Il cantante dei BTS è all’altezza del suo fascino da superstar, anche se il disco va un po’ troppo sul sicuro
di Rhian Daly
novembre 2023
traduzione di Koreana
Ogni decennio ha il suo re del pop. Gli anni 2000 sono stati dominati da Justin Timberlake, che è salito alla ribalta da solo, lontano dai suoi compagni di band *NSYNC. Gli anni 2010 sono appartenuti a Justin Bieber, il cantante canadese che ha portato sulle scene un’icona adolescenziale moderna. Finora, gli anni 2020 sono stati privi di una grande star maschile solista a regnare sul mondo del pop ma con “Golden” Jungkook dei BTS dimostra di essere più che all’altezza del compito.
Conosciuto come il “golden maknae” (o “giovane dorato”) del gruppo che ha conquistato il mondo, il cantante 26enne è stato spesso definito come Mida, con un tocco magico in qualsiasi cosa si cimentasse. Sebbene i contributi creativi di Jungkook al suo album di debutto da solista siano limitati – non ha crediti di scrittura o produzione, ma ha “curato” le tracce perché “rifletteressero la sua arte” – egli incarna le emozioni e lo stile di ogni canzone con facilità; un camaleonte musicale.
“Golden” è una storia divisa in due metà. Nella prima, allegra e spensierata, Jungkook parla dell’innamoramento e della forza di una relazione. L’apripista “3D”, con Jack Harlow, racconta di un’amante attraverso un pop tipico degli anni 2000, mentre il primo singolo “Seven” con Latto porta in scena un sentimento romantico (nella versione “clean”) o lussurioso (nella versione “esplicita”) su ritmi brit garage. Il singolo di punta “Standing Next To You” è più retrò, con un groove funk e beat da discoteca, sui quali Jungkook promette: “Non possono negare il nostro amore / Non possono dividerci / Sopravviveremo alla prova del tempo”.
Alcune collaborazioni più elettroniche offrono alla star la possibilità di mostrare la sua versatilità. ‘Closer To You’ featuring Major Lazer’ scivola su un ritmo reggaeton e, almeno per la prima strofa, la voce di Jungkook diventa un sussurro seducente. “Mi sento come se stessi fluttuando / C’è qualcosa nell’aria stasera”, dice, invitandoci in un mondo di euforia spumeggiante. “Please Don’t Change” con DJ Snake, invece, lo vede scendere sulla pista da ballo mentre chiede a un/’ amante di rimanere sempre com’è.
L’album è stato pensato per mostrare la capacità di Jungkook di adattarsi a una varietà di suoni ma, in entrambe le metà del disco, le canzoni migliori sono quelle che sembrano rappresentare i classici inni del re del pop. Nella prima metà, si tratta di “3D” e “Yes Or No”, quest’ultima scritta da Ed Sheeran e la sua chitarra. “Lo senti anche tu?”, chiede il cantante dei BTS nel brillante, semplice ritornello. “Se sì, allora credo di sapere cosa sta succedendo / Ci stiamo innamorando? / Di’ sì o no, sì o no, sì o no”.
La seconda metà di “Golden” è dedicata a sentimenti molto più pesanti, quelli che si provano dopo aver subito un colpo di fulmine e aver cercato di superare una rottura. Le sue punte di diamante senza tempo sono “Hate You” – una ballata al pianoforte co-scritta da Shawn Mendes che vede il suo narratore costringersi a odiare un ex per rendere le cose più facili – e “Too Sad To Dance”. Anche se quest’ultima a volte sconfina in un lirismo stereotipato, le sue melodie pulite e il ritratto di Jungkook di una persona senza speranza e con il cuore spezzato sono abbastanza forti da salvarla.
Per la maggior parte, “Golden” funziona e raggiunge esattamente la sua missione: catturare la poliedrica abilità artistica di Jungkook, la sua voce carismatica e il suo irresistibile fascino pop in 10 canzoni facili da ascoltare e pronte per il successo commerciale. Ci sono momenti in cui non si riesce a trovare un accordo, come nel caso di “Somebody”, che sottopone la voce del cantante a un processore robotico che ne elimina il fascino: un esperimento apprezzabile, ma che non riesce ad andare a buon fine.
In generale, però, il disco va incredibilmente sul sicuro e, sebbene Jungkook abbia curato la tracklist, non sembra un album che lui e solo lui avrebbe potuto pubblicare. Altri sarebbero stati in grado di interpretare le canzoni come lui? Forse no, ma lascia comunque una sensazione di “vuotezza”. Comunque sia, questo non impedirà alla stella di Jungkook di salire ulteriormente verso nuove stratosfere. Gli anni 2020 hanno trovato il loro re del pop e “Golden” gli assicura il trono.
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