di perfezione.
Non è stato un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio.
Forse nessuno riesce a cogliere il significato profondo dello show meglio di j-hope stesso:
«Per qualcuno che ama esibirsi quanto me, ‘HOPE ON THE STAGE’ è qualcosa di molto vicino all’eternità», racconta. «Penso che sia la performance che mi ha definito, che ha mostrato davvero chi sono. E spero di continuare a mostrare sempre di più j-hope sul palco».